Finita la campagna elettorale. Un bilancio. Buon voto e a lunedì.

E' finita una delle campagne elettorali più dure, difficili e incerte della storia del nostro paese.

Dura, perché la contrapposizione fra i diversi raggruppamenti ha superato i limiti della violenza, non solo verbale: abbiamo assistito a poliziotti malmenati, a scontri di piazza che ci sembravano relegati ai ricordi degli anni ’70.

Difficile, perché la classe politica è ormai percepita come “la casta”, anche per via di irresponsabili campagne stampa che, mirando a screditarne una parte, sono riuscite nel capolavoro di far apparire tutti indistintamente uguali, e ugualmente pessimi.

Incerta, perché la brutta legge elettorale voluta dalla maggioranza dei parlamentari, in quello che è stato l’unico, vero “inciucio” della legislatura che si sta chiudendo (l’hanno fortemente voluta PD, FI e Lega), ha un meccanismo di voto farraginoso e opaco, che non aiuta neppure la governabilità. 

Due eventi apparentemente estranei sia fra loro che alle prossime elezioni hanno, meglio di qualsiasi discorso, mostrato lo stato vero del paese: i fatti di Macerata da una parte e la stazione Termini dei giorni scorsi, dall’altra.

Macerata, la città per eccellenza tranquilla fino alla noia, ha mostrato quanto sia penetrata nell’animo delle persone la sensazione di essere stati abbandonati dalle istituzioni, e consolidata la percezione di uno stato estraneo, indifferente, se non ostile. Diciamolo a chiare lettere, senza infingimenti: la sparatoria di Luca Traini che aveva a bersaglio gli immigrati, identificati con le persone di pelle scura, non ha suscitato una vera riprovazione sociale. La rabbia della popolazione dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro e lo scempio del suo cadavere era talmente evidente, e l’accusa di incapacità e di inerzia nei confronti delle istituzioni (ritenute le vere colpevoli della microcriminalità diffusa che si è venuta a creare nella cittadina marchigiana) talmente palpabile e minacciosa che i partiti – tutti, specie il PD – hanno avuto persino paura di scendere fisicamente a Macerata. Rimarrà alla storia la manifestazione che il governo ha cercato di evitare, che il PD ha disertato, e per cui persino l’ANPI si è divisa.
Uno degli esiti clamorosi è stata la scomparsa immediata dello IUS SOLI dalla campagna elettorale, sparito dall’agenda collettiva, dopo che una legge per istituirlo ha rischiato addirittura di essere approvata in parlamento, spinta anche dallo sciopero della fame “a staffetta”, pure da parte di ministri di primo piano.

E i giorni scorsi lo spettacolo desolante di qualche centimetro di neve, abbondantemente previsto, che ha bloccato per giorni la circolazione nell’intero paese, gettando la sua capitale nel caos più totale, mostra la totale inefficienza anche dell’amministrazione ordinaria: l’incuria delle nostre infrastrutture ha raggiunto livelli inimmaginabili. La qualità della classe dirigente si misura dalla gestione delle emergenze e degli eventi avversi, così come la stoffa dei leaders si vede nelle situazioni di stress. Gli scambi ghiacciati della linea ferroviaria (per non parlare della gestione post terremoto, cancellata dalle cronache) sono la dimostrazione fisica di un pericoloso avvicinamento al punto di non ritorno nella mala gestione del paese.

L’Italia ha bisogno di un governo, e speriamo che il voto di domenica ce lo dia. Ma l’Italia ha bisogno innanzitutto di una buona politica. Del ritorno di un pensiero, di culture politiche, di una classe dirigente che sia in grado di assolvere a questo compito: un paese non si governa con il pilota automatico. Non funziona così. 

Proprio per questo un pensiero a parte, più avanti, meriterà la presenza e il ruolo dei cattolici nella politica del nostro paese. Una grande storia e una presenza importante e decisiva fino a soli cinque anni fa, e invece sull’orlo dell’irrilevanza in questi ultimi anni. Ma va riconosciuto il lavoro eroico di una minoranza combattiva ed efficace, nonostante tutto, in questa ultima legislatura, un lavoro mai riconosciuto da troppi ingrati, in un quinquennio che ci ha lasciato le peggiori leggi degli ultimi anni: unioni civili, divorzio breve e biotestamento, oltre che l’introduzione dell’eterologa con una brutta sentenza della Corte Costituzionale. D’altra parte siamo riusciti a difendere l’obiezione di coscienza per la 194, e abbiamo vinto due importanti contenziosi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ci hanno permesso di mantenere il divieto di distruggere embrioni per la ricerca, e hanno posto un limite alle varie possibilità di diventare genitori. 
Lunedì vedremo cosa ci aspetta per la prossima legislatura. Ma sul fronte cattolico, comunque vada, è tutto completamente da rifare da capo, per quanto riguarda la presenza pubblica (e non solo per quella). 

