La sentenza per Eluana

La sentenza per Eluana


L’immagine più impressionante, tre anni fa, era quella delle guardie che impedivano di entrare nella camera dove Terri Schiavo stava morendo lentamente per fame e sete, e che controllavano che nessuno fra coloro che avevano il permesso di avvicinarla le desse da bere.

Vedremo qualcosa del genere anche per Eluana Englaro?

Probabilmente no, perché i familiari di Eluana sono tutti concordi sull’opportunità di sospenderle la nutrizione artificiale (mentre per Terri Schiavo i genitori erano contrari, a differenza del marito, che riuscì a farla morire).

Ma l’opinione pubblica italiana no, non è concorde. Eluana è entrata oramai nelle nostre case e il suo sorriso coinvolgente ci è diventato familiare, nonostante i media abbiano troppo spesso parlato di lei a sproposito, dicendo che vive attaccata ad una macchina, dicendo che ha l’elettroencefalogramma piatto, chiamandola “non viva” e pure “non morta”, quasi fosse una fantasma, uno zombi, o, nella migliore delle ipotesi, una pianta di insalata (un vegetale). Ma se la Cassazione ha deciso che può morire, allora significa che è viva, perché da che mondo è mondo si muore da vivi.

Il commento alla sentenza di ieri l’ho scritto per il sussidiario, e lo trovate qua.

Vi segnalo anche l'intervista a Mario Melazzini, sempre sul sussididario.

E mentre continuano dichiarazioni e appelli di chi approva ma anche di chi condanna il pronunciamento dei giudici, comincia a delinearsi il problema di come eseguire la sentenza (in tutti i sensi). Se anche l’ospedale individuato in Friuli dovesse fare un passo indietro, sarebbe ben difficile trovare un’altra struttura pubblica disponibile ad ospitare Eluana per lasciarla morire.

La sentenza non è esecutiva: i giudici hanno semplicemente autorizzato suo padre a sospendere la nutrizione artificiale, e Beppino Englaro lo può fare in strutture pubbliche, private o anche a casa, purché adeguatamente attrezzato. Nessuno è obbligato a staccare il sondino ad Eluana.

E quale ospedale, quale hospice, quale struttura pubblica o privata sarebbe disposta a rimanere alla storia come quella in cui Eluana Englaro è morta per fame e sete dopo un’agonia di due-tre settimane, soprattutto se anche il Friuli, dopo la Lombardia e la Toscana, rifiutasse di collaborare all'applicazione della sentenza ?

Curioso pure questo chiedere il silenzio, adesso, da parte del padre di Eluana e di tanti che condividono la sua battaglia e l’esito del percorso giudiziario. Curioso cioè che a chiedere il silenzio siano proprio coloro che hanno portato, o contribuito a portare, il caso sotto i riflettori, facendone un caso pubblico.

Noi non siamo certo intenzionati a tacere proprio adesso, e la nostra battaglia perché Eluana viva siamo intenzionati a combatterla fino in fondo.