ddl affido condiviso: prime audizioni

ddl affido condiviso: prime audizioni

Oggi sono iniziate le audizioni per il ddl sull’affido condiviso. Di seguito alcune agenzie

(Public Policy) – Roma, 23 ott – Sull’affido condiviso “non c’è una mancanza di strumenti, una legge già c’è. Alcuni temi, come i tempi in cui i figli possono stare con i due genitori, sono stati già affrontati. Il problema è di rendere esecutivi questi principi”. A dirlo Maria Masi, avvocato del Consiglio nazionale forense, in audizione di fronte alla commissione Giustizia al Senato sul ddl affido (a firma del leghista Simone Pillon). (Public Policy)

(Public Policy) – Roma, 23 ott – “La doppia residenza” o il “doppio domicilio” per i figli minori di famiglie separate o divorziare “è inutile e difficile da gestire”. A dirlo Maria Masi, avvocato del Consiglio nazionale forense, in audizione di fronte alla commissione Giustizia al Senato sul ddl Affido a firma del leghista Simone Pillon. Una norma del genere – ha aggiunto – “non tiene conto delle esigenze reali, del lavoro di entrambi i coniugi, l’ubicazione delle casa dove la famiglia ha vissuto”. (Public Policy)

Lo Stato, con il ddl Pillon, “entra in modo pesante nella famiglia, con addirittura la stesura di un ‘piano genitoriale’ che possiamo immaginare quando sarà arduo da scrivere, in cui si indichi i luoghi frequentati dai minori, i figli, il percorso educativo, pure le frequenze amicali e i bilanci”. A dirlo Luigi Sini dell’Organismo congressuale forense in audizione di fronte alla commissione Giustizia al Senato sul ddl Affido (a firma del leghista Simone Pillon). La proposta di legge “poggia su un’idea non condivisibile – aggiunge l’avvocato di Ocf – ovvero l’analisi clinica delle prassi applicative vigenti, sicuramente migliorabili”.

(Public Policy) – Roma, 23 ott – Sulla violenza domestica “invece che rimettere al giudice la verifica, e ha gli strumenti per farlo, si introduce una sorta di presunzione che è davvero pericolosa”. A dirlo Luigi Sini dell’Organismo congressuale forense in audizione di fronte alla commissione Giustizia al Senato sul ddl Affido.

Affido: avvocati smontano ddl, ‘contro Carta e non tutela minori’ = (AGI) – Roma, 23 ott.

Gli avvocati smontano, pezzo per pezzo, il ddl Pillon sull’affido condiviso e ne evidenziano i rischi, a partire dalla mancata tutela dei minori a quello di acuire le conflittualita’. Non ultimo, gli avvocati, ascoltati oggi in commissione Giustizia del Senato, mettono in guardia dal rischio di incostituzionalita’ di alcune norme contenute nel testo. Tra i punti critici individuati, la parita’ dei tempi di affido imposta per legge, l’obbligo di mediazione, gli aspetti economici.

Maria Masi, del Consiglio nazionale forense, ha spiegato: “A nostro avviso il problema non e’ la mancanza di strumenti, perche’ ci sono, c’e’ una legge sull’affido dei minori che abbiamo fatto fatica a metabolizzare. Il problema e’ rendere esecutivi e effettivi i principi contenuti in quella legge che parla di residenza privilegiata e collocazione dei figli, e riteniamo che non sia punitiva la richiesta di collocazione del minore presso il papa’ o piuttosto la mamma perche’ non dovrebbero esistere preclusioni” sul a chi affidare i figli, e inoltre “il tempo minimo di visita e’ a garanzia del genitore che non ha con se’ il figlio”. Insomma, le norme gia’ esistono: quanto al mantenimento, “sicuramente e’ necessario un maggiore equilibrio che oggi potremmo gia’ avere con gli strumenti a disposizione”. Quanto a un altro dei punti controversi del ddl Pillon, relativo alla casa di residenza, “il testo del ddl da’ per scontato che entrambi o genitori abbiamo la possibilita’ di avere case autonome, ma cosi’ le spese inevitabilmente si moltiplicano”.

Ma e’ soprattutto sul fronte della tutela dei minori che per il Consiglio nazionale forense il ddl presenta le maggiori criticita’: i minori, con la parita’ del tempo da suddividere egualmente tra i due genitori “avrebbero un ulteriore disagio con la doppia residenza e in maniera inutile si aggravano situazioni gia’ difficili da gestire. Il ddl poi non tiene conto delle situazioni reali, ad esempio il lavoro, la collocazione delle case, la scuola”. Infine, sul punto della mediazione obbligatoria, appare come una “sorta di commissariamento”. In conclusione, “abbiamo la sensazione che si abbia la necessita’ di una riforma sotto il profilo procedurale piu’ che di nuove norme. Tutti auspichiamo un giudice unico per la famiglia e l’uniformita’ di rito senza gravare ulteriormente su procedimenti complessi”. (AGI)

