ballottaggi, Vendola

Ballottaggi. Per chi si vota? Semplice: dappertutto, gli avversari del Pd. E non per un dispetto infantile, ma per salvare la pelle a noi cattolici e dare un colpo al renzismo, cioè a quella politica acchiappatutto di cui abbiamo visto l’apoteosi per la legge sulle unioni civili.

Una legge che era solo nel programma della Leopolda, cioè per le primarie dentro il Pd. Un testo scritto per il candidato boy scout del PD da rappresentanti delle comunità LGBT (e non solo voluto dalla minoranza Pd), per una campagna elettorale che non c’è mai stata, perché Renzi è in parlamento ma non lo ha votato nessuno. La legge Cirinnà: un impegno preso con i suoi sostenitori dentro il partito, insomma, per il quale ha messo la fiducia due volte, nonostante avesse detto che non era una legge di governo ma del parlamento (e quindi il governo doveva starne fuori).

Con la Cirinnà (nel senso della parlamentare) che già ha detto che dopo la nuova legge elettorale il nuovo governo, che coinciderà con il Pd, completerà l’opera approvando il matrimonio gay con tanto di adozioni.

Per questo voteremo NO al referendum di ottobre, ma intanto chi può – nella mia città non si vota -  dovrebbe votare sempre il candidato alternativo al Pd, anche con il famoso gesto di turarsi forte forte il naso: il problema adesso è scegliere – fra due - la persona che ci può dare più spazio, quando possibile all’interno del suo schieramento (per esempio Parisi a Milano) altrimenti il candidato che non appartiene al blocco renziano, per impedire a Renzi di prendersi altri spazi e quindi per poterci mettere nelle condizioni di costruire un’alternativa in un centrodestra rinnovato.  Votiamo oggi per poter avere spazio e libertà di parola e agibilità politica domani. Siamo ridotti così.

Segnalo il mio editoriale sull'ultima storia di utero in affitto, e cioè Nichi Vendola, il compagno Ed, il piccolo Tobia e la mamma che non c'è. Su Avvenire

dal Comitato Difendiamo I Nostri Figli

Riceviamo e, volentieri, diffondiamo:

Elezioni Milano - Gandolfini: Sala sceglie la Bonino a conferma della deriva ideologica

"Speciale attenzione alle famiglie, soprattutto indigenti e numerose e patto educativo scuola/famiglia sono principi qualificanti l'azione del popolo del Family Day, che ritroviamo con grande soddisfazione nella dichiarazione del candidato sindaco Parisi. Le famiglie del F.D. sosterranno solo chi avrà mostrato una chiara discontinuità con la Giunta uscente, votata ad una ideologia inconciliabile con i nostri principi e valori”, dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dei due ultimi Family Day.

“Lanciamo quindi un appello pressante a chi si è astenuto: non abbandoniamo Milano e l'Italia nelle mani dell'ideologia – aggiunge Gandolfini -. Votare è un dovere morale che dobbiamo assumerci per il bene dei nostri figli, perché anche quando siamo chiamati a scegliere gli amministratori locali dobbiamo saper discernere tra chi si propone di aiutare la famiglia e di tutelarne le sue prerogative in campo educativo e chi, invece, indirizza la sua azione politica solo su interventi di carattere ideologico che, tra le altre cose, hanno contribuito a creare le condizioni culturali dell’attuale inverno demografico”.

“A conferma delle nostre considerazioni, registriamo infatti che il candidato Sala ha incassato la disponibilità di Emma Bonino, che è sempre stata protagonista di politiche contro la vita e la famiglia, a far parte di una sua eventuale giunta”, conclude Massimo Gandolfini.

Roma, 14 giugno 2016 Comitato Difendiamo i Nostri Figli Ufficio Stampa
Cell. 393 8182082 

 

la strage di Orlando

Ho scritto un pezzo, dopo la strage di Orlando, su l’Occidentale, che è stato titolato: “Le armi? L’omofobia? Tutto pur di non chiamarlo terrorismo islamico”.

