a Perugia - per i cristiani perseguitati

Domani, sabato 21 maggio, a Perugia, alle ore 16.30 alla Sala dei Notari (in centro, davanti alla fontana):

I CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE - La vita delle comunità in  Siria e in Iraq

incontro con S.Em. Gualtiero Bassetti, il nostro Arcivescovo, e poi Rodolfo Casadei (giornalista inviato speciale di Tempi), Gian Micalessin (giornalista inviato de Il Giornale), e Ayman Haddad (docente di lingua e cultura araba), 

a cura dell'Associazione Culturale C. Peguy, in collaborazione con Tempi, patrocinio del Comune di Perugia e dell'Arcidiocesi di Perugia e Città della Pieve

Per maggiori informazioni su questa ed altre iniziative per i cristiani perseguitati, cliccate qua

il caso Antinori, ancora embrioni

Ma cosa è successo nella clinica di Severino Antinori?  Perchè mai un ginecologo ricco e famoso dovrebbe correre il rischio di espiantare con la forza gli ovociti a una giovane che lavora nella sua struttura come infermiera? Alcune ipotesi, mio pezzo su l'Occidentale.

E ancora sul caso Antinori, ma a chi "appartengono" i sei embrioni sequestrati nella clinica milanese dalle forze dell'ordine? Me lo sono chiesto su Avvenire.

A proposito di embrioni, in ritardo segnalo il mio pezzo su Avvenire in cui spiego la faccenda degli embrioni sopravvissuti quasi due settimane in laboratorio, e della richiesta di superare il limite dei 14 giorni oltre il quale sarebbe vietato fare ricerca sugli embrioni. Ma è facile rispettare un limite quando è impossibile superarlo: ne parlo qua.

una questione di metodo

Riprenderemo nei prossimi giorni a parlare di politica e dei cattolici, nel merito, ma prima voglio parlare del metodo.

Io credo che chi appartiene al mondo cattolico appartenga a una comunità, e quindi ci debba essere un minimo di condivisione valoriale. Il che non significa che non ci si possa confrontare anche molto duramente, ma sempre con rispetto e con chiarezza, senza insulti e basse insinuazioni.

E mi riferisco a Mario Adinolfi, che alle mie osservazioni del fatto che la rappresentante del PdF a Bolzano era nella lista “Alleanza per Bolzano” insieme ai nuovi socialisti sostenendo lo stesso sindaco – e quindi ha scelto di allearsi anche con chi non la pensa esattamente come il PdF – risponde così:

"La Morresi fa campagna elettorale a Milano per chi è a favore delle unioni e delle adozioni gay e ancora rompe i coglioni per due socialisti a Bolzano quando il ‪Popolo della Famiglia è autonomo e corre da solo in tutte le grandi città d'Italia rischiandosi l'osso del collo? Sta proprio alla canna del gas. Ci rimprovera i socialisti a Bolzano e sta con i traditori in tutta Italia. Se si vergogna, si vergogni in silenzio. Poi, capiamo che quando con il sistema ci campi, il sistema lo devi difendere. A Roma vota Roma Popolare con Alfano e Lupi, i traditori per eccellenza, e ancora osa parlare? Consumi i suoi sensi di colpa altrove".

E prima, quando avevo dato ragione a Cascioli riguardo al fatto che nel 2014 Adinolfi ancora scriveva a favore delle unioni civili “alla tedesca”, invece aveva risposto così:

Scrive Cascioli, scrive la Morresi, tutta gente ignota ai più che lucra dall'appartenenza al sistema delle vecchie rendite di posizione di un mondo politico cattolico decrepito, perduto e perdente. […]Cambia tutto se si afferma il Popolo della Famiglia, è l'unico fragoroso e potente ruggito possibile che direbbe agli Scalfarotto che i loro progetti di droga libera e eutanasia non passeranno mai. Non temono i Cascioli e le Morresi, sanno che si tengono a bada con uno stipendio. Temono chi è pronto a sacrificare tutto se stesso su questo tornante decisivo della storia italiana. Avete mai sentito una associazione Lgbt accusare di qualcosa questi tizi? Manco sanno che esistono. Da noi, passano la giornata a cercare di fiaccare la nostra determinazione.”, e ancora “Ragazzi, questi ci campano stando sotto padrone politico, è comprensibile che difendano chi riempie la loro ciotola su”.

