guerra a Gaza, in attesa per Eluana

Infuria la guerra a Gaza. Una guerra provocata dai terroristi palestinesi di Hamas, che in questi anni si sono impegnati a spendere fiumi di denaro per sparare migliaia di missili sulle città israeliane – in ossequio al loro odio eterno per gli ebrei – anziché per cercare di rendere più dignitosa la vita delle loro stesse famiglie.

Chi veramente ha a cuore le sorti del popolo palestinese, dovrebbe togliere il prosciutto dagli occhi e i tappi dalle orecchie, e guardare in faccia i veri colpevoli, e cioè tutti coloro che, pur di vedere distrutto lo stato di Israele e tutti gli ebrei (ricordo che i massacri di ebrei in quelle terre sono iniziati ben prima della costituzione dello stato di Israele, e che lo Stato della Palestina non c’è perché non l’hanno mai voluto gli arabi, a cominciare dal 1948, fino ai mancati accordi di Camp David nel 2000) non esitano a mandare a morte i palestinesi, usandoli come kamikaze o scudi umani, a seconda della convenienza.

 Il popolo palestinese è ostaggio di chi si proclama paladino dei suoi diritti: Arafat & C. ieri, Hamas oggi.

Il problema è che difficilmente una guerra, per quanto legittima, può portare giustizia. L’uccisione di civili innocenti, palestinesi o ebrei che siano, aggiungerà altro odio in una terra che ne è già intrisa.

E dire che quella la chiamiamo Terra Santa.

Per farvi un’idea del veleno che circola da quelle parti (Medio Oriente in generale), date un’occhiata qua: è il sito di MEMRI (Middle East Media Research Institute), sempre aggiornato. Questa la versione in italiano.

 In Italia invece il Natale non è andato all’incontrario, per quanto riguarda Eluana: stiamo aspettando le decisioni della Clinica Città di Udine, che nei prossimi giorni dovrebbe dire se e a quali condizioni è disponibile a sospendere alimentazione e idratazione artificiale alla donna.

L’atto di indirizzo del Ministro Sacconi, sulla base soprattutto del recepimento della Convenzione Onu sui Diritti dei Disabili vieta di sottrarre alimentazione ed idratazione, appunto, ai disabili. La notizia che Eluana è in grado di deglutire, poi, rende inapplicabile il decreto della Corte di Appello di Milano, basato sulla richiesta di Beppino Englaro di sospendere a sua figlia il nutrimento artificiale: non c’è alcuna autorizzazione a sospendere anche il nutrimento per vie naturali.

Questo significa che se fosse sospesa alimentazione ed idratazione artificiale ad Eluana, senza darle nutrimento per via naturale, quando invece lei ha conservato questa capacità, si configurerebbe il reato di omicidio, oltreché di tortura di incapace.

Alcuni approfondimenti li potete leggere in un mio editoriale, ed in un approfondimento del Prof. Gianluigi Gigli, neurologo. Sempre da Avvenire.

 

Eluana deglutisce

 

DA AVVENIRE 23 Dicembre 2008

LA DIFESA DELLA VITA

«Potrebbe essere alimentata in modo naturale»

 