Per Luigi Sini, Organismo congressuale forense, “l’intento del ddl appare quello di una degiurisdizionalizazione delle crisi familiari per rimettere al centro la famiglia e i genitori, tuttavia l’intero impianto si pone in evidente contrasto con le finalita’ che restano solo meramente dichiarate e non perseguite con un articolato capace di aumentare il contenzioso”, per di piu’ “aggravando di ulteriori costi le famiglie”. Il ddl disconosce l’ambito forense, e’ un’altra critica al testo, a favore dell’assistenza tecnica, una cosa “non dico utopica ma – aggiunge – forse impossibile, e pone in secondo piano le parti e il minore”. Nel ddl “sembra che lo Stato entri in maniera pesante nella famiglia, addirittura imponendo un piano genitoriale complesso da stilare addirittura le frequentazioni amicali”. Non condivisibile neppure il presupposto del ddl: sicuramente migliorabili leggi attuali. Per l’Ogf “l’Affido paritetico, la bigenitorialita’ viene perseguita in maniera ossessiva a scapito dell’interesse dei minori, che invece deve orientare il legislatore. Nel testo non si tiene conto che l’Affido condiviso in Italia e’ gia’ una realta’ consolidata, ma non significa suddivisione paritaria dei tempi di permanenza e il ddl non tiene conto della diversita’ dei casi e soprattutto dei casi frequenti di violenza domestica e non tiene conto della giurisprudenza di merito con spazi di frequentazione sempre piu’ ampi grazie all’affidamento ai padri”. Insomma, “il collocamento paritetico e’ certamente auspicabile ma di scarsissima applicazione pratica, non tiene conto delle diverse eta’ dei bambini, della diversa collocazione delle case dei genitori, della ubicazione della la scuola: sembra che la legge vada a regolare casi particolari ma non la generalita’ delle ipotesi che noi avvocati ci troviamo ad affrontare”, con la conseguenza che “la stabilita’ dei bambini verrebbe sicuramente compromessa, e costi ulteriori a carico dei genitori per ad esempio il doppio materiale scolastico, vestiario, a meno che non si pensi che questi bambini ogni 15 giorni si portino dietro tutto”. Il testo quindi “sembra rispondere piu’ al diritto del genitore per interessi economici che all’interesse del minore”. Infine, il tema della “violenza domestica: nel ddl ci sono gravi elementi, ed appare contrario all’articolo 48 della convenzione di Istanbul che vieta la conciliazione dove ci sono violenze domestiche. Non solo: aumenterebbe le conflittualita’. Siamo assolutamente contrari alla mediazione familiare obbligatoria, anche studi scientifici dicono che funziona esclusivamente su base volontaria. Il testo del ddl insinua il dubbio che possa esserci anche in ipotesi di divorzi consensuali, se non e’ cosi’ bisognerebbe metterlo espressamente”

Anche Antonio De Notari Stefani, presidente nazionale dell’Unione camere civili, boccia di fatto il ddl Pillon: “condivido quanto detto precedentemente. Ci sembra che il ddl non abbia colto un problema grave: il minore che si sposta dal genitore affidatario a quello non affidatario sente un grave disagio e finisce con individuare il genitore non affidatario come la fonte del disagio ma per eliminare questa oggettiva disparita’ nel ddl viene suddiviso il disagio in modo paritario fra i due genitori aumentandolo. Il nomadismo non e’ piu’ nei nostri cromosomi, e’ stato abbandonato da tempo e invece vedo il bambino che si sposta con i suoi giocattoli, i suoi libri, i suoi vestiti ogni 15 giorni… questo e’ il vero problema di fondo del ddl”.
Quanto alla mediazione obbligatoria, “il ministro della Giustizia ha detto che il ministero sta rilevando che in alcuni casi ha funzionato in altri non ha funzionato per nulla e quindi stanno elaborando i vari casi per capire. Qualsiasi ipotesi ulteriore di mediazione obbligatoria deve avvenire a valle di quell’analisi”.

