il totomonti

 

Impazza il totomonti. Scende in campo si, scende in campo no, ma chissà come scenderà, e chissà con chi. Venerdì dovrebbe essere il gran giorno, quando si scioglieranno le camere e Monti svelerà le sue intenzioni (e in effetti siamo tutti un po’ stufi di questa manfrina, potrebbe pure darsi una mossa, no? Che dobbiamo fare ancora, sfilargli davanti in ginocchio, cantando “resta con noi, signore, la sera”?)

Ha una grande occasione: unire tutti i moderati (mamma mia che brutta parola), ma proprio tutti, e rifare una specie di DC. Io, sinceramente, me lo auguro.

Se decidesse di mettersi in gioco, però, non può prendere una percentuale bassa di voti: una lista Monti al dieci per cento sarebbe una sconfitta. Se decide di mettersi in campagna elettorale, e quindi di “farsi contare”, poi deve arrivare a contare tanto, altrimenti è bruciato.

E per contare tanto, deve essere il più possibile inclusivo, per esempio deve tenere unito con sé tutto il PdL, non spaccarlo, perché con Casini, Montezemolo, Riccardi e frattaglie varie (tutte le formazioni dell’1 o 2%, da Fli a Giannino) oltre il sei per cento non va. E tutto l’appoggio della Germania e dell’Europa non gli ha fatto granché bene: l’impressione è stata quella, molto sgradevole, di avere davanti una scheda elettorale precompilata da stranieri.

Insomma, se scende in campo chiaramente rischia, ma lo deve far per bene, perché c’è qualcosa di peggio del suo possibile non impegno: un impegno mal fatto. E sarebbe un disastro. Per il paese, e quindi per tutti noi.