a proposito dell'eutanasia di un ragazzino in Belgio

Dicono che la legge belga che consente l’eutanasia anche ai bambini, senza limiti di età, sia “rigorosa”. La Prof.ssa Claudia Mancina, docente di Etica alla Sapienza di Roma, si è spinta a dire che se la legge belga finora non era stata mai applicata ai minori, allora vuol dire che è “ben fatta”: chissà se si è resa conto che, continuando il suo ragionamento, visto che invece, in dieci anni le richieste di eutanasia per i maggiorenni sono continuamente e considerevolmente aumentate, si dovrebbe dedurre che la legge in generale è stata un totale disastro, e andrebbe ritirata.

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il bio-intrigo della banca del Dna, ovvero: a chi appartiene il nostro corpo?

Sotto i nostro occhi, un bio-intrigo internazionale che parte dalla Sardegna e che non dobbiamo sottovalutare. Non è roba per addetti ai lavori, ma riguarda tutti noi. Sarà un precedente molto importante, perché pone LA domanda: a chi appartiene il nostro corpo?

Su Avvenire, il bio-intrigo internazionale della banca del Dna dei sardi centenari

Festa del NO a Matera - 8,9 settembre

Si terrà giovedì 8 e venerdì 9 settembre, a Matera in piazza San Giovanni, la “Festa del NO” promossa dai comitati “Civici e Riformatori per il NO” e dal quotidiano “L’Occidentale”. La due giorni, dedicata alle ragioni del No al referendum costituzionale, si aprirà giovedì 8 alle ore 16:00 con la presentazione di Roberta Angelilli e Pino Bicchielli. Alle 16:30 parola agli amministratori locali che discuteranno dell’impegno civico per il NO: interverranno Guido Castelli, Roberto Dipiazza, Mauro Di Dalmazio, Claudia Porchietto, Piergiorgio Massidda, Alberto Morano e Guglielmo Vaccaro

Alle 17:30 Nicola Porro intervisterà Stefano Parisi. A seguire, alle 18:30, moderati da Bianca Berlinguer, Maurizio Belpietro, Arturo Diaconale, Carlo Freccero e Silvia Truzzi discuteranno di “Informazione e referendum: il No censurato”. Chiuderà il primo pomeriggio di dibattiti una tavola rotonda dei “Cattolici per il No”, con Francesco Agnoli, Luigi Amicone, Dino Boffo, Carlo Giovanardi, Alfredo Mantovano, Vincenzo Massara, Eugenia Roccella, Mauro Ronco e Maria Rachele Ruju. La sera, alle 20:30, ci sarà uno spettacolo in piazza durante il quale verranno raccolti fondi per le popolazioni colpite dal terremoto. 

La seconda giornata, venerdì 9, si aprirà alle 11:00 con un dibattito dedicato al centrodestra e intitolato “Dal No all’alternativa di governo”. Interverranno Andrea Augello, Cinzia Bonfrisco, Renato Brunetta, Edmondo Cirielli, Giuseppe De Mita, Maurizio Gasparri, Giancarlo Giorgetti e Giulio Tremonti. Alle ore 14:30 si terrà un’assemblea dei comitati “Civici e Riformatori per il No”, con Vincenzo Piso e Maria Ida Germontani, mentre alle 17:00 ci si interrogherà sul post referendum in una tavola rotonda dal titolo “Se vince il No non c’è il diluvio”, che vedrà la partecipazione di Lelio Alfonso, Paolo Cirino Pomicino, Tito Di Maggio, Mario Esposito, Raffaele Fitto, Miguel Gotor, Paolo Romani e Sofia Ventura. Alle ore 19:00, chiuderà la festa l’intervento del presidente di “Idea”, il senatore Gaetano Quagliariello

Alla festa hanno garantito la loro presenza anche i presidenti di comitati per il No e diversi parlamentari e consiglieri regionali. “I referendum – afferma Quagliariello, animatore della festa – hanno sempre creato schieramenti trasversali. Ognuno arriva all’appuntamento con il bagaglio delle proprie idee e dei propri princìpi, ma anche con l’impegno di creare una sintesi. Questo è lo spirito dell’incontro di Matera. Avrebbe dovuto essere anche lo spirito della riforma costituzionale, che invece – conclude – Renzi ha tradito”.

