Covid-19: cerchiamo di ragionare

Covid-19: cerchiamo di ragionare

Premessa: non sostengo questo governo, che ritengo essere uno dei peggiori della nostra storia.

Ma lasciatemi dire che è veramente penoso vedere chi adesso critica il governo per quello che non ha fatto per la pandemia – e ce n’è da criticare! – ma al tempo stesso quest’estate ha negato che ci fosse, la pandemia, dimostrando di non aver capito niente, o di non voler capire niente, delle dinamiche di un evento pandemico. Sono gli stessi che dicevano che il contagio era finito, e ancora adesso twittano che “positivo non vuol dire malato”, e ancora adesso parlano di allarmismo e terrorismo.
Cerchiamo di usare i neuroni.
1. La questione dell’emergenza sanitaria.
Poniamo che solo il 5% dei contagiati da Covid-19 si ammali seriamente, tanto da aver bisogno del ricovero, e che solo l’1% abbia bisogno della terapia intensiva.
Se si contagiano contemporaneamente in cento, se ne ricoverano solo 5 e in terapia intensiva ce ne va solo 1. Ma se è contemporaneamente un milione di persone a contagiarsi, ad ammalarsi gravemente e aver bisogno del ricovero ospedaliero ne sono 50.000, e in terapia intensiva ce ne vanno 10.000, e il sistema sanitario è andato in tilt da un pezzo, perché questo succede nel giro di pochissimo tempo: giorni o settimane. E’ questa l’emergenza delle epidemie, in generale, e a maggior ragione della pandemia in cui ci troviamo: un’emergenza innanzitutto di tipo sanitario – cioè che coinvolge il sistema sanitario – non solo clinico – cioè che riguarda i malati e una malattia che, per la cronaca, non ha ancora cure specifiche, anche se di strategie terapeutiche adesso ce ne sono.
E dovrebbe essere evidente che se aspettiamo di avvicinarci troppo al limite delle terapie intensive piene, poi è troppo tardi per fare alcunchè, e dobbiamo ricominciare a chiederci chi ammettere in terapia intensiva e chi no.
2. I morti sono pochi.
Si stima che complessivamente muoiano più di 230.000 italiani l’anno, tra ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari, sicuramente più dei morti da Covid-19. Ma non si ammalano tutti insieme contemporaneamente, nel giro di un paio di settimane, e non affollano le terapie intensive! La differenza è tutta qui: le malattie cardiovascolari fanno parte di quelle – appunto – non trasmissibili, e quindi i problemi sanitari sono concretamente, per l’organizzazione del sistema sanitario, completamente diversi da quelli delle malattie trasmissibili.
3. I morti sono per lo più anziani, con co-morbilità, cioè già malati con più malattie
Questa affermazione è inaccettabile, specie quando viene da chi al tempo stesso dice di battersi contro l’eutanasia e per la vita. E tra l’altro, qualunque anziano ha più malattie (ad. esempio io adesso ne ho due insieme di cui una abbastanza pesante, e sono molto al di sotto dei 65 anni). Cosa diremmo, se a morire ogni giorno da Covid-19 fossero solo giovani ventenni o trentenni? E se fossero bambini? Come avremmo reagito, quali misure avremmo richiesto? Sicuramente non saremmo così indifferenti al fatto che da marzo scorso non c’è stato un solo giorno senza morti da Covid-19. Questa indifferenza nei confronti della morte degli anziani è eugenetica introiettata. E il non voler responsabilizzare i giovani, su questo, è un gravissimo errore educativo. Tra l’altro, sono morti evitabili: senza Covid-19 anche questi malati probabilmente avrebbero vissuto di più.
E se qualcuno pensa che tanto sarebbero comunque morti, allora chiudiamo gli ospedali e smettiamo di curare, perché tutti prima o poi si muore.
4. Che gli anziani si chiudano in casa, lasciamo liberi i più giovani di girare, così il paese riprende.
Chi dice questo non vuole vederne le conseguenze. Significa segregare in istituti gli anziani, isolandoli, definitivamente lontani dalle proprie famiglie e spieghiamo perché: molti anziani, fortunatamente, ancora vivono in casa, ma se i giovani devono essere lasciati liberi di fare come se Covid-19 non ci fosse, allora gli anziani devono starne lontani, e le case che permettono l’isolamento completo di alcune persone dalle altre sono ovviamente pochissime. Quindi gli anziani vanno allontanati da casa, se in casa possono esserci potenziali contagiosi. E quelli che restano in casa devono essere completamente isolati, a distanza da tutti, in tutti i momenti della giornata. Ma questa non è protezione, questo è egoismo di chi non vuole prendersi cura dei più fragili, di chi non è disposto a rinunciare a niente delle proprie abitudini di vita per prendersi cura dei più fragili.
5 La colpa non è di quello che è successo quest’estate, ma delle scuole che sono aperte
I virus per mestiere si riproducono, e se il loro ospite si isola, muoiono dentro di lui (o con lui, se l’infezione è letale). Quindi quest’estate, quando i contagi erano pochi, con un tracciamento efficace la pandemia si sarebbe potuta spegnere. L’isolamento dei contagiosi è l’unica strada che abbiamo per controllare l’epidemia, e per farlo il tracciamento dei contagiosi è l’unica strategia che funziona, finché non ci sono vaccini e cure. Ma è una strada percorribile solo quando i contagi sono in numero tale da poter ricostruire tutta la rete dei contatti e isolarli: se gli isolati sono pochi, il loro isolamento non compromette le attività collettive.
Se poi qualcuno pensa che la App Immuni avrebbe potuto sostituire i tracciatori, allora vuol dire che non ha capito come funziona la App immuni, ma soprattutto che non ha capito come funziona il tracciamento. Ma su questo scriverò dettagliatamente nei prossimi giorni, e spiegherò tutte le mie riserve sulla App.
Se si vogliono leggere i numeri, rimando ai commenti di Luca Ricolfi, li potete trovare nel sito della sua Fondazione Hume: non si possono capire i dati guardando “a occhio” le curve, ma bisogna utilizzare i parametri appropriati.
Insomma:
sicuramente ci sono responsabilità enormi da parte del governo, delle regioni, di chi, avendo un ruolo pubblico, ha irresponsabilmente detto che il contagio era finito, quando non era vero (per guadagnarsi uno spazio in TV? Per invidia di colleghi come Galli e Crisanti, che si sono affermati per la loro autorevolezza? Per guerre e invidie accademiche che non riguardano la popolazione e non dovrebbero riguardare neppure i politici? Si, e alcuni straparlano adesso ancora per questo…) ma ci sono anche responsabilità individuali da parte di tanti che negano l’evidenza per i motivi più diversi: individualismo, opposizione al governo…

P.S. Non c’è bisogno di negare l’evidenza per criticare il governo, anzi: se le critiche al governo da parte dell’opposizione sono queste, l’opposizione si rassegni a restare tale per lungo tempo, perché non appare credibile.