Spero vinca il centrodestra. 
Come già detto, voterò la cosiddetta “quarta gamba”, perché possa superare il 3% e possa mandare in parlamento una piccola pattuglia di amici: Eugenia Roccella, Mimmo delle Foglie (che posso votare direttamente), Roberto Formigoni, tanto per dire quelli che stanno al proporzionale. Cercate i loro nomi nelle liste con lo scudo crociato, se abitate in Emilia Romagna, Roma, Umbria, Lombardia (Paola Binetti e Gaetano Quagliariello sono all’uninominale, Roma e Abruzzo). E comunque, mettete una croce sullo scudo crociato: croce su croce, se volete aiutarli ad aiutarci. 

P.S.: A.A.A. astenersi perditempo. Lupi entrerà comunque in parlamento, anche se “Noi con l’Italia” non dovesse superare la barriera del 3%, perché è in un collegio uninominale blindato (quindi NON votare Noi con l'Italia serve solo per non mandare in parlamento gli altri al proporzionale che ho nominato prima). E d’altra parte se la “quarta gamba” non dovesse superare il 3% il voto non è perso – come sarebbe se il partito corresse da solo, fuori dalla coalizione - ma va a tutta la coalizione di centrodestra, ridistribuito fra gli altri partiti, e contribuisce comunque a far vincere il centrodestra. 

Buon voto, e a lunedì.

i fatti di Macerata (e di Corridonia)

Io sono di Corridonia, il paese della Pars, la comunità di recupero da cui è fuggita Pamela, la giovane uccisa e fatta a pezzi, e anche il paese dove Luca Traini, che la voleva vendicare con una strage di persone di colore, si è candidato per la Lega. E ho frequentato il liceo scientifico a Macerata, il paese sulla collina di fronte. La vita in quegli anni si divideva fra Corridonia e Macerata: tutto questo per dire che quella è casa mia.

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Inès, scimmie clonate, censura in web

Inès e' una ragazzina francese di 14 anni e due giorni fa la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che medici e giudici francesi possono 'staccare la spina' e lasciarla morire, contro il parere dei suoi genitori. Ne ho scritto ieri su Avvenire, spiegando cosa c'entra tutto questo con la nuova legge italiana sul cosiddetto biotestamento.

Ancora su Avvenire, ho cercato di spiegare i termini della questione per la clonazione delle scimmie: 301 embrioni di scimmia, quattro nati viti, due sopravvissuti. Più dubbi che risposte.

E infine: censura sempre più pesante in web. Stavolta è toccato a due pagine fb di satira, "Sinistra, Cazzate, Libertà" e "Radical chic boriosi che si beffano dell'ignoranza altrui", a cui va tutta la mia personale solidarietà. Ne ho scritto su l'Occidentale: chi tocca la sinistra scompare

la "razza bianca" NO

Io ho avuto un figlio in affido per dieci anni, che considero ancora figlio mio, anche se adesso è grande e legalmente non lo è più. Ha i due genitori della Costa d’Avorio, quindi è nero come la pece.
Forse è anche per questo che sentire parlare di “razza bianca” mi fa orrore.
La prima volta che il candidato alla presidenza della regione Lombardia ha parlato di “razza bianca”, non ne ho scritto perché ho voluto pensare che fosse stato uno scivolone infelice.
Ma quando ieri ho letto che questo signore, pur dicendo che non riuserebbe la stessa espressione, comunque ne rivendicava “fama e consensi” che gliene sono venuti, compiacendosi, quindi, di quanto scappatogli dalla bocca, ho pensato che qualcosa andava detto, perché la faccenda sta diventando veramente intollerabile.
Quello che mi spaventa, infatti, non è tanto una “frasaccia” di uno sconsiderato (che comunque si sta candidando alla presidenza della più importante regione italiana), ma proprio che evocando la “razza bianca” si aumentino, come si vanta lui, fama e consensi.

