siamo circondati

siamo circondati


Siamo a sud di Roma…in Libia.

Questo hanno fatto sapere i terroristi islamici, che stanno dilagando in Libia, e che hanno sgozzato i prigionieri cristiani copti, e l'hanno fatto vedere, orgogliosi, nell’ennesimo, tremendo video di propaganda, guardate qua, terribile: e all’indomani degli ennesimi attentati contro la libertà di parola a Copenaghen, e contro gli ebrei in una sinagoga, che sono costati due, ennesimi, morti innocenti.

Oggi in Francia sono state profanate centinaia di tombe in un cimitero ebraico, mentre in Germania hanno cancellato la più grande parata del carnevale tedesco a Nord (a Braunschweig, per la cronaca io ci sono stata per un anno a lavorare all’università) per via di minacce da parte degli islamici (si temeva un attentato).

Ribadisco, in sintesi, quanto scritto ieri, a proposito del commento di Carron sulle stragi di Parigi, specificando alcuni punti:

- nell’Europa scristianizzata il terrorismo islamico penetra come nel burro, complice l’atteggiamento arrendevole di chi non ha più niente da difendere, v. questo articolo di Tempi sui finanziamenti pubblici francesi alle moschee, anche dei fratelli musulmani;

- i terroristi islamici hanno dimostrato di essere pure peggio dei nazisti, che non erano mai arrivati a pubblicizzare le atrocità dei campi di sterminio, di cui hanno cercato, invece, di nascondere le prove; questi islamici terroristi ci fanno sopra i filmati, pure molto curati dal punto di vista grafico (niente a che vedere con i video da Tora Bora)  e fanno vedere al mondo come si sgozzano i cristiani;

- ho portato a esempio i ragazzi della Rosa Bianca, che sono morti per essersi opposti al Nazismo: non si sono accontentati di una testimonianza personale che si limitasse al semplice quotidiano, ma, in forza della propria amicizia basata sulla comune fede cristiana, si sono ribellati pubblicamente ai nazisti, con cui non si sono posti neppure il problema di dialogare, ma che volevano abbattere;

- si sono opposti con le armi che avevano, cioè la fede e le parole, espresse in giudizi pubblici che sono costati loro la vita. In questo modo hanno conservato la propria fede, traendone tutte le conseguenze;

- nel mio piccolo, posso combattere solo così: consapevolezza condivisa con un gruppo di amici, giudizio pubblico e preghiera. Nel privilegio di non rischiare la vita, almeno per ora;

- se fossi il ministro degli esteri, impiegherei tutte le mie energie per mettere insieme una coalizione internazionale e spianare l’Isis, possibilmente asfaltandola. Non ci sono alternative, con questi. E’ la stessa opinione di alcuni vescovi, che rischiano la vita accanto ai loro fedeli, per esempio l'arcivescovo di Erbil che ha chiesto un'azione militare di terra; 

- Il vescovo di Tripoli, che tanto si era opposto alla guerra a Gheddafi – la più stupida della storia, fortissimamente voluta dalla Francia, e da Obama, e appoggiata dal compagno Napolitano, sempre bene rinfrescare la memoria – non ha intenzione di lasciare la città e vuole rimanere fino alla fine accanto ai suoi. Preghiamo per un vero pastore di anime, e per tutti i suoi cristiani, e ci inchiniamo davanti al suo coraggio, e al coraggio di tanti vescovi, di quelle che oggi sono le periferie più periferie di tutte, quelle in guerra. Sono i vescovi che non abbandonano i loro fedeli ma stanno con loro sempre. “Quo vadis, Domine?”