Qua il link al programma

il terremoto, le vecchie case di famiglia e i soldi non spesi (dalla regione Lazio)

Eravamo in tanti, come tutti gli anni, in vacanza nei paesini dell’appennino marchigiano. Quello dove ero io non è stato danneggiato – frazione Meriggio di Acquacanina, nel parco dei Sibillini, non più di una trentina di km in linea d'aria da Arquata – e ce la siamo cavata con un grandissimo spavento, una notte passata con vecchi e bambini in macchina, dove tutte le scosse ce le siamo sentite per intero, e la fuga veloce verso casa, la mattina dopo. Non è stato per me il primo terremoto, ma sicuramente il più pauroso, il più brutto.

Ma guardando i tiggì e ascoltando le storie, stavolta il cuore si è stretto un po’ di più rispetto ad analoghe, tragiche cronache del passato. 

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a proposito del Meeting, e di CL

Comincio con la faccenda della statua della Madonna coperta, perché è l’episodio che meglio dice il senso di questo Meeting 2016.

I fatti sono noti: al Meeting di Rimini, una signora dello stand della casa editrice Shalom avrebbe dovuto togliere alcune immagini sacre e coprire una statua della Madonna, in bella vista dentro lo stand stesso, dietro richiesta, presumibilmente, di qualcuno dello staff del Meeting. Intervista alla signora, stand e statua rigorosamente riportati in un video sul sito di Repubblica, immediatamente diffuso a tappeto su social, chat e telefonini, suscitando furibonde proteste nei confronti del Meeting che, il giorno dopo, ha smentito di essere l’autore della presunta censura.

Dallo stand svaniscono statua e signora, e nel frattempo nei padiglioni del Meeting si materializza un visitatore con tanto di statua di Madonna nello zaino, in evidente e significativa risposta a tutta la faccenda.

Non si capisce effettivamente cosa sia successo: da una parte c’è la smentita del Meeting, insieme al fatto che le immagini sacre di certo al Meeting non mancano (che senso avrebbe toglierne solo qualcuna?). Ma è difficile che la signora di Shalom si sia inventata completamente tutto, e la sua “scomparsa” non aiuta a chiarire. E poi pesa il precedente dell’anno scorso, quando fu cancellato un incontro sul gender allo stand dei domenicani (che quest’anno non sono presenti).

La vera questione, però, non è tanto ricostruire esattamente l’accaduto. La vera questione è che fino a qualche anno fa questa notizia non ci sarebbe stata.

Se un giornalista di Repubblica dieci anni fa avesse visto al Meeting una statua coperta in uno stand, anche fosse stata una statua della Madonna, non ne avrebbe mai fatto un video, perché mai gli sarebbe venuto in mente che in un evento pubblico di ciellini qualcuno avesse potuto pensare di nasconderla.

Sarebbe stato come dire di nascondere la corona del rosario durante un pellegrinaggio a Lourdes.

Adesso, invece, è plausibile che possa essere successo, tanto che il giornalista di Repubblica ha notato la statua coperta ed è andato a colpo sicuro, dandole il significato che riteneva più probabile e “notiziabile” in quel contesto.

Probabile, mentre dieci anni fa sarebbe successo piuttosto il contrario: in un evento pubblico di cattolici si chiede di non ostentare immagini sacre, e per tutta risposta alcuni di CL si presentano con statue di santi e madonne negli zaini.

E "notiziabile", perché è la plateale conferma, anche per i più distratti, della mutazione genetica di CL (copyright mio), ed è questo il vero evento (e la notizia) del Meeting 2016: la compiuta, totale metamorfosi di CL, pubblicamente sancita dalla intervista a Carron di oggi al Corriere, confermata da quelle a contorno di Vittadini, e anche dagli organizzatori del Meeting.

Una mutazione che si accompagna ad una continua, ossessiva e pervasiva “damnatio memoriae” della storia di CL: secondo la vulgata capillarmente e sapientemente diffusa in questi anni, “prima” in CL prevaleva un’anima ideologica, con tanto di “truppe cammellate”, dove si faceva militanza a fini di egemonia, per il potere, e dove non c’era spazio per la libertà personale. Chiaramente tutto questo contro l’impostazione del fondatore, Don Giussani, che ci avrebbe redarguito e ripreso, ma inutilmente. In pratica il Gius ha parlato da solo per decenni, secondo questa vulgata. “Poi” invece, eccoci qua a recuperare l’antico carisma, duri e puri e totalmente dediti a testimoniare, ognuno per conto suo. Tirando le conseguenze della suddetta vulgata, quindi, Carron è riuscito laddove Giussani avrebbe fallito.