Sono rimasta molto perplessa da diversi commenti postati nella mia pagina fb, specie dopo che si è diffusa la notizia che Mateen, il terrorista, frequentava il locale per gay dove poi ha messo in atto la strage, e che forse aveva tendenze omosessuali, secondo una intervista della ex moglie. Pare invece che la seconda moglie sapesse delle sue intenzioni, e addirittura lo avesse accompagnato sia a comprare le armi che a una “esplorazione” in un parco Disney, forse per verificare possibili bersagli. Un quadro confuso, quindi, e vedremo cosa accerteranno le indagini.

Ma le improbabili conclusioni che alcuni ne vorrebbero trarre è che Mateen era una persona instabile mentalmente, e che quindi l’islam non c’entra perché era pure gay.

Improbabili, perché:

1.     lui ha rivendicato di essere dell’Isis e il califfato lo ha confermato. Il dir. Dell’Fbi James Comey ha riferito che, casualmente, Omar Mateen ha conosciuto in una moschea della Florida il primo attentatore suicida americano. Se poi invece era uno instabile mentale e basta, e non c’entra l’Islam, allora non c’entra neanche l’omofobia: era instabile mentale e basta.

2.     Non so quanto fossero sani di mente quelli che hanno bruciato vivo il pilota giordano dentro la gabbia, o quelli che hanno bruciato le ragazze yazide, o quelli che sgozzano davanti alle telecamere e chi ne monta i filmati: seguendo questo ragionamento, dovremmo dedurre che l’Isis è un problema medico, un concentrato di persone con gravi disturbi mentali. Un’epidemia improvvisa?

3.     Se il terrorista avesse ucciso inneggiando al Ku Klux Klan, cosa avremmo detto? Che era matto, e basta? O che certe pericolose ideologie attirano i matti, e danno loro la motivazione ultima per fare le peggio cose?

4.     Per chiarire: io sono contro una diffusione delle armi come succede negli Usa, e la facilità con cui si può girare armati lì mi fa orrore, penso che sia una cosa che deve accadere solo in un campo di battaglia durante la guerra. Ma le armi non sparano da sole. Come ho già scritto, l’Isis non nasce dalla disponibilità delle armi, altrimenti dovremmo dire che l’11 settembre nasce dalla facilità di frequentare un corso per piloti, e che il pilota giordano è stato ucciso dai fabbricanti di fiammiferi e di liquidi infiammabili.

“Depistaggio antropologico” , l’ha chiamato Giuliano Ferrara, il tentativo di chiamare in causa cose che non c’entrano, per non guardare in faccia la verità: strage di terrorismo islamico.

E poi, l’ultima accusa, la più pesante: stiamo demonizzando l'Islam, non dobbiamo demonizzare l’Islam. E allora dico: è ovvio che la stragrande maggioranza di musulmani è gente pacifica, (altrimenti, visti i numeri, ci avrebbero già ammazzati tutti). Nessuno vuole chiamare in causa gente che non c’entra niente. Ma facciamo un paragone con qualcosa che conosciamo bene: la mafia e i siciliani. Non è vero che tutti i siciliani sono mafiosi, ovviamente. Ma se chi vive vicino ai mafiosi fa finta di niente, e gira la testa dall’altra parte, e non si pone il problema delle violenze dei clan, è un connivente della mafia, anche se dal punto di vista personale è l’uomo o la donna migliore del mondo. E lo stesso potremmo dire di tedeschi e nazisti durante la seconda guerra mondiale, e via dicendo. Se i musulmani non prendono consapevolezza del fatto che hanno al loro interno un problema enorme, se non si oppongono ai soprusi e agli abusi e alle violenze che nei loro paesi avvengono – basti pensare alla situazione delle donne e delle minoranze religiose e LGBT, per non dire del fatto che sono tutti musulmani i 10 paesi dove l’omosessualità è punibile con la pena di morte (da Il Foglio di oggi) – allora non possono dirsi estranei a tutto ciò e chiamarsene fuori, come se non la cosa non li riguardasse. Chi non si oppone alla violenza, e tace, diventa inevitabilmente un connivente, a prescindere dalle personali intenzioni e convinzioni.

elezioni amministrative

Sommersi dai commenti sulle elezioni amministrative, cerchiamo di orientarci, anche se sarà il secondo tempo, quello dei ballottaggi, a stabilire definitivamente vincitori e vinti.

