pensieri sparsi

Pensieri sparsi UNO: leggo che 550 cattolici della Diocesi di Milano hanno firmato e reso pubblica una lettera di protesta al Card. Scola, lamentandosi dei giudizi negativi espressi da Don Julian Carròn sulla situazione della Diocesi stessa. Ma – piccolo particolare – quei giudizi erano stati messi per iscritto da Carròn in una lettera personalissima al Nunzio Apostolico in Italia, Giuseppe Bertello, in risposta ad una richiesta della Santa Sede, in occasione della nomina del futuro Cardinale di Milano (che poi sarà proprio il Card. Scola), una delle tante lettere trafugate dall’archivio Vaticano e pubblicate nel libro di Nuzzi.

Era una lettera che aveva come destinatario, sostanzialmente, il Papa: in occasioni come questa – la nomina del successore di Tettamanzi –  vengono consultati dalla Santa Sede diversi soggetti ecclesiali, fra cui anche i movimenti. E la lettera iniziava così: “Eccellenza reverendissima, rispondo alla sua richiesta permettendomi di offrirLe in tutta franchezza e confidenza, ben consapevole della responsabilità che mi assumo di fronte a Dio e al Santo Padre, considerazioni sullo stato della Chiesa Ambrosiana”.

Pare che i suddetti 550 si siano sentiti offesi dai giudizi di Carròn. Ma, dico io, vi pare che il responsabile di un movimento ecclesiale (cioè Carròn, responsabile ultimo di CL) che ha il suo cuore nella Chiesa Ambrosiana, interpellato dal Papa in una lettera che doveva rimanere rigorosamente segreta, non doveva dire francamente al Papa quel che pensava sulla Diocesi suddetta? Ma vogliamo scherzare? E che c’è, il pensiero unico obbligatorio su Tettamanzi e Martini e sulla Diocesi di Milano? E allora lo vogliamo leggere, quel che va scrivendo il Card. Martini insieme a Ignazio Marino? E perché poi non potremmo dire liberamente tutto quello che pensiamo? E che vogliamo dire sulle elezioni del sindaco Pisapia, quello che ha promesso solennemente il registro delle coppie di fatto e ha parlato delle “famiglie” al plurale, davanti al Papa, e che alle elezioni ha avuto l’appoggio di gran parte della Diocesi? E perché qualcuno può dire quel che pensa, sempre, in pubblico, e qualcun altro invece non potrebbe dirlo neanche in privato, al Papa? Insomma: secondo i 550 democraticoni che hanno firmato la lettera, tuttovabenemadamalamarchesa, e guai a esprimere certi giudizi critici. Se poi i cosiddetti giudizi sono in una lettera privata al Papa, in risposta ad una sollecitazione ben precisa, ed esprimono preoccupazioni pastorali da parte del responsabile di un movimento, è un dettaglio che si può trascurare. Complimenti, neanche in Unione Sovietica ai bei tempi.

Pensieri sparsi DUE: a proposito di URSS. Ieri il compagno Napolitano ha dichiarato pubblicamente in un’intervista a un giornale polacco – pubblicata pure su Repubblica – alcune cosette: ammette (all'età di 87 anni) che il Partito Comunista era nato “nel solco dell’Internazionale Comunista” (ma va? ma chi l’avrebbe mai detto?); ricorda che Berlinguer  «appariva consapevole già dagli anni '70» che il modello sovietico era più una dittatura che un modello da perseguire, «manifestò un grandissimo coraggio, quando nel 1977 andò al congresso del Pcus a Mosca per dire (è una sua frase famosa) che "la democrazia è un valore universale".

Ma pensa tu che perspicace, questo Berlinguer, che “già dagli anni ‘70” – cioè a più di cinquant’anni dalla rivoluzione di ottobre, dopo le purghe di Stalin, le centinaia di gulag, i morti che si contano a decine di milioni, le persecuzioni feroci dei cristiani, le invasioni di Ungheria e Cecoslovacchia, e chi più ne ha più ne metta, diventa consapevole che in URSS c’’era “più una dittatura che un modello da perseguire”. Ma che acume! Che intuito! Che onestà intellettuale! Ma che meraviglia di politico, insomma. Uno tsunami di pensiero. Peccato che, come dice il compagno Giorgio (Napolitano) “esitò a trarne tutte le conseguenze”. Certo, ne trasse solo alcune. Un po’ pochine. Per esempio, ne dedusse che, almeno personalmente, era meglio vivere in Italia che in Unione Sovietica. E che era meglio non dire troppo in giro quello che lui, Berlinguer, con tanta fatica aveva così portentosamente intuito.

E intanto, che dire del compagno Napolitano? Leggiamo: “Il distacco di Napolitano dal modello sovietico è avvenuto invece, «a partire da Dubcek»: «la Primavera di Praga - spiega - fu per me assolutamente rivelatrice».

Peccato che di quella rivelazione assoluta non se ne sia accorto quasi nessuno. Il fatto è che le cose sono andate un pochino diversamente, pochino pochino. E’ vero, il PCI condannò l’intervento ( a differenza dell’appoggio all’invasione in Ungheria nel ’56) . Ma poi, quando la situazione si normalizzò,  nel senso che i carri armati ebbero la meglio, il PCI “dimenticò” tutto, tranne un piccolo gruppo di comunisti che proprio per questo furono radiati dal partito, su pressione dell’URSS – pensa tu quanto erano indipendenti, dopo la “rivelazione assoluta” - quel gruppo che fondò, nel 1971, Il Manifesto. Tanto per spiegare quante conseguenze aveva tratto il compagno Napolitano dai carri armati sovietici a Praga.

Pensieri sparsi TRE: Anche il PdL ha annunciato le primarie. Spero si facciano per decidere chi mettere in lista, e non solo per indicare il premier. Le preferenze, infatti, servono solo ad aumentare incredibilmente i costi della politica, e solo i ricchi potrebbero permettersi di pagarsi la campagna elettorale, senza pensare poi ai problemi del voto di scambio soprattutto al Sud (e sono i politici meridionali i primi ad allarmarsi). La scelta con le prefernze sarebbe relativa, perchè limitata ai candidati messi in lista dai partiti. Invece se con le primarie, regolate per legge, gli iscritti al partito possono decidere le liste, allora sì che potremmo parlare di rinnovamento.