Il Parlamento deve tornare centrale

Il Parlamento deve tornare centrale

Qualche riflessione adesso che stiamo uscendo dall’emergenza acuta della pandemia e iniziamo il lungo cammino in terra incognita, in compagnia del Coronavirus. E’ un compagno che non vorremmo, una vicinanza cupa che siamo costretti a subire, è un po’ come quegli avvoltoi che inseguono dall’alto le loro prede, pronti a gettarvisi addosso in attesa di un passo falso, di un errore.

Tutti avvertiamo intorno una grande confusione. Incerti i dati, oscure le strategie sanitarie, scarse le certezze scientifiche: non c’è niente di chiaro. Viviamo in una grande torre di Babele su cui regna incontrastato il Coronavirus, pronto a spiazzarci. Che sta succedendo?

Nella crisi del contagio da Covid-19, un evento drammatico di portata storica da cui non sappiamo quando riusciremo a uscire e che non sappiamo ancora dove ci porterà, il Parlamento avrebbe dovuto essere in seduta permanente, non avrebbe dovuto chiudere mai, perché tutte le decisioni si dovevano prendere lì, nel cuore della nostra democrazia. Un Parlamento al completo, con le commissioni funzionanti ad audire gli esperti – sì, perché gli esperti servono, eccome se servono, ma il primato deve essere della politica, che fa la sintesi e decide a nome del popolo sovrano che lo ha votato.

E invece che abbiamo visto? Un Parlamento che ha deciso di autolimitarsi, con la surreale, incomprensibile complicità di maggioranza e opposizione: ma vi rendete conto che i gruppi politici hanno deciso di limitare il numero dei parlamentari presenti perché così sono distanziati?????

Le proposte per risolvere il problema logistico del distanziamento dei parlamentari c’erano, ed erano tutte praticabili: dall’utilizzo del palazzetto dello sport di Roma alla informatizzazione del voto (come ha fatto il parlamento inglese, che di storia alle spalle pure ne ha parecchia). Avrebbero dovuto esserci tutti, i parlamentari, sempre, e discutere, ascoltare, e poi VOTARE i provvedimenti. E noi avremmo potuto capire cosa stava succedendo, e di cosa si stava discutendo e chi proponeva cosa e come, e via dicendo. Si chiama democrazia. E noi votiamo per avere questo.

Invece no: vanno a turno a ratificare quel che il governo decide, e poi magari protestano e minacciano le piazze. MA QUALI PIAZZE? IL PARLAMENTO E’ LA NOSTRA PIAZZA!

Per capire a che punto siamo arrivati, riporto di seguito uno stralcio di un pezzo di Stefano Ceccanti, noto costituzionalista, che ha spiegato cosa è successo in Senato, la settimana scorsa:

la cosa più sconcertante sono state le modalità con cui è avvenuto il più grave strappo alle regole perpetrato durante l’emergenza e sin qui mai capitato. Al Senato, in sede di conversione del decreto legge Cura Italia, proprio su richiesta di un capogruppo dell’opposizione – accolta dagli altri capigruppo, al fine di consentire il più rapido rientro a casa dei senatori – le dichiarazioni di voto e le stesse votazioni sulla fiducia si sono svolte senza che fosse stato definito il testo del maxi emendamento, e quindi senza che il governo avesse formalizzato la posizione della fiducia (che riguarda sempre un ben preciso testo di legge), tanto che la presidente Casellati non ha potuto evitare di scusarsi esplicitamente per quanto accaduto. Con l’aggravante ulteriore che il testo del maxi emendamento è stato ulteriormente modificato, dopo il voto di fiducia, addirittura fino al giorno successivo!

Cioè maggioranza e opposizione si sono accordati per votare la fiducia su un testo non ancora completo perché, evidentemente, ormai anche l’opposizione non crede al proprio ruolo parlamentare.

Se non è il Parlamento a decidere, se i provvedimenti non vengono discussi nella sede istituzionale che deve farlo, allora le informazioni sono quelle che trapelano dai giornali, frammentate e incerte, e non si capisce mai di cosa effettivamente si sta parlando, e in che termini.

Alla faccia dei cinque stelle – la più grande sciagura in Italia dopo il Coronavirus – che volevano tutto in streaming, quelli che uno vale uno, ma ve li ricordate? Adesso fanno decidere tutto a oscure task force, si sono riempiti di esperti come mai successo nella storia repubblicana: esperti che non sappiamo quando si riuniscono, di cosa parlano, perché stanno lì, e soprattutto esperti che non rispondono a noi cittadini, ma non perché sono cattivi: non si sono certo autonominati, ma sono andati a cercarli i politici, ormai inconsapevoli di cosa sia la politica, svuotata del suo significato e compito.

Ho votato chi adesso è all’opposizione e pretendo che quel ruolo venga svolto anche in mio nome. In Parlamento.