Rispetto e chiarezza significa che Adinolfi, che si proclama campione del cattolicesimo, non può usare termini come “ciotole”, trattando cioè come animali, e animali da padrone, gente prezzolata di basso livello, altri cattolici che non sono perfettamente allineati con lui.

Tantomeno può utilizzare un linguaggio così violento, una modalità di attacco tanto volgare, insinuando che chi, come me, esprime critiche, lo fa solo perché ci guadagna sopra, è pagato, e basta pagarlo per fargli cambiare idea.

Io non credo che sia questo il livello su cui misurarci. Ma se Adinolfi lo pensa, allora facciamolo, con chiarezza e senza insulti. Però dobbiamo farlo alla pari, cioè tutti e due: mettiamo in chiaro quanti soldi nel corso della vita abbiamo guadagnato e come, i nostri rispettivi lavori, le nostre proprietà, le nostre dichiarazioni dei redditi degli ultimi dieci anni, le nostre storie politiche, le candidature o le non candidature, le nostre competenze professionali, la nostra carriera e la nostra storia privata e familiare, in totale trasparenza e in parità. Io sono disposta, se lui ritiene che questo sia un livello di confronto utile per fare chiarezza.

Sono disposta, ma non interessata. Non ho mai parlato di lui sotto questo profilo e non lo farò adesso. Credo che il livello di confronto, ripeto, anche molto duro, sia quello delle argomentazioni civili tra persone che appartengono alla stessa comunità e dovrebbero condividere dei valori.

Per chiarire meglio cosa intendo non parlerò di me, ma di Cascioli, coinvolto insieme a me nel bruttissimo discorso delle “ciotole”. Riccardo Cascioli ed io ci conosciamo da molto tempo, ma non siamo amici. La pensiamo diversamente su molti punti, dal suo giornale mi sono arrivate anche critiche pesanti. Attacca il giornale in cui scrivo (Avvenire) un giorno si e quell’altro pure. Ma gli riconosco pienamente il coraggio che ha avuto nel rinunciare a un posto sicuro – si è licenziato da Avvenire – per poter scrivere in libertà quel che pensa. A prescindere dal fatto che io lo condivida o meno. Si è gettato in un’avventura rischiosissima, e l'ha tirata avanti con fatica, per dire liberamente quella che lui ritiene la verità.

E a vergognarsi dovrebbe piuttosto essere chi parla di “ciotole”.

Questi, quindi, i termini del confronto, perché sia accettabile, fra cattolici. Altrimenti, inutile parlare di "fratelli in Cristo".

Nei prossimi giorni riprendiamo le riflessioni politiche.

unioni civili, Cascioli ha ragione

La Ministra Boschi – neo delegata alle pari opportunità e alle adozioni internazionali, pure lì adesso tocca sorbirsela - poteva risparmiarsi almeno la coccarda arcobaleno per l’occasione dell’ennesima fiducia con cui al paese viene imposta la legge De Giorgi- Scalfarotto altrimenti detta Renzi-Alfano, sul simil matrimonio omosessuale. Così come il boy scout Renzi poteva risparmiarsi “oggi è un giorno di festa”.

Ce lo ricorderemo bene nei prossimi mesi, in ottobre soprattutto, quando voteremo un bel NO al referendum sulle riforme costituzionali.

Ma lo teniamo presente anche adesso, alle amministrative. La prima occasione che abbiamo per iniziare a costruire un’alternativa a Renzi.

Domani un gruppo di parlamentari resistenti farà una conferenza stampa per presentare l’indizione di un referendum abrogativo di questa legge. Combatteremo tutti fino alla fine.

E adesso voglio discutere la proposta politica che abbiamo davanti per la prima battaglia: le amminstrative.

