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Oggi siamo a – 148.

Sto parlando dei giorni che mancano alla sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito: il prossimo 24 settembre, infatti, la Consulta si riunirà e se nel frattempo il parlamento non si sarà espresso a riguardo, l’aiuto al suicidio sarà depenalizzato, cioè non sarà più reato. Il che significa, di fatto, introdurre forme di morte medicalmente assistita in Italia – chiamatele eutanasia o suicidio assistito, la sostanza non cambia – o forse dovremmo dire introdurre “ulteriori” forme di morte medicalmente assistita in Italia, visto che con la legge 219, quella che chiamiamo “legge sul biotestamento”, è già possibile farlo, sospendendo trattamenti di sostegno vitale (ex. idratazione e alimentazione) su richiesta, sia diretta che con biotestamento, vincolante per il medico.

Nonostante la scadenza epocale, il parlamento tace.
O meglio, fa finta di occuparsene, perché ha avviato audizioni (informali) riguardo due proposte di legge sull’eutanasia, che però non c’entrano niente con quello che tassativamente ha chiesto la Consulta, con tanto di scadenza: cioè cambiare entro il 24 settembre prossimo l’articolo 580 del codice penale sull’aiuto al suicidio, e/o la legge 219, sempre per aprire a forme di suicidio assistito in Italia.

Lo sapevate? E, se si, sapete cosa il parlamento potrebbe fare per evitarlo? Se non lo sapete sentitevi pure giustificati: è normale, perché nessuno ne sta parlando, nessun leader dentro e fuori il parlamento, compreso il nostro mondo pro life.

E’ proprio questo, invece, il momento perché in parlamento si muovano i politici contrari al suicidio assistito, e si muovano in direzione opposta a quanto indicato dalla Consulta, modificando per esempio la 219: chiedendo che alimentazione e idratazione artificiale non siano considerati trattamenti sanitari, che il biotestamento non sia vincolante e quindi si introduca almeno l’obiezione di coscienza.

La battaglia va fatta comunque, perché la corte interverrà comunque se il parlamento non si muove (e questo fa capire quanto sia ridicolo parlare ancora di moratoria sui temi etici).

Ma al momento in parlamento c’è un silenzio assoluto su questo. Non parlano i partiti al governo, non parlano quelli di opposizione, e tace l’intergruppo famiglia e vita, che a questo punto dovrebbe spiegare la sua ragion d’essere: se non si vuole pronunciare neanche sul suicidio assistito, che ci sta a fare? Che io sappia, solo alcuni singoli volenterosi hanno depositato alcune specifiche proposte nella nostra direzione.

Nel silenzio assordante dei più, iniziamo noi a parlarne, e vediamo chi ci sta.

Cominciamo con due articoli: il primo è una intervista importante a Filippo Anelli, Presidente Fnomceo (Federazione Ordine dei medici). La consulta della Fnomceo ha elaborato un documento in cui si dice che per i medici continuerà a valere il codice deontologico: loro curano e si prendono cura dei pazienti, non ne procurano la morte.

Il secondo è un mio pezzo: in Canada, dove da qualche anno è consentita la cosiddetta morte medicalmente assistita, l’aiuto a morire è ormai considerato da molti un atto medico.