scosse di assestamento

Scosse di assestamento in politica: il nuovo governo, nonostante tutto, sembra reggere. Lo speriamo, perché un suo crollo, adesso, sarebbe un disastro per il paese. La politica ruota tutta intorno alle iniziative di riforma istituzionale, a quelle per far ripartire l’economia, e per rianimare il mercato del lavoro, in forte sofferenza. Ed è giusto che sia così.

Attenzione, però: il fatto che l’azione di governo riguardi essenzialmente le riforme istituzionali, i temi economici e il lavoro, non significa che intanto non succeda nient’altro.

E’ bene ricordare che mentre il governo, come abbiamo già scritto, è sostanzialmente un monocolore democristiano con qualche innesto esterno ed è intenzionato ad affrontare solo le riforme condivise, e a non mettere sul piatto iniziative divisive (dalle coppie di fatto alla revisione della legge 40 al fine vita, tanto per rinfrescare le idee), nel parlamento i cattolici sono in minoranza, in assoluta minoranza, a differenza di quello eletto nel 2008.

E siccome le proposte di legge possono essere presentate anche e soprattutto per iniziativa parlamentare, intorno ad alcuni provvedimenti si possono creare maggioranze, indipendentemente dagli orientamenti governativi.

Tanto per fermarci alle cronache degli ultimi giorni: la recentissima giornata contro l’omofobia si è trasformata nella giornata nazionale per la richiesta del riconoscimento delle unioni di fatto.  Pareva fosse quella un’emergenza nazionale. Tanto che parlamentari come Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi sono intervenuti per mettere i puntini sulle i. Qua la dichiarazione della Roccella , e qui quella di Sacconi.

Noi stiamo ancora aspettando che qualcuno ci spieghi quali sono i “diritti negati” alle persone che convivono. Finora nessuno ne ha trovati. Sappiamo bene, invece, che una qualsiasi legalizzazione di “unioni di fatto” interessa solo agli omosessuali ed è un ponte per un inevitabile, successivo, riconoscimento del matrimonio gay.

Ma se nel parlamento si avviasse la discussione intorno a una legge sul riconoscimento delle convivenze, sarebbe facile formare una maggioranza a favore: basterebbe mettere insieme Pd e grillini, a cui si aggiungerebbe qualche laicista fra PdL e Scelta Civica.

Tra l’altro, proprio in questi giorni Grillo ha serenamente dichiarato “noi siamo la vera sinistra”, e ha spiegato che i sostenitori del M5S hanno “le stesse idee degli elettori di sinistra”.

Altra notizia, quella della creazione di linee staminali cellulari embrionali umane per clonazione. Potete leggere qua l’editoriale che ho scritto a proposito su Avvenire.

Insomma: attenzione a non abbassare la guardia.

E non perché siamo fissati. Ma perché siamo al tempo della questione antropologica: mentre in primo piano ci sono l’economia, la finanza, le istituzioni che cambiano, sullo sfondo, ma sempre presente, c’è il sovvertimento delle relazioni fondanti la nostra società, che sta stringendo l’Italia in un vero e proprio “assedio antropologico”. Pensare che tutto questo sia secondario rispetto alla crisi economica, oppure che non ci saranno minacce in parlamento, è una pia illusione.

Pensiamo veramente che per una società sia indifferente avere o meno matrimoni gay, fecondazione assistita senza regole, suicidio assistito su richiesta, e via dicendo?

Al contrario: dobbiamo approfittare di questa “tregua governativa”, sempre vegliando attentamente sull’attività del parlamento, per consolidare il nostro pensiero in merito ai nostri tempi, che potremmo chiamare, più in generale, quelli dell’ecologia umana.

Siamo sicuri – tanto per fare qualche esempio – che la faccenda della violenza sulle donne (e sui bambini, direi) sia estranea a tutto questo? Siamo sicuri che tutta questa esasperazione dell’autodeterminazione, e del “diritto ad avere dei diritti” contribuisca alla costruzione di una società solidale? Quale welfare si può costruire se si pensa che non tutte le vite umane sono degne di essere vissute?

Restiamo all’erta!