la teoria svedese dell'amore (o meglio, della solitudine)

“Tutti i rapporti umani autentici si devono basare sulla sostanziale indipendenza delle persone. Se una donna dipende dal suo uomo, come facciamo a sapere che quelle due persone vivono volontariamente il loro rapporto? Non staranno insieme perché dipendono l’uno dall’altro o per esigenze economiche?” Questa è l’idea semplice, alla base della "Teoria svedese dell'amore”, ben illustrata nei suoi presupposti e, soprattutto, nelle sue conseguenze, dalla recente produzione di Erik Gandini, già autore di “Videocracy”, il famoso film-documentario contro Berlusconi. Per continuare a leggere il mio commento al documentario, e per vedere il documentario, clicca qui, su l'Occidentale.

utero in affitto: sentenza surreale e Vendola dolce papà

Oggi due miei pezzi sull'utero in affitto.

Il primo su Avvenire: mie considerazioni sull'ultima, surreale sentenza sull'utero in affitto, che dimostra ancora una volta come questa pratica sia un commercio senza alcuna dignità.

Il secondo, su l'Occidentale, sulla cronaca delle vacanze estive di Vendola: dietro la sua paternità da Mulino Bianco c'è un bimbo costretto a crescere senza la mamma

A sinistra non parlano del libro sull'utero in affitto della Terragni. Ma....

A sinistra non parlano del libro di Marina Terragni sull'utero in affitto. Ma...c'è un ma. I Confronti a parti separate non aiutano nessuno.   Ho appena finito di leggere il bel pamphlet sull’utero in affitto di Marina Terragni: Temporary Mother, il titolo, ed è in versione e-book. Molti gli spunti, le riflessioni, e le critiche anche coraggiose, considerando i tempi, tutte rigorosamente fatte con sguardo di femminista.

Le relazioni umane sono l’argine al mercato, ma con l’utero in affitto è un contratto che sostituisce la relazione fondante, quella madre-figlio, un contratto che cancella la madre, e consente il trionfo del mercato stesso.   Questo il fil rouge del testo, che merita comunque una recensione più articolata.

Ieri Monica Ricci Sargentini ne ha fatta una molto bella sul Corriere, il quale Corriere – la vera voce del padrone – per bilanciare ha dato grande spazio alle amorevoli vacanze di Nichi Vendola al mare, con tanto di foto di Nichi in acqua con in braccio il bambino che il suo compagno ha avuto con l’utero in affitto, e che Nichi si ostina a chiamare suo figlio (ricordiamo infatti che il piccolo Tobia non ha niente a che fare con Nichi Vendola, né dal punto di vista biologico né di quello della legge italiana, la quale a chi fa utero in affitto riserverebbe, in teoria, sanzioni pesanti).  

Oggi nel suo blog Marina Terragni pone un problema, vero: del suo libro non si parla. E non in generale, ma non se ne parla nella stampa di sinistra. E sviluppa un ragionamento che vale la pena leggere. Ma…c’è un ma, e con questo mi rivolgo a lei.  

Nel suo libro la Terragni parla esclusivamente di quanto scritto e detto a sinistra. Non una parola, un cenno, una citazione, per esempio, sul grande lavoro fatto in questi anni da Avvenire (che comunque una recensione del suo libro l’ha fatta). Ora, io non vorrei fare come la caricatura di De Luca che fa Crozza (il dibattito sull’utero in affitto in Italia l’ho portato io), però il suo totale silenzio colpisce, soprattutto perché la giornalista non è, con tutta evidenza, in malafede.

Su Avvenire si è scritto sul tema dal 2013; per quanto mi riguarda ho iniziato a parlarne ad agosto di quell’anno, quando ancora eravamo lontani dalla legge Cirinnà e dai Family Day, e il giornale è sempre stato molto attento al tema; probabilmente è stato quello che ne ha parlato di più, con inchieste, riflessioni, approfondimenti a 360 gradi, e con molti contributi. Ma di tutto questo in Temporary Mother non c’è traccia, come se non fosse mai stato scritto e detto niente, da parte cattolica. Una motivazione l’ha data in qualche modo la stessa Terragni che in un paragrafo dedicato ammette “per molte è un problema il fatto di trovarsi dalla stessa parte della Chiesa nella resistenza all’utero in affitto”, e poi spiega perché per lei non lo è: “il fatto che su questo tema vi sia coincidenza di vedute con la Chiesa non costituisce ragione sufficiente per dubitare della propria posizione”, riconoscendo poi l’importanza della Chiesa nella difesa delle donne in alcuni paesi, e citando addirittura Bernie Sanders, il candidato di sinistra per eccellenza alle primarie democratiche americane, che ha riconosciuto “molte analogie con il papa sui temi sociali, economici e ambientali”.  