Ieri, per esempio, Alfio Marchini ha detto che, se sarà sindaco, non celebrerà le unioni gay. Non ha detto che non farà rispettare la legge, ovviamente, perché questo un sindaco non lo può fare, ma ha detto che lui quelle celebrazioni non le farà.

Ovviamente è stato attaccato dagli oppositori politici. Molto meno ovviamente, lo ha attaccato Mario Adinolfi, che invece avrebbe dovuto essere contento di questa sua decisione, visto che dice di guardare ai contenuti, in politica.

Invece no: Adinolfi ha fondato un partito, il Popolo della Famiglia (nel modo che sappiamo) e si è candidato sindaco a Roma, da solo, rinunciando a sostenere chiunque. La principale argomentazione per questa sua iniziativa personale è che tutti gli altri candidati sono a favore delle unioni civili, perciò lui non può sostenerli. Quindi l’uscita di Marchini lo ha spiazzato, e rischia di portargli via voti, e per questo lo attacca, accusandolo di dire tutto e il suo contrario, e di fare il candidato civico e allearsi al tempo stesso con altri partiti.

Ma Adinolfi fa peggio, perché lui fa come e peggio di Marchini, e per di più lo attacca: innanzitutto anche il PdF  si allea con altri partiti che non condividono la sua linea. Per esempio a Bolzano il PdF era alleato con il Nuovo Psi (con tanto di garofano rosso nel simbolo, a scanso di equivoci), nella lista Alleanza per Bolzano, e votavano lo stesso sindaco. Per la cronaca, la candidata PdF ha preso 104 voti, (lo 0.2% dei votanti), non è stata eletta in comune ma in una circoscrizione.   

E sulle unioni civili, Adinolfi condivideva la stessa linea del Pd, come ci ha ben spiegato oggi Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola: era a favore delle unioni civili alla tedesca, e non mentre era iscritto al Pd, ma già quando aveva iniziato la sua nuova militanza cattolica. Lo ha scritto a chiare lettere nel suo “voglio la mamma”, quando ha iniziato i suoi incontri pubblici.

Solo che Adinolfi non ha mai detto chiaramente: pensavo così, poi ho capito di essermi sbagliato. E’ una cosa che fa spesso, e che ho fatto anche notare nel mio ultimo post, a cui non ha risposto: se cambia idea fa finta di niente, come se non avesse mai detto il contrario.

Ma allora non può andare in giro a accusare altri – che non si sono come lui autoeletti rappresentanti unici dei cattolici, né tantomeno rappresentanti di chi è sceso in piazza nei tre family day passati – di essere a favore delle unioni gay, perché forse qualche volta, in passato, hanno rilasciato dichiarazioni fumose, o forse proprio non ne hanno parlato: Adinolfi stesso era consapevolmente a favore della linea Renzi, le unioni civili alla tedesca, tanto che lo ha scritto sul suo recentissimo best seller.

E nella sua intervista a Intelligonews, pur di non ammettere la verità, peggiora la sua situazione, con una toppa peggio del buco, e dice:

All'interno di quel contesto (quando ha scritto Voglio la mamma, ndr) non c'era ancora stata la valutazione di che cosa sarebbe stata la legge sulle unioni civili interpretata dalle corti in tutto il mondo. Non c'erano state le sentenze austriache e americane, non c'era stato tutto ciò che è derivato dalle leggi francesi e britanniche. Si poteva immaginare, nel 2013, che le unioni civili non parametrabili al matrimonio potessero essere una soluzione accettabile”.

Ecco (a parte il fatto che il libro è del 2014), questo lo pensava lui, ma non noi. Noi che avevamo già manifestato contro i DiCo quando lui stava con il Pd (che i DiCo li voleva), noi che già dal 2007 ci dicevamo contrari a ogni tipo di unioni civili, e a favore solo di diritti individuali, perché da sempre abbiamo detto che le unioni civili aprivano inevitabilmente al matrimonio omosessuale. E nel 2014 il matrimonio gay in Gran Bretagna c'era già, e già si sapeva, tra l’altro, perfettamente cosa erano le unioni civili alla tedesca. Quelle per cui Paola Concia, giustamente diceva “mi sono sposata in Germania”.  

