in una galassia lontana lontana….

in una galassia lontana lontana….


“Domenica c’è Star Wars, magari dopo…”, ha risposto ironicamente su twitter un ragazzo alla chiamata del Califfo  (quello vero, quello dell’Isis) alle armi. E ha ragione (il ragazzo), dico io. E’ un ritorno imperdibile, quello di Star Wars e adesso che sicuramente tutti i fan storici hanno visto il settimo episodio, se ne può parlare. Non mancano i delusi, ma io non sono fra quelli. Anzi. Grande l’emozione nel vedere la scritta che scorre verso l’alto, per raccontarci quel che è accaduto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, così come è grande il tuffo al cuore all’apparire di Han Solo, nonostante si sapesse bene del suo ritorno. L’avrei tanto voluto abbracciare, lui (e pure Chewbecca) e con profondo, grandissimo dolore gli ho detto addio.

Nel 1977 avevo 14 anni, e questo settimo episodio è pensato per chi, come me, è stato affiancato nella sua giovinezza dai Jedi di Guerre Stellari, e ha sempre sognato di poter volare col Millennium Falcon, e di entrare in quel Bar strepitoso – il Bar di Guerre Stellari, mi ha fatto letteralmente impazzire, la prima volta al cinema - che JJ Abrams ha gentilmente replicato nell’Abbeveratoio in questo suo film, regalandolo a tutti quelli della mia età. Gliene sarò per sempre grata.

Non è solo una colossale, riuscita operazione commerciale: è volutamente la rivisitazione del primissimo, storico episodio – Guerre Stellari, appunto - per rassicurare tutti noi che siamo cresciuti accompagnati dalla sua colonna sonora, perché qualsiasi novità difficilmente sarebbe stata all’altezza del genio di Lucas, e ci sarebbe apparsa piuttosto come un triste e crudele tradimento. Non si può reinventare l’Odissea o, peggio ancora, aggiornarla: puoi solo raccontarla di nuovo.

La trama ormai la sanno tutti, inutile starla a ridire qua. E’ pieno zeppo di citazioni degli episodi precedenti, e per questo offre una seconda, ricchissima lettura a tutti gli specialisti del ramo (per esempio i miei due figli maschi che lo hanno già visto quattro volte a testa, anche in lingua originale, e uno di loro è andato alla prima all’Imax a Milano vestito da Jedi e con la spada laser, quella luminosa e sonora): per esempio quando Han Solo chiama “Ben”, sul ponte – grande momento, l’ha definito giustamente uno dei miei figli – o quando Rey sente le voci, mentre si avvicina alla spada nascosta, e sono quelle dei Jedi. Maestoso e struggente il finale con la spada offerta al Luke ritrovato: una promessa per il seguito.

Se non l’avete ancora fatto, andatelo a vedere. Vale la pena. Il Male c’è, ed è potente, ma non praevalebunt, perché c’è il Bene a combatterlo. Come accade da sempre, e non solo in quella galassia lontana lontana…