Quattro anni fa

Il 9 febbraio di quattro anni fa moriva Eluana Englaro. Non era una malata terminale. Era una gravissima disabile in buone condizioni fisiche, a cui una sentenza di alcuni magistrati, su richiesta di suo padre, ha consentito di sospendere l'alimentazione e l'idratazione, causandone la morte.

La politica italiana ha visto in quei mesi, dal luglio 2008 al febbraio 2009, uno dei suoi momenti più intensi, culminati in quel consiglio dei ministri del governo Berlusconi che approvò il decreto che avrebbe salvato Eluana, dopo che la politica e tanta parte di società civile avevano tentato - inutilmente - ogni strada per impedire l'esecuzione della sentenza.

Sappiamo bene che il compagno Napolitano non volle firmare quel decreto, perchè disse che non ce ne era l'urgenza, mentre Eluana stava morendo. Eluana dunque morì. E' lo stesso compagno Napolitano che un paio di giorni fa, a 87 anni, bontà sua, ha riconosciuto che il comunismo è fallito. Ci ha messo una sessantina d'anni per ammetterlo. Per analogia, non potendo viverne altri 60 per fare una riflessione analoga sulla sua firma mancata in calce a quel decreto, probabilmente non ammetterà mai il suo gravissimo errore. Ma la sua responsabilità rimarrà immutata, insieme a quella di tutti coloro che hanno contribuito alla stesura e all'esecuzione di quella sentenza.

La morte di Eluana è stata una pagina dolorosa e lacerante per il nostro paese, una ferita che è rimasta aperta, e se è vero che un fatto così tragico non va strumentalizzato, è altrettanto vero che il silenzio imbarazzato di tanti, oggi, è comunque ingiusto e sbagliato, e anch'esso una strumentalizzazione.

La morte tragica di Eluana noi la ricordremo sempre. Io la ricorderò per sempre. In quei mesi ero consulente al Ministero guidato da Maurizio Sacconi, insieme al sottosegretario Eugenia Roccella. Quelle settimane, quei mesi, quei giorni, io non li scorderò mai.

Li ricorderò sempre finchè giustizia non sarà fatta, e non sarà riconosciuta pubblicamente la mostruosità di quella sentenza e la tragica ingiustizia di quella morte, a cui non si doveva arrivare.

Su richiesta delle associazioni dei familiari delle persone in stato vegetativo, il governo Berlusconi ha indetto per il 9 febbraio di ogni anno la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. E' il modo migliore per ricordare Eluana viva, e con lei tutte le persone che si trovano nelle sue condizioni, o molto simili, e le loro famiglie. La politica, la buona politica, non si è fermata quel 9 febbraio 2009, ma ha continuato il suo lavoro, arrivando ad approvare un accordo stato-regioni (maggio 2011) per l'assistenza alle persone in Stato Vegetativo e Minima Coscienza nel quale, oltre a stabilire il percorso di assistenza e riabilitazione, per la prima volta si sono riconosciute proprio le Associazioni dei familiari come interlocutori per le istituzioni. In due anni, fino al 2011, sono stati anche stanziati 140 milioni di euro per queste persone, destinati a "progetti ad hoc". Il Ministero della Salute ha anche pubblicato un libro bianco curato proprio dalle Associazioni dei familiari.

Non sarà mai fatto abbastanza per chi si trova in queste condizioni e per le loro famiglie,  ma Eluana ha acceso un faro su tutti quelli che sono stati colpiti da questa gravissima disabilità, e il modo migliore per ricordare Eluana è non dimenticarsi di loro, e far di tutto per sostenerli.

La legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, invece, quella per impedire altre morti come quella di Eluana Englaro non è arrivata a buon fine, arenata nel suo ultimo passaggio al Senato con il nuovo governo tecnico. 

Oggi sulla stampa ci sono state due interviste, di due protagonisti di allora: Eugenia Roccella (su Avvenire, potete leggere qua) e Maurizio Sacconi (sul Corriere, potete leggerla qua)

Eluana, sei sempre nei nostri cuori, e non ti dimenticheremo mai.