Il problema di Adinolfi è quello di voler far credere che prima di lui ci fosse il deserto, fra i cattolici in Italia. E che poi, fortuna che c’è lui, l’unico che ha fatto le battaglie. Ma nel breve tempo in cui lui è stato in parlamento, non si è proprio fatto sentire su quello che c’era in ballo in quel momento, su questi temi. E se i due recenti family day hanno avuto successo, è stato anche per quanto accaduto in Italia i decenni precedenti, con la stagione ruiniana che, con il suo primo Family Day, è riuscito – allora si, che ce l’abbiamo fatta – a fermare i DiCo. Stagione in cui altri erano i protagonisti, mentre Adinolfi  stava da tutt’altra parte. Ma su questo torneremo.

Ma il problema, adesso, non è pro o contro Adinolfi, e tentare di ridurre tutto a questo è sbagliato. La questione è la proposta politica delle prossime amministrative. Io voglio costruire un’alternativa a Renzi, e per questo voglio vincere. Il PdF non può vincere. Un partito identitario cattolico, e per di più di scopo, può solo fare opera di mera testimonianza, ottenendo percentuali di voto irrilevanti, che nel migliore dei casi vanno perse, e nel peggiore tolgono la possibilità di vincere a qualcuno che potrebbe essere alternativo alla sinistra o ai 5 stelle.

Il precedente di Giuliano Ferrara con la lista sull’aborto docet, e voglio ricordare che fino alla fine lui stesso cercò di apparentarsi con la lista di Berlusconi, perché sapeva che solo così avrebbe avuto qualche possibilità di farcela. Se Ferrara ha corso da solo, è stato perché costretto, non per scelta personale.

Sul perché la ricostruzione di un centrodestra nuovo è la priorità adesso, e sul perché quindi se abitassi a Roma voterei Marchini, ho già detto.

Su Roma, dove Adinolfi ha voluto correre da solo, ripropongo quindi alcune domande a cui non mi è stata data risposta: qual è la strategia del PdF? se a Roma andranno al ballottaggio Raggi e Giachetti, che si fa? E se andassero al ballottaggio loro due perché il PdF ha sottratto una piccola ma essenziale percentuale a Marchini o a Meloni, che si fa? E anche se si ottenesse un consigliere (secondo me impossibile, perché ci vuole, a Roma, almeno il 4.5%), poi che peso avrà questo straordinario successo sul piano nazionale, quello che veramente conta?

Riguardo al partito cattolico: quale pensate sia il bacino di elettori oggi? Quello della Dc degli anni Cinquanta? Qualcuno dice “facciamo il movimento 5stelle cattolico”. Ma i grillini hanno intercettato e interpretato la protesta contro la casta, e sono cresciuti perché hanno trovato consenso su questo. Quale consenso pensate di raggiungere, con un partito espressamente cattolico?

il voto alle prossime amministrative

Ieri ho spiegato perché secondo me non serve un partito cattolico ma dobbiamo ricostruire un centrodestra, in cui i cattolici possano avere davvero voce in capitolo.

Diversi hanno commentato su fb, mi hanno scritto, telefonato. Alcuni d’accordo, altri no. Continuo quindi la discussione in merito, a partire dal commento – negativo - di Mario Adinolfi al mio post, che inizia così: “Leggo uno scritto di una che lavora a stretto contatto con il potere politico, è cattolica, cattolicissima…” etc.

Ricordo solo un’altra persona che (sull’Unità) mi ha attaccato usando lo stesso tono insinuante e le stesse definizioni, evitando di chiamarmi per nome e usando le parole “una” e “signora”, e persino l’aggettivo  “cattolicissima” con tono ironico, per rimarcare una distanza: era Carlo Flamigni, il ginecologo della fecondazione assistita, anche lui del Pd, un’appartenenza che evidentemente lascia tracce profonde. Solo che la distanza sul “cattolicissima” dall’ateo militante Flamigni me la aspetto, da Adinolfi no.

