Charlie, ovvero eutanasia di stato

Domani si aprirà la pagina più nera per il piccolo Charlie. Gli staccheranno il ventilatore e lo lasceranno morire in ospedale, negando anche l'ultima richiesta dei genitori, che almeno volevano stare con lui, a casa, nell'ultimo giorno della sua vita. Difficile pensare qualcosa di più crudele. Una vera e propria eutanasia di stato, come ha commentato Eugenia Roccella. Tutti i responsabili di questa storia ne dovranno rispondere davanti a Dio.

Per la cronaca, girano in rete notizie false: non è vero che i genitori hanno rifiutato le cure palliative, in passato, come pare scrivano sedicenti infermiere che ci ricamano sopra pure discorsi pseudo-cattolici. Lo scorso aprile ai genitori è stato proposto per Charlie il distacco del respiratore insieme alle cure palliative, cioè esattamente quel che gli stanno facendo adesso. Prima lo sedano e poi gli staccano il respiratore, per non farlo soffrire mentre soffoca.  A questo i genitori hanno detto no, da sempre. 

Oggi su Avvenire un mio editoriale, per spiegare il più chiaramente possibile lo stato dei fatti.

#JesuisCharlie

un romanzo da leggere

L'estate è il tempo di letture. Ve ne suggerisco una, fresca di ri-stampa: L'uomo che voleva essere colpevole. Romanzo distopico che descrive il futuro dell'Occidente: la dittatura buonista.

“Ma non potete lasciarmi andare così! Io sono colpevole! Di omicidio! Ho ucciso mia moglie!” Lo psichiatra divenne ancora più tagliente: “Colpevole” esclamò con un tono di leggero disprezzo “Lei sa bene che la società sta cercando di abolire una volta per tutte il concetto di colpa!"

Per continuare a leggere la recensione, clicca qua, su l'Occidentale. 

libertà di cura per Charlie Gard

Ho firmato l'appello per salvare la vita al piccolo Charlie Gard, chiedendo per lui la cittadinanza italiana: se l'art.32 della nostra Costituzione garantisce la libertà di cura per chi vuole morire - come dicono i sostenitori del testamento biologico - sicuramente deve valere anche per chi vuole vivere...O NO?
FIRMATE ANCHE VOI!!!!!! cliccate qua sotto su l'Occidentale, leggete l'appello, aderite anche voi!

leggi, giudici e embrioni

Marco Cappato oggi dichiara che il Ministro Fedeli si è impegnato per consentire la ricerca sugli embrioni umani. Sono anni che spieghiamo agli scientisti privi di scienza che la ricerca che distrugge gli embrioni umani è inutile e superata. Qualcuno, fra Cappato e la Fedeli, per caso, ha sentito parlare del premio Nobel Yamanaka? Ma l'ideologia è più forte di tutto e la Ministra Fedeli, dall'alto delle sue ben note competenze scientifiche (terza media?) si è impegnata a percorrere questa strada.

E a proposito di ricerca che distrugge gli embrioni, in Italia adesso non si può fare perchè abbiamo vinto un referendum e anche un contenzioso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Di questo, e in generale della storia di questi anni - l'approvazione della L.40, il referendum come grande esercizio di democrazia, e poi l'attacco e i giudici - ho scritto su l'Occidentale, "Legge 40: quando i giudici "correggono" la volontà popolare".

La scorsa settimana, invece, un aggiornamento sulle nuove tecniche di manipolazione genetica, nell'inserto di Avvenire E' Vita: "Editing genetico sull'uomo? quanti problemi se si manipola il DNA".

dodici anni fa, e oggi

Dodici anni fa Giuliano Ferrara partecipava al pellegrinaggio Macerata-Loreto. Lo ricordo bene, la sera dell’11 giugno 2005, elegantissimo, vestito di bianco, sotto il palco dello stadio, alla partenza. Lui non ha camminato ma la mattina dopo si è svegliato presto per aspettare l’arrivo dei pellegrini a Loreto.