Ci sono aspetti della condizione di Eluana Englaro che non solo l’opinione pubblica ma anche i giudici mostrano di non avere valutato (o addirittura saputo) e che modificano taluni dei presupposti su cui si basa il decreto della Corte d’Appello. Di questo è convinto il neurologo Giuliano Dolce, direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone, casa di cura ad alta specialità riabilitativa che ospita un reparto con persone in stato vegetativo o di minima coscienza. Il professor Dolce è uno dei medici che hanno visitato Eluana Englaro e, dopo che alcuni di questi sono da tempo intervenuti nella vicenda, ora fa sentire la sua voce: «È accaduto lo scorso 18 gennaio. Dopo gli ultimi sviluppi, credo di non poter tacere che Eluana ha mantenuto la deglutizione. Si tratta di un particolare non indifferente. Infatti tra le persone in stato vegetativo alcune non riescono a deglutire, altre sì. La differenza è visibile, perché i primi perdono bava dalla bocca, e questo non era il caso di Eluana. Le suore mi hanno confermato che mai aveva perso questa capacità e che, nei primi anni, veniva alimentata dalla madre con un cucchiaino. Addirittura mi hanno riferito che ha ancora il riflesso della tosse: un particolare decisivo per poterla alimentare per bocca». Ma la riflessione a questo punto passa su un altro piano: «Il decreto – spiega Dolce – dice che si può sospendere l’alimentazione artificiale con il sondino, non che si può lasciar morire di sete e di fame una persona che può essere alimentata per via naturale. Credo che se i giudici avessero nominato una commissione medica per valutare le condizioni di Eluana, questi elementi sarebbero emersi. Si sarebbero anche potuti effettuare altri esami, come la videofluoroscopia per valutare quanto la deglutizione sia valida, o la risonanza magnetica dinamica. Si doveva chiarire che gli specialisti non parlano più di stato vegetativo permanente o persistente». La vicenda di Eluana, secondo Dolce, è tutt’altro che chiusa: «Abbiamo già scritto una lettera al direttore sanitario della clinica di Udine per spiegargli questi argomenti. Ma certamente, se qualcuno pensasse di mettere in atto il decreto, ci rivolgeremmo alla procura». Se arrivati a questo punto il professor Dolce in coscienza non si sente più di tacere, e per questo invia ad un giornale la sua testimonianza, neppure "Avvenire" se la sente di lasciare questo scritto nel cassetto. Per tutti infatti è il momento della coscienza e della massima responsabilità.

«La situazione che stiamo vivendo è veramente paradossale, soprattutto per noi medici, poiché siamo costretti ad ascoltare le diverse opinioni di persone che parlano, senza alcun fondamento scientifico. Questo succede quando si pretende di prendere una intransigente posizione senza conoscere bene la materia. La confusione che ne deriva però è veramente drammatica perché riguarda la vita di una persona che vive in mezzo a noi.Io ho visitato a gennaio scorso Eluana Englaro con il consenso del padre. Eluana si trovava in uno stato vegetativo conclamato per cui non è stato possibile ottenere alcuna risposta consistente, ma alcune funzioni erano conservate. In modo particolare la deglutizione.
 
Eluana ingoia e ha sempre ingoiato la saliva e dalla anamnesi è risultato che nei primi anni veniva spesso alimentata per bocca dalla madre anche se la pratica richiedeva tempo. Per ragioni di praticità venne poi preferita esclusivamente la nutrizione attraverso sondino. Veniva poi riferito che da pochi mesi era ritornato il ciclo mestruale dopo anni dal momento dell’incidente.
 
Prima di sospendere la nutrizione artificiale quindi, è assolutamente necessario valutare bene le residue capacità funzionali  della deglutizione con un particolare esame radiologico, anche perché ne deriva che il medico che applicasse il dispositivo della sentenza rischia di essere accusato di aver fatto morire di fame e di sete una grave disabile, capace di essere nutrita per via naturale. Oltre al reato di omicidio si configura anche quello aggravante di tortura di incapace.
In modo particolare la sete è intollerabile dopo uno o due giorni e tutti chiederebbero l’acqua, cambiando le disposizioni anticipate date decenni prima, o anche il giorno prima. Se si interviene con antidolorifici che potrebbero sicuramente alleviare il disagio, allora non si pratica più l’abbandono attivo, ma una eutanasia crudele perché l’evento morte non è immediato ma si prolunga nel tempo.
La sentenza del tribunale di Milano autorizza la sospensione delle terapie compresa la idratazione e la nutrizione artificiale e non certo quella naturale! Va detto che anche dopo molti anni i dolori fisici spontanei o provocati da malattie intercorrenti o da inadeguate manovre vengono percepiti dai pazienti in stato vegetativo e verosimilmente anche quelli provocati dalla fame e dalla sete.

Proprio su questo punto è stata vergata una dichiarazione condivisa cui hanno aderito 26 specialisti della materia italiani, francesi, spagnoli e tedeschi in una recente riunione internazionale tenutasi a Roma presso l’istituto Santa Lucia. In questo congresso sono state rese note diverse comunicazioni che mettono in luce come durante lo stato vegetativo, anche dopo anni è possibile registrare attività di coscienza sommersa, anche in assenza di consapevolezza in altre parole il cervello lavora.