A Roma aspettiamo la vittoria della Raggi: chi ha votato la Meloni (con Salvini)  al primo turno non voterà l’ex radicale Giachetti al secondo. E’ anche bene essere intellettualmente onesti, e riconoscere che proprio Meloni e Salvini sono andati maluccio nel resto d’Italia (tranne la Lega a Bologna): d’altra parte Lega e FdI non possono guidare il centrodestra. Possono solo essere alleati in uno schieramento sì di centrodestra, ma guidato da qualcun altro, che per ora purtroppo non c’è. E se a Roma la Meloni ha raggiunto un risultato importante, va detto che però è il suo massimo (a risultati invertiti, al ballottaggio sicuramente i voti di Giachetti non sarebbero andati a lei, e solo in piccola parte quelli di Marchini le sarebbero arrivati) - e con un consenso che resta confinato al “caso” Roma. Per lo stesso motivo ci potrebbero essere sorprese a Torino: i voti dispersi a destra non andranno a Fassino al secondo turno. A Milano se la giocheranno all’ultimo voto, e speriamo vinca Parisi.

Insomma, a Renzi è andata male e potrebbe andare a finire molto peggio, perché potrebbe perdere tutte e tre queste città, le principali. Ma d’altra parte era stato avvertito, al Circo Massimo: nei paesi occidentali, di tutti i governi che hanno approvato leggi su unioni/matrimoni/filiazione di persone dello stesso sesso, nessuno è stato riconfermato. E se è vero che da certe leggi difficilmente si torna indietro – ma noi ci proveremo con il referendum – è anche vero che nonostante tutto queste leggi sui “nuovi diritti” non portano il gran consenso che si penserebbe nel leggere i giornali, tutti rigorosamente allineati nel regime del politically correct. E se lo spartiacque sarà il referendum del prossimo ottobre, questo del ballottaggio potrebbe essere un amaro antipasto. Vedremo.

Veniamo ai cattolici: un voto sparso, che in quanto tale non pesa più come invece ha pesato nel periodo berlusconiano. Non voglio infierire commentando il risultato del Popolo della Famiglia, largamente prevedibile: faccio qualche osservazione per capire quel che è successo, e perché si eviti di continuare a farsi del male, non guardando in faccia la realtà.

Nella sua pagina fb, il PdF comunica che i sindaci da loro indicati hanno preso oltre cinquantamila voti. Anche ipotizzando che tutti questi voti coincidano con quelli del PdF (che in diverse città sostenevano sindaci insieme ad altre forze), si tratta di un numero di voti corrispondente a un piccolo angolo delle due piazze del Family Day: piazze che evidentemente non si sono sentite rappresentate da un partito che invece si proponeva come loro voce.

Avevamo già la lezione della “lista pazza” di Giuliano Ferrara, ma evidentemente non è bastata. Se parlo del fallimento del PdF, quindi (e per carità di patria non parlo dei numeri delle preferenze), lo faccio perché vorrei evitarne altri, di fallimenti, e di disastri futuri per noi cattolici: in politica le sconfitte pesano, e a volte pesano per anni.

Dobbiamo ricostruire un’alternativa a Renzi. E la strada è quella della ricostruzione di un centrodestra nuovo, consapevoli che adesso si tratta di uno schieramento senza leader, frammentato, e che purtroppo non ci sono De Gasperi in vista. Ma solo all’interno di quello schieramento, in contrapposizione al centrosinistra, possiamo far sentire e pesare la nostra voce. Adesso non ci sono altre strade.

a Perugia - per i cristiani perseguitati

Domani, sabato 21 maggio, a Perugia, alle ore 16.30 alla Sala dei Notari (in centro, davanti alla fontana):

I CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE - La vita delle comunità in  Siria e in Iraq

incontro con S.Em. Gualtiero Bassetti, il nostro Arcivescovo, e poi Rodolfo Casadei (giornalista inviato speciale di Tempi), Gian Micalessin (giornalista inviato de Il Giornale), e Ayman Haddad (docente di lingua e cultura araba), 

a cura dell'Associazione Culturale C. Peguy, in collaborazione con Tempi, patrocinio del Comune di Perugia e dell'Arcidiocesi di Perugia e Città della Pieve

Per maggiori informazioni su questa ed altre iniziative per i cristiani perseguitati, cliccate qua

il caso Antinori, ancora embrioni

Ma cosa è successo nella clinica di Severino Antinori?  Perchè mai un ginecologo ricco e famoso dovrebbe correre il rischio di espiantare con la forza gli ovociti a una giovane che lavora nella sua struttura come infermiera? Alcune ipotesi, mio pezzo su l'Occidentale.

