Cosa sta succedendo...

Oggi pomeriggio, con mio marito e i miei figli, sono stata alla fiaccolata per Eluana, in pieno centro a Perugia. Subito dopo c’è stato il rosario con il Vescovo Chiaretti, in Cattedrale. Diverse centinaia di persone, convocate essenzialmente via sms. 

Molto efficace il testo fatto leggere oggi durante le Messe  della Diocesi, su invito del nostro Vescovo.

L’agonia di Eluana sta mobilitando le coscienze.

In breve gli ultimi, tragici eventi: un Consiglio dei Ministri epocale che all’unanimità propone un decreto urgente per salvare Eluana dalla morte per fame e per sete; il Presidente della Repubblica che si rifiuta di firmarlo in omaggio alla Costituzione – così dice – ; la decisione del governo di trasformare il decreto in legge da far approvare in Parlamento, velocemente; lo scontro istituzionale; la regione Friuli che si rifiuta di fermare il percorso di morte di Eluana.

Vorrei chiarire alcuni punti, adesso.

1.     Se non accade qualcosa domani, il percorso di morte a cui hanno avviato Eluana con il digiuno forzato diventerà irreversibile. Alimentazione ed idratazione le sono state sospese venerdì mattina: domani, lunedì, sarà il quarto giorno di sospensione forzata di alimentazione e idratazione.

2.     E’ bene spiegare che il Senato non si è riunito prima perchè se si fosse fatta la convocazione straordinaria nel fine settimana, l’opposizione avrebbe potuto ottenere cinque giorni di sospensione, allungando ancora di più i tempi. Quello individuato dai parlamentari del PdL è la via più breve per approvare la legge salva-Eluana, che però non terminerà  prima di venerdì.

3.     I tempi della morte di Eluana sono stati accelerati, ed è stato possibile perché, come ci ha spiegato Defanti, il protocollo è discrezionale. In altre parole, i medici fanno quel che vogliono. Ricordo che Defanti è il neurologo che ci ha gentilmente spiegato – riportato da Repubblica - che la morte per disidratazione è dolcissima: evidentemente esiste un elevatissimo numero di suicidi per disidratazione, a noi finora ignoto.

4.     Per bloccare il percorso di morte di Eluana, potrebbero intervenire, nell’ordine:

a)     il Presidente della Repubblica, firmando un decreto di urgenza. Abbiamo visto come la pensa.

b)    la regione Friuli, commissariando la clinica (e oggi si è rifiutata di farlo) o applicando l’atto di indirizzo del Ministro Sacconi (ma quando mai).

c)     Il sindaco di Udine – autorità sanitaria. Ricordo che è quello che si è adoperato per far ricoverare Eluana nella clinica “La Quiete”.

d)    La procura di Udine, che ha già avviato indagini sugli esposti, ha già ascoltato testimonianze di amiche di Eluana, può intervenire sulla base delle relazioni degli ispettori. Ma il procuratore di Trieste – superiore di quello di Udine – ha già spiegato a chiare lettere che non se ne fa niente. E infatti nella procura di Udine le indagini continuano, ma le iniziative stanno a zero, e non ci sembra azzardato prevedere che non ce ne saranno di significative almeno per diversi giorni. Comunque ci dicono che in procura piovono esposti da tutte le parti.

e)     La procura di Milano, che pure ha ricevuto un esposto con testimonianze interessanti, ma qui proprio tutto tace, forse l’esposto si è perso, o forse hanno finito i giudici, chissà. Non è dato sapere.

E poi, chiaramente, potrebbero il padre, la curatrice speciale (specialissima, direi), i medici che Eluana ha intorno.

E’ chiaro quindi che, visti i soggetti coinvolti, a meno di un miracolo, la legge non arriverà in tempo per salvare Eluana. E se Eluana morirà, se la legge non arrivasse a salvarla - e potrebbe essere solo una questione di pochi giorni - discuteremo delle responsabilità (v. elenco di cui sopra).

