salutiamo Papa Benedetto

Domenica 24 febbraio con la mia famiglia andremo a Roma a salutare Papa Benedetto al suo ultimo angelus. Lo abbiamo deciso lunedì appena i figli sono tornati da scuola, e ci siamo messi tutti a guardare la TV con un groppone in gola, storditi e increduli. Quasi non credevamo ai nostri occhi e orecchie, non riuscivamo a realizzare bene cosa stesse succedendo, e ce lo ripetevamo l’uno con l’altro – si è dimesso? possibile? e perché? - mentre i telefoni squillavano, gli amici chiamavano e tutti eravamo smarriti e confusi come neanche l’11 settembre dopo il crollo della seconda torre in diretta.

E ogni volta che rifacevano vedere le immagini della sua elezione, quell’aprile del 2005  - e chi se lo scorda? Era morto il don Gius, c’era stata l’agonia di Terry Schiavo, e poi i funerali di Giovanni Paolo II, la campagna per il referendum sulla fecondazione assistita, e in tutto questo l’elezione di Papa Ratzinger ci parve una benedizione divina – mi veniva letteralmente da piangere.

Sono ancora frastornata, ma guardare oggi il video della sua udienza, risentirlo parlare e rileggere ancora una volta le sue parole mi ha rasserenato. Benedetto non è solo, e non ci lascia soli.

Sulle motivazioni del suo gesto, che ha già cambiato il corso della storia, abbiamo letto tanto. Sappiamo che la Chiesa contempla questa possibilità, ed è chiaro che la causa è quella che lui stesso ci ha detto: si è reso conto di non avere più il vigore necessario per svolgere bene il suo compito.

Il paragone con Giovanni Paolo II è naturale, così come la domanda: e allora perché Woityla ce l’ha fatta, invece, e non se ne è andato? Non riusciva neanche a parlare!

La risposta è semplice in modo imbarazzante: perché per svolgere il suo compito lui il vigore ce l’aveva.

Evidentemente in quel momento storico Giovanni Paolo II era consapevole che quel che gli era chiesto per svolgere il suo ministero petrino era testimoniare fino in fondo la sua sofferenza, al mondo intero. E lui quella forza ce l’aveva.

Con altrettanta evidenza, quello di cui ha bisogno la Chiesa adesso è qualcosa che Benedetto XVI non ha le energie per fare, e per questo lui lascia.

Probabilmente capiremo meglio il senso di questi giorni man mano che passerà il tempo. Dobbiamo fidarci di Dio. Un po’ come si vede – non voglio essere irriverente, ma per capirci – in un film di Indiana Jones quando Harrison Ford deve attraversare l’abisso passando sul ponte invisibile e allunga il piede a occhi chiusi, sperando con tutto il cuore che il ponte ci sia davvero, e in effetti c’è.

Per ora dobbiamo solo ringraziare Benedetto per esserci stato, in questi anni, e pregare per lui e per il Papa che verrà.

Per questo domenica 24 andrò a Roma, a salutarlo. E spero proprio di incontrare tanti di voi, in Piazza San Pietro, all’angelus.

Intanto linko qua di seguito il breve filmato dell’udienza di oggi. Il calore degli applausi e la serenità nello sguardo mite del grande Papa Benedetto.