Infine, e non per importanza, il tutore il curatore e tutti quelli che si adopereranno a mettere in esecuzione il decreto della Corte d’appello di Milano, devono necessariamente tenere presente che la procedura in esso indicata non è assolutamente praticabile sotto un profilo medico per due ragioni: per eliminare le sofferenze provocate dalla fame dalla sete, il sanitario deve eliminare per prima cosa la causa della sofferenza e ciò si può fare  solamente somministrando acqua e non  sedativi. Lo esige la buona pratica medica. Se invece si somministra una forte sedazione prolungata, praticamente si esegue una forma di eutanasia che In italia, attualmente, costituisce un reato grave.
È altrettanto grave che il tribunale non abbia disposto una perizia sulle reali condizioni di Eluana alla luce delle recenti novità in campo scientifico.
Evidentemente i giudici non erano bene informati sulle capacità funzionali di una persona in stato vegetativo, e sono altresì convinto che gli stessi giudici, una volta adeguatamente informati, condannerebbero quelle persone pronte oggi a dare esecuzione alla sentenza».
 
 

 

Giuliano Dolce, neurologo e direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone 

 

Questo fatto non vi riguarda

 

da Il sussidiario

 

Una domanda alla Corte europea: ma i diritti dell’uomo sono un affare privato?

Assuntina Morresi

martedì 23 dicembre 2008

 

Questo fatto non vi riguarda: potremmo sintetizzare così la motivazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per dichiarare inammissibile il ricorso con cui alcuni cittadini italiani ed associazioni di famiglie di disabili gravi hanno contestato l’autorizzazione dei giudici italiani a sospendere nutrizione ed idratazione artificiale ad Eluana Englaro.

 

Secondo i giudici europei, le associazioni dei malati non sono toccate direttamente dalla sentenza Englaro, perché la sentenza riguarda solo le parti direttamente coinvolte e i fatti richiamati, e cioè solo gli Englaro. La stessa Corte ha poi osservato che i ricorrenti non hanno legami diretti con Eluana: la prima firmataria del ricorso è Ada Rossi, una persona in stato vegetativo, e a rivolgersi a Strasburgo sono state associazioni di familiari di malati nelle stesse condizioni di Eluana, di medici, avvocati, e un’associazione per la difesa dei diritti dell’uomo. 

 

I giudici europei sono quindi giunti al paradosso secondo il quale un’associazione dedicata alla difesa dei diritti dell’uomo non ha titolo a ricorrere proprio davanti ad una Corte internazionale dei Diritti dell’Uomo; d’altra parte, sempre secondo gli stessi giudici, associazioni di sostegno alle persone con gravi cerebrolesioni non possono rivolgersi alla Corte perché i fatti in questione non riguardano direttamente un loro componente. Portando alle estreme conseguenze questo ragionamento, sarebbe come se un’associazione per il riconoscimento dei diritti di una minoranza perseguitata, per esempio gli armeni scampati al genocidio in Turchia, non potesse ricorrere alla Corte Europea per difendere un caso di un singolo armeno che non ha legami diretti con l’associazione suddetta (per esempio non è iscritto). Le conclusioni della Corte saranno pure fondate dal punto di vista del diritto, ma bisogna ammettere che le conseguenze sono piuttosto surreali.

 

I giudici di Strasburgo non sono voluti entrare nel merito di questo ricorso, così come hanno fatto lo scorso novembre anche i loro colleghi della Corte di Appello di Milano nei confronti del ricorso della procura generale, nella sostanza adducendo le stesse motivazioni: quella di Eluana non è una faccenda pubblica, ma riguarda solo lei e la sua famiglia. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Regione Friuli, Tondo: novello Ponzio Pilato, ha dichiarato si tratta di un rapporto fra privati, cioè gli Englaro e la clinica Città di Udine, e quindi la regione non c’entra. 