E ancora sul caso Antinori, ma a chi "appartengono" i sei embrioni sequestrati nella clinica milanese dalle forze dell'ordine? Me lo sono chiesto su Avvenire.

A proposito di embrioni, in ritardo segnalo il mio pezzo su Avvenire in cui spiego la faccenda degli embrioni sopravvissuti quasi due settimane in laboratorio, e della richiesta di superare il limite dei 14 giorni oltre il quale sarebbe vietato fare ricerca sugli embrioni. Ma è facile rispettare un limite quando è impossibile superarlo: ne parlo qua.

una questione di metodo

Riprenderemo nei prossimi giorni a parlare di politica e dei cattolici, nel merito, ma prima voglio parlare del metodo.

Io credo che chi appartiene al mondo cattolico appartenga a una comunità, e quindi ci debba essere un minimo di condivisione valoriale. Il che non significa che non ci si possa confrontare anche molto duramente, ma sempre con rispetto e con chiarezza, senza insulti e basse insinuazioni.

E mi riferisco a Mario Adinolfi, che alle mie osservazioni del fatto che la rappresentante del PdF a Bolzano era nella lista “Alleanza per Bolzano” insieme ai nuovi socialisti sostenendo lo stesso sindaco – e quindi ha scelto di allearsi anche con chi non la pensa esattamente come il PdF – risponde così:

"La Morresi fa campagna elettorale a Milano per chi è a favore delle unioni e delle adozioni gay e ancora rompe i coglioni per due socialisti a Bolzano quando il ‪Popolo della Famiglia è autonomo e corre da solo in tutte le grandi città d'Italia rischiandosi l'osso del collo? Sta proprio alla canna del gas. Ci rimprovera i socialisti a Bolzano e sta con i traditori in tutta Italia. Se si vergogna, si vergogni in silenzio. Poi, capiamo che quando con il sistema ci campi, il sistema lo devi difendere. A Roma vota Roma Popolare con Alfano e Lupi, i traditori per eccellenza, e ancora osa parlare? Consumi i suoi sensi di colpa altrove".

E prima, quando avevo dato ragione a Cascioli riguardo al fatto che nel 2014 Adinolfi ancora scriveva a favore delle unioni civili “alla tedesca”, invece aveva risposto così:

Scrive Cascioli, scrive la Morresi, tutta gente ignota ai più che lucra dall'appartenenza al sistema delle vecchie rendite di posizione di un mondo politico cattolico decrepito, perduto e perdente. […]Cambia tutto se si afferma il Popolo della Famiglia, è l'unico fragoroso e potente ruggito possibile che direbbe agli Scalfarotto che i loro progetti di droga libera e eutanasia non passeranno mai. Non temono i Cascioli e le Morresi, sanno che si tengono a bada con uno stipendio. Temono chi è pronto a sacrificare tutto se stesso su questo tornante decisivo della storia italiana. Avete mai sentito una associazione Lgbt accusare di qualcosa questi tizi? Manco sanno che esistono. Da noi, passano la giornata a cercare di fiaccare la nostra determinazione.”, e ancora “Ragazzi, questi ci campano stando sotto padrone politico, è comprensibile che difendano chi riempie la loro ciotola su”.

Rispetto e chiarezza significa che Adinolfi, che si proclama campione del cattolicesimo, non può usare termini come “ciotole”, trattando cioè come animali, e animali da padrone, gente prezzolata di basso livello, altri cattolici che non sono perfettamente allineati con lui.

Tantomeno può utilizzare un linguaggio così violento, una modalità di attacco tanto volgare, insinuando che chi, come me, esprime critiche, lo fa solo perché ci guadagna sopra, è pagato, e basta pagarlo per fargli cambiare idea.

