una questione di metodo

una questione di metodo


Riprenderemo nei prossimi giorni a parlare di politica e dei cattolici, nel merito, ma prima voglio parlare del metodo.

Io credo che chi appartiene al mondo cattolico appartenga a una comunità, e quindi ci debba essere un minimo di condivisione valoriale. Il che non significa che non ci si possa confrontare anche molto duramente, ma sempre con rispetto e con chiarezza, senza insulti e basse insinuazioni.

E mi riferisco a Mario Adinolfi, che alle mie osservazioni del fatto che la rappresentante del PdF a Bolzano era nella lista “Alleanza per Bolzano” insieme ai nuovi socialisti sostenendo lo stesso sindaco – e quindi ha scelto di allearsi anche con chi non la pensa esattamente come il PdF – risponde così:

"La Morresi fa campagna elettorale a Milano per chi è a favore delle unioni e delle adozioni gay e ancora rompe i coglioni per due socialisti a Bolzano quando il ‪Popolo della Famiglia è autonomo e corre da solo in tutte le grandi città d'Italia rischiandosi l'osso del collo? Sta proprio alla canna del gas. Ci rimprovera i socialisti a Bolzano e sta con i traditori in tutta Italia. Se si vergogna, si vergogni in silenzio. Poi, capiamo che quando con il sistema ci campi, il sistema lo devi difendere. A Roma vota Roma Popolare con Alfano e Lupi, i traditori per eccellenza, e ancora osa parlare? Consumi i suoi sensi di colpa altrove".

E prima, quando avevo dato ragione a Cascioli riguardo al fatto che nel 2014 Adinolfi ancora scriveva a favore delle unioni civili “alla tedesca”, invece aveva risposto così:

Scrive Cascioli, scrive la Morresi, tutta gente ignota ai più che lucra dall'appartenenza al sistema delle vecchie rendite di posizione di un mondo politico cattolico decrepito, perduto e perdente. […]Cambia tutto se si afferma il Popolo della Famiglia, è l'unico fragoroso e potente ruggito possibile che direbbe agli Scalfarotto che i loro progetti di droga libera e eutanasia non passeranno mai. Non temono i Cascioli e le Morresi, sanno che si tengono a bada con uno stipendio. Temono chi è pronto a sacrificare tutto se stesso su questo tornante decisivo della storia italiana. Avete mai sentito una associazione Lgbt accusare di qualcosa questi tizi? Manco sanno che esistono. Da noi, passano la giornata a cercare di fiaccare la nostra determinazione.”, e ancora “Ragazzi, questi ci campano stando sotto padrone politico, è comprensibile che difendano chi riempie la loro ciotola su”.

Rispetto e chiarezza significa che Adinolfi, che si proclama campione del cattolicesimo, non può usare termini come “ciotole”, trattando cioè come animali, e animali da padrone, gente prezzolata di basso livello, altri cattolici che non sono perfettamente allineati con lui.

Tantomeno può utilizzare un linguaggio così violento, una modalità di attacco tanto volgare, insinuando che chi, come me, esprime critiche, lo fa solo perché ci guadagna sopra, è pagato, e basta pagarlo per fargli cambiare idea.

Io non credo che sia questo il livello su cui misurarci. Ma se Adinolfi lo pensa, allora facciamolo, con chiarezza e senza insulti. Però dobbiamo farlo alla pari, cioè tutti e due: mettiamo in chiaro quanti soldi nel corso della vita abbiamo guadagnato e come, i nostri rispettivi lavori, le nostre proprietà, le nostre dichiarazioni dei redditi degli ultimi dieci anni, le nostre storie politiche, le candidature o le non candidature, le nostre competenze professionali, la nostra carriera e la nostra storia privata e familiare, in totale trasparenza e in parità. Io sono disposta, se lui ritiene che questo sia un livello di confronto utile per fare chiarezza.

Sono disposta, ma non interessata. Non ho mai parlato di lui sotto questo profilo e non lo farò adesso. Credo che il livello di confronto, ripeto, anche molto duro, sia quello delle argomentazioni civili tra persone che appartengono alla stessa comunità e dovrebbero condividere dei valori.

Per chiarire meglio cosa intendo non parlerò di me, ma di Cascioli, coinvolto insieme a me nel bruttissimo discorso delle “ciotole”. Riccardo Cascioli ed io ci conosciamo da molto tempo, ma non siamo amici. La pensiamo diversamente su molti punti, dal suo giornale mi sono arrivate anche critiche pesanti. Attacca il giornale in cui scrivo (Avvenire) un giorno si e quell’altro pure. Ma gli riconosco pienamente il coraggio che ha avuto nel rinunciare a un posto sicuro – si è licenziato da Avvenire – per poter scrivere in libertà quel che pensa. A prescindere dal fatto che io lo condivida o meno. Si è gettato in un’avventura rischiosissima, e l'ha tirata avanti con fatica, per dire liberamente quella che lui ritiene la verità.

E a vergognarsi dovrebbe piuttosto essere chi parla di “ciotole”.

Questi, quindi, i termini del confronto, perché sia accettabile, fra cattolici. Altrimenti, inutile parlare di "fratelli in Cristo".

Nei prossimi giorni riprendiamo le riflessioni politiche.