 Vorrei anche ricordare, a scanso di equivoci, che Eluana non muore per una sentenza definitiva - come invece viene detto da alcuni che hanno pure difeso Napolitano - ma per un decreto che non è mai definitivo, e che non obbliga ma autorizza.  Ancora non è dato capire quale sia il contrasto con la Costituzione. 

Da ultimo, Marco Pannella: interessante, nella sua conversazione di oggi su Radio Radicale (grazie Antonio che me l’hai segnalata, si può ascoltare in rete) ha riconosciuto che è cambiato il clima in Italia, che adesso si parla di Eluana che muore di fame e di sete, che forse soffre, e che “rischiamo” di avere una legge in quattro giorni, fatta da Berlusconi che vuole salvare Eluana – e allora addio, proposta di Ignazio Marino sul testamento biologico, dice Pannella - e che quindi, forse, varrebbe la pena che “gliela si dia vinta”. Insomma: siamo arrivati a un punto tale di sdegno del popolo italiano (popolo ingannato, secondo Pannella), che per il momento non converrebbe andare fino in fondo al percorso di morte di Eluana. La battaglia del padre di Eluana può essere pregiudicata: sarebbe meglio – sempre secondo Pannella - che Beppino Englaro si fermi, aspetti, e faccia riprendere alimentazione e idratazione, altrimenti avremo in pochi giorni approvata una legge che impedirà di sospendere alimentazione ed idratazione nelle dichiarazioni anticipate di trattamento, in nome della cultura della vita contro la cultura della morte, una contrapposizione fra culture chiaramente intollerabile, sempre secondo Pannella, soprattutto perchè Pannella & C. sarebbero assegnati automaticamente allo schieramento mortifero.

A me personalmente, adesso, interessa solamente che Eluana viva. Preghiamo.

intervista a Jannacci

Il Corriere della Sera 6.2.2009

intervista al cantante-medico

Caso Eluana, parla l'ateo Jannacci: allucinante fermare le cure

Fabio Cutri

«La vita è importante anche quando è inerme e indifesa. Fosse mio figlio mi basterebbe un battito di ciglio»

MILANO - Ci vorrebbe una carezza del Nazareno» dice a un certo punto, e non è per niente una frase buttata lì, nella sua voce non c'è nemmeno un filo dell'ironia che da cinquant'anni rende inconfondibili le sue canzoni. Di fronte a Eluana e a chi è nelle sue condizioni — «persone vive solo in apparenza, ma vive » — Enzo Jannacci, «ateo laico molto imprudente», invoca il Cristo perché lui, come medico, si sente soltanto di alzare le braccia: «Non staccherei mai una spina e mai sospenderei l'alimentazione a un paziente: interrompere una vita è allucinante e bestiale».

È un discorso che vale anche nei confronti di chi ha trascorso diciassette anni in stato vegetativo?
«Sono tanti, lo so, ma valgono per noi, e non sappiamo nulla di come sono vissuti da una persona in coma vigile. Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi. Ecco perché vale sempre la pena di aspettare: quando e se sarà il momento, le cellule del paziente moriranno da sole. E poi non dobbiamo dimenticarci che la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».

Ma una volta che il cervello non reagisce più, l'attesa non rischia di essere inutile?
«Piano, piano... inutile? Cervello morto? Si usano queste espressioni troppo alla leggera. Se si trattasse di mio figlio basterebbe un solo battito delle ciglia a farmelo sentire vivo. Non sopporterei l'idea di non potergli più stare accanto».

Sono considerazioni di un genitore o di un medico?
«Io da medico ragiono esattamente così: la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa. L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Decidere di interromperla in un ospedale non è come fare una tracheotomia...».

Cosa si sentirebbe di dire a Beppino Englaro?
«Bisogna stare molto vicini a questo padre».

Non pensa che ci possano essere delle situazioni in cui una persona abbia il diritto di anticipare la propria morte?
«Sì, quando il paziente soffre terribilmente e la medicina non riesce più ad alleviare il dolore. Ma anche in quel caso non vorrei mai essere io a dover "staccare una spina": sono un vigliacco e confido nel fatto che ci siano medici più coraggiosi di me».