Io non credo che sia questo il livello su cui misurarci. Ma se Adinolfi lo pensa, allora facciamolo, con chiarezza e senza insulti. Però dobbiamo farlo alla pari, cioè tutti e due: mettiamo in chiaro quanti soldi nel corso della vita abbiamo guadagnato e come, i nostri rispettivi lavori, le nostre proprietà, le nostre dichiarazioni dei redditi degli ultimi dieci anni, le nostre storie politiche, le candidature o le non candidature, le nostre competenze professionali, la nostra carriera e la nostra storia privata e familiare, in totale trasparenza e in parità. Io sono disposta, se lui ritiene che questo sia un livello di confronto utile per fare chiarezza.

Sono disposta, ma non interessata. Non ho mai parlato di lui sotto questo profilo e non lo farò adesso. Credo che il livello di confronto, ripeto, anche molto duro, sia quello delle argomentazioni civili tra persone che appartengono alla stessa comunità e dovrebbero condividere dei valori.

Per chiarire meglio cosa intendo non parlerò di me, ma di Cascioli, coinvolto insieme a me nel bruttissimo discorso delle “ciotole”. Riccardo Cascioli ed io ci conosciamo da molto tempo, ma non siamo amici. La pensiamo diversamente su molti punti, dal suo giornale mi sono arrivate anche critiche pesanti. Attacca il giornale in cui scrivo (Avvenire) un giorno si e quell’altro pure. Ma gli riconosco pienamente il coraggio che ha avuto nel rinunciare a un posto sicuro – si è licenziato da Avvenire – per poter scrivere in libertà quel che pensa. A prescindere dal fatto che io lo condivida o meno. Si è gettato in un’avventura rischiosissima, e l'ha tirata avanti con fatica, per dire liberamente quella che lui ritiene la verità.

E a vergognarsi dovrebbe piuttosto essere chi parla di “ciotole”.

Questi, quindi, i termini del confronto, perché sia accettabile, fra cattolici. Altrimenti, inutile parlare di "fratelli in Cristo".

Nei prossimi giorni riprendiamo le riflessioni politiche.

unioni civili, Cascioli ha ragione

La Ministra Boschi – neo delegata alle pari opportunità e alle adozioni internazionali, pure lì adesso tocca sorbirsela - poteva risparmiarsi almeno la coccarda arcobaleno per l’occasione dell’ennesima fiducia con cui al paese viene imposta la legge De Giorgi- Scalfarotto altrimenti detta Renzi-Alfano, sul simil matrimonio omosessuale. Così come il boy scout Renzi poteva risparmiarsi “oggi è un giorno di festa”.

Ce lo ricorderemo bene nei prossimi mesi, in ottobre soprattutto, quando voteremo un bel NO al referendum sulle riforme costituzionali.

Ma lo teniamo presente anche adesso, alle amministrative. La prima occasione che abbiamo per iniziare a costruire un’alternativa a Renzi.

Domani un gruppo di parlamentari resistenti farà una conferenza stampa per presentare l’indizione di un referendum abrogativo di questa legge. Combatteremo tutti fino alla fine.

E adesso voglio discutere la proposta politica che abbiamo davanti per la prima battaglia: le amminstrative.

Ieri, per esempio, Alfio Marchini ha detto che, se sarà sindaco, non celebrerà le unioni gay. Non ha detto che non farà rispettare la legge, ovviamente, perché questo un sindaco non lo può fare, ma ha detto che lui quelle celebrazioni non le farà.

Ovviamente è stato attaccato dagli oppositori politici. Molto meno ovviamente, lo ha attaccato Mario Adinolfi, che invece avrebbe dovuto essere contento di questa sua decisione, visto che dice di guardare ai contenuti, in politica.

Invece no: Adinolfi ha fondato un partito, il Popolo della Famiglia (nel modo che sappiamo) e si è candidato sindaco a Roma, da solo, rinunciando a sostenere chiunque. La principale argomentazione per questa sua iniziativa personale è che tutti gli altri candidati sono a favore delle unioni civili, perciò lui non può sostenerli. Quindi l’uscita di Marchini lo ha spiazzato, e rischia di portargli via voti, e per questo lo attacca, accusandolo di dire tutto e il suo contrario, e di fare il candidato civico e allearsi al tempo stesso con altri partiti.

