detto non detto nelle elezioni siciliane

detto non detto nelle elezioni siciliane


1 Novembre 2012

Per capire cosa sia successo con le elezioni in Sicilia non basta sapere che Crocetta ha vinto.

Ci sono cose dette, e soprattutto non dette esplicitamente, ma note, che fanno meglio capire quel che effettivamente è successo. La spiegazione è un po’ lunga, ma per giudicare bene dobbiamo prima capire bene: Sicilia e Lombardia sono adesso i due “laboratori politici” per disegnare il futuro, e noi dobbiamo capire cosa è questo “nuovo che avanza”. Il risultato delle elezioni dice che la Sicilia NON è il laboratorio dell’accordo Pd-UdC, perchè le cose stanno altrimenti. Vediamole.

Cominciamo con il NON DETTO. L’ha scritto il Corriere della Sera ma un giorno solo, senza rilievo e con pochi numeri. In generale la notizia è passata sotto silenzio, e invece va detta e spiegata. Gianfranco Miccichè, leader di “Grande Sud”, candidato alla presidenza della regione, NON farà parte del consiglio regionale siciliano, perché non è stato eletto. Ha preso, nella sua Palermo, 1535 preferenze. I due eletti nella sua stessa lista – tanto per capire la differenza nei numeri – sono Riccardo Savona con 8009 preferenze, e Edy Tamajo con 5107. E’ rimasto fuori Francesco Mineo, con 3304 voti, più del doppio di quelli di Miccichè. E dire che alla sua lista “Grande Sud” a Palermo sono arrivati ben 31.789 voti, e in tutta la Sicilia ha raccolto, come candidato presidente 312.112 voti (15,41%).

E’ una notizia molto importante, perché è stato lui la causa della spaccatura del centro destra siciliano, quella spaccatura che ha fatto vincere la sinistra. Miccichè è quello che nel 2001 è stato considerato l’artefice del famoso “cappotto”, 61 deputati a Berlusconi, 0 alla sinistra. Lo chiamavano il vicerè.

Parliamoci chiaro: se ha preso così poche preferenze, rimanendo totalmente fuori dalla politica regionale è perchè qualcuno da cui doveva essere votato, all’ultimo, probabilmente grazie al voto disgiunto, ha deciso di non mettere la croce sul suo nome. C’è stato uno spostamento organizzato di voti, insomma, perché è sinceramente difficile pensare cheun politico noto e importante come lui, candidato presidente regionale, la cui lista ha preso più di trentamila voti, non sia riuscito ad essere eletto. E la notizia è stata coperta da un silenzio incredibile.

Ricordiamo perché la spaccatura della destra ruota intorno a lui: Berlusconi aveva indicato Miccichè come candidato alla regione per il PdL. Ma su di lui il partito si è spaccato, e ha pesato in maniera decisiva il forte, antico contrasto con Angelino Alfano. E allora Miccichè ha indicato il nome di Nello Musumeci come candidato Presidente, nome su cui c’è stato l’OK del Pdl. Una volta ufficializzata la candidatura Musumeci, Miccichè si èsfilato dall’accordo, e il Presidente uscente Raffaele Lombardo (uscente perchè sotto processo, e per questo si è andati alle elezioni anticipate) ha deciso di sostenere la candidatura autonoma di Miccichè, mettendo il suo partito (Mpa) nella coalizione che sosteneva Miccichè Presidente. Ma evidentemente questa candidatura non è stata veramente sostenuta, altrimenti non si spiegano quelle poche preferenze all’ex vicerè. (Apriamo una parentesi per ricordare che Toti, il figlio di Raffaele Lombardo, ragazzo di 24 anni che frequenta l’università a Roma, è stato eletto con 9633 voti, che evidentemente gli sono stati girati dal padre, a Catania).

La cosa è importante, perché Crocetta non ha la maggioranza per governare la Sicilia, e l’unico gruppo a cui si può rivolgere per raggiungerla è quello della “coalizione Miccichè”, che quindi diventa fondamentale per il governo regionale, e questo era l’obiettivo di Miccichè: diventare l’ago della bilancia per il governo della Sicilia. Crocetta avrebbe dovuto trovare l’accordo con Miccichè, se questi fosse stato eletto, ma così non è stato, equindi Crocetta avrà come riferimento naturale….Lombardo (che ha pure il figlio dentro). Ancora lui.

Insomma: tutto cambia, perché niente cambi: il pallino, in Sicilia, ce l’ha ancora Raffaele Lombardo, che può condizionare molto Crocetta, mentre Miccichè, artefice della sconfitta di Berlusconi, è rimasto bruciato, umiliato dai voti, addirittura non eletto, fuori dai giochi.

CONTINUIAMO CON IL DETTO, perché serve a capire quel che sta succedendo. L’ha suggerito Aldo Grasso, sul Corriere, ieri, che parlando di Crocetta ha buttato là: “forse bisognava chiedergli che ruolo ha avuto la mafia nella massiccia astensione”. Già, perché l’abnorme astensione ha favorito Crocetta, che i sondaggi davano fino a un certo punto dietro a Musumeci di 5 punti. La risposta ad Aldo Grasso arriva oggi dall’Espresso: la mafia ha scelto l’astensione. La prova? Riportiamo quella fornita dal settimanale:

“Per far comprendere meglio ciò che è accaduto in Sicilia basta dire che su 7.050 detenuti hanno votato solo in 46: si tratta di carcerati comuni e non di mafia. All'istituto di pena di Pagliarelli a Palermo dove si trovano rinchiusi i mafiosi, su 1.300 detenuti solo uno si è presentato al seggio elettorale, ed è in custodia cautelare per reati che non sono quelli per mafia. Stesso identico atteggiamento a Catania, Agrigento e Caltanissetta. Uno scenario che ribalta, anzi trasforma ciò che in passato è stato fatto proprio dai detenuti che facevano la fila in carcere per votare il proprio candidato che in gran parte dei casi risultava essere quasi sempre lo stesso o dello stesso partito.”

Qua il testo intero.

Insomma: certo, il PdL ha avuto un tracollo e il Pd ha perso di meno. Ma i giochi non sono stati, e non sono, quelli che possono sembrare. E adesso: Crocetta, che si è presentato come l’antimafia, dovrà allearsi, anche se in modo non esplicito, con Lombardo, cioè il politico siciliano più chiacchierato e opaco, oltre che indagato. E i grillini, che faranno? Questo è il motivo per cui adesso Crocetta ha detto “non cercherò alleanze ma voti provvedimento per provvedimento”: cerca di compromettersi il meno possibile.

Ripetiamo: per tutti questi motivi la Sicilia NON è il laboratorio dell’accordo Pd-UdC, ma il laboratorio del gattopardismo del tutto cambia perché niente cambi. In nome dell’antimafia, e del secondo governatore regionale omosessuale dichiarato.