Come affronterebbe un paziente infermo che non ritiene più dignitosa la sua esistenza?
«Cercherei di convincerlo che la dignità non dipende dal proprio stato di salute ma sta nel coraggio con cui si affronta il destino. E poi direi alla sua famiglia e ai suoi amici che chi percepisce solitudine intorno a sé si arrende prima. Parlo per esperienza: conosco decide di ragazzi meravigliosi che riescono a vivere, ad amare e a farsi amare anche se devono invecchiare su un letto o una carrozzina».

Quarant'anni fa la pensava allo stesso modo?
«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: "Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c'entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti". Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, "così può attaccarsi a loro finché vuole"... ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C'è anche dell'altro, però».

Che cosa?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l'idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

protocolli creativi

ovvero: faccio quello che mi pare

ELUANA: DEFANTI, PROTOCOLLO PREVEDE DISCREZIONALITA'

 

(ANSA) - ROMA, 8 FEB - Prevede discrezionalità, il protocollo relativo alla sospensione di idratazione e nutrizione di Eluana Englaro, la donna da 17 anni in stato vegetativo persistente. Lo ha precisato il neurologo Carlo Alberto Defanti, che da anni ha in cura la donna.
'Un primo protocollo - spiega Defanti - era stato previsto circa un mese fa, relativamente al ricovero di Eluana Englaro in un'altra casa di cura. Successivamente è stato messo a punto un nuovo protocollo, che prevede discrezionalità'. Defanti rileva che 'il protocollo è solo una traccia e non esprime le linee guida di una società scientifica, che in quest'ambito non esistono. Anche se ci fossero le linee guida, i clinici hanno comunque la facoltà di modificarle'

oggi, nelle chiese di Perugia: preghiamo per Eluana

PREGHIAMO PER ELUANA

 

 «Alzo lo sguardo verso i monti:

da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore,

che ha fatto cielo e terra»  (Salmo 121)

 

Le ultime notizie riguardo Eluana Englaro sono quelle del suo trasferimento alla casa di riposo “La quiete” di Udine, per iniziare il processo di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione che la porterà gradualmente alla morte.

Eluana non è in coma irreversibile: ha un ritmo veglia/sonno fisiologico, aprendo e chiudendo gli occhi, respira autonomamente, conserva il riflesso della deglutizione, ma è nutrita attraverso un sondino naso-gastrico, non è attaccata ad alcuna “macchina” per il mantenimento delle funzioni vitali. Eluana però non è autonoma: deve essere accudita e apparentemente non comunica con l’ambiente circostante anche se pare che segua i movimenti delle persone. Il suo stato di coscienza non è inferiore a quello di altri gravi disabili e di anziani che sono accuditi, nutriti e amati nelle famiglie e negli Istituti.

Per porre termine alla sua vita apparentemente non produttiva, non è possibile evocare il distacco da un macchinario che costituisce un accanimento terapeutico, ma si deve ricorrere ai mezzi che uccidono qualsiasi essere vivente, come l’interruzione dell’alimentazione e della idratazione.

Uccisione, omicidio, non eutanasia, perché non sarà una morte dolce, ma straziante, resa meno dolorosa con la somministrazione di sedativi. Sicuramente il metodo delle camere a gas, utilizzato nella Germania nazista per eliminare i gravi disabili, provocava una dolce morte, rispetto a quanto scelto ed avallato da alcuni giudici per Eluana.

Lasciamo esprimere alle persone competenti, che hanno già aperto un dibattito nei vari mezzi di comunicazione, il giudizio sulla liceità del gesto.  Ma noi, credenti in Cristo, come possiamo aiutare Eluana? L’aiuto ci viene dal Signore: la preghiera corale della Chiesa, continua notte e giorno.

