Referendum inammissibile

Referendum inammissibile

A proposito dell’inammissibilità del referendum sull’omicidio del consenziente, un commento dalla pagine fb di Eugenia Roccella

La Corte costituzionale ha detto no. Un no semplice, chiaro, lineare. No: una persona non può essere uccisa semplicemente perché lo chiede. Il referendum che i radicali si ostinavano a definire “per l’eutanasia” è stato quindi felicemente eutanasizzato. Il quesito era davvero assurdo e pericoloso, perché riguardava una fattispecie che non è stata abolita in nessun paese del mondo, nemmeno in quelli dove sono consentiti il suicidio assistito o l’eutanasia. Abrogare il reato di omicidio del consenziente vuol dire che la vita umana vale meno di zero, che chiunque può chiedere di essere soppresso per un qualunque motivo (non soltanto perché è malato o sofferente, ma magari perché si sente indegno, colpevole, disperato) e l’uccisore è nella piena legalità.
Anche chi è a favore del diritto a morire dovrebbe considerare l’omicidio del consenziente con orrore. Però non è così. Stamattina ho preso parte a un dibattito su Rai3, con un conduttore molto civile e garbato, ma mi sono resa conto che le distinzioni tra eutanasia, suicidio assistito, omicidio del consenziente non sono capite, o comunque sono considerate poco importanti. Non serve spiegare le differenze tra la condizione di malato terminale, disabile, persona attaccata ai sostegni vitali. Non sembra importante che la sentenza della Consulta che ha aperto al suicidio assistito abbia messo però alcuni paletti molto precisi, che (almeno quelli!) vanno rispettati. L’unica parola che vale, ormai, è “autodeterminazione”, e l’unica risposta alle obiezioni è : “tu non puoi scegliere per me”.
Per questo sono felice del giudizio di inammissibilità emesso oggi dalla Corte. Nonostante sia la stessa Corte che ha depenalizzato in parte l’aiuto al suicidio, oggi è stato affermato con chiarezza che se si fosse ammesso il quesito dei radicali “non sarebbe stata preservata la tutela minima necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”. Sembra lapalissiano, invece non lo è più