 

In altre parole, dei giudici stabiliscono che una persona può essere lasciata morire di fame e di sete, e al tempo stesso dichiarano che la faccenda non è pubblica, ma un fatto privato. Migliaia di pagine di giornali, libri, trasmissioni televisive, un parlamento che solleva conflitti di competenze, anni di processi, una legge sul fine vita in dirittura di arrivo, appelli al governo e al Presidente della Repubblica, centinaia di incontri pubblici sull’argomento in tutta Italia, un atto di indirizzo del governo, e tutto questo per sentirsi poi dire che la faccenda non ci riguarda, è un fatto privato. Ci vuole se non altro una bella faccia tosta. Aspettiamo di sapere se la regione Friuli si adeguerà – come dovrebbe - all’atto di indirizzo del Ministro Sacconi, che impedisce che persone gravemente disabili come quelle in stato vegetativo possano essere private di nutrizione ed alimentazione: fino a prova contraria, Maurizio Sacconi è anche Ministro dei friulani, e le regole del Servizio Sanitario Nazionale valgono per tutti.O forse la regione Friuli non intende aderire alla Convenzione Onu sui disabili?Insomma, se un giudice c’è, a Strasburgo, ha deciso comunque di non parlare. Per fortuna c’è un Ministro a Roma.

 

un Natale all'incontrario

Un Natale all’incontrario, questo che ci vorrebbero far passare nel 2008.

Un Natale all’incontrario, dove un ministro viene detto – giustamente! – coraggioso perché ricorda a tutti che bisogna dare da mangiare e da bere a chi non riesce più a farlo da solo.

All’incontrario, perché lo stesso ministro deve pure spiegare che se in un ospedale italiano verrà lasciato morire di fame e sete un malato, quell’ospedale ne subirà le conseguenze.

All’incontrario, perché proprio per aver detto questo lo stesso ministro viene denunciato per violenza privata aggravata.

Un Natale all’incontrario, dove Marcello Matera, sostituto procuratore generale che dovrebbe garantire il rispetto delle leggi, dice che un provvedimento del ministro, nei fatti, è ininfluente, e che è “teoricamente possibile il ricorso alla forza pubblica per ottenere l'esecuzione della sentenza”, cioè secondo lui potrebbero intervenire i carabinieri , e a fare che? A staccare il sondino ad Eluana? Oppure direttamente contro il ministro?

Un Natale all’incontrario, dove un ospedale si sente “intimidito” se un ministro ricorda la legge vigente in Italia, e dove lo stesso ospedale si dice esterno al Servizio Sanitario Nazionale. E a quale servizio sanitario farebbe riferimento il Friuli? Non hanno dei ministri di riferimento? O forse in Friuli non hanno votato alle ultime elezioni politiche? Forse hanno solo le elezioni regionali? 

Un Natale all'incontrario, dove l'atto di indirizzo del Ministro non sarebbe vincolante perchè si riferisce ad una convenzione internazionale (nell'atto di indirizzo di Sacconi si fa riferimento ad una Convenzione internazionale dell'Onu, secondo la quale non si può negare idratazione ed alimentazione ai disabili): forse il Friuli non fa parte dell'Onu?

O forse il Friuli non intende rispettare la Convenzione Onu sui disabili?

E poi una volta a Natale si ricordavano i pastori che andavano a trovare un bambino appena nato, gli portavano doni e pure gli animali cercavano di proteggerlo dal freddo.

In questo Natale all’incontrario ci sono altri pastori, sono i “volontari di Eluana”, una ventina di infermieri che andranno appositamente a stare vicino a lei mentre muore di fame e di sete, ad assicurarsi che tutto vada secondo quanto stabilito dai giudici. A titolo gratuito. Una ventina, o anche più, perché dovranno fare i turni: ci vorranno almeno 15 giorni, ad Eluana, per morire, o forse più. Andrà per le lunghe.

E’ Natale. Se Eluana sarà portata via da Lecco, nella sua ultima camera a Udine ci saranno persone intorno a lei che si avvicenderanno, in quattro giorni le sospenderanno del tutto idratazione e alimentazione, gradualmente, per consentire una “familiarizzazione del personale assistenziale con le manifestazioni cliniche di Eluana”.

La osserveranno mentre muore. In quei quindici (o più) giorni le daranno saliva artificiale (!), spray di soluzione fisiologica e gel, per eliminare “l’eventuale disagio”, quel “disagio” che notoriamente si prova quando si muore di fame e di sete. Ce lo racconta Repubblica, che anticipa la descrizione del protocollo previsto per Eluana, e ci descrive questa “catena di solidarietà”, quella dei volontari intorno al letto di morte di Eluana.

E siccome si sono tutti sperticati ad assicurare che Eluana non sente dolore, saranno attentissimi a controllare le sue reazioni, somministrando medicinali e sedativi, con visite mediche per "verificare l'eventuale modifica della terapia, qualora fosse insufficiente a evitare la comparsa di segni clinici di sofferenza".