Quella presenza era l’esito finale dell’amicizia consolidata con noi soprattutto nella lunga campagna per il referendum sulla legge 40, sulla procreazione assistita, che si sarebbe tenuto il giorno seguente: il Foglio, che all’epoca era un giornale fuori dal coro e all’apice del suo successo editoriale, aveva rotto il fronte laico, allargando le schiere di chi si sarebbe astenuto dal voto, per mantenere la legge così com’era. L’Avvenire di Dino Boffo lo affiancava, guidando alla pari una durissima battaglia.

Un anno memorabile, quel 2005: prima la morte di Don Giussani, e poi quella di Giovanni Paolo II e i suoi funerali epocali, milioni di noi a salutarlo (io e la mia famiglia c’eravamo, con i figli piccoli, nove ore di fila), e poi Ratzinger Papa, e intanto facevano morire Terry Schiavo: il giorno in cui lei si è spenta, con guardiani a vigilare che nessuno le inumidisse le labbra, l’ennesimo tribunale italiano negava a Beppino Englaro la possibilità di far morire sua figlia disidratata, con noi rassicurati che in Italia non ci sarebbe mai stata una morte del genere. Tutto questo durante una lunga campagna referendaria: tutti i vip e i soliti giornaloni, come sempre insieme ai partiti di sinistra, schierati pro-referendum e contro la legge 40, ma con la CEI in prima fila, dall'altra parte, e l’esito fu una nostra grande vittoria, cioè il più grande fallimento referendario della storia repubblicana.

Non sono passati 12 anni, ma un’era geologica.

La fine di CL, le drammatiche dimissioni di Benedetto XVI, l’oggettiva difficoltà in cui si trova la chiesa italiana (che tra l’altro non è più punto di riferimento per la Chiesa tutta) e di conseguenza la riduzione al lumicino dei cattolici in politica anche in Italia. Quella per non far morire Eluana è stata l’ultima, grande, nostra battaglia, che abbiamo vinto nonostante non siamo riusciti a salvarla dalla morte per disidratazione, a seguito della sentenza di altri tribunali e del rifiuto a salvarla dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – un comunista mai pentito, che porta tutta intera la sua responsabilità di quella mancata firma.

Perché allora parlo di vittoria? Innanzitutto perché nell’opinione pubblica la morte di Eluana non è stata vissuta come una vittoria dei "nuovi diritti", non si è trasformata in una bandiera da sventolare orgogliosamente, tanto che suo padre non è diventato un eroe nazionale e tantomeno un personaggio popolare, anche se è molto conosciuto. E poi perché quella doveva essere la via italiana all’eutanasia, ma la lunga battaglia pubblica l'ha fermata, tanto che non ci sono state più altre “Eluana” e lo stesso dj Fabo non l’ha seguita, è andato in Svizzera a morire. La stanno riproponendo solo adesso, infatti, la via italiana all’eutanasia, con la legge sul biotestamento che stanno approvando.

Ma perché? Cosa è successo in questi 12 anni, tanto da cambiare tutto?

Ne potremmo parlare per giorni. Ma credo sia fondamentale capire innanzitutto quello che ho condiviso recentemente con un carissimo amico “don”, che è stato molto vicino a Giovanni Paolo II: eravamo convinti che l’ondata della secolarizzazione si fosse esaurita nella sua spinta frontale, che avesse visto la gran parte delle sue energie venire giù con il crollo del muro di Berlino e con la fine del comunismo, il regime ateo e anticristiano per eccellenza che aveva ammorbato mezzo pianeta. Anche GPII era convinto di questo: il peggio era alle nostre spalle, quello che restava era l’ultima parte dell’onda lunga, gli ultimi colpi di coda dell'attacco.

Non sappiamo cosa sarebbe successo se invece ci fosse stata maggiore consapevolezza che il grandioso pontificato di GPII aveva sì indicato la via, seguendo correttamente il Concilio, ma era riuscito solo a rallentare la scristianizzazione, frenandola per un po’. Non sappiamo cosa sarebbe successo se avessimo capito che invece l’urto vero della secolarizzazione sarebbe stato quello della rivoluzione antropologica che vuole cambiare i tratti della specie umana, cercando di spazzare via la famiglia naturale, a partire dal papà e dalla mamma e dal fatto stesso di essere uomini e donne.