Tutelare la “razza bianca” significa distinguere le persone per il colore della pelle. Il che non c’entra niente, e non ci deve entrare niente, con le politiche migratorie e con l’identità dei popoli.
Contestare e denunciare politiche migratorie dissennate, in cui si “apre” indiscriminatamente a tutti, tra l’altro esponendo tanti di questi migranti all’orrore della tratta (perché molti di quelli che vengono da noi quando sono partiti non avevano idea di quello a cui potevano andare incontro, e anche questo va detto) è sacrosanto.
Parlare di identità dei popoli, che comprende anche la religione dei popoli stessi, e quindi affrontare finalmente il problema della difficile integrazione dei musulmani rispetto a quella dei cristiani , per esempio – diciamo “modello Biffi”, per capirci – è giusto.
Ma la “razza bianca” è altro, si riferisce al colore della pelle, e proprio non si può sentire. E rivendicarla, come ha fatto ieri Fontana, è gravissimo. Vuol dire essere veramente inconsapevoli di quello che si dice (nella migliore delle ipotesi), oppure, forse, viene il dubbio che su certe cose uno in fondo in fondo un pensierino ce l’ha fatto.

Capisco bene che siamo tutti esasperati dal politically correct, e che vedere che pure Achille, nelle fiction, ha la pelle nera, ci ha rotto gli zebedei, a me per prima. E la sindaca, e la ministra, e il pediatro, e gli lgbtqxyz hanno esasperato tutti noi e non se ne può più.

Ma la “razza bianca” NO. Ed è molto, molto, molto grave non rendersene conto.

P.S.: a chi a sinistra plaude alla prolusione del Presidente della CEI, ieri, faccio sommessamente notare l’attacco del Cardinale contro la legge sulle dat, per le quali ha chiesto espressamente l’obiezione di coscienza del singolo medico, che oggi i giornaloni hanno “dimenticato”. Così, tanto per ricordare.

 

Il Ministro della Solitudine, a proposito di elezioni

Un Ministro per la Solitudine a raccogliere cocci di una società in frantumi: è il titolo del mio commento sull'Occidentale al primo, e forse non ultimo, Ministro per la Solitudine, appena nominato in Gran Bretagna.

Riguardo le elezioni del 4 marzo, invece, una considerazione su uno dei fatti accaduti oggi, riguardo cattolici e politica.

Che la Lega lanci strombazzando la candidatura di Giulia Bongiorno come punto di forza delle proprie liste è l’ennesima dimostrazione di quanto ho scritto nel mio post precedente sulle elezioni: all’interno del centrodestra non esistono partiti cattolici, ma persone cattoliche (sempre di meno) dentro i partiti.

Mettendo pure da parte gli aspetti della sua vita privata, Giulia Bongiorno è una delle persone più lontane – per usare un eufemismo – dai cattolici che possiamo immaginare: è una laicista duramente ostile a noi.
Insieme a Emma Bonino partecipava a un gruppo di donne che si battevano per l’abrogazione della legge 40, tanto per dirne una, mostrandosi sempre arcigna nei nostri confronti. E si è sbrigata a dichiarare che è d’accordo con la “regolamentazione” delle case chiuse (qualcuno mi spieghi come si fa a essere contro l’utero in affitto, cioè contro la compravendita del corpo umano, come fa la Lega, e a favore della legalizzazione della prostituzione, cioè a favore della compravendita del corpo umano, come fa la Lega), tanto per dirne un’altra. 

Come ho già scritto, di invotabili ce ne sono in tutti i partiti. Ma un conto è averne dentro, un conto è che l’invotabile sia cercato e corteggiato, considerato motivo di orgoglio, lanciato pubblicamente così come è stato fatto oggi con la Bongiorno. Evidentemente la Bongiorno viene percepita come un “valore aggiunto”: ma dalle parti della Lega non hanno cattolici da valorizzare? 

Sia chiaro: io voterò comunque centrodestra, senza dubbio, perché sinistra e grillini riescono a essere infinitamente peggio, e i voti dati al di fuori sono buttati.
Però voglio proprio vedere alla fine quanti cattolici saranno nelle liste, e in che posizioni. E ne trarrò le dovute conclusioni, compresi gli errori fatti in casa.
Intanto voglio fare una cosa che in pochi hanno fatto finora: voglio ringraziare la pattuglia di parlamentari cattolici che in questa legislatura ha combattuto duramente, a fatica, e purtroppo troppo spesso senza nessun riconoscimento PUBBLICO del lavoro fatto. Non ci troveremmo in questa situazione di possibile desertificazione cattolica nel prossimo parlamento, se fossero stati più sostenuti da tutti noi.

