Eluana, la follìa di obbligarne la morte per fame e sete, e pure a Lecco dalle suore

ANSA – MILANO 17 GENNAIO 2009

“Se non si dovessero trovare altre soluzioni ritorneremo a chiedere con forza che l' attuazione della decisione di interrompere l'alimentazione e l' idratazione artificiale a Eluana Englaro, avvenga in Lombardia, non escludendo neppure la stessa clinica Beato Luigi Talamoni, dove ora la donna è ricoverata”.
Lo ha detto la curatrice speciale di Eluana, l'avvocato Franca Alessio, ribadendo che se tutte le altre strade saranno chiuse, resterà da percorrere solo quella dell'esecuzione forzata del dispositivo della Corte d' Appello di Milano.
“In questo caso ci pare ovvio che sosterremo che a mettere in atto la decisione dovrà essere la Regione Lombardia, perchè Eluana è a carico di questo servizio sanitario regionale - ha detto Alessio - Certo noi non vogliamo arrivare al punto da dover obbligare nessuno, ma mi sembra che ormai si sia usciti completamente fuori dai binari del diritto e della ragionevolezza”

Eluana, 38 anni a novembre, in stato vegetativo da 17 anni, dopo un incidente stradale, il 18 gennaio del 1992, e' ricoverata alla clinica Beato Luigi Talamoni da 14 anni, assistita dalle suore misericordine.
L'ipotesi che l'interruzione della alimentazione artificiale potesse avvenire nella struttura lecchese era stata esclusa subito, proprio per la natura religiosa della clinica.
L'avvocato Franca Alessio ha comunque ribadito che la speranza è quella di non dover arrivare a soluzioni così estreme come chiedere l'esecutività forzata del dispositivo.
“Abbiamo saputo che altre regioni, come l'Emilia Romagna, in qualche modo avrebbero manifestato la loro disponibilità - ha aggiunto - e noi siamo pronti a valutare tutte le opportunità, sperando però di non dover stare in ballo tanto tempo come è successo con Udine”.
La curatrice ha escluso che venga presa in considerazione l'ipotesi di rivolgersi all'estero. “Sarebbe una fuga - ha detto - e anche una vergogna che un cittadino italiano debba rivolgersi all'estero per fare applicare una sentenza dello stato italiano”.

Comunicato finale Casa di Cura Città di Udine

16.1.2009

COMUNICATO FINALE CASA DI CURA CITTA’ DI UDINE

Siamo costretti a ritirare la disponibilità ad ospitare la signora Eluana Englaro e l’equipe di volontari esterni per l’attuazione del decreto emesso dalla Corte d’Appello di Milano il 9 luglio 2008 e ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre per il “groviglio” di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni.

Gli approfondimenti condotti portano a ritenere probabile che, nel caso si desse attuazione all’ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che - per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni - metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità.

Di fronte ad una tale, concreta prospettiva la Casa di Cura ha dunque dovuto rinunciare a portare avanti un’azione concepita con l’unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire la volontà della figlia.

Al termine di questa penosa vicenda, va sicuramente rivolto un sentito ringraziamento alle tante persone che, in vari modi, hanno manifestato concreta solidarietà ed appoggio ad una decisione coraggiosa che è stata portata avanti fin quando è stato possibile.

provocazioni, Englaro da Fazio, Rachida

I musulmani hanno chiesto scusa per aver pregato davanti al Duomo di Milano qualche giorno fa. La loro foto faceva veramente impressione .

Anche questa di Bologna, comunque, non era da meno.

Provocazioni pesanti di cui hanno fatto bene a scusarsi, e che speriamo di non vedere più. Facile immaginare cosa sarebbe successo se la provocazione fosse stata al contrario.

