L'Europa nella crisi delle culture - J. Ratzinger

Di fronte e in mezzo ai fatti che stanno avvenendo - dal terremoto che non finisce alle elezioni americane, dal referendum italiano alla crisi economica che non passa, dai migranti della  questione Africana alle persecuzioni dei cristiani, che non riescono a entrare nell'agenda politica occidentale, fino alla secolarizzazione che avanza al galoppo - vi ripropongo un importante discorso pronunciato da Joseph Ratzinger il giorno prima della morte di Giovanni Paolo II, da cui è stata estratta la citazione su San Benedetto che è girata in questi giorni in rete.

Si tratta del testo della Conferenza tenuta a Subiaco il 1 aprile 2005, al Monastero di Santa Scolastica, quando ha ricevuto il Premio San Benedetto "per la promozione della vita e della famiglia in Europa".

E' un testo letteralmente da studiare - io lo sto facendo - molto importante per tutto quel che stiamo vivendo. Ne riparleremo insieme.

terremoto, migranti

Stavolta non contiamo i morti, e già questo fa la differenza, una differenza enorme.

Abbiamo avuto tanta paura, almeno io, con la seconda scossa ieri sera a Perugia, anche se quella di agosto, quando ero sui Sibillini, era stata molto più impressionante, e si capisce: l'epicentro era più vicino.

Ma si stringe il cuore a vedere Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera in macerie. Posti di casa mia, nelle Marche. Un omaggio alla signora Rita, di Castelsantangelo sul Nera che stamattina, come da 53 anni a questa parte, ha aperto il suo bar. 

E poi il mio commento sui fatti di Gorino; la paura non nasce dall'arrivo di stranieri in sé, ma dalla consapevolezza che l'Italia e l'Europa non sono in grado di far fronte all'evento che sta segnando il XXI secolo e che deciderà le sorti dell'occidente: un'ondata inarrestabile di migranti. 

nuove frontiere

Ci stiamo abituando a tutto, e forse addirittura rassegnando a tutto quello che vediamo accadere vorticosamente intorno a noi. 

Ma non dobbiamo cadere in questa trappola: le nuove frontiere della manipolazione dell'umano pongono problemi nuovi, nuove domande e soprattutto nuove contraddizioni, di cui innanzitutto dobbiamo essere consapevoli, per poterle evidenziare e per chiederne conto.  Per questo vi segnalo due miei articoli brevi, pubblicati nell'inserto "E'  Vita di Avvenire", che cercano di spiegare quali sono queste nuove frontiere. 

Il primo, di un paio di settimane fa,  riguarda il bambino (che non è il primo) nato con il Dna di tre persone.

Il secondo, di oggi, parla invece dei progressi per la produzione in laboratorio di ovociti artificiali.

 

la nuova eutanasia 2.0

I ministri olandesi di Sanità e Giustizia hanno chiesto al loro parlamento una nuova legge per riconoscere il diritto a morire anche a chi, sano, considera la propria vita “completata”. Persone che “non vedono più alcuna possibilità di dare un senso alla loro vita, patiscono profondamente la perdita di indipendenza e rimangono isolati o da soli forse perché hanno perso la persona amata… ma per mettere fine alla loro vita hanno bisogno di un aiuto".

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Trump e Clinton

Mentre i giornaloni di mezzo mondo vorrebbero far dipendere la Presidenza degli Stati Uniti di America dalle stupide fanfaronate da bar di anni fa di Trump - se fosse quello il metro, cosa dovremmo dire delle ossessioni sessuali di Kennedy, che non sono riuscite neppure a scalfire il suo mito, e comunque quello che Trump molto volgarmente ha detto 10 anni fa da privato cittadino, Bill Clinton l'ha fatto dentro la Casa Bianca mentre era Presidente USA - voglio segnalare alcune notizie riguardanti i coniugi Clinton, rilanciate da una fonte sicuramente non sospetta, e cioè un blog de Il Fatto Quotidiano, di Loretta Napoleoni. Trattasi delle opacità - molto gravi- della Fondazione Clinton, che comprendono anche la "ricostruzione" di Haiti, che pare non abbia ricostruito granché, visto quello che sta succedendo in queste ore.

