aborto tardivo e legge italiana

aborto tardivo e legge italiana

Commentando la notizia dell’aborto sempre possibile a New York, ho letto molte imprecisioni riguardo il paragone con la legge italiana, e vorrei chiarire.

Sinteticamente: in Italia l’aborto dopo i 90 giorni, è sempre vietato quando il nascituro ha “possibilità di vita autonoma”, cioè quando il feto ha raggiunto uno sviluppo per cui, una volta fuori dall’utero materno, potrebbe sopravvivere, ovviamente supportato adeguatamente dalle tecnologie.

Ad esempio: a 18 settimane di vita il feto, fatto nascere, non ha alcuna possibilità di sopravvivenza per via del basso grado di sviluppo di alcuni organi vitali, che hanno ancora bisogno del corpo della madre, e non c’è tecnologia che tenga. In questo caso si può abortire se c’è grave pericolo di vita o di salute della madre, compresa quella psichica. A 23 settimane, invece, c’è possibilità di vita autonoma, quindi non si può abortire. Se la donna corre grave pericolo di VITA – e non di salute – il bambino va fatto nascere cercando di salvare entrambi, madre e figlio. Cioè il medico non può provocare un aborto ma deve indurre un parto.

Tre precisazioni.

La prima. Si parla di “possibilità”, non di “probabilità”. C’è una bella differenza: la probabilità si riferisce alle statistiche disponibili di sopravvivenza, mentre la possibilità significa che non è escluso che possa sopravvivere. In parole povere: la “possibilità” significa che basta che in un caso sia già successo.

La seconda: secondo la legge, una volta nato, cioè uscito vivo dalla pancia della mamma, ogni bambino è cittadino italiano. Anche se fosse sopravvissuto a una procedura abortiva. Quindi c’è l’obbligo di soccorrerlo. Per questo gli aborti tardivi andrebbero fatti comunque in ospedali con terapia intensiva neonatale.

La terza: alcuni bambini sopravvivono all’aborto perché nel periodo intorno alle 21-22 settimane di gravidanza anche un giorno può fare la differenza, e l’accuratezza nella stima della data del concepimento naturale può ovviamente non essere così precisa.

Di seguito gli articoli della legge italiana che riguardano gli aborti dopo i 90 giorni (maiuscolo mio):

Articolo 6
L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) QUANDO LA GRAVIDANZA O IL PARTO COMPORTINO UN GRAVE PERICOLO PER LA VITA DELLA DONNA; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Articolo 7
I processi patologici che configurino i casi previsti dall’articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell’ente ospedaliero in cui deve praticarsi l’intervento, che ne certifica l’esistenza. Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti. Il medico è tenuto a fornire la documentazione sul caso e a comunicare la sua certificazione al direttore sanitario dell’ospedale per l’intervento da praticarsi immediatamente. Qualora l’interruzione della gravidanza si renda necessaria per imminente pericolo per la vita della donna, l’intervento può essere praticato anche senza lo svolgimento delle procedure previste dal comma precedente e al di fuori delle sedi di cui all’articolo 8. In questi casi, il medico è tenuto a darne comunicazione al medico provinciale. QUANDO SUSSISTE LA POSSIBILITA’ DI VITA AUTONOMA DEL FETO, L’INTERRUZIONE DELLA GRAVIDANZA PUO’ ESSERE PRATICATA SOLO NEL CASO DI CUI ALLA LETTERA A) DELL’ARTICOLO 6 E IL MEDICO CHE ESEGUE L’INTERVENTO DEVE ADOTTARE OGNI MISURA IDONEA A SALVAGUARDARE LA VITA DEL FETO.