Basta ricordare come iniziò la seconda intifada, la violentissima rivolta palestinese con decine e decine di attentati suicidi sugli autobus, nei locali pubblici, con tutto l’orrore quotidiano dei kamikaze: la scintilla scoppiò quando Ariel Sharon, premier israeliano, il 28 settembre del 2000 fece una passeggiata sulla spianata delle Moschee, uno slargo su cui si affacciano la Moschea di Al Aqsa, e quella di Omar, nota anche come “Duomo della Roccia”. I palestinesi la considerarono una provocazione insopportabile, e prese il via l’ondata di attentati terroristici.

Mega spottone per il libro di Beppino Englaro, il padre di Eluana, ieri sera (sabato) da Fabio Fazio, sul canale pubblico di Rai Tre: venti minuti di pubblicità al libro di Beppino Englaro – in cui si racconta la vicenda giudiziaria di Eluana -  senza alcun contraddittorio, senza una voce diversa, nei giorni in cui la clinica Città di Udine decide se ricoverare o no Eluana per sospenderle alimentazione ed idratazione.

Beppino Englaro più volte ha chiesto silenzio stampa: l’ultima, poco prima di Natale, è stata una richiesta di “moratoria, soprattutto ai politici di qualsiasi schieramento, ma anche alla stampa”. Evidentemente il silenzio vale per tutti tranne che per lui. Chiaramente Beppino Englaro è liberissimo di partecipare a trasmissioni televisive, incontri pubblici, rilasciare dichiarazioni etc. Ma allora non chieda al resto del mondo di tacere.

Fulvio De Nigris a proposito aveva scritto una bella lettera aperta a quella faccia tosta di Fabio Fazio. A quanto pare, inutilmente.

 Rachida Dati: tutti ce l’hanno col ministro francese della giustizia che è andata al consiglio dei ministri a cinque giorni dal parto cesareo, con tacchi a spillo e tailleur nero. Madre drogata di potere, l’hanno chiamata. Ma per cortesia, cerchiamo di vedere le cose come stanno!

Innanzitutto, a cinque giorni dal parto Rachida Dati non è andata a fare i lavori forzati, ma ha partecipato a una riunione, standosene seduta a un tavolo mentre qualcun altro guardava sua figlia. E non credo che nel frattempo fosse preoccupata di cercare qualcuno che le facesse la spesa, o di stirare il solito mucchio di panni in arretrato.

Io ricordo che a cinque giorni dal parto della mia terza figlia – con altri due bambini rispettivamente di quattro anni e di venti mesi che non stavano certo fermi a leggere il giornale – ero tornata a casa, pulivo, lavavo, cucinavo, allattavo. Come tante mie amiche.

Altro che superdonna malata di potere: Rachida è andata in riunione a riposarsi!

E certo che portava un tailleur! Al consiglio dei ministri non ci si va in tuta (come stavo io appena partorito), e con i tacchi a spillo avrà fatto si e no dieci passi: il tempo di scendere dalla macchina (con l’autista) e andare a mettersi seduta.

E poi tutto il mondo sa che lei rischia la poltrona. Se si assenta, ne approfittano e la fanno fuori dal governo. Da questo punto di vista, è una sfigata, che non se ne può stare a farsi i fatti suoi neanche a cinque giorni dal parto.

E comunque a me Rachida Dati sta simpatica: era poverissima, di origine marocchina, prima di undici fratelli, ha lavorato per aiutare a casa, la sua carriera brillante se l’è sudata tutta quanta, e adesso la criticano perché spende per vestire.

E che doveva fare, vestire in stile dimesso, che so, prendere  solo magliettine al mercato, per ricordare a tutti quanto era povera prima? Ma sarà per caso l’unica a comprare vestiti costosi, di tutto il governo francese? Perché nessuno va a ficcanasare nell’armadio degli altri ministri? Scommettiamo che se fosse stato un uomo tutte queste critiche non sarebbero mai arrivate?

Ma mi faccia il piacere!

guerra a Gaza, in attesa per Eluana

Infuria la guerra a Gaza. Una guerra provocata dai terroristi palestinesi di Hamas, che in questi anni si sono impegnati a spendere fiumi di denaro per sparare migliaia di missili sulle città israeliane – in ossequio al loro odio eterno per gli ebrei – anziché per cercare di rendere più dignitosa la vita delle loro stesse famiglie.