Preghiera affidata ad alcune parrocchie, che possono tenere la chiesa sempre aperta per permettere l’alternanza delle persone, affidata agli istituti religiosi, al monastero invisibile per la preghiera silenziosa, alle associazioni laiche correlate con la difesa della vita e la cura dei malati (Movimento per la vita, AMCI, ACOS, UNITALSI, CVS ecc...) e ai malati stessi, che credono che la propria sofferenza possa essere unita alla sofferenza redentrice di Cristo. Anche le celebrazioni eucaristiche e le veglie di preghiera previste nei maggiori ospedali e case di cura della diocesi per il giorno 11 febbraio, giornata mondiale del malato, saranno dedicate ad Eluana.

Perché “Il Signore che ha fatto cielo e terra può cambiare il cuore dell’uomo”.

 

 

 

NOTA DELL’ARCIVESCOVO

 

Questo appello, lanciato dall’Ufficio diocesano di pastorale sanitaria (prof.ssa Gabriella Angeletti, docente di Endocrinologia), viene indirizzato a tutti i parroci, alle associazioni e ai movimenti della diocesi perché se ne parli, e soprattutto di preghi per Eluana, per suo padre, per i medici che praticheranno la sospensione degli alimenti, per i giudici che hanno sentenziato la liceità di questa condanna di una persona viva a morire di fame e di sete solo perché è ancora impedita di parlare e di muoversi liberamente dopo 17 anni di stato vegetativo.

Non potendo fare altro preghiamo, e aiutiamo anche coloro che pensano che sia questa, la cosa giusta perché capiscano invece che è una vera eutanasia, anche se le sottigliezze causidiche la fanno parere doverosa soluzione. Si ricordi brevemente questo fatto sconcertante nella preghiera dei fedeli domenica prossima.

 

Perugia, 5 febbraio 2009

 

 

+ Giuseppe Chiaretti, arcivescovo

premio faccia di bronzo (e pure patetica) a giudici csm

e si sentono pure denigrati, i giudici....oddio...adesso che faranno, bacchetteranno anche questo sito?

e questi sarebbero quelli che scrivono le sentenze che poi andrebbero rispettate perchè le hanno scritte loro?

ELUANA: CSM CONTRO POLITICI,HANNO DELEGITTIMATO GIUDICI/ANSA

DA CASSAZIONE E CORTE APPELLO NESSUNA INVASIONE DI CAMPO (di Sandra Fischetti) (ANSA) - ROMA, 5 FEB - La Cassazione e la Corte d'appello di Milano, pronunciandosi sul caso di Eluana Englaro, 'non hanno occupato gli spazi vuoti della politica, hanno interpretato la legge esistente'. E invece sono state fatte oggetto da esponenti politici e delle istituzioni di 'gravi accuse' ed 'espressioni denigratorie' 'manifestamente idonee a delegittimarne l'operato'. Proprio mentre il clima sulla vicenda si surriscalda, il Csm scende in campo a difesa dei giudici e per censurare soprattutto quegli esponenti del governo e del Pdl che attaccarono con 'toni violenti' la Suprema Corte per la sentenza con la quale nel novembre scorso diede il via libera all'interruzione dei trattamenti sanitari per la donna in stato vegetativo da 17 anni. La bacchettata coinvolge anche un prelato, monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della vita,che aveva parlato di una sentenza che 'manda a una morte di grande sofferenza una ragazza' .
A prendere posizione e' la Prima Commissione di Palazzo dei marescialli, con un documento approvato a maggioranza (4 voti su 6, visto che i laici di An Gianfranco Anedda e dell'Udc Ugo Bergamo hanno votato una relazione di minoranza) e che dovrebbe essere discusso il primo marzo prossimo dal plenum. L'intervento a tutela dei giudici era stato sollecitato con un'iniziativa congiunta da tutti i togati del Csm. E nella delibera si citano per nome e cognome, oltre a Fisichella, i politici che hanno 'delegittimato'. A eccezione di Luca Volonte' (Udc), che aveva parlato del 'primo omicidio di Stato in nome del popolo italiano', sono tutti esponenti del Pdl: tra loro due sottosegretari, Alfredo Mantovano (una parte della magistratura 'rifiuta la tutela della vita con scelte di morte') e Eugenia Roccella (' per la prima volta qualcuno muore a causa di una sentenza'); i vice presidenti dei deputati Enrico La Loggia (la Cassazione 'firma la condanna a morte di Eluana') e dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello ('Ponzio Pilato non abita solo alla Consulta, ma anche alla Corte di Cassazione') e Laura Bianconi (una 'sentenza disumana').
Il Csm ribadisce che 'gli atti dei magistrati possono essere criticati' ma 'tutt'altro e' adoperare espressioni denigratorie'. E soprattutto sottolinea che 'non può consentirsi che magistrati soggetti solo alla legge siano coinvolti, per il solo fatto di aver emesso una sentenza, nell'agone politico, riguardante una materia incandescente , quella del testamento biologico'.
'Singolare' che il Csm 'trovi tempo e voglia per censurare vescovi e parlamentari' commenta Mantovano, mentre Quagliarello usa l'ironia: 'La bacchettata mi ha fatto tremare'.

