dodici anni fa, e oggi

Dodici anni fa Giuliano Ferrara partecipava al pellegrinaggio Macerata-Loreto. Lo ricordo bene, la sera dell’11 giugno 2005, elegantissimo, vestito di bianco, sotto il palco dello stadio, alla partenza. Lui non ha camminato ma la mattina dopo si è svegliato presto per aspettare l’arrivo dei pellegrini a Loreto.

Quella presenza era l’esito finale dell’amicizia consolidata con noi soprattutto nella lunga campagna per il referendum sulla legge 40, sulla procreazione assistita, che si sarebbe tenuto il giorno seguente: il Foglio, che all’epoca era un giornale fuori dal coro e all’apice del suo successo editoriale, aveva rotto il fronte laico, allargando le schiere di chi si sarebbe astenuto dal voto, per mantenere la legge così com’era. L’Avvenire di Dino Boffo lo affiancava, guidando alla pari una durissima battaglia.

Un anno memorabile, quel 2005: prima la morte di Don Giussani, e poi quella di Giovanni Paolo II e i suoi funerali epocali, milioni di noi a salutarlo (io e la mia famiglia c’eravamo, con i figli piccoli, nove ore di fila), e poi Ratzinger Papa, e intanto facevano morire Terry Schiavo: il giorno in cui lei si è spenta, con guardiani a vigilare che nessuno le inumidisse le labbra, l’ennesimo tribunale italiano negava a Beppino Englaro la possibilità di far morire sua figlia disidratata, con noi rassicurati che in Italia non ci sarebbe mai stata una morte del genere. Tutto questo durante una lunga campagna referendaria: tutti i vip e i soliti giornaloni, come sempre insieme ai partiti di sinistra, schierati pro-referendum e contro la legge 40, ma con la CEI in prima fila, dall'altra parte, e l’esito fu una nostra grande vittoria, cioè il più grande fallimento referendario della storia repubblicana.

Non sono passati 12 anni, ma un’era geologica.

La fine di CL, le drammatiche dimissioni di Benedetto XVI, l’oggettiva difficoltà in cui si trova la chiesa italiana (che tra l’altro non è più punto di riferimento per la Chiesa tutta) e di conseguenza la riduzione al lumicino dei cattolici in politica anche in Italia. Quella per non far morire Eluana è stata l’ultima, grande, nostra battaglia, che abbiamo vinto nonostante non siamo riusciti a salvarla dalla morte per disidratazione, a seguito della sentenza di altri tribunali e del rifiuto a salvarla dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – un comunista mai pentito, che porta tutta intera la sua responsabilità di quella mancata firma.

Perché allora parlo di vittoria? Innanzitutto perché nell’opinione pubblica la morte di Eluana non è stata vissuta come una vittoria dei "nuovi diritti", non si è trasformata in una bandiera da sventolare orgogliosamente, tanto che suo padre non è diventato un eroe nazionale e tantomeno un personaggio popolare, anche se è molto conosciuto. E poi perché quella doveva essere la via italiana all’eutanasia, ma la lunga battaglia pubblica l'ha fermata, tanto che non ci sono state più altre “Eluana” e lo stesso dj Fabo non l’ha seguita, è andato in Svizzera a morire. La stanno riproponendo solo adesso, infatti, la via italiana all’eutanasia, con la legge sul biotestamento che stanno approvando.

Ma perché? Cosa è successo in questi 12 anni, tanto da cambiare tutto?

Ne potremmo parlare per giorni. Ma credo sia fondamentale capire innanzitutto quello che ho condiviso recentemente con un carissimo amico “don”, che è stato molto vicino a Giovanni Paolo II: eravamo convinti che l’ondata della secolarizzazione si fosse esaurita nella sua spinta frontale, che avesse visto la gran parte delle sue energie venire giù con il crollo del muro di Berlino e con la fine del comunismo, il regime ateo e anticristiano per eccellenza che aveva ammorbato mezzo pianeta. Anche GPII era convinto di questo: il peggio era alle nostre spalle, quello che restava era l’ultima parte dell’onda lunga, gli ultimi colpi di coda dell'attacco.

Non sappiamo cosa sarebbe successo se invece ci fosse stata maggiore consapevolezza che il grandioso pontificato di GPII aveva sì indicato la via, seguendo correttamente il Concilio, ma era riuscito solo a rallentare la scristianizzazione, frenandola per un po’. Non sappiamo cosa sarebbe successo se avessimo capito che invece l’urto vero della secolarizzazione sarebbe stato quello della rivoluzione antropologica che vuole cambiare i tratti della specie umana, cercando di spazzare via la famiglia naturale, a partire dal papà e dalla mamma e dal fatto stesso di essere uomini e donne.

La fecondazione assistita è stata la porta principale attraverso cui tutto questo è entrato concretamente nelle nostre vite e perciò ne ho voluto scrivere oggi, a dodici anni dal referendum che, unico al mondo, aveva cercato di porre un argine alla marea montante. E ci era riuscito, allora.

In questi anni, soprattutto negli ultimi mesi, molti fra noi si sono organizzati daccapo, in diverse forme e modi, per affrontare la nuova realtà, in un panorama italiano e internazionale profondamente e completamente trasformato. Insieme ad alcuni amici stiamo organizzando una “due giorni” per il prossimo autunno, per approfondire quanto accaduto in questi anni e fare il punto della situazione: solo con una maggiore consapevolezza saremo in grado di rendere efficace la nostra presenza, anche con nuovi strumenti. Vi terremo aggiornati.