Mario Adinolfi non mi nomina, io invece si, e gli rispondo. Offrendo rispetto e chiedendo rispetto, per me e per le mie ragioni. E aggiungo solo che, per quanto riguarda la vicinanza alla politica, è quello che anche Mario ha fatto per tutta la vita, solo che io ho sempre rifiutato di candidarmi, a qualunque livello.

 Ma veniamo al dunque.

Anche io voglio votare – e l’ho sempre fatto – chi condivide le mie posizioni sulla questione antropologica. Ma nelle circostanze attuali, non basta: la persona giusta deve stare dentro il contenitore politico giusto, altrimenti anche il cattolico più convinto non funziona. Come ho cercato di spiegare ieri, nessun cattolico dentro il Pd  - ce ne sono parecchi, e sono cattolici veri – ha avuto la possibilità di incidere minimamente nella legge sulle unioni civili.

Su questo, anche lo stesso Adinolfi si era sbagliato: poco più di un anno fa, il 31 gennaio 2015, scriveva “Quella di oggi potrebbe essere una giornata  storica. Se, come sembra, Sergio Mattarella sarà eletto presidente della Repubblica italiana al quarto scrutinio una scuola politica, una identità culturale ben precisa, otterrà “l’accoppiata” tra Palazzo Chigi e Quirinale. La scuola politica è quella del popolarismo italiano fondato nel 1919 da un prete, don Luigi Sturzo. L’identità culturale è senz’altro la matrice cristiana. Mattarella è un cattolico e lo è anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Attenzione, non si tratta di due cattolici all’acqua di rose, di quelli che dichiarano vaghi riferimenti alla fede e poi affondano in comportamenti pubblici e privati più che discutibili. Stiamo parlando di due cattolici praticanti, da Santa Messa tutte le domeniche, da una moglie sola, non stitici di figli. E stiamo parlando di due popolari, di due figure rilevanti del fu Partito popolare italiano fondato da don Sturzo.

Questa duplice matrice è un unicum, mai nella storia Italiana si era verificata una condizione del genere sull’asse tra Palazzo Chigi e il Quirinale” e dopo aver parlato di Prodi, Scalfaro e Ignazio Marino, aggiungeva “Si può tranquillamente dire, però, che l’accoppiata Renzi-Mattarella è di altra pasta. Sì, continueranno da parte del presidente del Consiglio i vaghi accenni a una necessità di varare leggi che vadano nella direzione del matrimonio omosessuale “con un altro nome”. Dovrà pure tenere buono gli Ivan Scalfarotto, le Paola Concia, gli Aurelio Mancuso vari. Ma di certo se oggi dovesse arrivare l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica il varo concreto di una normativa contro la Costituzione e contro la famiglia naturale appare francamente poco probabile.”

Qua il testo completo: http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/01/31/politica/serviva-un-presidente-cristiano

Certo, tutti possiamo sbagliare. Basta riconoscerlo, e trarne le conseguenze sul piano politico.

Adinolfi, e probabilmente altri con lui, pensava, e mi pare pensi ancora, che sono le convinzioni personali a fare la differenza. Invece non bastano: la situazione italiana ci dice da tempo che è lo schieramento di appartenenza a decidere il peso delle convinzioni personali.

La priorità è ricostruire un nuovo centrodestra, non perché in quell’area ci sia un nuovo De Gasperi (magari!), ma perché è solo all’interno di quello schieramento che noi possiamo avere spazi e peso politico.

Un centrodestra nuovo, certamente, ma con chi?

Con Parisi a Milano e Marchini a Roma, rispondo io, perché Lega e Meloni possono al massimo essere alleati, ma non possono guidare una coalizione di centrodestra, sia per numeri che per contenuti “estremisti”. Più chiaramente: non possono guidarlo alla vittoria. E’ importante invece che adesso si voti chi ha più possibilità di vincere, e di ricostruire il centrodestra, e ci vorrà tempo.

