la "razza bianca" NO

Io ho avuto un figlio in affido per dieci anni, che considero ancora figlio mio, anche se adesso è grande e legalmente non lo è più. Ha i due genitori della Costa d’Avorio, quindi è nero come la pece.
Forse è anche per questo che sentire parlare di “razza bianca” mi fa orrore.
La prima volta che il candidato alla presidenza della regione Lombardia ha parlato di “razza bianca”, non ne ho scritto perché ho voluto pensare che fosse stato uno scivolone infelice.
Ma quando ieri ho letto che questo signore, pur dicendo che non riuserebbe la stessa espressione, comunque ne rivendicava “fama e consensi” che gliene sono venuti, compiacendosi, quindi, di quanto scappatogli dalla bocca, ho pensato che qualcosa andava detto, perché la faccenda sta diventando veramente intollerabile.
Quello che mi spaventa, infatti, non è tanto una “frasaccia” di uno sconsiderato (che comunque si sta candidando alla presidenza della più importante regione italiana), ma proprio che evocando la “razza bianca” si aumentino, come si vanta lui, fama e consensi.

Tutelare la “razza bianca” significa distinguere le persone per il colore della pelle. Il che non c’entra niente, e non ci deve entrare niente, con le politiche migratorie e con l’identità dei popoli.
Contestare e denunciare politiche migratorie dissennate, in cui si “apre” indiscriminatamente a tutti, tra l’altro esponendo tanti di questi migranti all’orrore della tratta (perché molti di quelli che vengono da noi quando sono partiti non avevano idea di quello a cui potevano andare incontro, e anche questo va detto) è sacrosanto.
Parlare di identità dei popoli, che comprende anche la religione dei popoli stessi, e quindi affrontare finalmente il problema della difficile integrazione dei musulmani rispetto a quella dei cristiani , per esempio – diciamo “modello Biffi”, per capirci – è giusto.
Ma la “razza bianca” è altro, si riferisce al colore della pelle, e proprio non si può sentire. E rivendicarla, come ha fatto ieri Fontana, è gravissimo. Vuol dire essere veramente inconsapevoli di quello che si dice (nella migliore delle ipotesi), oppure, forse, viene il dubbio che su certe cose uno in fondo in fondo un pensierino ce l’ha fatto.

Capisco bene che siamo tutti esasperati dal politically correct, e che vedere che pure Achille, nelle fiction, ha la pelle nera, ci ha rotto gli zebedei, a me per prima. E la sindaca, e la ministra, e il pediatro, e gli lgbtqxyz hanno esasperato tutti noi e non se ne può più.

Ma la “razza bianca” NO. Ed è molto, molto, molto grave non rendersene conto.

P.S.: a chi a sinistra plaude alla prolusione del Presidente della CEI, ieri, faccio sommessamente notare l’attacco del Cardinale contro la legge sulle dat, per le quali ha chiesto espressamente l’obiezione di coscienza del singolo medico, che oggi i giornaloni hanno “dimenticato”. Così, tanto per ricordare.