a che punto siamo

a che punto siamo


Siamo a un punto assurdo. Politicamente parlando, si intende. 

Dal punto di vista numerico, l'unico governo politico possibile - che abbia un senso, naturalmente - è quello PD-PdL. Il governissimo (termine inventato da Il Sabato, glorioso settimanale cattolico corsaro, di cui ci sentiamo ancora irrimediabilmente e disperatamente orfani), cioè, per fare la riforma della costituzione e delle istituzioni, e a seguire quella della legge elettorale.

Ma l'odio viscerale con cui il Pd ha alimentato il proprio elettorato impedisce questa soluzione, di assoluto buon senso: non si può stringere alleanze con chi si è dipinto fino al giorno prima come il Male Assoluto. Il PdL puzza, punto e basta. E se poi è stato votato più o meno dallo stesso numero di persone che ha votato la sinistra, e chissenefrega. Gli elettori si rispettano tutti, tranne quelli del Pdl, naturalmente.

E quindi Bersani&C. hanno deciso di fare un governo con Grillo, indipendentemente dal fatto che lui ci stia o no. Pd e 5stelle guideranno loro il paese, punto e basta. E se i grillini non ci staranno, il Pd comunque troverà il modo di farci insieme il governo, anche a loro insaputa.

E quindi, della serie: mi taglio gli zebedei per far dispetto alla moglie, Bersani oggi si è fatto dare dalla direzione del partito il mandato per andarsi a sfracellare contro il muro di Grillo. Nel nostro piccolo, visti gli otto punti irrinunciabili proposti da Bersani, che comprendono chiaramente il riconoscimento delle unioni omosessuali alla tedesca (sostanzialmente uguale al matrimonio), siamo seduti in riva al fiume e aspettiamo volentieri passare il cadavere sfracellato (tutto metaforico, si intende, qua non si augura la morte a nessuno, non siamo mica del Pd, noi).

E intanto è scoppiata la grillomania. Tutti a studiare la nuova fauna grillina che andrà a popolare il parlamento. Ancora devono entrare, ma già le figuracce non si contano: bisogna capire che per poter essere messi in lista, una delle condizioni messe da Grillo era quella di NON essere stati eletti in istituzioni locali. In altre parole, i pochi grillini con un minimo - ma proprio un minimo - di esperienza politica sul territorio (comune, regione) sono stati esclusi a priori dalle liste per le elezioni nazionali, composte quindi da gente totalmente digiuna di qualsiasi nozione sul funzionamento di qualsiasi istituzione. 

Solo degli sprovveduti totali possono pensare, infatti, di poter votare in aula dopo aver consultato chichessìa in rete (figuriamoci gli elettori): con il web non si gestirebbe neanche un consiglio di facoltà, figurati i lavori parlamentari, che sono molto più complicati di quanto uno si può immaginare dal di fuori. 

Loro possono bene rifiutare i finanziamenti pubblici: il cinquestelle esiste solo in web, non ha una sede, non ha una struttura, niente di niente, solo lo spazio web di Meetup e del blog di Grillo che, come il buon senso dovrebbe insegnare, non è sufficiente per fare politica a livello nazionale. Con gli e-partiti non si governa, e se proprio volessero usare al massimo il web (che comunque non risolverebbe tutto e non sarebbe sufficiente), dovrebbero investire notevoli risorse economiche in piattaforme ad hoc, altro che autofinanziamento. 

Infatti i meno sprovveduti già stanno ponendo il problema, come si può leggere qua:

Per capire il mondo di Grillo&C., comunque, consiglio a tutti vivamente gli articoli di Marianna Rizzini su Il Foglio: segue il movimento 5 stelle da mesi, ed è stata la prima a raccontare chi sono, come si muovono, cosa fanno, compresi i due guru (Grillo&Casaleggio). Oggi, per esempio, bel pezzo che spiega chi è tale Paolo Becchi, cosiddetto "intellettuale di area". Ma in generale, tra i suoi pezzi - tutti interessanti - c'è solo da scegliere, eccoli qua. 

Da leggere anche un interessante articolo di Massimo Introvigne, sempre in argomento.

Ci torneremo su, comunque.