Un “prima” che, man mano che passa il tempo, si fa risalire sempre a “più prima”, sempre più indietro negli anni, addirittura ai ’70 (e quando sarebbe stata la purezza delle origini? Boh!). Un “poi” che coincide con il nuovo, attuale corso carroniano.

Con questo Meeting la transizione è compiuta e CL torna all’ovile – secondo gli attuali dirigenti del movimento – o meglio – secondo tutti gli altri, osservatori e ciellini sempre più sconcertati - abbiamo la CL ogm, quella geneticamente modificata rispetto all’originale, accuratamente documentata, non a caso, dal Corriere (la voce del padrone), ma lietamente confermata da tutta la grande stampa.

Da leggere per primo un pezzo a firma Di Vico, del 19 agosto, “Comunione e Liberazione. Il meeting e i segnali della svolta”, dove viene serenamente spiegato che “Don Julian Carron, il successore di Don Giussani, sta pilotando con sicurezza un profondo cambiamento di pelle di Comunione e Liberazione” dove “ponti, cuciture e dialogo sono le parole del momento” (o anche “toppe”, suggerirei sommessamente per rendere meglio l’idea).

E oggi, sancita definitivamente nell’intervista a Carron, con il passaggio importante “Abbiamo riportato al primo posto la pertinenza della fede alle esigenze della vita. Preferisco la testimonianza alla militanza”. Confermata la damnatio memoriae di cui sopra (se è stata “riportata” vuol dire che qualcuno l’aveva portata via), con quella espressione che una volta, nella CL originale, avremmo immediatamente individuato come “l’ombra perfida del distinguo”. Distinguere testimonianza da militanza significa, nella CL ogm, che non si può più dire “noi”, né all’interno della comunità ma soprattutto nello spazio pubblico, dove ogni forma di presenza comune e identitaria viene, nella migliore delle ipotesi, vista con sospetto, ma molto più spesso letteralmente bandita, spacciata come bieca “militanza”.

E la conferma della mutazione compiuta sarebbe dimostrata dallo stesso popolo di CL, da quei giovani che prima erano la fiera dimostrazione della fresca originalità del movimento: ieri su Repubblica, oggi sul Corriere, interviste sparse al Meeting mostrano che, finalmente, i giovani ciellini non hanno più un giudizio comune su tutto, per esempio sul prossimo referendum sulle riforme costituzionali.

Presenza pubblica e giudizio comune sono infatti strettamente collegati: si dice “noi” se c’è qualcosa da dire, un giudizio che condividiamo. Altrimenti ciascuno dice la sua opinione (non giudizio) personale, come tutti. Come succede adesso.

E’ bene ricordare che con queste premesse CL non sarebbe mai nata.

Don Giussani ci raccontava sempre che all’inizio del suo insegnamento al Berchet, incontrò dei ragazzi a cui chiese : “Siete cristiani?” alla loro risposta affermativa, chiese loro: “ma a scuola chi si accorge che lo siete?”. La settimana dopo lo stesso gruppetto intervenne in una assemblea scolastica iniziando così: “noi cattolici….”. CL è tutta qua.

La crescita personale avveniva attraverso l’appartenenza alla comunità, e quindi alla Chiesa tutta, e il metodo era quello del paragone di tutta la realtà con la proposta cristiana, e quindi del giudizio che si elaborava insieme, su tutto, e che non poteva che essere pubblico, perché pubblicamente ponevamo e proponevamo Cristo integralmente, come risposta a tutto. Ci riconoscevano ovunque, perché in ogni nostra esperienza eravamo visibilmente uniti.

Adesso tutto questo è rubricato come “militanza”, con chiara accezione negativa.

E cosa accade al popolo di CL?

Tanti se ne sono andati, con grande amarezza. Altri restano, pur consapevoli di quel che sta succedendo, perché non riescono a reggere uno strappo con gli amici di una vita. Altri ancora invece si sono adattati, perché bisogna pur vivere, e farlo da soli è difficile.

Ci sono poi ovviamente quelli convinti del nuovo corso (come quelli intervistati), che giudicano migliore. E invitano tutti gli altri, che hanno dubbi o che non condividono, ad andarsene, con un sospiro di sollievo quando questo accade. Triste, ma vero.