E se voi del PdF Parisi e Marchini li combattete, se qualcuno pensa che Marchini è come Giachetti e la Raggi (quelli che viva la canna libera), allora chiedo: qual è la vostra strategia? Con un partito che se va bene avrà qualche punto percentuale, che si fa, dopo?

Per esempio: se a Roma andranno al ballottaggio Raggi e Giachetti, che si fa? E se andassero al ballottaggio loro due perché voi avete sottratto una piccola ma essenziale percentuale a Marchini o a Meloni, che si fa? E anche se si ottenesse un consigliere (secondo me impossibile, perché ci vuole, a Roma, almeno il 4.5%), poi che peso avrà questo straordinario successo sul piano nazionale, quello che veramente conta?

Riguardo al partito cattolico: quale pensate sia il bacino di elettori oggi? Quello della Dc degli anni Cinquanta? Qualcuno dice “facciamo il movimento 5stelle cattolico”. Ma i grillini hanno intercettato e interpretato la protesta contro la casta, e sono cresciuti perché hanno trovato consenso su questo. Quale consenso pensate di raggiungere, con un partito espressamente cattolico?

E’ su queste domande che chiedo riflessioni, risposte, argomenti, perché una discussione ci serve.

Come voterei alle prossime amministrative

Cosa voterei alle prossime amministrative, se abitassi a Roma o Milano? E perché? Credo valga la pena confrontarsi pubblicamente su questo, vista la delicatezza del momento, specie per noi cattolici. E ragionarci su.

La prendo da lontano, ma non troppo.

Premessa: finchè è esistita, ho votato DC, e per qualche anno ne ho avuto pure la tessera. La gran parte dei cattolici militanti votava DC. Era il nostro partito di riferimento, aveva impedito che i comunisti salissero al potere. E’ anche la mia storia e non la rinnego.

Eppure, in un’Italia ancora cattolica nel comune sentire, con la DC con la maggioranza dei voti, con una Chiesa che ancora contava parecchio nel paese, con papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla prima ondata dei cosiddetti “diritti individuali”, le prime battaglie antropologiche quando ancora non c’erano le nuove tecnologie, abbiamo perso clamorosamente.

Per essere ancora più chiara: con un partito cattolico in maggioranza e al governo, in un paese ancora cattolico nel suo sentire comune, con una chiesa importante, la DC e i cattolici sono stati sonoramente sconfitti sulle prime battaglie, divorzio e aborto. 1974 e 1981: l’inizio della fine, abbiamo perso, e male, tanto male.

2005-2007: vittoria al referendum sulla fecondazione assistita, affossamento delle unioni civili. Sono passati quasi trent'anni, il paese è più secolarizzato, la DC non c’è più, eppure chi come me ha vissuto i due periodi (il referendum del 1981 è stato il mio primo impegno pubblico, sono nata nel 1963), ha la chiarissima consapevolezza della sconfitta disastrosa di allora e della vittoria di trent’anni dopo.

Perché?

Sicuramente abbiamo avuto un grande cardinale a guidare la chiesa italiana, Camillo Ruini, che ci manca tantissimo. Purtroppo insostituibile. Un cardinale intelligente che non ha mai inseguito l’idea di un partito cattolico – lasciava che i cattolici si candidassero in tutti i partiti, anche se il suo cuore non batteva certo a sinistra. Eppure in quel periodo, tutti i governi (Berlusconi, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi pure alleato con Fini….vi ricordo che l’unico presidente del consiglio cattolico dal 1994 e per vent'anni è stato Prodi, e ho detto tutto) hanno resistito all’urto della grande ondata della questione antropologica. Per più di venti anni, niente unioni civili, niente testamento biologico (e Ignazio Marino andava forte), di eutanasia neanche a parlarne, il divorzio era ancora lungo, niente droghe libere (e i radicali erano in parlamento), di legge sull’omofobia neanche l’ombra, la Legge 40 che consentiva solo l’omologa e che anche adesso, nonostante gli attacchi impressionanti delle potenti lobby affaristiche della fecondazione assistita, ha ceduto solo allo strapotere dei giudici, e in alcuni punti ancora resiste, incredibilmente  – solo coppie eterosessuali, niente embrioni alla ricerca, divieto alla surroga.