Sono poi stati auditi singoli avvocati esperti in materia: per Annamaria Bernardini De Pace “questo ddl obbliga i genitori a seguire insieme un ipocrita tentativo di mediazione che viene definito volontario”. La bigenitorialita’ cosi’ come prevista dal testo “rende i figli itineranti, aggrava i problemi economici amplificando la distanza tra il partner economicamente debole e quello forte. E’ un ddl scritto malissimo e spesso incomprensibile. Dove si ricava il principio che la divisione paritetica dei tempi realizza il benessere dei minori?”, chiede Bernardini De Pace. “I tempi paritetici accontentano solo i genitori, in particolare quelli vendicativi, quelli che non vogliono pagare. Bigenitorialita’ non vuol dire parita’ di tempo e spesa, ma pari responsabilita’”. L’avvocato poi evidenzia il rischio incostituzionalita’ della mediazione familiare obbligatoria in quanto “coattiva, mentre l’articolo 24 della Costituzione parla di diritto inviolabile dei cittadini ad agire in giudizio, quindi viola gravemente il diritto alla giustizia”.
Per Bernardini De Pace “il ddl rende ancor piu’ bellicoso il giudizio. Superflui e disorganici i primi 6 articoli. Doppio domicilio? Come si sceglie la scuola? Insomma e’ un ddl sicuramente adultocentrico, mentre i bambini sono senza un punto di riferimento, sempre con la valigia in mano, nomadi con continuo replicare come direbbero gli psicologi del senso di perdita, come se si potessero risolvere con un algoritmo i problemi di una separazione e i bambini dovrebbero portare con se’ tutto quanto essenziale per la quotidianita’ o avere tutto doppio con un inutile o impossibile dispendio economico, senza tener conto delle differenze di stipendio tra i due genitori, dove spesso la donna guadagna molto meno e senza neppure la casa di residenza affidata”. In conclusione, si riscontra una “evidente misoginia nel ddl”

Per l’avvocato Marcello Adriano Mazzola, voce che si discosta dal coro dei colleghi, invece il testo Pillon mostra delle positivita’: innanzitutto “il ddl ha aperto il vaso di Pandora del diritto di famiglia” dove c’e’ una legge datata 12 anni che di fatto e’ “inapplicata, con l’affidamento mai sostanzialmente ne’ materialmente condiviso: i dati lo confermano, il 94% dei figli vengono affidati a un solo genitore, il genitore collocatario che normalmente e’ la madre, che ha diritto alla casa e all’assegno perequativo quasi mai calibrato sulle reali esigenze del figlio”. Quanto all’istituto della mediazione, “ha senso nel diritto di famiglia renderla obbligatoria perche’ puo’ servire a riaprire un dialogo minimo tra i genitori che deve essere mantenuto nell’interesse supremo del minore. Risolvera’ tanti casi? Non penso, ma anche un 10% saranno comunque un risultato apprezzabile perche’ i genitori eviteranno una feroce battaglia per anni in aule dei tribunali disintegrando gli interesi del minore. Quindi, merita assoluta attenzione. Il ddl non indica strade completamente nuove, ma si propone due obiettivi condivisibili: spegnere la conflittualita’ tra separandi e organizzare la gestione per il futuro della conflittualita’ all’interno della famiglia e questo va a vantaggio dei figli”.

Di avviso completamente opposto l’avvocato Pompilia Rossi: “Se e’ positivo l’intento di porre al centro la famiglia, positiva la finalita’ di non delegare a terzi la vita dei figli, al tempo stesso devo dire che la modalita’ di attuazione degli obiettivi non e’ positiva perche’ basata sull’applicazione di uno schema estremamente rigido e precostituito che prescinde dal dato reale che ogni caso e’ diverso dall’altro nel diritto di famiglia e il ddl forse va nella direzione in cui l’interesse del minore non e’ molto considerato”, mentre “la Corte costituzionale in piu’ sentenze ha dichiarato che la decisione deve essere presa in base al caso concreto” Per l’avvocato Rossi, poi, “la mediazione familiare non puo’ essere obbligatoria”. Quanto ai tempi paritetici, “la possibilita’ del giudice di decidere caso per caso”, come avviene oggi, “puo’ far si’ che si applichino alcuni punti del ddl, ad esempio considerando l’eta’ dei figli non piu’ piccolissimi, in caso di reddito paritetico, di abitazioni vicine, l’autorita’ giudiziaria gia’ lo fa ma sulla base della volonta’ dei figli. Diversa la situazione del minore di due o tre anni. Indubbio che ci sono dei comportamenti di alcuni genitori contro la bigenitorialita’, in quei casi si cerca di intervenire ma con scarsissimo successo, non c’e’ normativa che tenga”.

Per l’avvocato Alessandro Simeone, con le norme contenute nel ddl Pillon “la famiglia viene sovrastata, complicando molto l’esercizio del diritto di separarsi, ad esempio dove si impone ai coniugi un percorso sulle conseguenze della separazione, introducendo una valutazione da stato etico. I tempi quasi equipollenti sono la regola gia’ oggi, ad esempio a Milano, il problema e’ che il ddl vuole introdurre una regola che verrebbe dichiarata incostituzionale il giorno dopo, lo ha chiarito gia’ una sentenza della Corte”.

Anche le Camere civili “condividono” i dubbi espressi dalle associazioni degli avvocati. “Ci sembra” che il ddl Pillon “affronti un problema grave”, ossia “il disagio che il minore prova spostandosi dal genitore affidatario a quello non affidatario, identificando quest’ultimo come la causa del disagio stesso. Però per eliminare questa disparità” il ddl “lo suddivide e lo aumenta” anziché “ridurlo”. A dirlo Antonio Denotari Stefani Unione nazionale camere civili in audizione di fronte alla commissione Giustizia al Senato sul ddl Affido (a firma del leghista Simone Pillon)