utero in affitto e commissione diritti umani

utero in affitto e commissione diritti umani

 

Due note su politica e “Mondo Nuovo” che continua ad avanzare.

La prima è una riflessione. E’ sicuramente doveroso continuare a parlare di utero in affitto, sottolineando contraddizioni, furbate, quando non vere e proprie bugie dei sostenitori. Sulla pratica inumana abbiamo detto molto (personalmente ne scrivo da diversi anni e ho rappresentato l’Italia nel contenzioso alla Corte Europea dei Diritti Umani sul caso Paradiso-Campanelli, di utero in affitto, che abbiamo vinto) ed è bene non abbassare la guardia, vista la sua diffusione nel mondo. Ma non deve neppure diventare un’arma di “distrazione di massa”. Cioè non deve essere la scusa per non occuparsi di quello che sta succedendo già in Italia.

Va chiarito che nessuno, neanche i più accaniti sostenitori dell’utero in affitto, ha realmente interesse ad aprire cliniche italiane di questo tipo. Bisognerebbe cambiare molte delle leggi già esistenti per praticare l’utero in affitto, mentre adesso si può andare facilmente in paesi vicini – Ucraina, per esempio – dove il “servizio” si offre già, con tutte le garanzie, e gli operatori delle cliniche che parlano pure l’italiano.

A basso costo si può tranquillamente volare a Kiev, imbastire l’intera pratica, e soprattutto trascrivere senza problemi l’atto di nascita del bambino, una volta nato. Ed è questo il vero punto adesso, sull’utero in affitto: tutto tace, dopo settimane, sulla provocazione dei sindaci che hanno firmato certificati di nascita palesemente falsi, dove si riconoscono bambini nati in Italia (e quindi senza utero in affitto) da due donne. Il Ministero dell’Interno tace, quello della Famiglia pure. Non c’è stata finora, cioè, nessuna opposizione politica neppure ad un atto che va ben oltre l’utero in affitto perché apre alla filiazione omosessuale ora e qui, in Italia. E’ sempre più forte l’impressione che la politica non voglia prendersi la responsabilità di pronunciarsi in merito, lasciando le decisioni alla magistratura.

Un andazzo confermato purtroppo da quanto accaduto qualche giorno fa in parlamento (il quale parlamento, va detto, avrebbe tutto il tempo di avviare qualche iniziativa a proposito, vista la quasi totale inattività). Lo scontro di cui stiamo per parlare, avvenuto al Senato, non ha avuto alcuna eco, ma è molto significativo del clima attuale.

E’ stata istituita la Commissione Diritti Umani (che nella scorsa legislatura era presieduta da Luigi Manconi, attualmente Presidente dell’UNAR). Per conto di Fratelli d’Italia, come leggiamo da Repubblica:

Isabella Rauti illustra l’ordine del giorno che dovrebbe cambiarne il volto e le finalità, consentendo che si occupi “dei diritti dei nascituri, della tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”. Inoltre è scritto nel documento della destra: “Si ritiene assolutamente indispensabile riconoscere il diritto a non emigrare…al pari il diritto di ogni nazione a riconoscere la propria sicurezza e la propria stabilità sociale anche attraverso la regolamentazione dell’immigrazione”.

Rincara la Rauti che nella commissione finora “manca qualunque riferimento ai diritti del nascituro. E manca qualsiasi riferimento alla maternità surrogata, una pratica da vietare come criminale mercificazione, come reato. E manca il diritto alla libertà religiosa e di culto perché manca completamente nelle attività svolte il riconoscimento delle persecuzioni dei cristiani nel mondo, contro i sacerdoti, contro i fedeli e contro le chiese”.

sempre su Repubblica leggiamo che  un rappresentante della Lega si dichiara d’accordo, mentre la sinistra no.

Ma al momento del voto dell’ordine del giorno proposto da FdI, il provvedimento non passa: ci sono 198 astenuti, fra cui tutti i leghisti, che, come FI, nella dichiarazione di voto annunciano la propria astensione. Contrari PD e LEU.

Questo il resoconto stenografico, dove, eventualmente, si possono leggere tutti gli interventi.

Ricordo a tutti che un ordine del giorno è un atto puramente politico, e non vincolante. Indica l’intenzione di agire in una certa direzione, quella dichiarata, appunto; se il parlamento o il governo, però, successivamente disattendono l’impegno preso, non ci sono ostacoli e tantomeno sanzioni, ma solo, eventualmente, conseguenze politiche. A maggior ragione, quindi, proprio perché non si rischiava ASSOLUTAMENTE niente, un voto di questo tipo avrebbe avuto un impatto importante, di principio; avrebbe segnato almeno l’intenzione di cambiare l’orientamento dei lavori della commissione. Ma su questo la Lega, esattamente come FI, non si è voluta impegnare, e nella votazione sono prevalsi criteri di politica spicciola: non si vota con FdI per non dare il minimo fastidio all’accordo fra Lega e 5stelle. Da notare che nel documento si parlava anche di utero in affitto.

Alla prima proposta concreta, quindi, questo è il comportamento dei vari partiti.