 

ENGLARO. QUAGLIARIELLO IRONICO: TREMO PER BACCHETTATA CSM...

(DIRE) Roma, 5 feb. - "Apprendo dalle agenzie di stampa che la prima commissione del Csm mi avrebbe bacchettato con toni colmi d'indignazione per aver dichiarato, a proposito del caso di Eluana Englaro, che Ponzio Pilato non abita solo alla Consulta ma anche alla Corte di Cassazione". Lo dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, che aggiunge: "Se l'organo di autogoverno della magistratura avesse giudicato con lo stesso metro l'ampia letteratura delle dichiarazioni e degli appelli della dottoressa Gandus nei confronti di Berlusconi, non oso immaginare quale pena avrebbe dovuto comminarle".
In ogni caso, prosegue Quagliariello, "ai giudici della Cassazione e' andata meglio che a me: loro almeno le mani se le sono lavate, mentre io, dopo la reprimenda del Csm, porterò a lungo i segni di questa bacchettata fisica e morale che mi ha fatto tremare e non scorderò piu’ finchè campo. Post scriptum: vorrei precisare il carattere ironico di quest'ultima affermazione. Vista l'elasticità interpretativa del Csm, non vorrei che a Palazzo dei Marescialli qualcuno la prendesse sul serio e magari se ne compiacesse pure".

 

pensavo fossero medici...ma non tutto è perduto

Una fretta spasmodica e diabolica di far morire Eluana, in queste ultime ore, e pur di giustificarne la morte per fame e per sete, se ne sono sentite di tutti i colori.

Prendiamo Defanti, il neurologo che ha avuto in cura Eluana. Secondo lui "I malati con lesioni cerebrali diffuse perdono innanzitutto il senso della sete e se disidratati anziché avvertire la sete si assopiscono lentamente”.

Quindi la sete è contro l’insonnia, specie con le lesioni cerebrali.

Ma allora, che bisogno c’è dell’equipe di medici, per Eluana? Basta toglierle l’acqua, e lei si assopisce senza problemi. Ma chissà perché non glielo ha spiegato prima, il Dott. Defanti, ai giudici: ci saremmo risparmiati fior di processi, ricorsi, cagnare nazionali e tutto il putiferio di questi giorni….

Per non parlare di Ignazio Marino, il chirurgo esperto in trapianti, che ieri sera, a Porta a Porta, ci ha aperto uno squarcio sulla sua infanzia infelice, quando i suoi nonni gli raccontavano che era normale che i vecchi decidessero di morire di fame e di sete: a un certo punto decidevano di farla finita, si sedevano da qualche parte, non mangiavano e non bevevano più, fino a morire. Frotte di vecchi che morivano così: tutti rigorosamente seduti e disidratati, senza fare una piega. La morte più frequente nelle campagne italiane. Questo ricordo evidentemente l’ha segnato per sempre, e per riscattare tanta infelicità, si è dato ai trapianti. Adesso si capiscono tante cose, su Ignazio Marino….