Chi veramente ha a cuore le sorti del popolo palestinese, dovrebbe togliere il prosciutto dagli occhi e i tappi dalle orecchie, e guardare in faccia i veri colpevoli, e cioè tutti coloro che, pur di vedere distrutto lo stato di Israele e tutti gli ebrei (ricordo che i massacri di ebrei in quelle terre sono iniziati ben prima della costituzione dello stato di Israele, e che lo Stato della Palestina non c’è perché non l’hanno mai voluto gli arabi, a cominciare dal 1948, fino ai mancati accordi di Camp David nel 2000) non esitano a mandare a morte i palestinesi, usandoli come kamikaze o scudi umani, a seconda della convenienza.

 Il popolo palestinese è ostaggio di chi si proclama paladino dei suoi diritti: Arafat & C. ieri, Hamas oggi.

Il problema è che difficilmente una guerra, per quanto legittima, può portare giustizia. L’uccisione di civili innocenti, palestinesi o ebrei che siano, aggiungerà altro odio in una terra che ne è già intrisa.

E dire che quella la chiamiamo Terra Santa.

Per farvi un’idea del veleno che circola da quelle parti (Medio Oriente in generale), date un’occhiata qua: è il sito di MEMRI (Middle East Media Research Institute), sempre aggiornato. Questa la versione in italiano.

 In Italia invece il Natale non è andato all’incontrario, per quanto riguarda Eluana: stiamo aspettando le decisioni della Clinica Città di Udine, che nei prossimi giorni dovrebbe dire se e a quali condizioni è disponibile a sospendere alimentazione e idratazione artificiale alla donna.

L’atto di indirizzo del Ministro Sacconi, sulla base soprattutto del recepimento della Convenzione Onu sui Diritti dei Disabili vieta di sottrarre alimentazione ed idratazione, appunto, ai disabili. La notizia che Eluana è in grado di deglutire, poi, rende inapplicabile il decreto della Corte di Appello di Milano, basato sulla richiesta di Beppino Englaro di sospendere a sua figlia il nutrimento artificiale: non c’è alcuna autorizzazione a sospendere anche il nutrimento per vie naturali.

Questo significa che se fosse sospesa alimentazione ed idratazione artificiale ad Eluana, senza darle nutrimento per via naturale, quando invece lei ha conservato questa capacità, si configurerebbe il reato di omicidio, oltreché di tortura di incapace.

Alcuni approfondimenti li potete leggere in un mio editoriale, ed in un approfondimento del Prof. Gianluigi Gigli, neurologo. Sempre da Avvenire.

 

Eluana deglutisce

 

DA AVVENIRE 23 Dicembre 2008

LA DIFESA DELLA VITA

«Potrebbe essere alimentata in modo naturale»

 