La fecondazione assistita è stata la porta principale attraverso cui tutto questo è entrato concretamente nelle nostre vite e perciò ne ho voluto scrivere oggi, a dodici anni dal referendum che, unico al mondo, aveva cercato di porre un argine alla marea montante. E ci era riuscito, allora.

In questi anni, soprattutto negli ultimi mesi, molti fra noi si sono organizzati daccapo, in diverse forme e modi, per affrontare la nuova realtà, in un panorama italiano e internazionale profondamente e completamente trasformato. Insieme ad alcuni amici stiamo organizzando una “due giorni” per il prossimo autunno, per approfondire quanto accaduto in questi anni e fare il punto della situazione: solo con una maggiore consapevolezza saremo in grado di rendere efficace la nostra presenza, anche con nuovi strumenti. Vi terremo aggiornati.

Ramadan di sangue

L'Europa nel sangue degli attentati.

Ce lo avevano detto che sarebbe stato un Ramadan di sangue, ce lo stanno dicendo da anni che vogliono ammazzarci tutti, dovrebbe essere evidente anche al più ostinato fan del multi-culti che l'integrazione non c'entra niente: cosa gli vai a proporre a uno che è felice di farsi esplodere in mezzo a una folla, che da noi ha il diritto di votare il presidente di circoscrizione? Che gli dai l'alloggio popolare? Che gli trovi lavoro come panettiere? Che gli fai il corso di lingua? Ma c'è qualcuno che veramente pensa ancora di risolverla così? Chi ha problemi di integrazione, al massimo, fa il delinquente comune: spaccia, ruba, si organizza in bande armate per controllare il territorio. Chi invece si fa esplodere in mezzo ai ragazzini, chi lancia furgoni e camion sulla folla non ha il problema dell'integrazione, anzi: spesso viene da buone condizioni di vita, e ha deciso letteralmente, di dis - integrarsi. Ci odia e ci vuole morti, e prima ci vuole terrorizzare. C'è solo da arrestarli e metterli in galera, facendoceli restare a lungo.
Fra poco ricominceranno con le solite "non cambieremo la nostra vita", "non avrete il nostro odio", e con un attentato al giorno ci sarà carenza di gessetti colorati....Non finirà presto, perché mentre ci attaccano noi guardiamo da un'altra parte, balbettando sciocchezze. Mentre si consuma un attentato al giorno, nel pieno centro delle nostre città, qua si passa il tempo a indignarsi per le emergenze climatiche...a quando la lotta contro le macchie solari?

D'altra parte, bisogna trovare pur qualcosa di cui parlare per evitare che la gente si accorga che siamo in guerra. Cosa di meglio di qualcosa di non dimostrato - il clima che cambia per effetto dell'attività umana - per evitare di vedere quello che è sotto gli occhi di tutti - la guerra dei terroristi islamici, che ci ammazzano invocando Allah? Come se durante la seconda guerra mondiale la prima preoccupazione fosse stata l'inquinamento.

 

riproduzione collaborativa

Un periodo di lavoro intensissimo mi ha letteralmente impedito di scrivere e commentare fatti e fattacci di questi ultimi giorni, su cui ci sarebbe stato tanto da dire. Riprendo comunque le comunicazioni segnalando un mio pezzo di giovedì scorso pubblicato nell'inserto "E' vita" di Avvenire, perché nel frattempo, fra l'ennesima strage terroristica e il G7, anche la rivoluzione antropologica cammina spedita. Parliamo della "riproduzione collaborativa", cioè di quel che succede quando utero e gameti mancanti (per utero in affitto e eterologa) si cercano in famiglia, fra i parenti. 

Macron, Renzi e...il nogenderday

Tutti a festeggiare Macron, ieri e oggi, in Italia: si festeggia la faccia nuova dei vecchi poteri, quelli di sempre, il discepolo di Attali (e abbiamo detto tutto), il simbolo del nuovo saldamente avvinghiato al vecchio.