Ma Adinolfi fa peggio, perché lui fa come e peggio di Marchini, e per di più lo attacca: innanzitutto anche il PdF  si allea con altri partiti che non condividono la sua linea. Per esempio a Bolzano il PdF era alleato con il Nuovo Psi (con tanto di garofano rosso nel simbolo, a scanso di equivoci), nella lista Alleanza per Bolzano, e votavano lo stesso sindaco. Per la cronaca, la candidata PdF ha preso 104 voti, (lo 0.2% dei votanti), non è stata eletta in comune ma in una circoscrizione.   

E sulle unioni civili, Adinolfi condivideva la stessa linea del Pd, come ci ha ben spiegato oggi Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola: era a favore delle unioni civili alla tedesca, e non mentre era iscritto al Pd, ma già quando aveva iniziato la sua nuova militanza cattolica. Lo ha scritto a chiare lettere nel suo “voglio la mamma”, quando ha iniziato i suoi incontri pubblici.

Solo che Adinolfi non ha mai detto chiaramente: pensavo così, poi ho capito di essermi sbagliato. E’ una cosa che fa spesso, e che ho fatto anche notare nel mio ultimo post, a cui non ha risposto: se cambia idea fa finta di niente, come se non avesse mai detto il contrario.

Ma allora non può andare in giro a accusare altri – che non si sono come lui autoeletti rappresentanti unici dei cattolici, né tantomeno rappresentanti di chi è sceso in piazza nei tre family day passati – di essere a favore delle unioni gay, perché forse qualche volta, in passato, hanno rilasciato dichiarazioni fumose, o forse proprio non ne hanno parlato: Adinolfi stesso era consapevolmente a favore della linea Renzi, le unioni civili alla tedesca, tanto che lo ha scritto sul suo recentissimo best seller.

E nella sua intervista a Intelligonews, pur di non ammettere la verità, peggiora la sua situazione, con una toppa peggio del buco, e dice:

All'interno di quel contesto (quando ha scritto Voglio la mamma, ndr) non c'era ancora stata la valutazione di che cosa sarebbe stata la legge sulle unioni civili interpretata dalle corti in tutto il mondo. Non c'erano state le sentenze austriache e americane, non c'era stato tutto ciò che è derivato dalle leggi francesi e britanniche. Si poteva immaginare, nel 2013, che le unioni civili non parametrabili al matrimonio potessero essere una soluzione accettabile”.

Ecco (a parte il fatto che il libro è del 2014), questo lo pensava lui, ma non noi. Noi che avevamo già manifestato contro i DiCo quando lui stava con il Pd (che i DiCo li voleva), noi che già dal 2007 ci dicevamo contrari a ogni tipo di unioni civili, e a favore solo di diritti individuali, perché da sempre abbiamo detto che le unioni civili aprivano inevitabilmente al matrimonio omosessuale. E nel 2014 il matrimonio gay in Gran Bretagna c'era già, e già si sapeva, tra l’altro, perfettamente cosa erano le unioni civili alla tedesca. Quelle per cui Paola Concia, giustamente diceva “mi sono sposata in Germania”.  

Il problema di Adinolfi è quello di voler far credere che prima di lui ci fosse il deserto, fra i cattolici in Italia. E che poi, fortuna che c’è lui, l’unico che ha fatto le battaglie. Ma nel breve tempo in cui lui è stato in parlamento, non si è proprio fatto sentire su quello che c’era in ballo in quel momento, su questi temi. E se i due recenti family day hanno avuto successo, è stato anche per quanto accaduto in Italia i decenni precedenti, con la stagione ruiniana che, con il suo primo Family Day, è riuscito – allora si, che ce l’abbiamo fatta – a fermare i DiCo. Stagione in cui altri erano i protagonisti, mentre Adinolfi  stava da tutt’altra parte. Ma su questo torneremo.