Vogliono farci fare un Natale all’incontrario. Non più una festa per Uno che nasce, ma per una che muore, che viene fatta morire di fame e sete. E vorrebbero pure che su tutto cali il silenzio – adesso - dicendo che è un fatto privato (ma chi è stato a renderlo pubblico?).

Io non ci sto.

appello in friulano

ELUANA: APPELLO LEGA IN FRIULANO AL PADRE, LA LASCI VIVERE

(ANSA) - TRIESTE, 21 DIC - Un appello in lingua friulana a Beppino Englaro, affinche' 'lasci vivere Eluana' e' stato lanciato oggi dal segretario della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia e presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini.
Nell'appello, diffuso stasera dal Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia, Fontanini si rivolge direttamente a Beppino in 'marilenghe', spogliandosi delle cariche istituzionali e politiche, e invitandolo - da friulano a friulano - a 'lasciare Eluana a Lecco', soprattutto nel periodo natalizio.
Nei giorni scorsi, la Lega Nord del Friuli Venezia Giulia aveva richiamato la coalizione di Centrodestra che guida la Regione a rispettare la 'Carta dei valori' sottoscritta dagli alleati.

la Ru486 non si può bloccare

da corriere.it 20.12.2008

Guido Rasi, direttore dell’Agenzia italiana del farmaco

Pillola abortiva: «Non si può bloccare»

«Non c’è nessuno strumento, né tecnico scientifico, né del Parlamento in quanto l'Ue ha già detto sì»

ROMA - «Non ci sono strumenti di alcun genere per fermare il percorso di approvazione della pillola abortiva. Guido Rasi, direttore dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco) conferma. E’ imminente l’arrivo in Italia della RU486, pasticca monodose per l’interruzione volontaria di gravidanza, alternativa all’intervento chirurgico. E’ verosimile che la Ru 486 «arrivi all’attenzione del cda a febbraio dopo un passaggio in comitato prezzi e rimborso».

Dottor Rasi, si è molto discusso in questi giorni su eventuali iniziative che l’Italia potrebbe assumere per non accettare la richiesta di autorizzazione al commercio presentata dall’azienda francese Exelgyn. Esistono ancora margini di intervento?

«Non c’è nessuno strumento., né tecnico scientifico, né da parte del Parlamento che ha presentato recentemente una mozione. Questa è una procedura cosiddetta di mutuo riconoscimento. Significa che il farmaco è stato già autorizzato dall’agenzia europea, l’Emea, e che gli Stati dell’Ue devono a loro volta adeguarsi a quella decisione».

Il Cda avrebbe dovuto valutare la registrazione della pillola questa settimana. A cosa è dovuto il ritardo, forse a polemiche e pressioni?

«Nessuna pressione. Questa settimana c’è stato l’ultimo esame del comitato tecnico. L’argomento non era invece all’ordine del giorno dello scorso Cda. Ora mancano gli ultimi tasselli. Stabilire quanto costerà questo prodotto. Poi ci sarà la valutazione del Cda. Ma credo che lì approvazione sarebbe tutto sommato il male minore per chi in Italia osteggia la Ru 486».

Il male minore, perché?

«Il farmaco in base al meccanismo europeo dovrà comunque essere commercializzato in Italia e allora ci sarebbe il rischio della vendita diretta, in farmacia. Qualunque donna potrebbe acquistarlo dietro presentazione di ricetta medica. L’approvazione da parte dell’Aifa prevede invece che la pillola venga distribuita solo in ospedale, sotto controllo medico e secondo il meccanismo della legge 194 sull’aborto».

Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella vorrebbe presentare un’istanza all’Emea. Sarebbe una via per bloccare la Ru486?

«Già l’Ungheria ha richiesto un arbitrato all’Emea e l’ha perso. Quindi questa strada è difficilmente percorribile».

Quali iniziative prenderà l’Italia per vigilare sugli effetti collaterali e gli eventi avversi legati al farmaco? Quando il comitato scientifico Aifa approvò il prodotto a febbraio (col precedente governo, capo dell’Aifa era Nello Martini, ndr) venne messo agli atti un dossier dove erano documentati 16 casi di morte.

