la strage degli innocenti, di tutti gli innocenti

Il Pakistan della strage dei bambini – “abbiamo scelto il nostro bersaglio con cura”, hanno rivendicato i terroristi talebani - è quel paese che tiene in prigione la cattolica Asia Bibi da cinque anni e quattro mesi, lo stesso dove poche settimane fa due giovani sposi cristiani sono stati arsi vivi in una fornace. Così come ieri una maestra è stata arsa viva davanti ai suoi alunni.

Certamente gli assassini della strage di ieri sono terroristi islamici che combattono contro il governo pakistano, e si potrebbe obiettare che le persecuzioni dei cristiani non c’entrano con l’attentato, che avrebbe potuto colpire – purtroppo - qualsiasi paese, anche pienamente democratico. Ma le cose non stanno esattamente così: se centinaia di persone possono gettare in una fornace due sposi (lei incinta) - 400 musulmani inferociti, una folla di musulmani, riferivano le cronache  - in nome di una legge, quella sulla blasfemia, che nessuno vuole comunque mettere in discussione, come è possibile tollerare questo e allo stesso tempo combattere l’odio, quell’odio di cui quel paese oramai è intriso, e che non può che generare altro odio, universalmente, verso tutti?

I media cercano di mascherare, di nascondere la radice della violenza che quest’anno è esplosa nel mondo – ma che da decenni regna sovrana in tante parti del pianeta. Vado a memoria, ve lo ricordate l’attentato al parlamento in Canada? E’ stato solo due mesi fa, era ottobre e l’attentatore era un canadese convertito all’islam. Sempre lo scorso ottobre, un afroamericano, anche lui 32 anni, anche lui convertitosi all’Islam, attacca agenti a colpi di ascia. Siamo a New York, stavolta. L’altro ieri Sidney, ieri Pakistan e pure Yemen, dove un attentato kamikaze su uno scuolabus ha ucciso decine di bambine. E sempre ieri in Spagna è stata smantellata una cellula che reclutava donne per l’Is. E abbiamo perso il conto dei massacri di Boko Haram in Nigeria, e oramai abbiamo dato per perdute le centinaia di ragazze da loro rapite e fatte schiave.

Insomma: vogliamo ancora negare la guerra che una parte del mondo ha dichiarato all’altra? Guerra, dico, perché di guerra si tratta.

Le contraddizioni interne dell’Islam sono esplose, quelle contraddizioni che Benedetto XVI aveva così ben descritto nel suo memorabile discorso di Ratisbona, e questi sono i risultati.

Eppure i segni c’erano tutti: le persecuzioni dei cristiani, nel mondo avvengono essenzialmente nei paesi islamici e nelle residue dittature comuniste. Ma la mattanza dei cristiani non fa notizia, non diventa un problema politico, non entra nelle agende dei paesi ancora liberi, non mobilita.

Dalle parti nostre ancora c’è chi va blaterando che la colpa è tutta degli americani, e c’è pure chi li sta ancora a sentire. Ma perché a chi organizza le marce per la pace o gli incontri di dialogo interreligioso non viene mai in mente di farli là dove sono i problemi, per esempio a Peshawar, o a Mosul?

Non si tratta certo di rispondere pure noi con l’odio all’odio, ma il problema è non chiudere gli occhi, non nascondersi più dietro belle espressioni come “bombardiamoli di libri”: sicuramente suggestive, ma francamente retoriche.

L’educazione, in quei paesi, c'è, ma è solo islamica. E la legge sulla blasfemia non l’ha prodotta un manipolo di analfabeti impazziti: spesso idee come queste nascono o si formano nelle università islamiche, che in questi anni non hanno certo brillato in quanto a esortazioni di pace, dialogo e tolleranza. Dobbiamo aprire gli occhi e armarci di coraggio, cominciando, per esempio, a PRETENDERE con FERMEZZA dai regimi islamici DI PRENDERE LE DISTANZE DA OGNI TIPO DI SOPRUSO, a cominciare da quelli contro i cristiani.

Perché i cristiani, come gli ebrei, sono i “canarini nella miniera”: finché li si sente cantare, allora l’aria è buona per tutti, ma quando smettono e cominciano a morire, vuol dire che un veleno mortifero sta arrivando, anche se gli altri non se ne sono ancora accorti. E se non si reagisce, se non si prendono provvedimenti, viene un momento in cui colpisce tutti, indistintamente. Gli innocenti figli nostri, così come gli innocenti figli degli stessi musulmani.