quei sedici bambini

quei sedici bambini

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E’ ovvio che noi italiani non possiamo farci carico di tutti i migranti, ed è altrettanto ovvio che è la politica a dover trovare soluzioni, e non è facile.
Ma non so se avete letto le storie di queste ragazze della nave Diciotti, e dei loro piccoli, che il viaggio in mare non l’hanno mai iniziato. Immagino che domani i giornali ne saranno pieni.

“In quello stato di detenzione durato per molto tempo sono nati sedici bambini, tutti morti dopo 4-5 mesi. Alcuni di loro hanno detto di essere stati tenuti sottoterra in un magazzino in Libia e qui le donne, tutte vittime di violenza sessuale, hanno anche partorito per poi vedere morire i propri figli”.

Dobbiamo mantenere la capacità di discernere, di giudicare, di capire, di tendere la mano a chi ha bisogno, cercando di trovare, ovviamente, la soluzione migliore possibile, una soluzione che sia praticabile, realista. Non possiamo non distinguere situazioni, circostanze, necessità, urgenze, e drammi umani come questi, rispetto ad altre situazioni e circostanze. Le situazioni non sono tutte uguali, così come le loro soluzioni non sono tutte uguali.
Non possiamo perdere la sensibilità di fronte al dolore e a tragedie come queste, non possiamo perdere il senso della solidarietà, della vicinanza umana, che è sempre stata una caratteristica del nostro popolo. Non possiamo mettere da parte l’umana pietà. Altrimenti non saremo più credibili nelle nostre battaglie a difesa della vita, specie di quella innocente.