Ci sono aspetti della condizione di Eluana Englaro che non solo l’opinione pubblica ma anche i giudici mostrano di non avere valutato (o addirittura saputo) e che modificano taluni dei presupposti su cui si basa il decreto della Corte d’Appello. Di questo è convinto il neurologo Giuliano Dolce, direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone, casa di cura ad alta specialità riabilitativa che ospita un reparto con persone in stato vegetativo o di minima coscienza. Il professor Dolce è uno dei medici che hanno visitato Eluana Englaro e, dopo che alcuni di questi sono da tempo intervenuti nella vicenda, ora fa sentire la sua voce: «È accaduto lo scorso 18 gennaio. Dopo gli ultimi sviluppi, credo di non poter tacere che Eluana ha mantenuto la deglutizione. Si tratta di un particolare non indifferente. Infatti tra le persone in stato vegetativo alcune non riescono a deglutire, altre sì. La differenza è visibile, perché i primi perdono bava dalla bocca, e questo non era il caso di Eluana. Le suore mi hanno confermato che mai aveva perso questa capacità e che, nei primi anni, veniva alimentata dalla madre con un cucchiaino. Addirittura mi hanno riferito che ha ancora il riflesso della tosse: un particolare decisivo per poterla alimentare per bocca». Ma la riflessione a questo punto passa su un altro piano: «Il decreto – spiega Dolce – dice che si può sospendere l’alimentazione artificiale con il sondino, non che si può lasciar morire di sete e di fame una persona che può essere alimentata per via naturale. Credo che se i giudici avessero nominato una commissione medica per valutare le condizioni di Eluana, questi elementi sarebbero emersi. Si sarebbero anche potuti effettuare altri esami, come la videofluoroscopia per valutare quanto la deglutizione sia valida, o la risonanza magnetica dinamica. Si doveva chiarire che gli specialisti non parlano più di stato vegetativo permanente o persistente». La vicenda di Eluana, secondo Dolce, è tutt’altro che chiusa: «Abbiamo già scritto una lettera al direttore sanitario della clinica di Udine per spiegargli questi argomenti. Ma certamente, se qualcuno pensasse di mettere in atto il decreto, ci rivolgeremmo alla procura». Se arrivati a questo punto il professor Dolce in coscienza non si sente più di tacere, e per questo invia ad un giornale la sua testimonianza, neppure "Avvenire" se la sente di lasciare questo scritto nel cassetto. Per tutti infatti è il momento della coscienza e della massima responsabilità.

«La situazione che stiamo vivendo è veramente paradossale, soprattutto per noi medici, poiché siamo costretti ad ascoltare le diverse opinioni di persone che parlano, senza alcun fondamento scientifico. Questo succede quando si pretende di prendere una intransigente posizione senza conoscere bene la materia. La confusione che ne deriva però è veramente drammatica perché riguarda la vita di una persona che vive in mezzo a noi.Io ho visitato a gennaio scorso Eluana Englaro con il consenso del padre. Eluana si trovava in uno stato vegetativo conclamato per cui non è stato possibile ottenere alcuna risposta consistente, ma alcune funzioni erano conservate. In modo particolare la deglutizione.
 
Eluana ingoia e ha sempre ingoiato la saliva e dalla anamnesi è risultato che nei primi anni veniva spesso alimentata per bocca dalla madre anche se la pratica richiedeva tempo. Per ragioni di praticità venne poi preferita esclusivamente la nutrizione attraverso sondino. Veniva poi riferito che da pochi mesi era ritornato il ciclo mestruale dopo anni dal momento dell’incidente.
 
Prima di sospendere la nutrizione artificiale quindi, è assolutamente necessario valutare bene le residue capacità funzionali  della deglutizione con un particolare esame radiologico, anche perché ne deriva che il medico che applicasse il dispositivo della sentenza rischia di essere accusato di aver fatto morire di fame e di sete una grave disabile, capace di essere nutrita per via naturale. Oltre al reato di omicidio si configura anche quello aggravante di tortura di incapace.
In modo particolare la sete è intollerabile dopo uno o due giorni e tutti chiederebbero l’acqua, cambiando le disposizioni anticipate date decenni prima, o anche il giorno prima. Se si interviene con antidolorifici che potrebbero sicuramente alleviare il disagio, allora non si pratica più l’abbandono attivo, ma una eutanasia crudele perché l’evento morte non è immediato ma si prolunga nel tempo.
La sentenza del tribunale di Milano autorizza la sospensione delle terapie compresa la idratazione e la nutrizione artificiale e non certo quella naturale! Va detto che anche dopo molti anni i dolori fisici spontanei o provocati da malattie intercorrenti o da inadeguate manovre vengono percepiti dai pazienti in stato vegetativo e verosimilmente anche quelli provocati dalla fame e dalla sete.

