la strage di Orlando

la strage di Orlando


Ho scritto un pezzo, dopo la strage di Orlando, su l’Occidentale, che è stato titolato: “Le armi? L’omofobia? Tutto pur di non chiamarlo terrorismo islamico”.

Sono rimasta molto perplessa da diversi commenti postati nella mia pagina fb, specie dopo che si è diffusa la notizia che Mateen, il terrorista, frequentava il locale per gay dove poi ha messo in atto la strage, e che forse aveva tendenze omosessuali, secondo una intervista della ex moglie. Pare invece che la seconda moglie sapesse delle sue intenzioni, e addirittura lo avesse accompagnato sia a comprare le armi che a una “esplorazione” in un parco Disney, forse per verificare possibili bersagli. Un quadro confuso, quindi, e vedremo cosa accerteranno le indagini.

Ma le improbabili conclusioni che alcuni ne vorrebbero trarre è che Mateen era una persona instabile mentalmente, e che quindi l’islam non c’entra perché era pure gay.

Improbabili, perché:

1.     lui ha rivendicato di essere dell’Isis e il califfato lo ha confermato. Il dir. Dell’Fbi James Comey ha riferito che, casualmente, Omar Mateen ha conosciuto in una moschea della Florida il primo attentatore suicida americano. Se poi invece era uno instabile mentale e basta, e non c’entra l’Islam, allora non c’entra neanche l’omofobia: era instabile mentale e basta.

2.     Non so quanto fossero sani di mente quelli che hanno bruciato vivo il pilota giordano dentro la gabbia, o quelli che hanno bruciato le ragazze yazide, o quelli che sgozzano davanti alle telecamere e chi ne monta i filmati: seguendo questo ragionamento, dovremmo dedurre che l’Isis è un problema medico, un concentrato di persone con gravi disturbi mentali. Un’epidemia improvvisa?

3.     Se il terrorista avesse ucciso inneggiando al Ku Klux Klan, cosa avremmo detto? Che era matto, e basta? O che certe pericolose ideologie attirano i matti, e danno loro la motivazione ultima per fare le peggio cose?

4.     Per chiarire: io sono contro una diffusione delle armi come succede negli Usa, e la facilità con cui si può girare armati lì mi fa orrore, penso che sia una cosa che deve accadere solo in un campo di battaglia durante la guerra. Ma le armi non sparano da sole. Come ho già scritto, l’Isis non nasce dalla disponibilità delle armi, altrimenti dovremmo dire che l’11 settembre nasce dalla facilità di frequentare un corso per piloti, e che il pilota giordano è stato ucciso dai fabbricanti di fiammiferi e di liquidi infiammabili.

“Depistaggio antropologico” , l’ha chiamato Giuliano Ferrara, il tentativo di chiamare in causa cose che non c’entrano, per non guardare in faccia la verità: strage di terrorismo islamico.

E poi, l’ultima accusa, la più pesante: stiamo demonizzando l'Islam, non dobbiamo demonizzare l’Islam. E allora dico: è ovvio che la stragrande maggioranza di musulmani è gente pacifica, (altrimenti, visti i numeri, ci avrebbero già ammazzati tutti). Nessuno vuole chiamare in causa gente che non c’entra niente. Ma facciamo un paragone con qualcosa che conosciamo bene: la mafia e i siciliani. Non è vero che tutti i siciliani sono mafiosi, ovviamente. Ma se chi vive vicino ai mafiosi fa finta di niente, e gira la testa dall’altra parte, e non si pone il problema delle violenze dei clan, è un connivente della mafia, anche se dal punto di vista personale è l’uomo o la donna migliore del mondo. E lo stesso potremmo dire di tedeschi e nazisti durante la seconda guerra mondiale, e via dicendo. Se i musulmani non prendono consapevolezza del fatto che hanno al loro interno un problema enorme, se non si oppongono ai soprusi e agli abusi e alle violenze che nei loro paesi avvengono – basti pensare alla situazione delle donne e delle minoranze religiose e LGBT, per non dire del fatto che sono tutti musulmani i 10 paesi dove l’omosessualità è punibile con la pena di morte (da Il Foglio di oggi) – allora non possono dirsi estranei a tutto ciò e chiamarsene fuori, come se non la cosa non li riguardasse. Chi non si oppone alla violenza, e tace, diventa inevitabilmente un connivente, a prescindere dalle personali intenzioni e convinzioni.