E’ su tutti i giornali, oggi, Amato De Monte, il caposquadra dei volontari che faranno morire Eluana di fame e di sete. E’ un gran professore, specializzato in rianimazione e farmacologia clinica, con un gran curriculum. E’ diventato improvvisamente famoso ieri, quando ha detto che Eluana è morta diciassette anni fa.

De Monte era in ambulanza con lei, nel viaggio notturno da Lecco a Udine: strano, per una morta da diciassette anni, essere trasportata da un’ambulanza. Bastava un furgone, no?

A colpire sono le riflessioni profonde del dottore, dopo il viaggio insieme ad Eluana “Lei non è più quella delle fotografie” titolava il corriere.

Ma va? Ma chi l’avrebbe mai immaginato? Una riflessione profonda, dicevamo, da cui è possibile dedurre che:

1.     Non aveva mai visto prima Eluana. Però si è proposto di guidare l’equipe di volontari per accompagnarla a morire, sottoscrivendone pure il protocollo di morte dettagliato. Professionale, no?

2.     Prima dice che Eluana è morta da diciassette anni. Poi si sorprende perché non è uguale alle fotografie. Se non altro, ha strane percezioni spazio-temporali.

3.     Ha un profondo rispetto per i morti. Altrimenti non si spiega perché addirittura riduce alimentazione e idratazione piano piano, senza neanche sfilare il sondino, semplicemente diminuendo le dosi. Un gran rispetto, soprattutto per un morto da diciassette anni, che condivide con il dott. Defanti, che oggi ci ha spiegato “La riduzione dei nutrienti sarà 'discrezionale', ma molto probabilmente prevederà inizialmente una riduzione drastica, di circa il 50%, e poi sempre più graduale. Non sarà un processo brutale". Ma perché, tanta preoccupazione di non essere brutale, con una già morta, e pure da diciassette anni? Che non sente dolore, non pensa, non ha sensazioni – come dicono Defanti e Da Monte. Che problema c’è? Perché non sospendono subito, tutto insieme, così si sbrigano? 

Insomma: se Eluana è morta da diciassette anni, allora bastava un becchino.

Se invece è un vegetale, ovvero una pianta, allora era sufficiente la forestale.

 P.S. Ma forse non tutto è perduto. Questa è l’ultima agenzia:

ELUANA: BERLUSCONI, INTERVERREMO; CONFERMATA IPOTESI DECRETO

(AGI) - Roma, 4 feb. - Anticipare il provvedimento sul testamento biologico per decreto. L'indiscrezione raccolta dall'Agi alcune ore fa è stata confermata dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. "Interverremo, stiamo lavorando in quella direzione", ha spiegato il premier al termine di una cena a Palazzo Odescalchi. Il cavaliere si e' recato dalla principessa Nicoletta Odescalchi per ringraziarla per aver messo a disposizione di una mostra a Milano il quadro di Caravaggio "La caduta di Saulo".
Per quanto riguarda la vicenda di Eluana Englaro, dunque, il governo pensa di utilizzare l'arma del decreto, anche se restano in piedi delle perplessità. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ieri aveva auspicato l'intervento del parlamento ma - hanno fatto osservare oggi fonti parlamentari - dal Colle si chiede un testo condiviso al quale partecipi anche l'opposizione.

