Napolitano bis e B. vincitore

Napolitano bis e B. vincitore


Chi semina vento raccoglie tempesta, e questo è successo al Pd: hanno allevato i loro politici e i loro elettori a pane e odio, odio verso Berlusconi soprattutto, un nemico da demonizzare, delegittimare e annientare in tutti i modi, il suo partito e i suoi elettori impresentabili. Ma il loro odio li ha perduti, e il risultato è la dissoluzione del Pd: si sono autodistrutti perchè l’odio ha impedito di fare la cosa più ovvia, e cioè allearsi con il PdL per governare, e poi li ha portati a bruciare due dei loro candidati al Quirinale – Marini e addirittura Prodi, impallinati da odi incrociati e rivalse interne.

Matteo Renzi ha gettato la maschera, e si è rivelato un post-cattolico (come lo ha ben definito Giovagnoli su Repubblica) molto pericoloso (questo lo dico io), che per distruggere il suo nemico Bersani è arrivato a dire che come Presidente della Repubblica uno come Rodotà sarebbe stato meglio di Franco Marini. Sarà bene ricordarselo, d’ora in poi.

Un Bersani in lacrime ha ringraziato Napolitano, stasera, perché ha impedito la polverizzazione del Pd. Bersani ha dovuto supplicare Napolitano di dare la sua disponibilità ad un secondo mandato, perché non era in grado di trovare un nome su cui far convergere anche solo la maggioranza del Pd.

E adesso, giù il cappello a Berlusconi. Anche io pensavo che avrebbe fatto meglio ad andarsene, e lasciare tutto a Alfano. Avevo sbagliato. Si è dimostrato un vero leader, responsabile, uno statista. Adesso in Italia ha alle sue spalle l’unico partito che, pur con tutti i suoi evidenti limiti, si è dimostrato affidabile e compatto dietro di lui. Oggi la vittoria è la sua. Ed è lui che dobbiamo ringraziare ancora una volta se non abbiamo un governo zapatero: con la rimonta del PdL abbiamo evitato la brutta alleanza Bersani&Vendola - Monti (e Monti, ricordo, si è vantato di aver impedito a Berlusconi di vincere e governare, con la sua “Scelta Civica”). L’affondamento di Prodi è stato evidente grazie alla decisione di Berlusconi di non far partecipare al voto il PdL ieri: in questo modo i voti e le responsabilità di tutti gli altri sono stati più facilmente tracciabili di fronte agli elettori.

L’altra evidenza, purtroppo, è la scomparsa dei cattolici dal panorama politico: in tutta questa bagarre i cattolici in quanto tali non hanno fatto sentire la loro voce, praticamente scomparsa. Restano nel PdL il gruppo intorno a Roccella, Sacconi, Quagliariello – quelli della battaglia per salvare Eluana - e alcuni dentro Scelta Civica, che però includono pure quelli di Sant’Egidio, non certo noti per l’impegno sui principi non negoziabili.

E adesso, aspettiamo il governo.