Ma il problema, adesso, non è pro o contro Adinolfi, e tentare di ridurre tutto a questo è sbagliato. La questione è la proposta politica delle prossime amministrative. Io voglio costruire un’alternativa a Renzi, e per questo voglio vincere. Il PdF non può vincere. Un partito identitario cattolico, e per di più di scopo, può solo fare opera di mera testimonianza, ottenendo percentuali di voto irrilevanti, che nel migliore dei casi vanno perse, e nel peggiore tolgono la possibilità di vincere a qualcuno che potrebbe essere alternativo alla sinistra o ai 5 stelle.

Il precedente di Giuliano Ferrara con la lista sull’aborto docet, e voglio ricordare che fino alla fine lui stesso cercò di apparentarsi con la lista di Berlusconi, perché sapeva che solo così avrebbe avuto qualche possibilità di farcela. Se Ferrara ha corso da solo, è stato perché costretto, non per scelta personale.

Sul perché la ricostruzione di un centrodestra nuovo è la priorità adesso, e sul perché quindi se abitassi a Roma voterei Marchini, ho già detto.

Su Roma, dove Adinolfi ha voluto correre da solo, ripropongo quindi alcune domande a cui non mi è stata data risposta: qual è la strategia del PdF? se a Roma andranno al ballottaggio Raggi e Giachetti, che si fa? E se andassero al ballottaggio loro due perché il PdF ha sottratto una piccola ma essenziale percentuale a Marchini o a Meloni, che si fa? E anche se si ottenesse un consigliere (secondo me impossibile, perché ci vuole, a Roma, almeno il 4.5%), poi che peso avrà questo straordinario successo sul piano nazionale, quello che veramente conta?

Riguardo al partito cattolico: quale pensate sia il bacino di elettori oggi? Quello della Dc degli anni Cinquanta? Qualcuno dice “facciamo il movimento 5stelle cattolico”. Ma i grillini hanno intercettato e interpretato la protesta contro la casta, e sono cresciuti perché hanno trovato consenso su questo. Quale consenso pensate di raggiungere, con un partito espressamente cattolico?

il voto alle prossime amministrative

Ieri ho spiegato perché secondo me non serve un partito cattolico ma dobbiamo ricostruire un centrodestra, in cui i cattolici possano avere davvero voce in capitolo.

Diversi hanno commentato su fb, mi hanno scritto, telefonato. Alcuni d’accordo, altri no. Continuo quindi la discussione in merito, a partire dal commento – negativo - di Mario Adinolfi al mio post, che inizia così: “Leggo uno scritto di una che lavora a stretto contatto con il potere politico, è cattolica, cattolicissima…” etc.

Ricordo solo un’altra persona che (sull’Unità) mi ha attaccato usando lo stesso tono insinuante e le stesse definizioni, evitando di chiamarmi per nome e usando le parole “una” e “signora”, e persino l’aggettivo  “cattolicissima” con tono ironico, per rimarcare una distanza: era Carlo Flamigni, il ginecologo della fecondazione assistita, anche lui del Pd, un’appartenenza che evidentemente lascia tracce profonde. Solo che la distanza sul “cattolicissima” dall’ateo militante Flamigni me la aspetto, da Adinolfi no.

Mario Adinolfi non mi nomina, io invece si, e gli rispondo. Offrendo rispetto e chiedendo rispetto, per me e per le mie ragioni. E aggiungo solo che, per quanto riguarda la vicinanza alla politica, è quello che anche Mario ha fatto per tutta la vita, solo che io ho sempre rifiutato di candidarmi, a qualunque livello.

 Ma veniamo al dunque.

Anche io voglio votare – e l’ho sempre fatto – chi condivide le mie posizioni sulla questione antropologica. Ma nelle circostanze attuali, non basta: la persona giusta deve stare dentro il contenitore politico giusto, altrimenti anche il cattolico più convinto non funziona. Come ho cercato di spiegare ieri, nessun cattolico dentro il Pd  - ce ne sono parecchi, e sono cattolici veri – ha avuto la possibilità di incidere minimamente nella legge sulle unioni civili.

