mia lettera al Foglio sui presunti leaders cattolici

mia lettera al Foglio sui presunti leaders cattolici


Il Foglio 21.6.2012

IL CORRIERE DELLA SERA NON SI AFFATICHI TROPPO A SCEGLIERE IL LEADER CATTOLICO

Al Direttore.

Sono una cattolica militante, di quelli cresciuti a pane, parrocchia e comunità, e sono abbastanza scocciata dai tentativi a tavolino per trovare un leader politico di riferimento per noi credenti.

E’ dall’anno scorso che il Corriere della Sera, espressione di un establishment ben preciso, insieme ad alcuni intellettuali cattolici di vecchia data, indica e sostiene fortemente per questo ruolo Corrado Passera (dopo che Andrea Riccardi, diventato ministro, si è defilato), noto banchiere e adesso Ministro dello Sviluppo Economico, e ultimamente gli appelli si fanno sempre più pressanti.

L’accreditamento del leader passa attraverso operazioni costruite artificiosamente, che francamente per me significano ben poco: una sfilza di commenti positivi ed inviti ad entrare in politica, pubblicati sul Corriere a firma di personalità del mondo cattolico che spesso rappresentano solo se stesse, e ieri addirittura tappa ad Assisi, al Convento di San Francesco, che il Corriere racconta con involontari effetti comici.

Per quale motivo il fatto che un ricco banchiere vada a pregare pubblicamente sulla tomba del poverello di Assisi dovrebbe trasformarlo in un punto di riferimento per me?

Vivo a Perugia, e so bene che il Convento di Assisi ha ospitato di tutto, a partire dai variegati ospiti della marcia della Pace Perugia-Assisi. C’è stato Yasser Arafat, che quando morì fu compianto da Padre Nicola Giandomenico con le parole “Oggi è morto un costruttore di pace”, ma anche la Regina Madre Elisabetta I, come pure Bettino Craxi, e ci si è rifugiato Jovanovic Prieto, un “militante antimperialista" cileno, e potrei continuare con una lunga lista di ospiti che di cattolico avevano ben poco.

Ricchezza personale e vita privata per me contano poco, ma per molti altri cattolici sono significativi (credenti che proprio su questo hanno storto il naso davanti a Berlusconi): perché i milioni di Passera e il suo divorzio e successivo matrimonio civile dovrebbero dare meno fastidio dei patrimoni e delle famiglie sfasciate e ricomposte di tanti altri politici, che almeno conosciamo meglio?

Né è garanzia di cattolicità l’invito di Passera al Meeting di Rimini, noto per aprire le porte a tanti: da Napolitano, l’anno scorso, ai detenuti del carcere di Padova ed ai monaci della scuola Shingon del Monte Koya, fino a una lunga lista di personaggi del mondo della politica anche internazionale e dell’economia.

Non sono i pellegrinaggi pubblicizzati in luoghi simbolo e le sobrie preghiere sotto i riflettori a rendere riconoscibile un cattolico, e se Passera parla di valori, farebbe bene a spiegare quali sono, perché io ancora devo vedere su quali temi lui ha messo, o vuole mettere, la faccia. Che ha fatto quando c’era il referendum sulla legge 40? Che cosa pensava della vicenda di Eluana Englaro? Avrebbe aderito al decreto che il governo Berlusconi ha voluto, all’unanimità, per cercare di salvare Eluana? E sulla legge sul fine vita in parlamento, che intenzioni ha? E sul divorzio breve? E su famiglia e coppie di fatto?

Quello che pensano e che hanno fatto finora i politici su questi temi lo sappiamo. Quel che pensa lui, no. Su quel che vuole fare, buio pesto. 

Insomma: chi l’ha detto che i cattolici vogliono Passera? Chi dice che ci può rappresentare? Il Corriere della Sera? Io un leader in politica me lo scelgo a partire dal coraggio e dalla decisione con cui si spende pubblicamente e politicamente sui valori non negoziabili, ed è su quelli che giudico, come ci dice continuamente il Papa. Non credo di essere la sola.