«Molto probabilmente la pillola abortiva entrerà a far parte del programma di farmaco-vigilanza che impone la segnalazioni di tutti gli eventi avversi legati al suo impiego. Se dovessimo ricevere informazioni allarmanti allora a quel punto potremmo prevedere di chiederne la sospensione».

Margherita De Bac

 

dicono i giuristi - 2

ELUANA:LOJODICE, SENTENZA ESECUTIVA NON OBBLIGA A ESECUZIONE =

(AGI) - Bari, 19 dic. - "La sentenza, che per altro non e' entrata nel merito del tema, ma ha solo valutato questioni preliminari, e' esecutiva solo per il papa' della ragazza e il curatore, ma non per terze persone. Nessuno ha l'obbligo giuridico di metterla in esecuzione, semmai si tratta di una facolta'. Ma nessun obbligo". Lo afferma il prof. Aldo Lojodice, docente di Diritto Costituzionale a Bari, sottolinenado che il provvedimento del ministro Sacconi "obbliga le case di cura convenzionate con il servizio nazionale a non sospendere alimentazione ed idratazione. Pena la perdita di alcuni corrispettivi economici".
"In sostanza - spiega il costituzionalista in un'intervista al sito Pontifex - il ministro non annuncia sanzioni penali o civili delle quali non ha potere tanto meno competenza, ma rientra pacificamente nelle sue attribuzioni quella di emanare atti di indirizzo che valgono non solo per Eluana, ma per tutti coloro che si trovino nella sua condizione". Personalmente, aggiunge Lojodice, "credo che abbia fatto bene e lo dico non solo in qualita' di cattolico, ma anche di tecnico del diritto.
La nostra Carta Costituzionale difende il diritto alla vita e quello alla Salute. Quindi considerata la tutela assicurata dalla Costituzione alla salute, per quale ragione si debba privilegiare il rifiuto alla cure sulla attenzione medica.
Preciso, poi, che l'alimentazione e l'idratazione forzate non sono paragonabili a terapie, ma ad elementi che permettono l'esistenza in vita di un essere ancora reattivo come lo e' Eluana". La ratio del provvedimento, rileva, "e' impedire fatti del genere e salvaguardare, in forma chiara e precisa, il diritto alla vita che la nostra Costituzione tutela e che bisogna rispettare". Quanto all'ipotesi che il padre decida alla fine di portare Eluana in casa propria e di eseguire in quel posto la sentenza, per Lojodice "scatterebbe una inchiesta penale per omicidio". (AGI) Siz 192312 DIC 08

dicono i giuristi - 1

ELUANA: TAORMINA, PROVVEDIMENTO SACCONI E' DETERRENTE VALIDO =

(AGI) - Roma, 19 dic. - "Il Ministro ha emanato un atto di indirizzo chiaro preciso che attribuisce alla Pubblica Amministrazione delle direttive di condotta, dunque nella sua piena legittimita'.. Credo che Sacconi abbia voluto emettere un provvedimento indiretto, ma anche un deterrente chiaro. Ora voglio vedere chi sfidera' la Pubblica Amministrazione". Lo afferma il prof. carlo Taormina in un'intervista al sito cattolico "Pontifex". Secondo il giurista, "occorre precisare intanto che la Cassazione non e' entrata nel merito del tema, ma si e' limitata solo a questioni di procedura. Pertanto la Suprema Corte non ha emanato alcuna sentenza favorevole allo staccare l'alimentazione o l'idratazione".
"Se la famiglia dovesse decidere di eseguire il provvedimento in casa o in una clinica non convenzionata "incorrerebbe senza ombra di dubbio - sottolinea il famoso penalista - in una fattispecie di omicidio che neppure le condizioni della paziente e tanto meno il suo consenso possono scriminare. Insomma il nostro ordinamento non ammette l'omicidio neppure di chi ha manifestato in vita quella volonta'". Quanto alle modalita' indicate dalla sentenza di Milano, Taormina ricorda che in ogni caso "va istituito un comitato i cui membri assumono la natura giuridica di pubblici ufficiali, ma va delimitato e creato dalla pubblica autorita'.
Io stesso - conclude - fui membro di un comitato del genere quanto staccammo la spina al giudice Coiro a Roma". (AGI)

 

 

Ru486 in arrivo...forse

La pillola abortiva Ru486 potrebbe arrivare presto in Italia.