In fondo è quello che avrebbe voluto essere Renzi, ma non ci è riuscito. Il volto nuovo che trionfa sulle note dell’inno alla gioia, con tutto il mondo che lo festeggia. Ma non è per lui, troppo provinciale, il bis-segretario del PD: un conto è la Banca Rothschild un conto è la Banca Etruria.

E poi ce lo vedete, Renzi, a camminare da solo all’ingresso di Palazzo Chigi con la nona di Beethoven di sottofondo? Viene da ridere solo all'idea. Chissà che direbbe Crozza. E infatti Renzi ha "rosicato" - l'ha detto lui - tutto il tempo, pensando a Macron.

Io sono molto contenta del fatto che Renzi abbia vinto le primarie: ha dimostrato di essere l'unico in grado di distruggere il PD, e sono certa che in poco tempo completerà l'opera che ha iniziato.

Per esempio è riuscito ad affossare completamente l’Unità, il glorioso “organo del partito comunista, fondato da Antonio Gramsci”. Il giorno del suo ritorno al partito da vincente, l’Unità non è uscito in edicola, e questo per noi è un buon auspicio. Pare che al giornale restino solo pochi giorni di vita in web. Poi, la fine.

Ma che ci fai con l’Unità, cha sa tanto di stantìo: vuoi mettere con twitter?

E d’altra parte, a Renzi non serve un giornale di partito: lui i giornali ce li ha praticamente tutti ai suoi piedi!!!!

Basta vedere Repubblica: domenica aveva aperto con il flop delle unioni civili, che non interessano praticamente a nessuno. Ma è bastato che Renzi dal palco dicesse che no, ma quale flop, i diritti non si contano…e a Repubblica hanno cambiato immediatamente la titolazione on line, e sono partiti con le interviste riparatorie. Poco mancava che ritirassero le copie cartacee dalle edicole.

Renzi finirà di distruggere il PD perché a lui interessa un solo partito, il suo: il PdR, il Partito di Renzi (quelli del Fatto lo scrivono sempre).

Lui non vuole vincere alle elezioni, sa che non ce la fa. Gli basta avere un bel gruppo di parlamentari fedelissimi, di quelli che in confronto Fracchia era un ribelle, per arroccarsi in parlamento e prepararsi a tornare a Palazzo Chigi (Dio non voglia).

A lui basta rinnovare “il look”, come ha fatto: lui ha messo dentro il partito i "Millennials", una manciata di bei giovani ventenni rigorosamente fotogenici, ha fatto fuori i gufi che vengono così male nei video,  e del resto chissene.

E poi, ecco le parole nuove: “lavoro”, “casa”, “mamma”. Sullo sfondo del palco da cui parlava c’erano anche “vaccini”, “figli” e “mamme”, al plurale. La rete si è scatenata, un po’ come sulla faccenda del libero sparo notturno.

A Eugenia Roccella invece sono venute in mente, per associazione di idee, le mamme dell’utero in affitto: è stato Renzi a sdoganarle, proprio con la legge sulle unioni civili, quella che è un flop ma non si può dire che è un flop.

E vista l’aria che tira, si stanno scaldando i motori per il #nogenderday. Una giornata per dire no al gender. Intanto c’è la pagina fb, qua. Andatela a vedere. Ci sono i titoli cambiati di Repubblica e molto altro, e la arricchiremo tutti ogni giorno di più.

ong, migranti e politica - seconda puntata

Vi segnalo innanzitutto l'articolo di oggi su l'Occidentale in cui ho sintetizzato le dichiarazioni di ieri del procuratore di Catania, Zuccaro, che, in base alle informazioni dell'agenzia Frontex, chiede mezzi per indagare in merito, incassando anche il sostegno del Csm.