P.S.: dimenticavo. La Bongiorno, fra l'altro, è fra quelli che ha cercato di far cadere il governo Berlusconi passando con Fini. tanto per ricordarne la carriera politica.

incontri in Puglia - Charlie Gard

Questa settimana mio tour pugliese su fine vita e Charlie Gard. Per la precisione:

 - RUVO di PUGLIA 

venerdì 19 gennaio, ore 19.00Parrocchia di Santa Lucia, V. G. Oberdan, 138 

CHARLIE e IL FINE VITA

saluti: Don Fabio Tricarico, Parroco "Santa Lucia"

introduce Mimmo Quatela, Presidente "Comitato Progetto Uomo"

relatore: Assuntina Morresi, Componente Comitato Nazionale per la Bioetica

 - BARLETTA

sabato 20 gennaio ore 19.30, Chiesa di San Pietro - V. del Duomo, 37

EUTANASIA - SCELTA DI LIBERTA' O MORTE DI STATO?

introduce: Mimmo Quatela, Presidente "Comitato Progetto Uomo"

relatori:

Alfredo Mantovano, Magistrato e VicePresidente del Centro Studi Livatino

Giuseppe Paolillo, Dirigente medico presso Asl Barletta - Andria - Trani

Assuntina Morresi, Componente Comitato Nazionale per la Bioetica

 - GRAVINA IN PUGLIA

domenica 21 gennaio ore 19.00, Museo civico Piazza Benedetto XIII

LA SPERANZA E' UN RISCHIO DA CORRERE - Assuntina Morresi presenta il libro CHARLIE GARD  - Eutanasia di Stato

intervengono

Francesco Schittulli, presidente nazionale LILT

don Alessandro Amapani, teologo pastoralista

Saluto di apertura: sindaco Alesio Valente

 

 Il libro CHARLIE GARD - EUTANASIA DI STATO può essere acquistato on line, qui, e anche nelle seguenti librerie:

- PERUGIA:

LIBRERIA GRANDE, PONTE S. GIOVANNI, VIA DELLA VALTIERA 229/L/P 

- INZAGO (MI): 

LIBRERIA INZAGHESE SANCARLO, VIALE A. GRAMSCI 19/B

- ROMA:

LIBRERIA LEONIANA, VIA DEI CORRIDORI 16

LIBRERIA COLETTI, VIA DELLA CONCILIAZIONE , 3A

 

Come si vota, come voterò

Si stanno preparando le liste elettorali, e il 29 gennaio sapremo chi potrà essere votato. Nel frattempo, è bene capire come si vota.

Ricordo che la legge, votata da PD, FI e Lega, è pensata per favorire le coalizioni, e non i singoli partiti.

La scheda (sia alla camera che al senato) si dividerà in due parti: una per i collegi uninominali – circa un terzo del totale - e una per il proporzionale – circa i due terzi.

Per la parte uninominale: vince un solo candidato, quello che prende più voti. Concretamente nella scheda potremo scegliere fra tre persone: una che rappresenta tutta la coalizione di centrodestra, una per il centrosinistra e un’altra per i cinque stelle. Ci saranno anche altri candidati, ma nessun altro ha la possibilità di essere eletto, oltre questi tre.

Se si vota solamente per l’uninominale, si dà un voto automaticamente a tutta la coalizione collegata al candidato. Faccio un esempio: se all’uninominale possiamo scegliere fra Renzi, Quagliariello e Di Maio, e votiamo Quagliariello, il voto per il proporzionale va automaticamente a tutto il centrodestra insieme.

Se invece guardiamo la scheda dalla parte del proporzionale, troviamo che per ogni coalizione ci sono diversi partiti, ognuno dei quali presenta il suo simbolo e una breve lista di nomi. Se si vota il singolo partito, automaticamente il voto viene assegnato anche al candidato uninominale collegato, sempre unico per tutta la coalizione. Ex: per il centrodestra avremo quattro simboli: FI, Lega, FdI e quarto polo, ognuno con una breve lista di nomi. Mettendo la croce su uno dei quattro simboli, è assegnato il voto a quella lista e anche all’unico candidato dell’uninominale (Quagliariello, nell’esempio precedente).

Perché un partito possa eleggere i suoi rappresentanti nelle liste del proporzionale, deve superare il 3% a livello nazionale, sia che si presenti dentro una coalizione sia che si presenti da solo. Ma c’è una particolarità: poiché viene incoraggiata la coalizione, i partiti che sono dentro la coalizione contribuiscono al voto della coalizione solo se superano l’1%.