Sincere le parole e apprezzabili, ma onestamente a gente come me non suona granchè bene dover leggere una “escusatio non petita”, che evidentemente è d’obbligo in quegli ambienti, ma che ti fa sentire come quando, da piccola, le ultime arrivate ti escludono dal gruppo e c’è la buona di turno che, continuando a tenere le distanze, spiega alle altre che tu sei un essere umano, e anche se a nessuno verrebbe in mente di invitarti a una festa, ti si può pure rivolgere una parola gentile.  

In effetti all’inizio e per più di un anno, a sinistra, di fronte alla nostra campagna, c’è stato un silenzio assoluto, e diciamo una buona volta la verità: le donne della sinistra italiana sono state costrette ad occuparsene quando un “mostro sacro” come la Agacinsky ci ha costruito intorno un appuntamento internazionale. Del resto anche la Agacinsky si è comportata alla stessa maniera, ignorando completamente l’enorme movimento anti-surrogacy nato in Francia l’anno precedente nell’ambito della Manif pour tous ed escludendo i cattolici dall’evento femminista, nonostante avessero organizzato un grande incontro internazionale contro la maternità surrogata a Parigi nel marzo 2015, ben prima del suo.  

Come avrebbero potuto presentarsi, certi ambienti del femminismo italiano, nel salotto buono delle “sorelle” francesi, se avessero ignorato il loro appello, anzi, se non l’avessero condiviso? E' dall'urgenza imposta dalle francesi (a cui le femministe italiane sono da sempre molto legate) che è nata la mobilitazione di una parte di "Se non ora quando". Ed anche il dibattito che ne è seguito ha scontato questo vizio d’origine: solo a sinistra, da sinistra e nell’ambito della sinistra si è legittimati a parlare. Il resto? Semplicemente non esiste.  

Ma lo stesso meccanismo si è ripetuto all’interno di quel mondo: nel momento in cui a sinistra si è evidenziata la spaccatura, i “salotti” che danno la legittimazione ai soggetti del dibattito pubblico – il corrierone, Repubblica, la-stampa-che-conta, gli intellettuali radical chic- hanno a loro volta censurato chi non si è allineato al mainstream dominante, e quindi hanno ignorato anche Marina Terragni.  

Questi confronti a parti separate non aiutano nessuno. Dispiacerebbe vedere l’ennesima occasione mancata per una riflessione a tutto tondo su dove sta andando a finire la maternità. Per questo approfitto dell’occasione per invitare tutti a leggere il bel libro di Marina Terragni – merita veramente - e al tempo stesso invito anche lei ad aprire la sua riflessione, e a lasciare entrare in casa sua anche altri pensieri, i pensieri delle "altre".

 

Non lasciamoli soli!

15 università chiuse e centinaia di professori sospesi. Chiuse anche oltre mille scuole private, 19 sindacati, centinaia tra enti benefici, fondazioni e istituzioni mediche. Tremila magistrati, ottomila poliziotti, oltre un terzo dei prefetti, decine di migliaia tra insegnanti pubblici e privati, dipendenti ministeriali, tutti sottoposti a purghe ed epurazioni, arrestati o ridotti all’inattività”. Inizia con le crude cifre della repressione di Erdogan l’appello de l’Occidentale, primo atto di una mobilitazione concreta e tangibile per la libertà del popolo turco, che in questi giorni sta rischiando di cadere in una buia dittatura di stampo islamico. Non riguarderebbe solo loro, ma tutti noi: se vogliamo fermare la guerra e il terrore che stanno arrivando dall’oriente, dobbiamo innanzitutto difendere la libertà e insieme i confini dell’Europa.

Io ho aderito all’appello, e invito tutti voi a farlo: per leggere il testo dell’appello e le indicazioni per aderire cliccate qua.

in tempi oscuri servono ancora di più giudizi chiari...

...per evitare che il politicamente corretto danneggi in modo irreversibile i circuiti neuronali.

Cominciamo con il segnalare un bellissimo intervento di Giuseppe Laras, Presidente emerito onorario dell'assemblea rabbinica italiana, pubblicato domenica scorsa sul Corriere della Sera. 

 Di seguito uno dei passaggi più significativi della sua analisi, molto efficace: "Vi è poi il fatto catastrofico di una classe dirigente non educata all’impegno e alla fatica, inclusa quella del pensiero e della strategia. Questo purtroppo riguarda, generalmente, a livello culturale, il mondo cattolico, con intellettuali spesso ottusi dal pacifismo panbuonista e con l’incidenza pressoché nulla di un episcopato rarefatto, ove si avverte l’assenza di personaggi eminenti e di genio, pur tra loro in dissonanza (da C. M. Martini e G. Biffi, da Dossetti a Giussani, da Paolo VI a Giovanni Paolo II). Questo riguarda gli intellettuali, in teoria coscienza critica, strategica e orientativa di un Paese: molti, oltre ad aver abdicato al loro difficile e impegnativo ruolo, svilendolo a salotto radical chic, hanno educato ideologicamente, anche quando non più organici di partito, al terzomondismo più acritico e arrendevole (salvo essere iperaggressivi con Israele, il Sionismo e gli ebrei)". Per leggerlo tutto, cliccate qua, sul titolo: "Il terrorismo, l'Islam e la coscienza nazionale di un'Italia distratta".