 

il vescovo e le campane

ELUANA: VESCOVO SAN MARINO, TRE GIORNI DI CAMPANE A MORTO

(ANSA) - SAN MARINO, 3 FEB - In occasione dell'ultimo viaggio di Eluana Englaro per il Friuli, il vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Luigi Negri, ha deciso di far suonare le campane a morto per tre giorni.
'Di fronte a questa vicenda così terribile e così sostanzialmente diabolica', scrive il vescovo in un messaggio sull'epilogo, è stato disposto che 'per i prossimi tre giorni, le Chiese della Diocesi, al calare del Vespero, suonino a morto per un congruo periodo di tempo'.
Il vescovo 'chiede altresì a tutte le comunità religiose e a tutte le famiglie di recitare una corona del rosario nella giornata come richiesta umile alla Madonna' affinchè Eluana, 'la cui vita è stata rifiutata sulla terra, venga accolta e custodita per sempre dalla materna misericordia di Maria'.

adesso pure le minacce

perchè possono parlare solo loro....

ELUANA: LEGALE, CALI SILENZIO O PERSEGUITI LEGALMENTE

(AGI) - Como, 3 feb. - "Chiedo soltanto che l'atto finale di questa tragedia si concluda nel silenzio". L'avvocato milanese Vittorio Angiolini che cura gli interessi della famiglia Englaro ricorda che "e' diritto della famiglia di Eluana avere il massimo della riservatezza in questa fase" e, soprattutto, richiama "al senso di umanita'". Il legale avverte che "chi violerà tutto questo sarà perseguito legalmente". Angiolini si appella alla legge sulla privacy nella speranza che "si fermi il circo mediatico su quella che non è una festa di piazza", dice usando le stesse parole pronunciate alcune settimane fa da Beppino Englaro. Lo stesso avvocato, che sta agendo insieme al collega udinese Giuseppe Campeis, ha fatto sapere che è stata costituita un'apposita associazione (Per Eluana, ndr) composta dai vari medici che si occuperanno dell'attuazione della sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Milano.

 

L'Eluana va a morire

La lunga guerra fra la magistratura e la politica segna ancora una volta un punto a favore del partito dei giudici.

Stanotte, proprio in queste ore, stanno prelevando Eluana Englaro dalla clinica di Lecco per portarla a Udine, dove sarà fatta morire di fame e di sete.

Si, perché per chi non l’avesse ancora capito, quella di Eluana Englaro è l’ennesima autoaffermazione della magistratura, che anziché preoccuparsi di farle rispettare, le leggi, le vuole fare. Il partito dei giudici, giustamente, viene detto, e all’inaugurazione dell’anno giudiziario, sabato scorso, l’abbiamo sentito. Toni perentori e tanta arroganza. Le nostre sentenze non si toccano, non si giudicano, non si criticano, si eseguono e basta: questo il loro messaggio (andatevi a leggere quello che ha detto Grechi, Presidente della Corte di Appello di Milano, anzi, Prof. all’Università Cattolica, vergogna, vergogna, vergogna!).

Sufficiente a tranquillizzare la Clinica “La Quiete”, che, nello stesso pomeriggio ha dato prontamente l’OK, e forte della benedizione dei giudici, solo 48 ore dopo ha fatto partire l’ambulanza per prelevare Eluana.

Parlano di una sentenza da rispettare, per il caso Englaro, quando invece è un decreto quello che permette a suo padre di farla morire di fame e di sete. Non è differenza da poco: quel decreto – della corte di appello di Milano – non è definitivo, perché per sua natura può sempre essere modificabile. E poi non obbliga nessuno ad eseguirlo. Autorizza, ma non obbliga.

Il problema è che quando qualcuno ci ha provato, a chiedere di modificarlo, i giudici hanno detto che no, chi l’aveva chiesto non poteva farlo, non aveva titolo, non era legittimato. E non sono entrati nel merito, cioè non hanno risposto alle contestazioni.

Lo ha chiesto la procura di Milano, a luglio, di rivedere il decreto, ma i giudici hanno risposto che il fatto di Eluana è cosa fra privati, non di interesse pubblico  e quindi la procura non poteva chiedere niente.

Poi lo hanno chiesto trentaquattro (diconsi trentaquattro) associazioni di familiari di malati in stato vegetativo alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, ma anche questa ha risposto che le associazioni non erano legittimate a farlo. In fondo, Eluana non era mica iscritta a nessuna delle associazioni. Che c’entrava con loro? No iscrizione? No ricorso.

