due segnalazioni

due segnalazioni


La prima, un'intervista al Ministro Lorenzin sulla fecondazione eterologa, su Avvenire: "Con questa eterologa, coppie a rischio.  La seconda: una mia lettera al Foglio, con risposta di Giuliano Ferrara: Al direttore - Leggendo il pezzo di Matteo Matzuzzi su “Le pecore di Bergoglio”, c’è una cosa che non capisco. Se l’80-85 per cento delle coppie che vive a Barracas, e comunque la maggioranza di quelle dell’America latina, convive senza sposarsi, perché poi dicono che il problema è la scarsa accessibilità ai tribunali ecclesiastici per ottenere l’annullamento del matrimonio? Quanti saranno i matrimoni da annullare, sul restante 15-20 per cento? E comunque se l’85 per cento convive, e per il 15 per cento si pone addirittura il problema dell’annullamento del matrimonio, le cose sono due: o ci rassegniamo al fatto che il sacramento del matrimonio ha perso il suo valore, oppure bisogna cominciare a farsi qualche domanda sull’impostazione pastorale. E d’altra parte, se la situazione è quella prospettata nell’articolo, cioè quella del matrimonio come scelta residuale – in America latina non si sposano più, in Europa divorzi e convivenze aumentano, e l’eccezione italiana sta svanendo velocemente – dobbiamo chiederci se questo sia il frutto di una criminalizzazione sessuofoba, oppure se sia la tendenza inevitabile della post modernità. Ma allora bisogna scegliere se mantenere l’idea forte del matrimonio, specie di quello cristiano indissolubile, oppure se assecondare la deriva dei tempi. Assuntina Morresi Il matrimonio in occidente è in crisi, ovvio. Non solo nelle megalopoli della miseria. E’ sciupato dalla mancanza di fede, in senso religioso e laico. Andare dal sacerdote e celebrare in chiesa, celebranti gli sposi, un sacramento, è cosa complicata per le coscienze contemporanee. Ma è complicato anche dare una regola e misura civile all’unione tra uomo e donna, secolarizzare un concetto teologico. L’importante è volersi bene, dice con ironia un mio amico dei lassismi dolci del tempo. E’ il trionfo dell’amore. Strano trionfo. Ariosto nel Cinquecento, tra ottave di spinto femminismo, difendeva i diritti della donna adultera dall’insulto del populazzo, con tocco cavalleresco. Sono pronto anch’io, a patto che mi si dia, del gran poema, anche la grazia infinita dell’infinita fedeltà, fino alla pazzia.