il voto alle prossime amministrative

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Ieri ho spiegato perché secondo me non serve un partito cattolico ma dobbiamo ricostruire un centrodestra, in cui i cattolici possano avere davvero voce in capitolo.

Diversi hanno commentato su fb, mi hanno scritto, telefonato. Alcuni d’accordo, altri no. Continuo quindi la discussione in merito, a partire dal commento – negativo - di Mario Adinolfi al mio post, che inizia così: “Leggo uno scritto di una che lavora a stretto contatto con il potere politico, è cattolica, cattolicissima…” etc.

Ricordo solo un’altra persona che (sull’Unità) mi ha attaccato usando lo stesso tono insinuante e le stesse definizioni, evitando di chiamarmi per nome e usando le parole “una” e “signora”, e persino l’aggettivo  “cattolicissima” con tono ironico, per rimarcare una distanza: era Carlo Flamigni, il ginecologo della fecondazione assistita, anche lui del Pd, un’appartenenza che evidentemente lascia tracce profonde. Solo che la distanza sul “cattolicissima” dall’ateo militante Flamigni me la aspetto, da Adinolfi no.

Mario Adinolfi non mi nomina, io invece si, e gli rispondo. Offrendo rispetto e chiedendo rispetto, per me e per le mie ragioni. E aggiungo solo che, per quanto riguarda la vicinanza alla politica, è quello che anche Mario ha fatto per tutta la vita, solo che io ho sempre rifiutato di candidarmi, a qualunque livello.

 Ma veniamo al dunque.

Anche io voglio votare – e l’ho sempre fatto – chi condivide le mie posizioni sulla questione antropologica. Ma nelle circostanze attuali, non basta: la persona giusta deve stare dentro il contenitore politico giusto, altrimenti anche il cattolico più convinto non funziona. Come ho cercato di spiegare ieri, nessun cattolico dentro il Pd  - ce ne sono parecchi, e sono cattolici veri – ha avuto la possibilità di incidere minimamente nella legge sulle unioni civili.

Su questo, anche lo stesso Adinolfi si era sbagliato: poco più di un anno fa, il 31 gennaio 2015, scriveva “Quella di oggi potrebbe essere una giornata  storica. Se, come sembra, Sergio Mattarella sarà eletto presidente della Repubblica italiana al quarto scrutinio una scuola politica, una identità culturale ben precisa, otterrà “l’accoppiata” tra Palazzo Chigi e Quirinale. La scuola politica è quella del popolarismo italiano fondato nel 1919 da un prete, don Luigi Sturzo. L’identità culturale è senz’altro la matrice cristiana. Mattarella è un cattolico e lo è anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Attenzione, non si tratta di due cattolici all’acqua di rose, di quelli che dichiarano vaghi riferimenti alla fede e poi affondano in comportamenti pubblici e privati più che discutibili. Stiamo parlando di due cattolici praticanti, da Santa Messa tutte le domeniche, da una moglie sola, non stitici di figli. E stiamo parlando di due popolari, di due figure rilevanti del fu Partito popolare italiano fondato da don Sturzo.

Questa duplice matrice è un unicum, mai nella storia Italiana si era verificata una condizione del genere sull’asse tra Palazzo Chigi e il Quirinale” e dopo aver parlato di Prodi, Scalfaro e Ignazio Marino, aggiungeva “Si può tranquillamente dire, però, che l’accoppiata Renzi-Mattarella è di altra pasta. Sì, continueranno da parte del presidente del Consiglio i vaghi accenni a una necessità di varare leggi che vadano nella direzione del matrimonio omosessuale “con un altro nome”. Dovrà pure tenere buono gli Ivan Scalfarotto, le Paola Concia, gli Aurelio Mancuso vari. Ma di certo se oggi dovesse arrivare l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica il varo concreto di una normativa contro la Costituzione e contro la famiglia naturale appare francamente poco probabile.”

Qua il testo completo: http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/01/31/politica/serviva-un-presidente-cristiano

Certo, tutti possiamo sbagliare. Basta riconoscerlo, e trarne le conseguenze sul piano politico.

Adinolfi, e probabilmente altri con lui, pensava, e mi pare pensi ancora, che sono le convinzioni personali a fare la differenza. Invece non bastano: la situazione italiana ci dice da tempo che è lo schieramento di appartenenza a decidere il peso delle convinzioni personali.

La priorità è ricostruire un nuovo centrodestra, non perché in quell’area ci sia un nuovo De Gasperi (magari!), ma perché è solo all’interno di quello schieramento che noi possiamo avere spazi e peso politico.

Un centrodestra nuovo, certamente, ma con chi?

Con Parisi a Milano e Marchini a Roma, rispondo io, perché Lega e Meloni possono al massimo essere alleati, ma non possono guidare una coalizione di centrodestra, sia per numeri che per contenuti “estremisti”. Più chiaramente: non possono guidarlo alla vittoria. E’ importante invece che adesso si voti chi ha più possibilità di vincere, e di ricostruire il centrodestra, e ci vorrà tempo.

E se voi del PdF Parisi e Marchini li combattete, se qualcuno pensa che Marchini è come Giachetti e la Raggi (quelli che viva la canna libera), allora chiedo: qual è la vostra strategia? Con un partito che se va bene avrà qualche punto percentuale, che si fa, dopo?

Per esempio: se a Roma andranno al ballottaggio Raggi e Giachetti, che si fa? E se andassero al ballottaggio loro due perché voi avete sottratto una piccola ma essenziale percentuale a Marchini o a Meloni, che si fa? E anche se si ottenesse un consigliere (secondo me impossibile, perché ci vuole, a Roma, almeno il 4.5%), poi che peso avrà questo straordinario successo sul piano nazionale, quello che veramente conta?

Riguardo al partito cattolico: quale pensate sia il bacino di elettori oggi? Quello della Dc degli anni Cinquanta? Qualcuno dice “facciamo il movimento 5stelle cattolico”. Ma i grillini hanno intercettato e interpretato la protesta contro la casta, e sono cresciuti perché hanno trovato consenso su questo. Quale consenso pensate di raggiungere, con un partito espressamente cattolico?

E’ su queste domande che chiedo riflessioni, risposte, argomenti, perché una discussione ci serve.