Ancora Bucha

Ancora Bucha

Più che noncuranza sembra una sfida. Quasi nessuno a Odessa corre più nei rifugi quando suonano le sirene e si avvertono i colpi della contraerea e le brevi esplosioni che fanno tremare le trincee di sabbia e vibrare i cavalli di frisia. Le campane suonano ininterrottamente per avvertire del pericolo imminente, mentre tre navi militari vengono avvistate a poche miglia. Qualcuno fa il segno di croce e prosegue nella camminata, scendendo dalle colline al mare. I più giovani continuano ad ascoltare musica dagli auricolari, impermeabili alla minaccia. Come se dopo 40 giorni la guerra sia ineluttabile e insieme parte della quotidianità con cui convivere.

Ma nei pochi bar aperti non si parla d’altro: Bucha. Per continuare a leggere l’articolo di Nello Scavo su Avvenire, clicca qui.