Perché?

Perché rispetto ad un partito di riferimento, per noi cattolici ha funzionato molto di più la contrapposizione destra/sinistra. Ha funzionato il bipolarismo.

Perché il mondo è cambiato, e la sinistra post-muro-di-Berlino si è identificata ancora di più con i “diritti individuali”. Chiunque militi nel Pd, anche se personalmente autenticamente cattolico, non può opporsi a certi provvedimenti né impedirli, perchè sono identificativi della sinistra. Le unioni civili erano nel programma di Bersani, e Renzi le ha riprese, perché una sinistra che non abbracci la causa LGBT non è sinistra.

La destra, invece, non si caratterizza con queste tematiche, che non sono tipiche del suo elettorato, in stragrande maggioranza conservatore sul piano antropologico: anche nella secolarizzazione dei tempi, i “nuovi diritti” non sono in agenda, ma eventualmente opzioni di singoli. E quindi i laici di destra che inseguono i “nuovi diritti” diventano residuali, irrilevanti politicamente: persino adesso, con Berlusconi al tramonto, il partito capeggiato dal laico Brunetta ha votato contro la legge sull’omofobia, così come qualche anno fa è stato il laicissimo Cicchitto a bloccare le unioni civili attraverso una pregiudiziale di costituzionalità (cioè ha votato per la non costituzionalità di un provvedimento che riconosceva blandamente le unioni gay). Unioni gay che non sono mai entrate nel loro programma di governo, e i berlusconiani pascalizzati (centrodestra) si sono compattati contro le unioni civili (centrosinistra).

Basta vedere le mozioni sull’utero in affitto. Non sono state ancora discusse perché il Pd non riesce a trovare un accordo interno su un testo condiviso, alla Camera:  una buona parte del Pd non riesce a condannarlo senza se e senza ma. E’ roba del loro Dna. Alla fine dei conti, abbiamo visto che Gasparri e Malan a destra hanno avuto molta più agibilità politica e sono stati molto più efficaci dei ministri cattolici Del Rio e Madia, nel Pd.

E di esempi potremmo farne molti altri.

Ma, in conclusione, in una situazione di bipolarismo destra/sinistra, se vince la sinistra non può che portare avanti le politiche dei “diritti individuali”, altrimenti non è sinistra. La destra invece non li mette in agenda, perchè condizionata dal suo elettorato, in larga parte antropologicamente conservatore: certi provvedimenti non li porta avanti, perché i suoi temi caratterizzanti sono altro – sicurezza, meno tasse, meno statalismo. 

Nel nostro sistema bipolare – alla fine il ballottaggio è fra due - un partito cattolico non può che essere drasticamente minoritario, destinato all’assoluta irrilevanza. Può solo togliere voti alla destra.

Con certa magistratura che ci ritroviamo, che fa e disfa le leggi a suo piacimento, con un’Europa invasiva sui “nuovi diritti” e indifferente a quelli “vecchi” (v. migranti), con un paese che galoppa verso la secolarizzazione, con la chiesa che ha scelto di tirarsi fuori dalla mischia per lasciare un’eventuale iniziativa ai laici, con la lobby gay sempre più pressante, io mi domando: un partito cattolico? Ma di che stiamo parlando?

Forse di una consolazione individuale, ma a me non basta.

Io voglio vincere. Io voglio costruire un’alternativa alla sinistra. Quindi devo cercare di costruire un nuovo centrodestra, che abbia possibilità di vincere. Un’alternativa che non può essere la Lega: importante come alleato, ma irrimediabilmente localizzato in alcune regioni del Nord, inesistente al Sud. Tanto meno un piccolo partito che per tre quarti sta nel Lazio, come quello della Meloni, che non è mai cresciuto e che non crescerà mai più se cercano di imitare Le Pen.

Per vincere bisogna ricostruire un centrodestra: è questa la priorità, adesso, in questo momento. Ricostruire le alleanze perdute, e ripartire per cercare una nuova leadership. 