Proprio su questo punto è stata vergata una dichiarazione condivisa cui hanno aderito 26 specialisti della materia italiani, francesi, spagnoli e tedeschi in una recente riunione internazionale tenutasi a Roma presso l’istituto Santa Lucia. In questo congresso sono state rese note diverse comunicazioni che mettono in luce come durante lo stato vegetativo, anche dopo anni è possibile registrare attività di coscienza sommersa, anche in assenza di consapevolezza in altre parole il cervello lavora.

Infine, e non per importanza, il tutore il curatore e tutti quelli che si adopereranno a mettere in esecuzione il decreto della Corte d’appello di Milano, devono necessariamente tenere presente che la procedura in esso indicata non è assolutamente praticabile sotto un profilo medico per due ragioni: per eliminare le sofferenze provocate dalla fame dalla sete, il sanitario deve eliminare per prima cosa la causa della sofferenza e ciò si può fare  solamente somministrando acqua e non  sedativi. Lo esige la buona pratica medica. Se invece si somministra una forte sedazione prolungata, praticamente si esegue una forma di eutanasia che In italia, attualmente, costituisce un reato grave.
È altrettanto grave che il tribunale non abbia disposto una perizia sulle reali condizioni di Eluana alla luce delle recenti novità in campo scientifico.
Evidentemente i giudici non erano bene informati sulle capacità funzionali di una persona in stato vegetativo, e sono altresì convinto che gli stessi giudici, una volta adeguatamente informati, condannerebbero quelle persone pronte oggi a dare esecuzione alla sentenza».
 
 

 

Giuliano Dolce, neurologo e direttore scientifico dell’Istituto Sant’Anna di Crotone 

 

Questo fatto non vi riguarda

 

da Il sussidiario

 

Una domanda alla Corte europea: ma i diritti dell’uomo sono un affare privato?

Assuntina Morresi

martedì 23 dicembre 2008

 

Questo fatto non vi riguarda: potremmo sintetizzare così la motivazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per dichiarare inammissibile il ricorso con cui alcuni cittadini italiani ed associazioni di famiglie di disabili gravi hanno contestato l’autorizzazione dei giudici italiani a sospendere nutrizione ed idratazione artificiale ad Eluana Englaro.

 

Secondo i giudici europei, le associazioni dei malati non sono toccate direttamente dalla sentenza Englaro, perché la sentenza riguarda solo le parti direttamente coinvolte e i fatti richiamati, e cioè solo gli Englaro. La stessa Corte ha poi osservato che i ricorrenti non hanno legami diretti con Eluana: la prima firmataria del ricorso è Ada Rossi, una persona in stato vegetativo, e a rivolgersi a Strasburgo sono state associazioni di familiari di malati nelle stesse condizioni di Eluana, di medici, avvocati, e un’associazione per la difesa dei diritti dell’uomo. 

 

I giudici europei sono quindi giunti al paradosso secondo il quale un’associazione dedicata alla difesa dei diritti dell’uomo non ha titolo a ricorrere proprio davanti ad una Corte internazionale dei Diritti dell’Uomo; d’altra parte, sempre secondo gli stessi giudici, associazioni di sostegno alle persone con gravi cerebrolesioni non possono rivolgersi alla Corte perché i fatti in questione non riguardano direttamente un loro componente. Portando alle estreme conseguenze questo ragionamento, sarebbe come se un’associazione per il riconoscimento dei diritti di una minoranza perseguitata, per esempio gli armeni scampati al genocidio in Turchia, non potesse ricorrere alla Corte Europea per difendere un caso di un singolo armeno che non ha legami diretti con l’associazione suddetta (per esempio non è iscritto). Le conclusioni della Corte saranno pure fondate dal punto di vista del diritto, ma bisogna ammettere che le conseguenze sono piuttosto surreali.

 

I giudici di Strasburgo non sono voluti entrare nel merito di questo ricorso, così come hanno fatto lo scorso novembre anche i loro colleghi della Corte di Appello di Milano nei confronti del ricorso della procura generale, nella sostanza adducendo le stesse motivazioni: quella di Eluana non è una faccenda pubblica, ma riguarda solo lei e la sua famiglia. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Regione Friuli, Tondo: novello Ponzio Pilato, ha dichiarato si tratta di un rapporto fra privati, cioè gli Englaro e la clinica Città di Udine, e quindi la regione non c’entra. 

