politica estiva tre

politica estiva tre


Ancora quelli di Repubblica. Posto che:

-         il Pd ha rischiato e rischia tuttora di essere rappresentato dalla Serracchiani che dà i voti a Bersani – e abbiamo detto tutto – e non si capisce più che cosa sia, tanto che è riuscito a sparire pure dai giornali, e se non litigassero fra loro nella maggioranza, non si saprebbe più come riempire le pagine di cronaca politica;

-         la Grande Crisi è finita e anche di questo, fra poco, non potranno parlare più;

-         Obama non è proprio come se l’aspettavano;

-         pur di liberarsi da Berlusconi si attaccano pure all’inno di Mameli e a Santa Maria Goretti (dopo aver irriso per decenni la morale sessuale cattolica, per non parlare poi della castità, hanno osannato proprio Santa Maria Goretti in funzione anti-Berlusconi virgolettando frasi di una omelia fatta da Mons. Crociata, segretario CEI);

-         il PD fa il Democratic Party, e la Lega fa le feste popolari con balli e canti locali (Casadei, insomma) e la piadina fatta a mano, e poi si chiedono perché non li votano più;

-         non riconoscono più neanche Bob Dylan;

insomma, noi siamo comprensivi, abbiamo capito che sono molto oltre la frutta, ma paragonare addirittura Antigone, l’eroina greca, a Veronica Lario, Barbara Berlusconi e …Patrizia D’Addario…sinceramente, proprio no, non ce lo aspettavamo, soprattutto da chi con la puzza sotto il naso ti guarda dall’alto in basso perché è tantotantotantocoltoeraffinatoeintellettuale.

Parliamo dell’esilarante articolo di ieri su Repubblica titolato “Berlusconi e Antigone”, a firma Michela Marzano. Un articolo che dice che sono state le donne “a rompere il cerchio magico che circondava il premier, e a mettere a nudo le defaillances di un sistema arcaico e tradizionalista che cerca in tutti i modi di perpetrare il machismo italiano”.

Le donne: prima di tutte, naturalmente, Veronica, la figlia Barbara, e Patrizia D’Addario, descritta come segue: “una delle escort invitate a Palazzo Grazioli, che alla fine di giugno, forte di una serie di registrazioni affidate alla magistratura, svela la triste e lugubre realtà delle serate berlusconiane”. Ma non ci avevano spiegato che erano troppo allegre le serate a casa di Berlusconi? Adesso invece, la rivelazione: una realtà triste, e pure lugubre....E sorge un dubbio: che le serate a Palazzo Grazioli fossero tristi e lugubri perché c’era la D’Addario? Mah… La D’Addario come eroina, modello di comportamento civico che si affida alla magistratura (e se in futuro votasse Di Pietro?), come conferma il seguito del pezzo: “Perché queste donne hanno allora reagito, nonostante tutto?.....indipendentemente ancora dalle minacce e dalle accuse di ogni sorta che una escort può aspettarsi da parte dell’opinione pubblica ben pensante, compresa quella femminile. La questione non è tanto quella di capire le ragioni specifiche che hanno condotto queste donne a reagire ciascuna a modo suo. Nessuno può pretendere di entrare nell’intimo di ognuno di questi personaggi. Ciò che invece si può e si deve dire a livello generale è che non è certamente un caso che siano state delle donne, e non degli uomini, a avere il coraggio di aprire il vaso di Pandora”.

Non ci eravamo accorti, siceramente, del grande esempio  morale della D’Addario con la pubblicità delle sue – presunte – registrazioni. Ma la Marzano, bontà sua, ci spiega che “le feste e le escort sono emblematiche di una società che non permette alla donna di godere degli stessi diritti degli uomini”. In altre parole, se ci fosse stato pure qualche gigolò, allora sì, che andava bene…. A questo punto, nell’articolo si chiama tutti a raccolta, da Rousseau a Madame de Stael, Aristofane e pure Charlotte Corday, le mamme argentine e i desaparecidos: ma nonostante tutta questa bella gente,  a Repubblica ancora non hanno capito perché la nazione non si è ancora rivoltata contro Berlusconi, ma piuttosto si è scocciata di tante chiacchiere.

L’articolo finisce con un’invettiva: tutte con Veronica Lario, per essere come Antigone.

Sono sicura che tutto si aspettava la D’Addario, tranne che di diventare, proprio su Repubblica - il giornale degli intellettuali e dei politici radical chic - il simbolo del riscatto femminile.