due interviste

due interviste


La prima, da il sussidiario.net, ad Edward Green, Direttore dell'AIDS Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies.

La seconda da Avvenire:

Avvenire 20.3.2009

Paola Germano, responsabile del programma «Dream» di Sant’Egidio

 «Ma ha chiesto cure gratis, in sintonia con la scienza»

 Andrea Lavazza  « Gli attacchi al Papa sul tema dei profilattici nella lotta all’Aids sono sorprendenti, per l’ampiezza e per il merito. In questo momento, chi ( come noi medici) è in prima linea contro la malattia si sente circondato da molta approssimazione, che può penalizzare il nostro lavoro sul campo. Alla fine a rimetterci davvero rischiano di essere i malati. Ma non per le parole del Papa. C’è anzi una novità radicale nel discorso di Benedetto XVI. E cioè che esiste un diritto umano fondamentale, quello alle cure per l’Aids, cure gratuite, da garantire a tutti. Si tratta della via più efficace per sconfiggere davvero la pandemia, e rendere efficace la prevenzione. Per di più in sintonia con la scienza».   Che cosa ha detto veramente il Papa, al di là dei fraintendimenti?  Ha affermato che l’epidemia di Hiv si ferma con le cure e con le cure gratuite – s’infervora Paola Germano, medico responsabile del progetto anti-Aids 'Dream' della Comunità di Sant’Egidio –. Per più di un decennio il pensiero unico e l’approccio unico, anche delle grandi agenzie internazionali, è stato 'condom per tutti'. Ma recentemente la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha rimarcato come sia l’accesso ai farmaci da parte del maggior numero possibile di persone la prima strategia per combattere il contagio. D’altra parte è successo così anche in Italia.  Ci spieghi meglio. Chi è in cura con gli antiretrovirali ha minori possibilità di diffondere il virus?  Esattamente. Quando il 95% della popolazione infetta è sotto trattamento, il processo di contagio rallenta moltissimo. È per questo che nel nostro e in altri Paesi ricchi l’emergenza è stata messa sotto controllo.  Quindi puntare tutto sul profilattico non è la soluzione?   Si guardi all’Europa dell’Est, dove è stata fatta una massiccia campagna di prevenzione fondata sul preservativo. L’Aids è cresciuto in maniera esponenziale. Il condom, da solo, non basta di certo. In tutta questa vicenda, vi sono schemi occidentali che non si misurano con la realtà: ovvero la debolezza della donna africana rispetto all’uomo, le resistenze culturali, ma anche il fatto che un numero significativo di nuovi contagi avviene per infezioni ospedaliere o con le lame dei riti di iniziazione o con siringhe riutilizzate...   Qual è la linea d’azione più efficace?  Potrà sembrare sorprendente a chi si muove dentro un pensiero unico, ma è proprio quella che ha indicato il Papa. C’è il discorso morale di ordine superiore, proprio del suo magistero, e c’è la necessità di rendere accessibili le cure a quante più malati possibile. È su questo punto che i governi dovrebbero fare una vera autocritica. Se le cure e gli esami per un anno costano 600 dollari, come potrà pagarli una persona che ha un reddito magari di due o tre euro al giorno, quando non inferiore. Non dimentichiamo poi che, fino a pochi anni fa, i brevetti, strenuamente difesi dalle aziende farmaceutiche americane ed europee, tenevano altissimi i prezzi dei farmaci. Ora, con i prodotti generici indiani, i costi sono scesi.  Anche i dati epidemiologici sembrano dare ragione al Pontefice?  È vero che nelle campagne, dove vi è meno promiscuità, anche per il controllo familiare, il contagio risulta limitato, mentre nelle città, con fenomeni diffusi come la prostituzione, la percentuale dei malati è superiore.  La vostra esperienza come 'Dream' che cosa vi ha insegnato?  Che bisogna stare vicino alle persone, fare informazione per vincere i pregiudizi – quelli ad esempio che legano l’Aids alla stregoneria – e convincere la gente a sottoporsi ai test. Soprattutto, che è sbagliato cercare di imporre categorie estranee. Come si può parlare di profilattici a donne poverissime, che magari vivono in un contesto di poligamia e sono in competizione per la sopravvivenza con altre donne? In quella situazione, chi farà più figli avrà più attenzione dal marito. Se non si sa questo, si può anche attaccare il Papa, ma non si aiuta davvero chi è colpito dalla malattia. Tanto più che un altro aspetto induce a considerare tutta la polemica come essenzialmente ideologica.  A che cosa si riferisce?  Ad esempio, al fatto che per anni il governo sudafricano ha sostanzialmente ignorato l’emergenza Aids, propagando una follia scientifica dalle conseguenze tragiche per la popolazione, ovvero che il virus si potesse combattere con l’aglio. Quasi nessuno ha gridato allo scandalo come si è fatto in questa occasione. Eppure, è stata una condotta che ha prodotto enormi danni al Paese. È la prova che ci sono due pesi e due misure.