cattolici in politica

Leggo il post di Marco Invernizzi sulla lotta contro le unioni civili e il suo commento sul ddl Scalfarotto e su tutta l'attività fatta contro. Ma prima di tutto occorre la verità, senza la quale non si va da nessuna parte.  Senza un'iniziativa politica in parlamento, cominciata molto prima delle sentinelle, non ci sarebbe stata storia sulla legge Scalfarotto. La mobilitazione interna al parlamento, fatta da pochissimi, quando esternamente nessuno si era accorto del pericolo, ha creato il caso, sul quale poi sono nate le mobilitazioni esterne, cominciate con la Manif, e poi con le Sentinelle. Basta vedere le date: quelle della Commissione Giustizia, per esempio, quando l'accordo fra PdL (Carfagna) e Scalfarotto era già fatto, con il beneplacito implicito del capo del PdL. Sono stati pochi coraggiosi isolati da dentro il PdL a fare cambiare idea al partito. Solo dopo è nato tutto il resto. La sponda esterna è ovviamente essenziale, e infatti io vi ho partecipato e partecipo tuttora. Ma non si può sputare sulla politica, con sufficienza, e non rendersi conto che senza l'iniziativa trainante di alcuni politici non ci sarebbe stata storia. D'altra parte, anche nella vicina Francia le manifestazioni oceaniche della Manif, di cui noi purtroppo non siamo ancora capaci, senza una corrispondente presenza in parlamento non sono riuscite a fermare il matrimonio gay. E l'utero in affitto si è un po' arenato solo perché apre contraddizioni all'interno della sinistra francese. Come Invernizzi stesso riconosce, il Family day ha avuto la sua funzione perché all'epoca in parlamento c'era un'ampia e trasversale maggioranza cattolica. E concludo: sul ruolo dei cattolici in politica in questa legislatura, la prima in cui i cattolici sono assoluta minoranza (ricordo i trenta voti contro il divorzio breve), è ora di fare una riflessione seria e concreta.