Forse.

La "kill pill" - così detta per via delle donne che sono morte dopo averla usata - ha superato un passaggio importante per la commercializzazione in Italia lo scorso febbraio, durante il governo Prodi, quando era Ministro della Salute Livia Turco e Direttore dell’Aifa Nello Martini.

Alla fine di quel febbraio la commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha dato parere favorevole all’immissione in commercio della pillola in Italia. A questo punto rimane solo il parere del Consiglio di Amministrazione dell’Aifa, che sarà espresso in settimana.

L’ho spiegato in un pezzo sul Sussidiario, qua, dove è scritto anche cosa può ancora fare il Ministero del Welfare.

Insieme a Eugenia Roccella, adesso sottosegretario al Welfare, due anni fa abbiamo scritto un libro, “La favola dell’aborto facile”. Abbiamo fatto la nostra battaglia a partire dalla notizia della morte di Holly Patterson, una diciottenne californiana. In questo post potete leggere la lettera che i suoi genitori hanno reso pubblica dopo la sua morte.

Sapremo i prossimi giorni se il Consiglio di Amministrazione dell'Aifa darà l'ultimo via libera.

 

Holly Patterson

Lettera aperta ai media

dai genitori di Holly Patterson

Da “La favola dell’aborto facile”, di Assuntina Morresi, Eugenia Roccella, ed. Franco Angeli (2006)

6 novembre 2003

“Gentili signori e signore,

il rapporto del coroner della contea di Alameda ha ratificato la verità che già sapevamo. Holly è morta a causa di un aborto chimico provocato dalla Ru486. Non esistono rimedi veloci o pillole magiche per interrompere una gravidanza. La nostra famiglia, gli amici, la nostra comunità è profondamente addolorata, e per sempre segnata dalla morte, tragica ed evitabile, di Holly.

Holly, secondo la legge, ha vissuto da adulta solo per 9 giorni, ed è rimasta incinta quando aveva solo 17 anni. Ora sappiamo che ha capito di aspettare un bambino nella seconda settimana di agosto, e che era così turbata dalla sua gravidanza non voluta da chiedere aiuto al medico di famiglia perché soffriva di depressione; questo il 10 settembre 2003, il giorno stesso in cui ha assunto la pillola con cui ha iniziato il processo abortivo.

Holly era una ragazza piena di progetti, intelligente, in buona salute, che è rimasta vittima di un processo che l’ha perduta, a cominciare dall’uomo di 24 anni che ha avuto con lei rapporti non protetti, l’ha messa incinta, e ha collaborato a mantenere segreti la sua gravidanza e il suo aborto.

In questa cospirazione del silenzio, la sicurezza di Holly è stata affidata alla pillola approvata dalla Food and Drug Administration e somministrata dalla Planned Parenthood, e all’efficienza del Pronto Soccorso del Valley Care Medical Center, dove le hanno dato antidolorifici per i terribili dolori da contrazioni uterine, rimandandola a casa.

Sabato e domenica Holly si è lamentata di dolori gravi e di crampi, permettendoci di confortarla ma senza spiegarci cosa realmente fosse accaduto. Il 17 settembre 2003 alle 17 ha ceduto allo shock settico ed è morta, mentre la sua famiglia aspettava nel reparto di terapia intensiva con grande ansia, ma ancora sperando che lei recuperasse, finché siamo stati costretti a rimanere dietro la tenda che la isolava, mentre era ormai chiaro che stava morendo.

Holly non era una ragazza sola, disamata, senza protezione o appoggio; aveva una grande famiglia disposta ad aiutarla, nella sua breve vita e nella sua tragica morte. Adesso possiamo ricordarla e dividere la memoria dei suoi scintillanti occhi azzurri, del suo sorriso coinvolgente, della sua ferma determinazione e della sua grazia gentile, che sollecitava il nostro naturale istinto di proteggerla ed amarla, ma non riusciremo più a dimenticare i suoi ultimi momenti, quando era troppo debole per parlare e poteva appena stringerci la mano, in risposta ai nostri incoraggiamenti: “Ti vogliamo bene, Holly”, “Resisti, il resto della tua famiglia sta arrivando”, “Devi lottare, Holly, puoi farcela”.

