matrimoni gay e pillole

matrimoni gay e pillole


Due segnalazioni.

La prima: lamentele per le scarse vendite della cosiddetta "pillola dei cinque giorni dopo", per "colpa" del test di gravidanza obbligatorio (e negativo). Ho commentato la faccenda su Avvenire (Inserto E' Vita, come sempre).

La seconda: di seguito una mia lettera pubblicata oggi su Il Foglio, su matrimoni gay e conseguenze:

Il Foglio 22.9.2012

NEO CONFORMISMI

Radio3 sposa i matrimoni gay quasi senza contraddittorio e senza tirare le conseguenze

Al Direttore,

"Tutta la città ne parla" è un programma di Radio3 di cui sono stata ospite ieri, invitata a parlare di unioni gay a partire dalla notizia dell'apertura del registro per coppie di fatto a Milano. Gentili, in redazione. Peccato fossi l'unica voce, tra altre quattro a favore, contraria al riconoscimento di queste unioni.

Quattro voci monocordi, perchè il cavallo di battaglia degli altri ospiti - per esempio quello di Paolo Hutter, il primo a registrarsi a Milano, o anche di Claudio Rossi Marcelli - in sostanza si riduce a uno, il solito: il rifiuto del matrimonio omosessuale è una discriminazione, tutti abbiamo diritto a sposarci e, magari, ad avere figli. E qui, un cenno alle tre bambine di Rossi Marcelli e del suo partner, avute ricorrendo alla compravendita di ovociti e all'utero in affitto.

Tralasciando il "particolare" di quelle donne ridotte a contenitore biologico a pagamento di figli altrui - perchè di questo si tratta, ché la "solidarietà" e il "dono" sono solo un triste paravento - non sarebbe il caso di cominciare a tirare tutte le conseguenze di queste richieste?

I matrimoni omosessuali (il riconoscimento delle unioni è solo un passaggio intermedio necessario) hanno due giustificazioni: l'amore e l'idea di famiglia che nel tempo "si è evoluta". Benissimo. E allora: perchè limitare il riconoscimento solo alle coppie? La poligamia, per esempio, è una forma famigliare consolidata, dal punto di vista storico e geografico. Perchè negarla a chi, liberamente, vuole vivere quel tipo di unione? Si tratta di adulti consenzienti e consapevoli, no? Di famiglie poligamiche felici ce ne sono tante e, d'altra parte, molti autorevoli opinionisti (Jacques Attali, per citarne uno à la page) parlano di evoluzione dalla monogamia verso relazioni plurime e simultanee. Perchè allora discriminare amori plurimi, liberamente scelti, se ci sono pure figli di mezzo? Perchè la poligamia non può avere la stessa dignità del matrimonio gay, se amore e libera scelta sono l'unico metro? Negare quelle forme non è una forma di discriminazione verso tradizioni e culture - o desideri - che meritano di essere rispettati?

Quanto all'evoluzione della famiglia, con la fecondazione in vitro si possono avere più genitori (fino a quattro biologici e due sociali): allora, se c'è l'amore, perchè non riconoscere una famiglia allargata, numerando i genitori che lo chiedono?

Con mio marito, insieme a tre figli naturali, ne abbiamo un quarto in affido da diversi anni. Dovranno spiegarci, prima o poi, per qualche motivo i servizi sociali hanno sempre insitito sull'importanza della figura paterna e materna, distinguendo naturale e affidataria. Tutto sbagliato?

Assuntina Morresi