Su questo, anche lo stesso Adinolfi si era sbagliato: poco più di un anno fa, il 31 gennaio 2015, scriveva “Quella di oggi potrebbe essere una giornata  storica. Se, come sembra, Sergio Mattarella sarà eletto presidente della Repubblica italiana al quarto scrutinio una scuola politica, una identità culturale ben precisa, otterrà “l’accoppiata” tra Palazzo Chigi e Quirinale. La scuola politica è quella del popolarismo italiano fondato nel 1919 da un prete, don Luigi Sturzo. L’identità culturale è senz’altro la matrice cristiana. Mattarella è un cattolico e lo è anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Attenzione, non si tratta di due cattolici all’acqua di rose, di quelli che dichiarano vaghi riferimenti alla fede e poi affondano in comportamenti pubblici e privati più che discutibili. Stiamo parlando di due cattolici praticanti, da Santa Messa tutte le domeniche, da una moglie sola, non stitici di figli. E stiamo parlando di due popolari, di due figure rilevanti del fu Partito popolare italiano fondato da don Sturzo.

Questa duplice matrice è un unicum, mai nella storia Italiana si era verificata una condizione del genere sull’asse tra Palazzo Chigi e il Quirinale” e dopo aver parlato di Prodi, Scalfaro e Ignazio Marino, aggiungeva “Si può tranquillamente dire, però, che l’accoppiata Renzi-Mattarella è di altra pasta. Sì, continueranno da parte del presidente del Consiglio i vaghi accenni a una necessità di varare leggi che vadano nella direzione del matrimonio omosessuale “con un altro nome”. Dovrà pure tenere buono gli Ivan Scalfarotto, le Paola Concia, gli Aurelio Mancuso vari. Ma di certo se oggi dovesse arrivare l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica il varo concreto di una normativa contro la Costituzione e contro la famiglia naturale appare francamente poco probabile.”

Qua il testo completo: http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/01/31/politica/serviva-un-presidente-cristiano

Certo, tutti possiamo sbagliare. Basta riconoscerlo, e trarne le conseguenze sul piano politico.

Adinolfi, e probabilmente altri con lui, pensava, e mi pare pensi ancora, che sono le convinzioni personali a fare la differenza. Invece non bastano: la situazione italiana ci dice da tempo che è lo schieramento di appartenenza a decidere il peso delle convinzioni personali.

La priorità è ricostruire un nuovo centrodestra, non perché in quell’area ci sia un nuovo De Gasperi (magari!), ma perché è solo all’interno di quello schieramento che noi possiamo avere spazi e peso politico.

Un centrodestra nuovo, certamente, ma con chi?

Con Parisi a Milano e Marchini a Roma, rispondo io, perché Lega e Meloni possono al massimo essere alleati, ma non possono guidare una coalizione di centrodestra, sia per numeri che per contenuti “estremisti”. Più chiaramente: non possono guidarlo alla vittoria. E’ importante invece che adesso si voti chi ha più possibilità di vincere, e di ricostruire il centrodestra, e ci vorrà tempo.

E se voi del PdF Parisi e Marchini li combattete, se qualcuno pensa che Marchini è come Giachetti e la Raggi (quelli che viva la canna libera), allora chiedo: qual è la vostra strategia? Con un partito che se va bene avrà qualche punto percentuale, che si fa, dopo?

Per esempio: se a Roma andranno al ballottaggio Raggi e Giachetti, che si fa? E se andassero al ballottaggio loro due perché voi avete sottratto una piccola ma essenziale percentuale a Marchini o a Meloni, che si fa? E anche se si ottenesse un consigliere (secondo me impossibile, perché ci vuole, a Roma, almeno il 4.5%), poi che peso avrà questo straordinario successo sul piano nazionale, quello che veramente conta?

Riguardo al partito cattolico: quale pensate sia il bacino di elettori oggi? Quello della Dc degli anni Cinquanta? Qualcuno dice “facciamo il movimento 5stelle cattolico”. Ma i grillini hanno intercettato e interpretato la protesta contro la casta, e sono cresciuti perché hanno trovato consenso su questo. Quale consenso pensate di raggiungere, con un partito espressamente cattolico?

E’ su queste domande che chiedo riflessioni, risposte, argomenti, perché una discussione ci serve.

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