Nella storia della Chiesa molti movimenti si sono spenti dopo la morte del fondatore. Molti altri sono sopravvissuti grazie a scissioni, gemmazioni, nascita di nuove realtà: basti pensare ai francescani, tanto per dirne uno che adesso pare vada per la maggiore (minori, conventuali, cappuccini, per gli ordini maschili, che fanno parte della più ampia famiglia francescana).

Vedremo cosa ne sarà di CL. Sicuramente quel nome non indica più il movimento che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa.

 

 

 

 

 

 

 

la teoria svedese dell'amore (o meglio, della solitudine)

“Tutti i rapporti umani autentici si devono basare sulla sostanziale indipendenza delle persone. Se una donna dipende dal suo uomo, come facciamo a sapere che quelle due persone vivono volontariamente il loro rapporto? Non staranno insieme perché dipendono l’uno dall’altro o per esigenze economiche?” Questa è l’idea semplice, alla base della "Teoria svedese dell'amore”, ben illustrata nei suoi presupposti e, soprattutto, nelle sue conseguenze, dalla recente produzione di Erik Gandini, già autore di “Videocracy”, il famoso film-documentario contro Berlusconi. Per continuare a leggere il mio commento al documentario, e per vedere il documentario, clicca qui, su l'Occidentale.

utero in affitto: sentenza surreale e Vendola dolce papà

Oggi due miei pezzi sull'utero in affitto.

Il primo su Avvenire: mie considerazioni sull'ultima, surreale sentenza sull'utero in affitto, che dimostra ancora una volta come questa pratica sia un commercio senza alcuna dignità.

Il secondo, su l'Occidentale, sulla cronaca delle vacanze estive di Vendola: dietro la sua paternità da Mulino Bianco c'è un bimbo costretto a crescere senza la mamma

A sinistra non parlano del libro sull'utero in affitto della Terragni. Ma....

A sinistra non parlano del libro di Marina Terragni sull'utero in affitto. Ma...c'è un ma. I Confronti a parti separate non aiutano nessuno.   Ho appena finito di leggere il bel pamphlet sull’utero in affitto di Marina Terragni: Temporary Mother, il titolo, ed è in versione e-book. Molti gli spunti, le riflessioni, e le critiche anche coraggiose, considerando i tempi, tutte rigorosamente fatte con sguardo di femminista.

Le relazioni umane sono l’argine al mercato, ma con l’utero in affitto è un contratto che sostituisce la relazione fondante, quella madre-figlio, un contratto che cancella la madre, e consente il trionfo del mercato stesso.   Questo il fil rouge del testo, che merita comunque una recensione più articolata.

Ieri Monica Ricci Sargentini ne ha fatta una molto bella sul Corriere, il quale Corriere – la vera voce del padrone – per bilanciare ha dato grande spazio alle amorevoli vacanze di Nichi Vendola al mare, con tanto di foto di Nichi in acqua con in braccio il bambino che il suo compagno ha avuto con l’utero in affitto, e che Nichi si ostina a chiamare suo figlio (ricordiamo infatti che il piccolo Tobia non ha niente a che fare con Nichi Vendola, né dal punto di vista biologico né di quello della legge italiana, la quale a chi fa utero in affitto riserverebbe, in teoria, sanzioni pesanti).  

Oggi nel suo blog Marina Terragni pone un problema, vero: del suo libro non si parla. E non in generale, ma non se ne parla nella stampa di sinistra. E sviluppa un ragionamento che vale la pena leggere. Ma…c’è un ma, e con questo mi rivolgo a lei.  

Nel suo libro la Terragni parla esclusivamente di quanto scritto e detto a sinistra. Non una parola, un cenno, una citazione, per esempio, sul grande lavoro fatto in questi anni da Avvenire (che comunque una recensione del suo libro l’ha fatta). Ora, io non vorrei fare come la caricatura di De Luca che fa Crozza (il dibattito sull’utero in affitto in Italia l’ho portato io), però il suo totale silenzio colpisce, soprattutto perché la giornalista non è, con tutta evidenza, in malafede.