Ancora sui fattacci di Fermo: domenica, sul Sole 24 ore Mons. Forte ha ribadito che si tratta di razzismo (nonostante tutte le testimonianze). Ne ho commentato su l'Occidentale. 

E infine: stupro bestiale su minorenne. Ma il problema pare sia se si può dire "froci".

In questo clima di violenza crescente, con mezzo mondo straziato dalle stragi dei terroristi islamici, con Erdogan che evidentemente ha deciso che il Califfo vuole esserlo lui,  cerchiamo di non prenderci in giro da soli, e vediamo almeno di chiamare le cose con il loro nome. Ricominciamo da qui. 

basta con il politically correct

Di seguito considerazioni NON politically correct sui fatti di questi giorni. AAA: astenersi buonisti.

UNO: cominciamo dall’ultimo fatto, il fallito colpo di stato in Turchia.

Forse i prossimi giorni ne capiremo qualcosa in più, ma intanto è bene dire che ieri tifavamo tutti per i militari “golpisti”, soprattutto quando abbiamo sentito nel loro comunicato che intendevano ristabilire diritti e laicità nel paese. Ricordiamo che Ataturk, il padre della Turchia moderna, attraverso l’esercito ha voluto garantire al suo paese laicità e democrazia. I militari in Turchia, storicamente,  hanno sempre rappresentato un’istanza laica, fronteggiando l’islam. Se si tratta di un golpe fallito perché solo una parte dell’esercito vi ha aderito, allora potrebbe essere un brutto segno: potrebbe voler dire che anche fra i militari turchi, contrariamente alla loro storia, le ideologie islamiste cominciano a fare breccia.

DUE: la strage di Nizza.

Un incubo che si materializza: un camion bianco e anonimo, senza scritte, che spunta dal nulla e falcia la folla di famiglie festanti. Una tragedia che rende intollerabile ed offensivo il politicamente corretto, quello che vorrebbe dipingere la strage quasi quasi come l’esito di una depressione post-divorzio dell’attentatore (come è noto, chi si deprime dopo un divorzio solitamente noleggia tir per falciare le folle mentre spara loro addosso). Perché – questo il sottinteso – solo un matto potrebbe fare certe cose. E quindi si mette in dubbio che ci sia di mezzo l’Isis, che pure ha rivendicato. Come ho già scritto in occasione di altri attentati, simili, in cui si chiama in causa il matto di turno: ma secondo voi, quelli che bruciano i prigionieri nelle gabbie sono sani di mente? E quelli che stuprano serialmente donne e bambini? E quelli che torturano e mutilano chi non sa recitare il corano? Ma lo vogliamo capire o no che l’Isis con i suoi appelli a colpire noi occidentali va a raccogliere consensi innanzitutto fra chi è già violento e disturbato? E solitamente è più facile farlo fra chi segue una certa educazione, come quella di certe madrasse, o certi imam, che esortano alla violenza contro i non musulmani. O pensiamo che sia più semplice per Isis fare proseliti, che so, fra le ostetriche? Al circolo dei pensionati? Al club caccia e pesca?

TRE: i fatti di Fermo.

Un uomo è morto e la sua compagna adesso è sola. Insieme erano sfuggiti agli orrori dei terroristi islamici del Boko Haram e lui è morto per una stupida rissa, rissa scatenata da loro stessi come risposta eccessiva a uno stupidissimo insulto. Questi i fatti, secondo le ultime ricostruzioni. E adesso la Boldrini e la Boschi, e anche certi preti “stradaroli” dovrebbero chiedere scusa agli italiani per averci trattato da razzisti, e dovrebbero imparare a stare più attenti per il futuro, ad essere meno ideologici, perché in questo modo razzisti ci fanno diventare anche quelli che non lo sono, e perché in questo modo rischiano di avallare ingiustizie. Ricordiamo che viste le pressioni di alcuni preti, di alcune istituzioni (v. Boldrini e Boschi), e di gran parte dei media (fortunatamente non tutti) quel balordo che ha colpito con un pugno è restato in carcere perché ritenuto dai magistrati socialmente pericoloso in quanto avrebbe potuto reiterare la violenza razzista contro altri neri.

Mentre, come noto, normalmente si scarcera di tutto, anche spacciatori colti in flagrante, per esempio. Qua il link all’ultima ricostruzione dei fatti

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