Caos elezioni: la vera leggerezza del PdL

Caos elezioni: la vera leggerezza del PdL


La vera leggerezza del PdL in Lazio, e, insieme alla Lega, in Lombardia, è stata quella di sottovalutare i radicali. Già, perché per i radicali con la candidatura di Emma Bonino si è presentata per la prima - e probabilmente l’ultima - volta, un’occasione storica: la possibilità concreta per uno dei loro capi storici di diventare presidente di una delle regioni più importanti di Italia, quella in cui stanno Roma capitale e Città del Vaticano. Un’occasione unica di visibilità e di presenza nella politica italiana, dalla quale vogliono trarre la massima visibilità e il maggior vantaggio. Certo, col senno di poi è facile dirlo, ma bisogna capire  cosa si è sottovalutato: quegli scioperi della fame e della sete fatti dai radicali negli ultimi giorni di presentazione delle liste non dovevano essere presi sottogamba, con superficialità.  Sono certa che se si controllassero le firme di presentazione delle liste in tutt’Italia con gli stessi criteri con cui sono state controllate in Lombardia, ne sarebbero escluse almeno la metà. E d’altra parte, se non ci fossero stati i radicali, chi avrebbe controllato, e tanto peggio, denunciato, a Roma, l’ uscita  del rappresentante del PdL dall'ufficio elettorale dove si presentavano le liste ?  Certo, una volta non sarebbe successo: nei partiti non solo c’era maggiore professionalità fra i funzionari, ma c’era anche una militanza diffusa, ideologica quanto si vuole, dovuta però al fatto che chi faceva politica si faceva in qualche modo voce di qualcuno: una comunità del territorio, un’appartenenza ad un gruppo specifico, un popolo, insomma. E tanta leggerezza sarebbe stata impensabile. Leggerezza non solo nella presentazione concreta delle liste, ma soprattutto – come in questo caso – nella lettura politica di queste regionali, e cioè nel non essersi resi conto che i radicali questa volta hanno scelto di giocare un ruolo decisivo: per la prima volta hanno giocato un loro pezzo da novanta come la Bonino sulla leadership di un grande partito, il secondo partito italiano. La candidatura di Emma Bonino sta segnando indelebilmente queste elezioni: il Pd ha subìto la sua candidatura, ma da un pezzo mostra derive radicali che non hanno niente a che spartire con la sua storia, e ci si è schiacciato, non solo nel Lazio. Ce ne siamo accorti, nel nostro piccolo, a Perugia, quando il consiglio comunale ha approvato supinamente la proposta dei radicali (qualche centinaio di firme!) di istituzione del registro dei testamenti biologici, senza mostrare alcuna resistenza, prono a un manipolo di persone che rappresenta una piccolissima parte della cittadinanza. Si chiama subalternità.  E siamo a un paradosso: i radicali, adesso, chiedono che la politica intervenga, annullando tutto e ricominciando da capo, una richiesta che presuppone la consapevolezza che in queste condizioni non si può votare. Il Pd, invece, non vuole interventi della politica, come se si potesse veramente pensare di andare a votare in questo modo. Stasera Formigoni ha reagito con orgoglio, rilanciando ed attaccando. E il listino della Polverini è stato riammesso.  Speriamo bene. Ma il clima generale è pessimo. Non vorrei essere pessimista, ma comunque andrà a finire, sarà andata male.  E per ora i radicali hanno vinto.