Di seguito un lancio di agenzia in cui si riassume il famoso dossier dell'agenzia Frontex, finora riservato, che oggi è stato pubblicato dal Corriere:

MIGRANTI: 'CORSERA', IN DOSSIER FRONTEX CHIAMATE DIRETTE PER 8 NAVI ONG   MIGRANTI: 'CORSERA', IN DOSSIER FRONTEX CHIAMATE DIRETTE PER 8 NAVI ONG: le accuse, intervengono prima della richiesta di aiuto e interferiscono con indagini su trafficanti. La replica 'salviamo vite umane' Roma, 4 mag. (AdnKronos) - Le Organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo, nel 90% del salvataggi effettuati, individuano direttamente le imbarcazioni che trasportano migranti, prima che sia partita una richiesta di aiuto e prima delle comunicazioni da parte della Guardia costiera, e sono attivate direttamente dai migranti stessi: i telefoni satellitari consegnati agli scafisti contengono infatti numeri delle imbarcazioni che intervengono. Si tratta di modalità che interferiscono con le indagini sui trafficanti. Sono queste, secondo quanto riferito dal 'Corriere della Sera', le accuse contenute nel dossier di Frontex su cui indaga il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Accuse alle quali le Ong hanno già più volte replicato respingendole come "infamie"e ribadendo che il loro "unico obiettivo è salvare vite umane". La relazione dell'Agenzia europea indica 8 navi private e le relative Ong, elencate dal quotidiano: Sea Watch di SeaWatch.org che batte bandiera olandese e porta fino a 350 persone; Aquarius di Sos Mediterraneo/Medici senza frontiere di Gibilterra con una capienza di 500 persone; Sea Eye di Sea Watch.org dall'Olanda, fino a 200 persone; Iuventa di Jugendrettet.org, bandiera olandese con 100 persone; Minden di Lifeboat Project tedesca per 150; Golfo Azzurro di Open Arms da Panama che porta fino a 500 persone; Phoenix di Moas con bandiera del Belize che ne imbarca 400; Prudence di Medici senza frontiere con bandiera italiana che è la più grande visto che ha 1.000 posti. Frontex ha esaminato le rotte seguite da queste navi e in particolare le modalità di avvicinamento alle acque libiche, ma ha anche utilizzato testimonianze di migranti sbarcati e le informazioni fornite da agenzie di intelligence di alcuni Stati. E sostiene che "prima e durante le operazioni di salvataggio alcune Ong hanno spento i transponder per parecchio tempo".  Sulla questione interviene anche, intervistata dalla 'Repubblica', la portavoce di Frontex, Izabella Cooper. "Noi non abbiamo mai accusato le Ong di collusione con i trafficanti di esseri umani anche perché non abbiamo il mandato per svolgere indagini sul territorio - spiega - Le fanno la Polizia ed Europol, noi ci limitiamo a passare loro le informazioni che raccogliamo durante i salvataggi e l'assistenza dei migranti". "Raccogliamo informazioni sui trafficanti libici e dei paesi di transito e poi le passiamo alla Polizia e a Europol che svolgono le indagini sotto il controllo delle autorità italiane", chiarisce, e, quanto alle analisi di rischio, precisa: "Abbiamo notato che negli ultimi due anni i trafficanti libici hanno cambiato il loro modo di operare. Nel 2012 i barconi arrivavano a Lampedusa, nel 2014 si fermavano a metà strada tra Libia e Italia. Dal 2016 invece la maggior parte dei soccorsi avviene al limite delle acque territoriali libiche". I trafficanti "riforniscono i gommoni di benzina, cibo e acqua sufficienti a percorrere giusto le 12 miglia per uscire dalle acque di Tripoli" e utilizzano mezzi "di qualità inferiore a prima, di importazione cinese, lunghi 10 metri e fatti di una gomma molto sottile. Li stipano anche con 170 persone mentre quando i viaggi erano più lunghi facevano imbarcare 90 migranti ". "A quanto ne sappiamo i trafficanti sfruttano la situazione: sanno che abbiamo l'obbligo internazionale di salvare i migranti in mare e ne approfittano", dice ancora la portavoce di Frontex, e quanto alle informazioni su cui si basano le indagini delle autorità italiane conclude: "è certo che abbiano un quadro ben più completo di noi". (Sin/AdnKronos)

 

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