Settembre 2017

chi li ha visti?

La furia iconoclasta che ha colpito gli Stati Uniti d’America, e che ha portato alla rimozione anche violenta di statue di personaggi storici “simboli di odio e di divisione razziale”, riconducibili in qualche modo a imbarazzanti colpe americane, come razzismo e schiavismo, ha raggiunto il nostro paese. Dopo la decapitazione della statua di Cristoforo Colombo in un parco a New York, con l’accusa infamante di schiavista, l’assalto a due presidenti come George Washington e Andrew Jackson, oltre che la censura nei confronti del film Via col Vento, la protesta ha conquistato una delle università italiane più prestigiose, il Politecnico di Milano (il Poli).  

Al grido “facilitiamo l’incontro fra i popoli”, sono stati rimossi quadri raffiguranti noti facinorosi italiani del secolo scorso, tali Servo di Dio Luigi Giussani e San Riccardo Pampuri, con l’accusa infamante di essere divisivi.

Pur essendo ben noti i nomi dei mandanti, mancano ancora rivendicazioni ufficiali del gesto di revisionismo “politicamente corretto” della storia ciellina. Certi della ferma volontà dei suddetti mandanti di renderle note, con argomentazioni abbondanti e articolate, attendiamo fiduciosi.

Nel frattempo qualcuno di buona volontà sta cercando di recuperare i quadri scomparsi. CHI LI HA VISTI? DOVE LI HANNO MESSI?

si diano le ragioni, pubblicamente

Ricapitoliamo. In un'aula del politecnico di Milano, usata come aula di studio, sono state rimosse le immagini di Don Giussani di San Pampuri dagli stessi studenti universitari di Comunione e Liberazione.

Questo è il fatto, innegabile, e che nessuno ha smentito da ieri sera, da quando la notizia è circolata sui social: prima quelle foto c’erano, adesso non ci sono più.

Siccome non stiamo spettegolando sui fatti privati di qualcuno, ma su una decisione che ha conseguenze importanti per molti, le motivazioni vanno chiarite, pubblicamente.

Si diano pubblicamente le ragioni di questa decisione, come sempre siamo stati educati a fare: c’è forse da vergognarsi di un atto del genere? Se si, si ammetta di avere sbagliato, di aver fatto una scemenza senza averne motivi, e si riveda il tutto. Se invece no, perché ci sono state ragioni ponderate per farlo, si spieghino, e confrontiamoci su quelle. Come sempre abbiamo fatto.

Non è una questione di arredamento di spazi pubblici, ma del cuore dell’esperienza di Comunione e Liberazione, quel “rendere ragione della speranza che è in voi”: per questo un chiarimento è necessario. Un chiarimento pubblico, per imparare tutti.

Attendiamo fiduciosi.

P.S. si prega di astenersi da osservazioni tipo: non abbiamo mai messo foto di Giussani appese al muro. E’ vero: quando era vivo non mettevamo le sue foto. Scrivevamo manifesti e volantini, e appendevamo quelli.