Gli applausi al Meeting di Rimini

Gli applausi al Meeting di Rimini

Standing ovation oggi per Mario Draghi, Giorgia Meloni la più applaudita, ieri, fra tutti i leader.
Come stanno insieme questi due fatti, evidenti: massimo gradimento innanzitutto al Premier del governo uscente e alla leader del principale e pressochè unico partito di opposizione?
Strabismo elettorale? Sindrome dell’applauso facile?
No, piuttosto vanno capite due idee che accomunano chi applaude entrambi: CREDIBILITA’ e UCRAINA LIBERA
Mario Draghi e Giorgia Meloni sono credibili. Nella differenza abissale delle due persone, abbiamo visto che fanno quel che dicono e dicono quel che fanno, con coerenza.
Draghi ha già dimostrato di saper – anche – governare, tanto che pure chi lo ha fatto cadere non ha avuto neanche il coraggio di rivendicarlo pubblicamente. La Meloni si prepara a governare e la sua opposizione costruttiva e non demagogica ha messo buone premesse, sufficienti per farsi votare.
In un tempo come questo, dove – almeno per me – trovare un partito che rappresenti per intero i propri convincimenti è impossibile, si sceglie per credibilità, e per una certa vicinanza su temi che stanno a cuore, altrimenti si rinuncia al voto.
Decisiva, poi, è stata la guerra di aggressione della Russia all’Ucraina. La libertà è un valore non negoziabile: in una guerra di aggressione non si può che stare a fianco, nettamente, della nazione aggredita, punto e basta, senza se e senza ma. E su questo le posizioni di entrambi sono limpide.
Per questo gli applausi a entrambi non si contraddicono. Io avrei fatto lo stesso.