Tien An Men e l’università

Tien An Men e l’università


Una volta tanto vi segnalo un pezzo da “L’Unità”. Si intitola: memorie di sangue a vent’anni dal massacro, e si può leggere la testimonianza di chi vent’anni fa combatteva per la libertà, in Cina, a Pechino, in Piazza Tien An Men.

All’interno dell’articolo è segnalato un sito, nel quale sono raccolte molte foto delle dimostrazioni delle settimane precedenti, della rivolta, e poi della fine.

Le foto delle dimostrazioni sono veramente belle: una grande festa, nella piazza immensa. Una grande statua della libertà. Tanti giovani. E poi, la sanguinosissima repressione. La violenza. E il silenzio del regime, che ha cercato di far dimenticare tutto.

Ma almeno una foto non l'abbiamo dimenticata: quella del ragazzo che, da solo, aveva fermato una fila di carri armati. Nessuno è ancora riuscito a capire chi fosse, e che fine abbia fatto. Qui trovate le foto e, soprattutto, il video straordinario che mostra la scena per intero.

Vent'anni dopo Tien An Men, in tutt'altro scenario, abbiamo visto Neda e i ragazzi di Teheran lottare e morire per la libertà (anche se sappiamo bene che il politico sconfitto che loro sostenevano non era certo un democratico come lo intendiamo noi).

A Tien An Men, vent'anni fa, e a Teheran, adesso, - con tutte le differenze del caso - la lotta non è per il pane, ma per la libertà e per la verità, perchè ogni dittatura - da quella comunista a quella iraniana - esiste solo perchè non si è liberi di cercare e dire la verità, ogni dittatura si basa sulla menzogna.

"La verità è più importante del pane" era la conclusione di un manifesto che circolava vent'anni fa, per ricordare i ragazzi di Tien An Men (a proposito, qualcuno si ricorda il testo intero? erano le parole di un ragazzo che si rivolgeva a sua madre).

Neda è morta il 20 giugno 2009. Le dimostrazioni a Tien An Men iniziarono il 15 aprile 1989, e finirono nel sangue meno di due mesi dopo, il 4 giugno.

A giugno di quest'anno - per non parlare di adesso - nella mia università a Perugia, di tutto questo non c'era traccia: né una foto, un volantino, un manifesto, un incontro, che so, una messa: niente di niente. Di Teheran o in memoria di Tien An Men, intendo. O se qualcosa è stato fatto, in università, era talmente riservato che la maggior parte della gente non se ne è accorta. Non so cosa sia successo nelle altre università: dubito che sia andata diversamente (ma se fosse veramente successo qualcosa di diverso, fatemelo sapere, ne sarei contenta).

Dico questo perchè se neppure in università - il non plus ultra della libertà, della riflessione e del pensiero, dove dovrebbero stare la gioventù più vivace, quella che un domani dovrà guidare il nostro paese, e i docenti più attenti e curiosi verso la realtà tutta  - si trova qualcuno con una benchè minima reazione, anche primitiva, a notizie e a immagini come quelle di oggi da Teheran e al ricordo di piazza Tien An Men, se si riesce a rimanere indifferenti e a continuare tutte le nostre cose come se niente fosse, allora, mi spiace, è perfettamente inutile parlare di riforme, di aumento di finanziamenti per la ricerca, di classifiche, e via dicendo.

Dovremmo piuttosto piangere sulla fine dell'università. O almeno fermarci un momento, e cominciare a farci qualche domanda.