che cosa è successo nel PdL

Proprio perché berlusconiani, un gruppo di parlamentari oggi, capeggiati da Alfano, dopo trattative estenuanti che durano da più di un mese, ha deciso di non entrare nel nuovo partito, Forza Italia, e di fare gruppi parlamentari separati, al Senato e alla Camera, con il nome di Nuovo Centrodestra.

Pare una contraddizione, ma non lo è, e cerchiamo di capirne il motivo, anche perché questa che si stacca è quella parte del Pdl con tanti cattolici, e che si è sempre distinta per le posizioni e le battaglie sui principi non negoziabili (parliamo di Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi, Gaetano Quagliariello, Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi, Maurizio Lupi, Alessandro Pagano, Raffaele Calabrò, tanto per dire i primi nomi che mi vengono in mente, oltre lo stesso Alfano).

Berlusconi vuole togliere l’appoggio al governo Letta, quando in parlamento si voterà la sua decadenza, a fine mese, perché non sopporta l’idea che il Pd, cioè un alleato di quel governo che lui ha fortemente voluto, lo scacci dal parlamento. Il Pd, da parte sua, ha talmente abbeverato i suoi all’odio verso Berlusconi che, se non ne votasse la decadenza, non reggerebbe la protesta dei suoi e andrebbe in mille pezzi.

Ma dobbiamo essere realisti: la votazione sulla decadenza di Berlusconi è un arrogante e stupido atto di forza da parte del Pd, ma Berlusconi non decade per il voto in parlamento. Quando, fra poco, sarà esecutiva la sentenza dei giudici che lo hanno condannato all’interdizione dai pubblici uffici, Berlusconi decadrà irrimediabilmente, indipendentemente da tutto il resto. Berlusconi ha finito la sua grande avventura politica alla fine di luglio, quando la Cassazione lo ha condannato definitivamente. Senza quella condanna, non ci sarebbe stata neppure la votazione in parlamento: è questa la dura, triste, ingiusta e insopportabile verità. Da questo punto di vista, la guerra della magistratura alla politica italiana in generale (cominciata nel '93 con mani pulite) e contro Berlusconi in questi ultimi anni in particolare, l’hanno vinta i giudici.

Ma se adesso facessimo cadere il governo, e andassimo alle elezioni, chi ci guadagnerebbe: Berlusconi? No di certo, perché la condanna rimarrebbe tutta, ovviamente, e lui sarebbe indicato come il responsabile delle elezioni anticipate, il responsabile dello stress di una campagna elettorale inevitabilmente velenosissima e lacerante, il leader politico che che al bene del paese ha anteposto le sue personali vicende. Non ci guadagnerebbe il partito, comunque si chiami, perché le elezioni anticipate in questo modo compatterebbero la sinistra, che sta per incoronare Renzi suo segretario. Le elezioni, in queste condizioni, nel migliore dei casi replicherebbero la situazione di ingovernabilità attuale, e nel peggiore inaugurerebbero una legislazione con la sinistra in netta maggioranza. Non ci guadagnerebbe certo l’Italia, ancora in mezzo alla palude della crisi economica, paralizzata per altri mesi nell’ennesima campagna elettorale.

Gli unici a guadagnarci sarebbero i cosiddetti “falchi”, cioè quelli che, nel PdL, fino all’ultimo hanno respinto qualsiasi tentativo di mediazione: Verdini, Capezzone, Bondi, Galan, Carfagna, Santanchè. Ma quale è il loro programma politico? E chi li voterebbe, senza Berlusconi? Senza identità se non quella laicista – per la quale non hanno neanche l’originalità dei laiconi di destra alla Montanelli, ma sono succubi della mentalità di sinistra – a loro basta un partito dell’8, 10 % come sarebbe Forza Italia, per farsi rieleggere e gestire l’eredità di Berlusconi. Se si andasse a votare adesso, infatti, sarebbe l’ultima campagna elettorale con Berlusconi ancora in circolazione, ancora capacissimo di portare i voti sufficienti a fare rieleggere questa classe dirigente (8-10%, appunto) e pure di accollarsi le spese. Poi, una volta fuori il parlamento, se Berlusconi fosse magari ai domiciliari, sarebbero loro a gestirne i contatti con l’esterno. Uno di loro sarebbe il suo portavoce. E Berlusconi ne sarebbe definitivamente preda.

Purtroppo Berlusconi non è riuscito nel miracolo dell’ultima mediazione, e ha scelto di cedere ai falchi.

Diranno che Alfano e i suoi sono traditori come Fini, ma non è vero. Questa vicenda, con Fini, non ha niente a che spartire. Sono gli alfaniani e i suoi i veri berlusconiani, non chi vuole affossare tutto pur di avere un partito a disposizione (la futura Forza Italia). Qua si tratta di difendere l’eredità politica di Berlusconi, per il bene del paese, e non per la sopravvivenza di alcuni parlamentari che altrimenti non saprebbero neppure che mestiere fare (v. l’elenco dei falchi cui sopra).

E concludo con le parole di Alfano, stasera, ai suoi: “Dio ci accompagni in questa marcia che speriamo sia lunga e vittoriosa e che la Provvidenza illumini le nostre scelte”.

P.S.: l’assemblea finale degli alfaniani, in cui è stata annunciata la scissione, si è svolta nel teatro di Palazzo S. Chiara, a Roma, lo stesso luogo da cui è partito il famoso Manifesto di Sturzo ai liberi e forti (all’epoca era una piccola pensione).