In altre parole: se un partito dentro la coalizione supera l’1% ma non arriva al 3%, non è un voto sprecato (come invece accade a chi sta fuori da una coalizione) perché i voti che prende vengono comunque conteggiati per la coalizione a cui appartiene. Se sta sotto l’1% vanno persi del tutto. Per questo tante piccole formazioni si sono messe insieme, sia a destra che a sinistra: sono accordi elettorali per superare con certezza l’1%, così possono contribuire alla coalizione, mentre se i singoli partitini si presentassero da soli, ci sarebbe il rischio di perdere i voti. E’ questo il senso dell’accordo elettorale del quarto polo, a destra, o della lista Lorenzin, a sinistra: ognuno di questi raccoglie tanti piccoli gruppi ciascuno dei quali, da solo, non avrebbe superato con certezza l’1%, ma insieme è ragionevole che lo superino, e possono fare la differenza nei collegi, contribuendo comunque alla coalizione, anche se non riuscissero a superare il 3%.

Quindi in sintesi: i voti di un partito dentro una coalizione sono conteggiati se il partito supera l’1%, mentre quelli di un partito da solo per essere conteggiati devono superare il 3%.

Questo è il “come” si vota. La legge a me non piace per niente, ma questa è.

Per il “cosa” votare, io personalmente non mi ritrovo in nessun partito di quelli maggiori, quelli con il simbolo nella scheda. Riguardo le questioni che mi stanno a cuore – io le chiamo questioni antropologiche – da come sono andate le votazioni in parlamento, che circolano anche in rete in questi giorni, è chiaro che nessun partito di quelli nelle varie coalizioni si è mai impegnato in quanto partito, ma solo singoli parlamentari, e esclusivamente nello schieramento di centrodestra. Per essere chiara: contro il divorzio breve, contro le unioni civili, contro il biotestamento, alla camera (Fratelli d’Italia al Senato con c’è) hanno votato sempre parlamentari solamente di centrodestra, ma sempre inferiori alla somma di quelli dei partiti di centrodestra. Contro il divorzio breve, per fare un esempio, hanno votato solo in 28, molto inferiori a FI, Lega e FdI messi insieme. (Ex. Lega: 5 favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto, 2 assenti, 2 in missione).

E allora? Allora io voterò la coalizione di centrodestra, ma sceglierò uno dei partiti solo se, leggendo i nomi delle quattro liste, ne troverò uno che vale la pena votare, e alla sua lista andrà il mio voto (non ci sono le preferenze). Quindi sceglierò le liste in base alle persone. Se non ce ne saranno, voterò solo la coalizione di centrodestra, votando solo all’uninominale.

Parliamoci chiaro: il centrodestra non ha i “nuovi diritti” nel programma di governo, mentre la sinistra e i cinque stelle si. Per la sinistra questi temi sono una bandiera, i cinque stelle sono sempre a favore. Nel centrodestra ognuno vota come vuole, di fatto, come abbiamo visto, in tutti i partiti, ma questa è l’unica coalizione dove abbiamo spazio e voce in capitolo. Poi valgono le persone.

Al momento tutto può essere possibile e niente è prevedibile. Ma una cosa è certa: se per disgrazia il centrodestra non dovesse avere la maggioranza, allora governerà chi ha i numeri.

Se Il centrodestra non avrà la maggioranza, e i 5stelle vincono “troppo”, Mattarella non potrà non dare loro l’incarico, e allora la “scelta” potrebbe anche essere fra un governo di “larghe intese” fra destra e sinistra (e per questo Maroni si “tiene libero”, per consentire alla Lega di essere al tempo stesso di lotta, con Salvini, e di governo, con Maroni stesso, se le cose si mettono male) e un governo dei 5stelle con la sinistra di Grasso. Quale farebbe meno danni, secondo voi?

 Io voto centrodestra, quindi, ma per il partito aspetto di vedere i nomi nella mia scheda elettorale. Poi sceglierò.

Nel prossimo post parleremo dei cattolici in politica. In attesa del 29 gennaio per le liste.

 

L'anno che verrà (e quelli che sono passati)

L'anno che sta per arrivare sarà pieno di anniversari. Ne ricordiamo qualcuno:

- 50 anni dalla rivoluzione del '68;
- 40 anni dall'attentato e omicidio di Aldo Moro;
- 40 anni dall'entrata in vigore della legge 194, che ha legalizzato l'aborto;
- 40 anni dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta;
- 40 anni dall'elezione di Giovanni Paolo II (e quindi 40 anni dalla morte di Paolo VI e dalla elezione e morte di Giovanni Paolo I);
- 40 anni dalla elezione di Sandro Pertini Presidente della Repubblica;
- 40 anni dalla legge Basaglia che chiuse i manicomi;
- 80 anni dalle leggi razziali fasciste;

L'anno prossimo ci aspettano anche elezioni politiche tanto incerte quanto importanti, e elezioni amministrative regionali in Lazio e Lombardia. 
Sicuramente ho dimenticato qualcosa. Intanto prepariamoci...

BUON 2018 A TUTTI!!!!

 

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