A sinistra non parlano del libro sull’utero in affitto della Terragni. Ma….

A sinistra non parlano del libro sull’utero in affitto della Terragni. Ma….


A sinistra non parlano del libro di Marina Terragni sull'utero in affitto. Ma...c'è un ma. I Confronti a parti separate non aiutano nessuno.
 
Ho appena finito di leggere il bel pamphlet sull’utero in affitto di Marina Terragni: Temporary Mother, il titolo, ed è in versione e-book. Molti gli spunti, le riflessioni, e le critiche anche coraggiose, considerando i tempi, tutte rigorosamente fatte con sguardo di femminista.

Le relazioni umane sono l’argine al mercato, ma con l’utero in affitto è un contratto che sostituisce la relazione fondante, quella madre-figlio, un contratto che cancella la madre, e consente il trionfo del mercato stesso.   Questo il fil rouge del testo, che merita comunque una recensione più articolata.

Ieri Monica Ricci Sargentini ne ha fatta una molto bella sul Corriere, il quale Corriere – la vera voce del padrone – per bilanciare ha dato grande spazio alle amorevoli vacanze di Nichi Vendola al mare, con tanto di foto di Nichi in acqua con in braccio il bambino che il suo compagno ha avuto con l’utero in affitto, e che Nichi si ostina a chiamare suo figlio (ricordiamo infatti che il piccolo Tobia non ha niente a che fare con Nichi Vendola, né dal punto di vista biologico né di quello della legge italiana, la quale a chi fa utero in affitto riserverebbe, in teoria, sanzioni pesanti).  

Oggi nel suo blog Marina Terragni pone un problema, vero: del suo libro non si parla. E non in generale, ma non se ne parla nella stampa di sinistra. E sviluppa un ragionamento che vale la pena leggere. Ma…c’è un ma, e con questo mi rivolgo a lei.  

Nel suo libro la Terragni parla esclusivamente di quanto scritto e detto a sinistra. Non una parola, un cenno, una citazione, per esempio, sul grande lavoro fatto in questi anni da Avvenire (che comunque una recensione del suo libro l’ha fatta). Ora, io non vorrei fare come la caricatura di De Luca che fa Crozza (il dibattito sull’utero in affitto in Italia l’ho portato io), però il suo totale silenzio colpisce, soprattutto perché la giornalista non è, con tutta evidenza, in malafede.

Su Avvenire si è scritto sul tema dal 2013; per quanto mi riguarda ho iniziato a parlarne ad agosto di quell’anno, quando ancora eravamo lontani dalla legge Cirinnà e dai Family Day, e il giornale è sempre stato molto attento al tema; probabilmente è stato quello che ne ha parlato di più, con inchieste, riflessioni, approfondimenti a 360 gradi, e con molti contributi. Ma di tutto questo in Temporary Mother non c’è traccia, come se non fosse mai stato scritto e detto niente, da parte cattolica. Una motivazione l’ha data in qualche modo la stessa Terragni che in un paragrafo dedicato ammette “per molte è un problema il fatto di trovarsi dalla stessa parte della Chiesa nella resistenza all’utero in affitto”, e poi spiega perché per lei non lo è: “il fatto che su questo tema vi sia coincidenza di vedute con la Chiesa non costituisce ragione sufficiente per dubitare della propria posizione”, riconoscendo poi l’importanza della Chiesa nella difesa delle donne in alcuni paesi, e citando addirittura Bernie Sanders, il candidato di sinistra per eccellenza alle primarie democratiche americane, che ha riconosciuto “molte analogie con il papa sui temi sociali, economici e ambientali”.  

Sincere le parole e apprezzabili, ma onestamente a gente come me non suona granchè bene dover leggere una “escusatio non petita”, che evidentemente è d’obbligo in quegli ambienti, ma che ti fa sentire come quando, da piccola, le ultime arrivate ti escludono dal gruppo e c’è la buona di turno che, continuando a tenere le distanze, spiega alle altre che tu sei un essere umano, e anche se a nessuno verrebbe in mente di invitarti a una festa, ti si può pure rivolgere una parola gentile.  

In effetti all’inizio e per più di un anno, a sinistra, di fronte alla nostra campagna, c’è stato un silenzio assoluto, e diciamo una buona volta la verità: le donne della sinistra italiana sono state costrette ad occuparsene quando un “mostro sacro” come la Agacinsky ci ha costruito intorno un appuntamento internazionale. Del resto anche la Agacinsky si è comportata alla stessa maniera, ignorando completamente l’enorme movimento anti-surrogacy nato in Francia l’anno precedente nell’ambito della Manif pour tous ed escludendo i cattolici dall’evento femminista, nonostante avessero organizzato un grande incontro internazionale contro la maternità surrogata a Parigi nel marzo 2015, ben prima del suo.  

Come avrebbero potuto presentarsi, certi ambienti del femminismo italiano, nel salotto buono delle “sorelle” francesi, se avessero ignorato il loro appello, anzi, se non l’avessero condiviso? E' dall'urgenza imposta dalle francesi (a cui le femministe italiane sono da sempre molto legate) che è nata la mobilitazione di una parte di "Se non ora quando". Ed anche il dibattito che ne è seguito ha scontato questo vizio d’origine: solo a sinistra, da sinistra e nell’ambito della sinistra si è legittimati a parlare. Il resto? Semplicemente non esiste.  

Ma lo stesso meccanismo si è ripetuto all’interno di quel mondo: nel momento in cui a sinistra si è evidenziata la spaccatura, i “salotti” che danno la legittimazione ai soggetti del dibattito pubblico – il corrierone, Repubblica, la-stampa-che-conta, gli intellettuali radical chic- hanno a loro volta censurato chi non si è allineato al mainstream dominante, e quindi hanno ignorato anche Marina Terragni.  

Questi confronti a parti separate non aiutano nessuno. Dispiacerebbe vedere l’ennesima occasione mancata per una riflessione a tutto tondo su dove sta andando a finire la maternità. Per questo approfitto dell’occasione per invitare tutti a leggere il bel libro di Marina Terragni – merita veramente - e al tempo stesso invito anche lei ad aprire la sua riflessione, e a lasciare entrare in casa sua anche altri pensieri, i pensieri delle "altre".