Riprendiamo con il Buon Anno

Riprendiamo con il Buon Anno

Lunghissima pausa nel blog, colpa soprattutto del semestre intensissimo, che finalmente è finito.

Domani hanno inizio gli anni venti del XXI secolo: i giornali sono pieni di bilanci e resoconti del decennio passato, e previsioni per il futuro, soprattutto in ambito politico, dove l’unica certezza è che ci sarà incertezza.

Per le sorti del governo, innanzitutto, ma non solo: il 26 gennaio ci sarà la madre di tutte le elezioni, in Emilia Romagna – la Calabria peserà di meno – e il combinato disposto di questo risultato con l’autorizzazione o meno a procedere nei confronti di Salvini per la nave Gregoretti, deciderà le sorti della legislatura. Sarà determinante anche la data in cui si deciderà se mandare o no a processo il capo della Lega: la votazione nella Giunta per le autorizzazioni a procedere dovrebbe tenersi il 20 gennaio, a una settimana dalle elezioni regionali, e inevitabilmente l’ultima settimana di campagna elettorale ne sarebbe completamente investita.

Tutto può succedere, in uno scenario sempre più incerto, nel quale è ormai acclarata la totale irrilevanza dei cattolici in politica, platealmente dimostrata dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha sdoganato il suicidio assistito. Voglio ricordare ancora una volta che TUTTI I LEADER DI TUTTI I PARTITI, DESTRA E SINISTRA INDISTINTAMENTE hanno evitato l’argomento “suicidio assistito” nella campagna elettorale permanente dello scorso anno, e hanno evitato di avviare quei lavori parlamentari che avrebbero fermato il pronunciamento della Consulta. Adesso non si può più tornare indietro.

Per onestà intellettuale va riconosciuto che Marco Cappato, per ottenere quella sentenza, si è messo in gioco personalmente secondo il classico metodo radicale della disobbedienza civile, rischiando di andare in galera – era poco probabile, ma non poteva avere la certezza assoluta di passarla liscia – mentre nessun leader di partito SIA A DESTRA CHE A SINISTRA ha voluto rischiare un minimo di consenso politico nella battaglia, il che significa, semplicemente, che nessuno ha ritenuto ne valesse la pena.

Questi i fatti, tutto il resto è chiacchiere e propaganda, e, francamente, non mi interessa.

L’abbiamo già detto: sono finite le battaglie sui valori e sui principi, adesso si tratterà solo di “spostare paletti”. Questioni procedurali insomma, su cui non ci tireremo indietro certamente, ma va capito che un’epoca è chiusa, e non si può tornare indietro: dobbiamo attraversare il deserto. Bisogna capire come.

Un’occasione per riflettere a proposito è un importante anniversario dell’anno che verrà: il 25 marzo 2020 l’Enciclica Evangelium Vitae compirà 25 anni. Che cosa resta di questa enciclica? Cosa ha ancora da dirci, in uno scenario radicalmente trasformato dal punto di vista antropologico e valoriale, rispetto a soli 25 anni fa?

Rimbocchiamoci le maniche. Procuriamoci borracce e cammelli, prepariamo la carovana, cerchiamo la pista: la strada è lunga, il deserto insidioso. Dobbiamo attraversarlo.

Buon 2020 a tutti