Il modo in cui Holly è morta ci ha aperto gli occhi sui gravi rischi di questo farmaco, ci ha reso consapevoli della carenza delle leggi californiane sull’informazione e il consenso dei genitori riguardo all’aborto, e ci ha costretti a riconoscere l’estremo bisogno di informazioni imparziali e accurate, e di fonti per i genitori, le adolescenti e le giovani donne che vogliano conoscere i reali pericoli di un aborto, e la assoluta necessità di un movimento che incoraggi la prevenzione e apra il dialogo nelle famiglie sulle gravidanze indesiderate e gli aborti.

Come genitori, non possiamo permettere che la morte orribile della nostra bellissima Holly avvenga invano.

La Ru486 ha provocato gravi danni, ed è implicata nella morte di altre giovani donne. Adesso ha ucciso nostra figlia. Abbiamo scoperto che le sperimentazioni iniziali sono arrivate a conclusioni troppo frettolose, e che il farmaco è stato valutato e approvato come salvavita, insieme alle sostanze che curano malattie che comportano il rischio di morte, come l’Aids e il cancro. Ma la gravidanza è un processo naturale che il corpo di una donna è preparato ad affrontare, e non è mai stata classificata come una malattia mortale. Vogliamo aprire un sito web e uno spazio in cui le donne e le adolescenti possano raccontare le loro storie e riportare testimonianze personali sull’esperienza con la Ru486 e i suoi effetti avversi.

La Fda ha fallito nella sua missione di assicurare che la Ru486 sia un farmaco abortivo sicuro. Il compito della Fda è di “proteggere la salute pubblica controllando la sicurezza, l’efficacia e fornendo garanzie sui farmaci per uso umano o veterinario, i prodotti biologici, i dispositivi medici, i cosmetici, il cibo, i prodotti che emettono radiazioni”,

Ma Holly ha già pagato il prezzo più alto.

La Ru486 non dovrebbe nemmeno costituire un’occasione di divisione tra pro-choice e pro-life, tra chi è per la vita e chi è per la scelta: il primo problema dovrebbe essere la salute e il benessere dei nostri figli e di tutte le giovani donne.

Noi speriamo che ogni genitore possa imparare dalla tremenda morte di Holly e dalla nostra perdita. Secondo i laboratori Danco, che distribuiscono la pillola abortiva, la Ru486 fallisce nel 7/8 per cento dei casi. Più di un anno fa la Fda ha ricevuto 400 rapporti su reazioni negative al farmaco, inclusi numerosi decessi. Holly è stata dunque soltanto un’altra vittima, sottoposta ad un inaccettabile rischio, a causa di un farmaco che ha significativi tassi di fallimento.

Chiediamo che il commissario della Fda Mark Mc Clellan e il Segretario della Health and Human Services, Tommy Thompson, tolgano immediatamente la ru486 dal mercato, e che si svolga negli Usa un’inchiesta esauriente, prima che altri genitori soffrano e altre donne muoiano.

Chiediamo un’inchiesta da parte dell’Fda e del Dipartimento per la Salute della California sui motivi per cui le cliniche della Planned Parenthood (affiliato americano dell’Ippf, ndr) non seguano le regole approvate dalla Fda per la somministrazione della Ru486. Inoltre nutriamo dubbi sulla purezza dei farmaci che somministrano., soprattutto quando provengono  da nazioni straniere prive di controlli, come la Cina.

Oltre ai pericoli connessi al farmaco, crediamo che le strutture sanitarie non siano pienamente preparate a valutare e trattare i pazienti in situazioni di emergenza dovute a complicanze da pillola abortiva. Holly è stata due volte in ospedale ed è morta 20 minuti prima dell’appuntamento con i medici previsto dalla Planned Parenthood.

Abbiamo perso nostra figlia, Holly, ma crediamo di poter ancora fare qualcosa per evitare che terribili tragedie come la nostra colpiscano altre famiglie. La determinazione e l’energia di Holly nel raggiungere le proprie mete ci dà la forza di perseguire questi obiettivi fondamentali in suo nome. La memoria e lo splendore di Holly vive nei nostri cuori, tra i familiari e gli amici, e nel nostro impegno.

Sinceramente,

Monty e Helen Patterson

 

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