Come se le associazioni di reduci di campi di sterminio non potessero rappresentare i morti perché questi non erano iscritti al momento del decesso.

E allora chi potrebbe contestare il decreto, chi potrebbe impugnarlo, secondo la legge? Il tutore (suo padre) e il curatore speciale, l’avvocato Franca Alessio, che è stato nominato per fare da contraddittorio al tutore, e che invece è d’accordo con lui. Il risultato è stato un processo incompleto, monco, in cui le due parti che si dovevano contrapporre (un po’ come accusa e difesa, nei processi) hanno sostenuto la stessa tesi, e nessuno quella opposta.

Poi sono state raccolte nuove testimonianze, che contraddicono quelle accettate dalla Corte di Appello, ed è stato presentato un esposto alla Procura di Milano.

Ma evidentemente a Milano i giudici scarseggiano, oppure l’esposto si è perso, oppure tutte e due le cose insieme.

E quindi in nome della legge Eluana Englaro sarà fatta morire di fame e di sete, in nome di una volontà mai scritta, solo dedotta, e solo da alcuni.

Eppure, a sentire i racconti di suo padre, sembra che stessero sempre a parlare di stati vegetativi e di coma: e come mai non ha lasciato neanche non dico una lettera ma un appunto, un bigliettino, un disegno, uno scarabocchio, niente di niente?

Vi invito a leggere questo editoriale, scritto da me su Avvenire giovedì scorso, e il comunicato di ieri di Eugenia Roccella (oggi ha scritto una lettera analoga sul Corriere).

Mentre scrivo, è ripartita l'ambulanza da Lecco. C'erano persone a protestare. Qualcuno ha urlato "Eluana, svegliati!", qualcun altro si è sdraiato sul cofano dell'autoambulanza per non farla ripartire. Ma l'ambulanza è partita, e si è portata via Eluana per sempre.

 Sono andati a prendere Eluana nel pieno della notte, come ladri, per rubare una vita (l'ha detto anche l'assessore regionale Boscagli). Perché non sono andati di giorno? Qual è il problema? Si vergognano? Sarebbe ora.   

toni dittatoriali

ELUANA: ROCCELLA, QUELLO DI GRECHI E' UN TONO DITTATORIALE

(AGI) - Roma, 31 gen. - "Sono toni dittatoriali, poco comprensibili in democrazia". Cosi' il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella commenta l'intervento sul caso di Eluana del presidente della Corte d'appello di Milano Giuseppe Grechi, che ha invitato la politica ad applicare le sentenze.
"Intanto - replica Roccella, interpellata dall'Agi - le sentenze in democrazia si possono commentare e giudicare, visto che vige il libero gioco delle opinioni. Poi vorrei ricordare che il decreto della Corte d'Appello di Milano con cui si danno disposizioni per la morte di Eluana non e' definitivo, ne' puo' esserlo. Lo e' la sentenza della Cassazione, ma non il decreto, visto che le condizioni sono sempre variabili, ed Eluana, ad esempio, potrebbe vedere modificato il suo stato clinico. I sostenitori della morte di Eluana - attacca il sottosegretario - giocano sull'equivoco in modo ambiguo, ma un decreto e' rivedibile sempre". Grechi ha invitato chi si oppone alla sentenza ad impugnarla, ma la Roccella obietta: "Chi la puo' impugnare? Ci ha provato la Procura e si e' risposto che non aveva la possibilita' di riaprire la questione, ci hanno provato le associazioni a Bruxelles con identico risultato. Non si e' mai riusciti ad entrare nel merito, ci dica Grechi chi puo' legittimamente impugnare la sentenza, visto che gli unici titolati sembrano essere il padre e la curatrice che pero' sono dalla stessa parte". Un ricorso che sarebbe opportuno, secondo la Roccella, "visto che ci sono testimonianze diverse che vengono raccolte, c'e' un esposto a Milano che potrebbe riaprire la questione sulla volonta' di Eluana".

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