la guerra e una lettera (di un mese fa)

la guerra e una lettera (di un mese fa)


“Conquisteremo la vostra Roma, frantumeremo le vostre croci e renderemo schiave le vostre donne, con l’aiuto di Allah”. Lo ha detto Abu Mohammed-al-Adnani, il più noto portavoce dello stato islamico. E intanto dall’Africa i vescovi della Nigeria lanciano un grido di allarme: la nazione è in fiamme, assediata dagli islamisti di Boko Haram.  Sono guerre di terroristi islamici innanzitutto contro i cristiani: come si può negare questa evidenza? Un mese fa circa, giovedì 21 agosto, sul Corriere della Sera è stata pubblicata una bellissima e altrettanto lucida e drammatica lettera di Ronald Lauder, Presidente del Consiglio Ebraico Mondiale. La ripropongo, di seguito, mentre Obama ha – finalmente -  iniziato a bombardare l’Isis in Siria: Perché il mondo tace mentre i cristiani sono sterminati? In Europa e negli Stati Uniti abbiamo assistito a dimostrazioni di massa per la morte dei palestinesi usati come scudi umani come copertura per il lancio di razzi da parte delle organizzazioni terroristiche di Gaza. L’Onu fa le sue indagini e indirizza la sua attenzione solo su Israele. Ma il terribile massacro di migliaia e migliaia di cristiani nei modi più barbari è stato accolto con assoluta indifferenza. Le comunità cristiane del Medio Oriente e di parte dell’Africa centrale stanno scomparendo più o meno allo stesso modo nel quale in Europa ottanta anni fa gli ebrei furono uccisi o si diedero alla fuga. Poche proteste si levarono sulle campagne di epurazione naziste del 1930 prima che fosse troppo tardi, e come allora, il silenzio di oggi è altrettanto assordante. Gli storici guarderanno a questo periodo chiedendosi se le persone avessero veramente perso la ragione. Pochissimi i giornalisti che hanno potuto testimoniare in Iraq l’ondata di terrore simil-nazista che sta invadendo il Paese. Le Nazioni Unite sono state per lo più immobili. I leader mondiali sembrano impegnati in altre questioni in questa strana estate del 2014. Non ci sono “flottiglie” umanitarie in viaggio verso la Siria e l’Iraq. Perché le grandi celebrità e le invecchiate stelle del rock non sono preoccupate quando sono i cristiani ad essere macellati? Lo stato islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) non è una semplice coalizione di gruppi jihadisti. Si tratta di una vera e propria forza militare che è riuscita a conquistare gran parte dell’Iraq, con un modello economico vincente che diffonde in punta di lancia dispensando omicidi a sangue freddo. L’Isis prende soldi dalle banche ed usa estorsioni vecchio stile per finanziare la sua macchina di morte. Sistema che lo ha reso forse il più ricco gruppo terroristico islamico al mondo. Ma dove eccelle veramente è negli eccidi a sangue freddo che rivaleggiano con le carneficine medievali. Lungo il suo cammino l’obiettivo principale sono diventate tutte le comunità cristiane incontrate, purtroppo molto numerose. Un uomo di affari caldeo-americano di nome Mark Arabo intervistato dalla Cnn ha descritto questa scena in un parco di Mosul, “…decapitano bambini e mettono la loro testa su dei bastoni. Per ogni nuovo bambino ucciso, altre madri violentate e uccise, e i padri impiccati”. Ora, dove sono le proteste? Dove sono le grandi manifestazioni di massa con i cartelli e gli slogan urlati? Dov’è la rabbia e lo sdegno? In un discorso davanti a migliaia di cristiani a Budapest lo scorso giugno, ho fatto una promessa solenne: così come non rimarrò in silenzio di fronte alla minaccia dell’antisemitismo di destra e sinistra in Europa e Medio Oriente, non sarò mai indifferente alla sofferenza cristiana. Ebrei e cristiani leggono la stessa Bibbia, la loro religione condivide la stessa base comune e ora, purtroppo, essi condividono un tipo di sofferenza che li ha presi di mira per una e una sola ragione: muoiono a causa delle loro convinzioni. Muoiono perché sono stati presi di mira da assassini, perché sono indifesi e perché il mondo è indifferente alle loro sofferenze. Ma questo può e deve essere fermato. Invito i leader mondiali a riunirsi insieme, non per parlare, ma per agire. Abbiamo bisogno di una coalizione formata da uomini e donne di buona volontà per unirsi e fermare questo abominio. Non siamo impotenti. Scrivo questo come cittadino della più forte potenza militare sulla terra. Scrivo questo come leader ebreo che si preoccupa per i suoi fratelli e sorelle cristiani. Questa ondata di morte deve essere fermata. Ora.