 

In altre parole, dei giudici stabiliscono che una persona può essere lasciata morire di fame e di sete, e al tempo stesso dichiarano che la faccenda non è pubblica, ma un fatto privato. Migliaia di pagine di giornali, libri, trasmissioni televisive, un parlamento che solleva conflitti di competenze, anni di processi, una legge sul fine vita in dirittura di arrivo, appelli al governo e al Presidente della Repubblica, centinaia di incontri pubblici sull’argomento in tutta Italia, un atto di indirizzo del governo, e tutto questo per sentirsi poi dire che la faccenda non ci riguarda, è un fatto privato. Ci vuole se non altro una bella faccia tosta. Aspettiamo di sapere se la regione Friuli si adeguerà – come dovrebbe - all’atto di indirizzo del Ministro Sacconi, che impedisce che persone gravemente disabili come quelle in stato vegetativo possano essere private di nutrizione ed alimentazione: fino a prova contraria, Maurizio Sacconi è anche Ministro dei friulani, e le regole del Servizio Sanitario Nazionale valgono per tutti.O forse la regione Friuli non intende aderire alla Convenzione Onu sui disabili?Insomma, se un giudice c’è, a Strasburgo, ha deciso comunque di non parlare. Per fortuna c’è un Ministro a Roma.

 

un Natale all'incontrario

Un Natale all’incontrario, questo che ci vorrebbero far passare nel 2008.

Un Natale all’incontrario, dove un ministro viene detto – giustamente! – coraggioso perché ricorda a tutti che bisogna dare da mangiare e da bere a chi non riesce più a farlo da solo.

All’incontrario, perché lo stesso ministro deve pure spiegare che se in un ospedale italiano verrà lasciato morire di fame e sete un malato, quell’ospedale ne subirà le conseguenze.

All’incontrario, perché proprio per aver detto questo lo stesso ministro viene denunciato per violenza privata aggravata.

Un Natale all’incontrario, dove Marcello Matera, sostituto procuratore generale che dovrebbe garantire il rispetto delle leggi, dice che un provvedimento del ministro, nei fatti, è ininfluente, e che è “teoricamente possibile il ricorso alla forza pubblica per ottenere l'esecuzione della sentenza”, cioè secondo lui potrebbero intervenire i carabinieri , e a fare che? A staccare il sondino ad Eluana? Oppure direttamente contro il ministro?

Un Natale all’incontrario, dove un ospedale si sente “intimidito” se un ministro ricorda la legge vigente in Italia, e dove lo stesso ospedale si dice esterno al Servizio Sanitario Nazionale. E a quale servizio sanitario farebbe riferimento il Friuli? Non hanno dei ministri di riferimento? O forse in Friuli non hanno votato alle ultime elezioni politiche? Forse hanno solo le elezioni regionali? 

Un Natale all'incontrario, dove l'atto di indirizzo del Ministro non sarebbe vincolante perchè si riferisce ad una convenzione internazionale (nell'atto di indirizzo di Sacconi si fa riferimento ad una Convenzione internazionale dell'Onu, secondo la quale non si può negare idratazione ed alimentazione ai disabili): forse il Friuli non fa parte dell'Onu?

O forse il Friuli non intende rispettare la Convenzione Onu sui disabili?

E poi una volta a Natale si ricordavano i pastori che andavano a trovare un bambino appena nato, gli portavano doni e pure gli animali cercavano di proteggerlo dal freddo.

In questo Natale all’incontrario ci sono altri pastori, sono i “volontari di Eluana”, una ventina di infermieri che andranno appositamente a stare vicino a lei mentre muore di fame e di sete, ad assicurarsi che tutto vada secondo quanto stabilito dai giudici. A titolo gratuito. Una ventina, o anche più, perché dovranno fare i turni: ci vorranno almeno 15 giorni, ad Eluana, per morire, o forse più. Andrà per le lunghe.

