prima vittoria di Piazza San Giovanni - noi e la politica

La circolare del Ministero dell'Istruzione è senz’altro la prima vittoria della piazza 20 giugno, ma della piazza che sa dialogare con la  politica, e della politica capace di tradurre le domande della piazza in strategia utile, pur essendo i cattolici, nel parlamento, in assoluta minoranza.

E’ un testo buono e molto chiaro: un primo, fondamentale passo nella giusta direzione, un bel dietro-front rispetto alla china su cui si stava scivolando finora: niente più lezioni a sorpresa, tutto quello che si fa a scuola deve stare nel POF, le famiglie lo devono sapere prima, e il consenso dei genitori alle attività extracurricolari (che devono essere facoltative) è obbligatorio. Il prossimo passo sarà quello di chiedere per legge il consenso scritto dei genitori anche per le attività curricolari, qualora parlassero di sessualità e affettività: la proposta è già depositata, va discussa e sostenuta, perché il consenso delle famiglie è l’unica vera arma contro il gender, per la libertà di educazione.

Dobbiamo tutti essere consapevoli che nessuna legge potrà mai evitare che insegnanti suggeriscano letture sgradite e sgradevoli; il caso scatenato dal libro della Mazzucco, "Sei come sei”, insegna: il ricorso è stato perso perché vale la libertà di insegnamento, e la pronuncia del giudice purtroppo costituisce  un precedente negativo. Nessuna legge potrà evitare che nelle assemblee autogestite gli studenti invitino persone e associazioni “gender like” senza contraddittorio, se i ragazzi non lo chiedono, nessuna legge potrà interrompere le attività di consultori e ASL in ambito di indottrinamento su temi della sessualità e della salute riproduttiva (in questi anni nessuna protesta a riguardo, nonostante l'attivismo sulle "disforie di genere"), e nessuna legge potrà impedire che bambini che vivono con coppie omosessuali, e che sono  compagni di scuola dei nostri figli, suscitino domande a cui bisogna rispondere. Va ricordato anche che i genitori non possono più considerare una “perdita di tempo” fare i rappresentanti nelle scuole, perché la corresponsabilità educativa, se la si chiede, va poi esercitata. Questo perché io ho ancora fresco il ricordo della fatica a trovare qualcuno disposto a fare da rappresentante di classe, nelle scuole dei miei figli. 

E’ importante, adesso, riflettere su dove vuole andare la piazza del 20 giugno, e sul ruolo dei cattolici in politica.

Siamo passati da una fase in cui una parte politica ha fatto una battaglia fino ai gradi istituzionali più alti per salvare la vita a una disabile grave – parlo del caso Englaro, con il conflitto tra il presidente del Consiglio Berlusconi e il presidente Napolitano, che non volle firmare il decreto che le avrebbe evitato la morte– a una situazione in cui solo 28 hanno votato contro il divorzio breve.

Perché?

Ricordiamo l’operazione Todi, con cui si è smontato il fronte dei cattolici in politica fino a quel punto vincente – quelli del PdL, sostanzialmente, accusando quei cattolici di “irrilevanza”. In realtà si è trattato alla fine di un tentativo di sostituzione: al posto di quelli, altri cattolici,  considerati più “doc”. Il risultato è stato la scomparsa dei cattolici in questa legislatura: è stato buttato alle ortiche un patrimonio, in cambio di persone che, a fianco di Monti prima, e del Pd adesso, hanno reso veramente irrilevante il ruolo e la presenza in politica dei cattolici.

 Non saper riconoscere chi in politica lavora giorno per giorno, e spesso in modo poco visibile, e non soltanto chi sventola bandierine per dire “io ci sono io ci sono”, porta a una pericolosa irrilevanza, e alla sconfitta. Ieri, per esempio, alcune associazioni hanno chiesto ai deputati di abolire un articolo della legge sulla buona scuola, quello che cita la norma contro il femminicidio. Una richiesta irricevibile, ovviamente: ormai, dopo la fiducia, se si cambiasse il testo cadrebbe la possibilità di assumere 100.000 precari, e, piaccia o no, assunzione e legge sono collegate. Ma non solo: se prima si condiziona il voto e si fa la trattativa per ottenere una circolare, e poi, a circolare emanata, si cambia idea e si chiede di non votare comunque quel testo di legge perché si è cambiata idea e quella circolare non basta più, l’ovvio risultato è che la prossima volta nessuno intavolerà trattative, perché non si è credibili. 

Non si tratta della tecnica del “male minore”, ma di intelligenza politica: ci sono battaglie per cui c’è priorità assoluta e non c’è possibilità di mediazioni o accordi – v. la cirinnà, inemendabile – e battaglie in cui invece accordi sono possibili, perché solo così si fanno passi avanti e si ottengono risultati.

 La piazza di San Giovanni è anche la mia piazza. Non voglio rovinare una grande, bella forza potenziale come quella cedendo a ingenuità estremiste o populismi, che porterebbero ancora una volta alla nostra irrilevanza.