una bandiera nera a San Pietro

una bandiera nera a San Pietro


La bandiera dell’Isis in piazza san Pietro. Un fotomontaggio, certo, ma che campeggia sulla copertina di Dabiq, il magazine on-line dell’Isis. Già, proprio così, avete letto bene: una vera rivista on-line del Califfato, tradotta in diverse lingue, che inneggia alla guerra con frasi del tipo “Questo non è l’inizio. È la fine. Il culmine di una guerra secolare che presto crescerà e consumerà tutto. E’ l’apocalisse. Ed è in arrivo”. Leggere per credere: qua una descrizione del magazine, con link ai diversi numeri dell’agghiacciante pubblicazione, che potete sfogliare. Fatelo, per favore. E questa, invece, la copertina dell’ultimo numero., con la scritta "la crociata fallita" (the failed crusade) Cosa altro devono fare per convincerci che ce l’hanno con noi, che ci vogliono conquistare, sottomettere, distruggere, loro che identificano l’occidente con Roma, perché è la sede della cristianità? Che altro significa, una bandiera del Califfato in piazza San Pietro? E noi? Ci vogliamo fare un bel dialogo pacifico? Mettiamo su un bel progetto educativo? Scambi culturali? Sicuramente. Basta che accanto ci mettiamo un bel po’ di Kalashnikov, però. Anche la città di Kobane sta soccombendo all’Isis, nonostante l’eroica resistenza curda,  nell’indifferenza dell’occidente, grazie anche alla disastrosa politica estera di Obama – il peggior presidente degli USA che si ricordi – e alla solita inconcludenza europea. E pare che l’esercito del califfato stia per rivolgere le sue gentili attenzioni verso Bagdad: “Bagdad sotto assedio in 10 giorni”, titolava oggi il Corriere, dove leggiamo del cambio di strategia dei jihadisti. Sembra adesso che puntino sulla capitale, nella quale, intanto, continuano gli attentati: ieri tre autobombe hanno fatto circa 50 morti e più di 120 feriti. Ma a qualcuno importa ancora qualcosa? La guerra c’è. In un lungo commento oggi Panebianco sul Corriere ha scritto: “L’Europa corre dei rischi grandissimi. Siamo sulla linea di tiro. Le ripetute minacce del Califfo all’Europa non sono sbruffonate. Nella sua tragicità la situazione è semplice: o i jihadisti verranno fermati in Medio Oriente o la guerra, prima o poi, ci raggiungerà”. E mentre qua si parla di dialogo, di educazione, di pace, loro fanno le prove con la bandiera nera che sventola a San Pietro.