Su Avvenire si è scritto sul tema dal 2013; per quanto mi riguarda ho iniziato a parlarne ad agosto di quell’anno, quando ancora eravamo lontani dalla legge Cirinnà e dai Family Day, e il giornale è sempre stato molto attento al tema; probabilmente è stato quello che ne ha parlato di più, con inchieste, riflessioni, approfondimenti a 360 gradi, e con molti contributi. Ma di tutto questo in Temporary Mother non c’è traccia, come se non fosse mai stato scritto e detto niente, da parte cattolica. Una motivazione l’ha data in qualche modo la stessa Terragni che in un paragrafo dedicato ammette “per molte è un problema il fatto di trovarsi dalla stessa parte della Chiesa nella resistenza all’utero in affitto”, e poi spiega perché per lei non lo è: “il fatto che su questo tema vi sia coincidenza di vedute con la Chiesa non costituisce ragione sufficiente per dubitare della propria posizione”, riconoscendo poi l’importanza della Chiesa nella difesa delle donne in alcuni paesi, e citando addirittura Bernie Sanders, il candidato di sinistra per eccellenza alle primarie democratiche americane, che ha riconosciuto “molte analogie con il papa sui temi sociali, economici e ambientali”.  

Sincere le parole e apprezzabili, ma onestamente a gente come me non suona granchè bene dover leggere una “escusatio non petita”, che evidentemente è d’obbligo in quegli ambienti, ma che ti fa sentire come quando, da piccola, le ultime arrivate ti escludono dal gruppo e c’è la buona di turno che, continuando a tenere le distanze, spiega alle altre che tu sei un essere umano, e anche se a nessuno verrebbe in mente di invitarti a una festa, ti si può pure rivolgere una parola gentile.  

In effetti all’inizio e per più di un anno, a sinistra, di fronte alla nostra campagna, c’è stato un silenzio assoluto, e diciamo una buona volta la verità: le donne della sinistra italiana sono state costrette ad occuparsene quando un “mostro sacro” come la Agacinsky ci ha costruito intorno un appuntamento internazionale. Del resto anche la Agacinsky si è comportata alla stessa maniera, ignorando completamente l’enorme movimento anti-surrogacy nato in Francia l’anno precedente nell’ambito della Manif pour tous ed escludendo i cattolici dall’evento femminista, nonostante avessero organizzato un grande incontro internazionale contro la maternità surrogata a Parigi nel marzo 2015, ben prima del suo.  

Come avrebbero potuto presentarsi, certi ambienti del femminismo italiano, nel salotto buono delle “sorelle” francesi, se avessero ignorato il loro appello, anzi, se non l’avessero condiviso? E' dall'urgenza imposta dalle francesi (a cui le femministe italiane sono da sempre molto legate) che è nata la mobilitazione di una parte di "Se non ora quando". Ed anche il dibattito che ne è seguito ha scontato questo vizio d’origine: solo a sinistra, da sinistra e nell’ambito della sinistra si è legittimati a parlare. Il resto? Semplicemente non esiste.  

Ma lo stesso meccanismo si è ripetuto all’interno di quel mondo: nel momento in cui a sinistra si è evidenziata la spaccatura, i “salotti” che danno la legittimazione ai soggetti del dibattito pubblico – il corrierone, Repubblica, la-stampa-che-conta, gli intellettuali radical chic- hanno a loro volta censurato chi non si è allineato al mainstream dominante, e quindi hanno ignorato anche Marina Terragni.  

Questi confronti a parti separate non aiutano nessuno. Dispiacerebbe vedere l’ennesima occasione mancata per una riflessione a tutto tondo su dove sta andando a finire la maternità. Per questo approfitto dell’occasione per invitare tutti a leggere il bel libro di Marina Terragni – merita veramente - e al tempo stesso invito anche lei ad aprire la sua riflessione, e a lasciare entrare in casa sua anche altri pensieri, i pensieri delle "altre".

 

Non lasciamoli soli!

15 università chiuse e centinaia di professori sospesi. Chiuse anche oltre mille scuole private, 19 sindacati, centinaia tra enti benefici, fondazioni e istituzioni mediche. Tremila magistrati, ottomila poliziotti, oltre un terzo dei prefetti, decine di migliaia tra insegnanti pubblici e privati, dipendenti ministeriali, tutti sottoposti a purghe ed epurazioni, arrestati o ridotti all’inattività”. Inizia con le crude cifre della repressione di Erdogan l’appello de l’Occidentale, primo atto di una mobilitazione concreta e tangibile per la libertà del popolo turco, che in questi giorni sta rischiando di cadere in una buia dittatura di stampo islamico. Non riguarderebbe solo loro, ma tutti noi: se vogliamo fermare la guerra e il terrore che stanno arrivando dall’oriente, dobbiamo innanzitutto difendere la libertà e insieme i confini dell’Europa.

Io ho aderito all’appello, e invito tutti voi a farlo: per leggere il testo dell’appello e le indicazioni per aderire cliccate qua.

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