Per questo, se abitassi a Milano voterei Parisi e a Roma voterei Marchini, perché questo è il voto utile per ripartire con il centrodestra, l'unico "contenitore" in cui possiamo trovare agibilità politica per i temi a noi più cari. 

Ci sarebbero altre cose da dire e spiegare, ma il post è già molto lungo: continueremo prossimamente.

Chi ha fatto veramente la battaglia sulla Cirinnà

Ma è vero che la Meloni è la rappresentante del popolo del Family Day, come scrive oggi un quotidiano romano?
Non credo proprio. Penso piuttosto che si tratti di una pessima strumentalizzazione della campagna elettorale della Meloni alle comunali di Roma, campagna che adessp per lei è tutta in salita, dopo il ritiro di Bertolaso e la raggiunta unità del centrodestra da cui proprio la Meloni è restata fuori.
Ma veniamo ai fatti.
I politici più agguerriti che hanno portato avanti la battaglia sulle unioni civili - Giovanardi, Quagliariello, ma anche Formigoni, Sacconi, Gasparri, Malan al Senato, e poi Roccella e Pagano alla Camera, a Roma sostengono tutti Marchini. E qualcosa vorrà pur dire.
Alcuni di loro, poi - Giovanardi, Quagliariello, Roccella - sono addirittura usciti dall'NCD, contro la politica "morbida" del partito sulle unioni civili.
Ma soprattutto, adesso la battaglia è alla Camera, in commissione Giustizia. Una battaglia molto difficile e finora trasversale, fatta anche di sedute notturne, a suon di emendamenti firmati da esponenti di gruppi diversi che si sono alleati su questo tema: Roccella, Pagano, Molteni, Gigli, Palmieri. 
E dove sono quelli di Fratelli d'Italia? Cosa hanno fatto finora? Non si è visto uno del gruppo di FdI neanche di passaggio: La Russa, Meloni, Rampelli, dove siete stati finora? Cosa avevate di meglio da fare?
Sono i grandi assenti, altro che rappresentanti del Family Day!!!!

Jeep Robot, le elezioni austriache, il mondo che cambia, un libro

Cosa hanno in comune il film “Lo chiamavano Jeeg Robot” e il risultato delle elezioni austriache di ieri? Domanda surreale, che però ha una risposta concreta, su cui dobbiamo riflettere. Ne ho scritto su l'Occidentaledove ho anche segnalato la recensione di un libro interessante, che speriamo sia tradotto presto in italiano (dal francese). Perchè la sinistra (e non solo, aggiungo io), non capisce il Jihad 

sentenze, guerra dei bagni, politica e...un giusto in cielo

Quattro aggiornamenti/segnalazioni. 

Continuano le sentenze innovative, su utero in affitto e adozioni di coppie omosessuali. Poi, ovviamente, verranno le leggi a "regolare" . Ne ho scritto oggi su Avvenire (v. allegato a fine post). 

E sempre su Avvenire, domenica scorsa ho raccontato della "guerra dei bagni" negli Stati uniti, dove Obama ha alzato il tiro. 

In Italia, finita la marcia trionfale di Matteo Renzi, in difficoltà per la prima volta. 

Chiudiamo ricordando il Grande Guerriero - così il nome dell'onoreficenza postuma - che adesso è in cielo accanto ai martiri cristiani.

intervista al Card. Sarah

Dagli attentati a Bruxelles alle convulsioni della politica italiana: ci sarebbe tanto da dire, ma indubbiamente nei giornali facciamo difficoltà a trovare notizie e commenti utili. L'informazione è uniforme: c'è una cappa che rende tutti uguali sia i pensieri che i fatti, come un pennello a un colore solo passato su una tela colorata, che copre tutto. Mai come adesso abbiamo bisogno di testimoni, di guide autorevoli che indichino la strada. Per questo voglio segnalare l'intervista del Card. Sarah : limpido e chiaro come sempre, e come sempre leggendolo c'è tanto da imparare. Una rarità, oramai, preziosa rarità. Su l'Occidentale

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