E’ Natale. Se Eluana sarà portata via da Lecco, nella sua ultima camera a Udine ci saranno persone intorno a lei che si avvicenderanno, in quattro giorni le sospenderanno del tutto idratazione e alimentazione, gradualmente, per consentire una “familiarizzazione del personale assistenziale con le manifestazioni cliniche di Eluana”.

La osserveranno mentre muore. In quei quindici (o più) giorni le daranno saliva artificiale (!), spray di soluzione fisiologica e gel, per eliminare “l’eventuale disagio”, quel “disagio” che notoriamente si prova quando si muore di fame e di sete. Ce lo racconta Repubblica, che anticipa la descrizione del protocollo previsto per Eluana, e ci descrive questa “catena di solidarietà”, quella dei volontari intorno al letto di morte di Eluana.

E siccome si sono tutti sperticati ad assicurare che Eluana non sente dolore, saranno attentissimi a controllare le sue reazioni, somministrando medicinali e sedativi, con visite mediche per "verificare l'eventuale modifica della terapia, qualora fosse insufficiente a evitare la comparsa di segni clinici di sofferenza".

Vogliono farci fare un Natale all’incontrario. Non più una festa per Uno che nasce, ma per una che muore, che viene fatta morire di fame e sete. E vorrebbero pure che su tutto cali il silenzio – adesso - dicendo che è un fatto privato (ma chi è stato a renderlo pubblico?).

Io non ci sto.

appello in friulano

ELUANA: APPELLO LEGA IN FRIULANO AL PADRE, LA LASCI VIVERE

(ANSA) - TRIESTE, 21 DIC - Un appello in lingua friulana a Beppino Englaro, affinche' 'lasci vivere Eluana' e' stato lanciato oggi dal segretario della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia e presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini.
Nell'appello, diffuso stasera dal Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia, Fontanini si rivolge direttamente a Beppino in 'marilenghe', spogliandosi delle cariche istituzionali e politiche, e invitandolo - da friulano a friulano - a 'lasciare Eluana a Lecco', soprattutto nel periodo natalizio.
Nei giorni scorsi, la Lega Nord del Friuli Venezia Giulia aveva richiamato la coalizione di Centrodestra che guida la Regione a rispettare la 'Carta dei valori' sottoscritta dagli alleati.

la Ru486 non si può bloccare

da corriere.it 20.12.2008

Guido Rasi, direttore dell’Agenzia italiana del farmaco

Pillola abortiva: «Non si può bloccare»

«Non c’è nessuno strumento, né tecnico scientifico, né del Parlamento in quanto l'Ue ha già detto sì»

ROMA - «Non ci sono strumenti di alcun genere per fermare il percorso di approvazione della pillola abortiva. Guido Rasi, direttore dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco) conferma. E’ imminente l’arrivo in Italia della RU486, pasticca monodose per l’interruzione volontaria di gravidanza, alternativa all’intervento chirurgico. E’ verosimile che la Ru 486 «arrivi all’attenzione del cda a febbraio dopo un passaggio in comitato prezzi e rimborso».

Dottor Rasi, si è molto discusso in questi giorni su eventuali iniziative che l’Italia potrebbe assumere per non accettare la richiesta di autorizzazione al commercio presentata dall’azienda francese Exelgyn. Esistono ancora margini di intervento?

«Non c’è nessuno strumento., né tecnico scientifico, né da parte del Parlamento che ha presentato recentemente una mozione. Questa è una procedura cosiddetta di mutuo riconoscimento. Significa che il farmaco è stato già autorizzato dall’agenzia europea, l’Emea, e che gli Stati dell’Ue devono a loro volta adeguarsi a quella decisione».

Il Cda avrebbe dovuto valutare la registrazione della pillola questa settimana. A cosa è dovuto il ritardo, forse a polemiche e pressioni?