cattolici e ortodossi a Tbilisi (Georgia)

In ritardissimo, ma lo devo fare: ringrazio la mia amica Alessandra che mi ha telefonato quasi in diretta durante il discorso a Papa Francesco di Ilia II, il Patriarca ortodosso georgiano. Emozionatissima la mia amica, e io più emozionata di lei, quando mi ha letto il seguente passaggio del saluto di Ilia II al Papa:

“Insieme alla Chiesa Cattolica in Georgia, abbiamo organizzato alcuni convegni sui temi di bioetica e riteniamo che questa direzione di ricerca possa creare una buona prospettiva di collaborazione.”

Emozionatissima, dicevo, perché IO C’ERO a quei convegni, almeno a tre: 12 novembre 2013; 7-9 maggio 2014; 4,5 novembre 2014, sempre a Tbilisi, invitata da Giuseppe Pasotto, vescovo della Chiesa cattolica in Georgia di rito latino, e Gabriele Bragantini, vicario episcopale per la cultura e l’ecumenismo della Chiesa Cattolica in Georgia.

Al termine dell’ultimo convegno noi relatori, insieme agli organizzatori, siamo stati ricevuti proprio da Ilia II, nel Patriarcato a Tbilisi, che ha una sede bellissima. Come avete potuto vedere in TV, il Patriarca è molto anziano, ma ha voluto riceverci: le tematiche della bioetica – io ho parlato soprattutto di utero in affitto – interessano moltissimo lui e la chiesa ortodossa tutta. In quell'occasione, dopo aver ascoltato da noi il resoconto dei lavori,  Ilia II ha voluto ricordare, con toni molto affettuosi, il suo incontro con Giovanni Paolo II, tanti anni prima, dicendoci che si erano promessi di pregare sempre reciprocamente l’uno per l’altro. Abbiamo ascoltato poi la struggente Ave Maria che lui stesso ha composto - ascoltata e apprezzata anche da Papa Francesco - e ognuno di noi ha ricevuto in dono un cofanetto con due cd di canti e salmi, sempre musicati da lui (compresa l’Ave Maria), realizzato in occasione del suo ottantesimo compleanno e del 35° anniversario della sua investitura come Patriarca.

Ho un ricordo vivissimo di quell'incontro, molto intenso, e il fatto che lui abbia voluto ricordare quei convegni a Papa Francesco mi ha confermato la netta impressione di allora, e cioè che il riceverci non era stata una formalità, né una semplice gentilezza: quei convegni pubblici delle due chiese insieme erano stati eventi importanti e fortemente voluti.

“Fra vent’anni sulla terra l’umanità sarà ancora così come la conosciamo noi da sempre, oppure vivrà una razza umana differente?” era questa la domanda con cui mi aveva accolto nel suo studio, appena arrivata a Tbilisi, P. Adam, Archimandrita, Rettore della St. King Tamar University of Medicine del Patriarcato della Georgia, che ha partecipato a tutti e tre i convegni per conto della Chiesa ortodossa. Domande e preoccupazioni comuni che, nonostante l’evidente fatica del confronto fra le due chiese, sono una strada concreta per una collaborazione fattiva e un dialogo vero con i nostri fratelli ortodossi, proprio sui temi che ci stanno più a cuore: quelli della rivoluzione antropologica. 

a proposito dell'eutanasia di un ragazzino in Belgio

Dicono che la legge belga che consente l’eutanasia anche ai bambini, senza limiti di età, sia “rigorosa”. La Prof.ssa Claudia Mancina, docente di Etica alla Sapienza di Roma, si è spinta a dire che se la legge belga finora non era stata mai applicata ai minori, allora vuol dire che è “ben fatta”: chissà se si è resa conto che, continuando il suo ragionamento, visto che invece, in dieci anni le richieste di eutanasia per i maggiorenni sono continuamente e considerevolmente aumentate, si dovrebbe dedurre che la legge in generale è stata un totale disastro, e andrebbe ritirata.

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