«Nessuna pressione. Questa settimana c’è stato l’ultimo esame del comitato tecnico. L’argomento non era invece all’ordine del giorno dello scorso Cda. Ora mancano gli ultimi tasselli. Stabilire quanto costerà questo prodotto. Poi ci sarà la valutazione del Cda. Ma credo che lì approvazione sarebbe tutto sommato il male minore per chi in Italia osteggia la Ru 486».

Il male minore, perché?

«Il farmaco in base al meccanismo europeo dovrà comunque essere commercializzato in Italia e allora ci sarebbe il rischio della vendita diretta, in farmacia. Qualunque donna potrebbe acquistarlo dietro presentazione di ricetta medica. L’approvazione da parte dell’Aifa prevede invece che la pillola venga distribuita solo in ospedale, sotto controllo medico e secondo il meccanismo della legge 194 sull’aborto».

Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella vorrebbe presentare un’istanza all’Emea. Sarebbe una via per bloccare la Ru486?

«Già l’Ungheria ha richiesto un arbitrato all’Emea e l’ha perso. Quindi questa strada è difficilmente percorribile».

Quali iniziative prenderà l’Italia per vigilare sugli effetti collaterali e gli eventi avversi legati al farmaco? Quando il comitato scientifico Aifa approvò il prodotto a febbraio (col precedente governo, capo dell’Aifa era Nello Martini, ndr) venne messo agli atti un dossier dove erano documentati 16 casi di morte.

«Molto probabilmente la pillola abortiva entrerà a far parte del programma di farmaco-vigilanza che impone la segnalazioni di tutti gli eventi avversi legati al suo impiego. Se dovessimo ricevere informazioni allarmanti allora a quel punto potremmo prevedere di chiederne la sospensione».

Margherita De Bac

 

dicono i giuristi - 2

ELUANA:LOJODICE, SENTENZA ESECUTIVA NON OBBLIGA A ESECUZIONE =

(AGI) - Bari, 19 dic. - "La sentenza, che per altro non e' entrata nel merito del tema, ma ha solo valutato questioni preliminari, e' esecutiva solo per il papa' della ragazza e il curatore, ma non per terze persone. Nessuno ha l'obbligo giuridico di metterla in esecuzione, semmai si tratta di una facolta'. Ma nessun obbligo". Lo afferma il prof. Aldo Lojodice, docente di Diritto Costituzionale a Bari, sottolinenado che il provvedimento del ministro Sacconi "obbliga le case di cura convenzionate con il servizio nazionale a non sospendere alimentazione ed idratazione. Pena la perdita di alcuni corrispettivi economici".
"In sostanza - spiega il costituzionalista in un'intervista al sito Pontifex - il ministro non annuncia sanzioni penali o civili delle quali non ha potere tanto meno competenza, ma rientra pacificamente nelle sue attribuzioni quella di emanare atti di indirizzo che valgono non solo per Eluana, ma per tutti coloro che si trovino nella sua condizione". Personalmente, aggiunge Lojodice, "credo che abbia fatto bene e lo dico non solo in qualita' di cattolico, ma anche di tecnico del diritto.
La nostra Carta Costituzionale difende il diritto alla vita e quello alla Salute. Quindi considerata la tutela assicurata dalla Costituzione alla salute, per quale ragione si debba privilegiare il rifiuto alla cure sulla attenzione medica.
Preciso, poi, che l'alimentazione e l'idratazione forzate non sono paragonabili a terapie, ma ad elementi che permettono l'esistenza in vita di un essere ancora reattivo come lo e' Eluana". La ratio del provvedimento, rileva, "e' impedire fatti del genere e salvaguardare, in forma chiara e precisa, il diritto alla vita che la nostra Costituzione tutela e che bisogna rispettare". Quanto all'ipotesi che il padre decida alla fine di portare Eluana in casa propria e di eseguire in quel posto la sentenza, per Lojodice "scatterebbe una inchiesta penale per omicidio". (AGI) Siz 192312 DIC 08

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